Il viale della Rimembranza sbiadita di San Biagio Montepulciano

Poco meno di cento cipressi, in duplice filare, costituiscono il Viale della Rimembranza di Montepulciano, un lungo ricordo (se si arriva a piedi al Tempio di San Biagio), perchè al piede di ogni pianta, c’è una targa a ricordo di un milite perito nel corso di quella follia della Prima Guerra Mondiale.
Non sono molti i nomi che si possono leggere, molti sono stati sbiaditi dal tempo e dalla poco cura, coperti di sporco e di umido che si fondono e li nascondono.
A cento anni di distanza, forse anche i poliziani ne hanno perso il ricordo o forse non sanno neanche di qualche lontano parente estirpato dalla terra, infilato in una divisa e mandato di corsa verso le linee austriache incontro a morte certa.
Eppure basta poco per far riemergere quei nomi: una prolunga elettrica, un’idropulitrice, un tubo per l’acqua, un po’ di sensibilità nel tener viva la memoria e la follia di quei tempi. Fonte: Il Cittadino

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Rame, pennello e pennata per la gommosi dei frutti

La gommosi è una malattia di origine parassitaria, che su determinate varietà e condizioni climatiche favorevoli, porta a un decadimento del legno e alla morte della pianta.
La cura è ben semplice: poltiglia bordolese sciolta con un poca di acqua e data a pennello sul tronco e sui rami principali, da fare nei mesi invernali.
Quando si trova del legno  marcio, è consigliabile la sua rimozione, l’aria, unita al rame, è il migliore dei sanificanti.

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Potare la vigna

Si oliano le rotative degli antani in vista delle epiche anteprime dei vini delle varie denominazioni toscane, mentre dove tutto nasce, cresce e si sviluppa è sotto forbici di varia foggia e concezione stilistica di potatura delle viti.

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La geometrica perfezione del paesaggio

L’essenzialità del niente suddiviso in rette parallele ondulate create dalle ancore a traino di un estirpatore attaccato a un trattore.
Il verde, il terra, il cielo, una casa in fondo, sfumature di quiete vissuta profondamente.

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Gargonza

Sulla strada che conduce alla Sagra della Porchetta di Monte San Savino, dove per un po’ ha soggiornato Dante Alighieri e dove Benigni e Vincenzo Cerami, si sono rinchiusi per scrivere alcune delle sceneggiaure dei film dell’ex sotto proletario di Vergaio.
Non al confine fra il Chianti e la Val di Chiana, come erroneamente scrivono molte guide, ma certo che fu sotto il dominio di Siena (curiosa su un edificio un’effige dell’ospedale del Santa Maria della Scala) e che una volta ridato ai fiorentini, il suo popolo, non ne fosse molto felice, tanto è che, per evitare discussioni, i bisteccai fecero abbattere tutte le mura, (1443) lasciando intatta solo la torre come si vede ancora.

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Radigrafia di un moro gelso

Momento di potarlo a zero se si vuole frasca fresca, momento di lasciarlo in pace se invece si vogliono ottenere  more per sciroppi, granite o un semplice antinfiammatorio naturale, sempre che si riesca a cogliere i frutti prima che daini e cinghiali li rapinino e se ne cibino.

Da pianta fondamentale nell’economia della famiglia agricola per foglia da animali e da bachi da seta, a pianta poco più che ornamentale quando resiste alla cipressizzazione fitta della finta, vera Toscana.

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Lo scempio nel torrente Malena

“Lo strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso, …” scriveva il sommo Dante riguardo la della battaglia di Montaperti, combattuta fra le truppe fiorentine e senesi il 4 settembre del 1260.
L’ultima ondata di pioggie ha innalzato i livelli degli affluenti dell’Arbia, compreso il torrente Malena e i rigagnoli di scolo dai campi che vi si immettono.
Questa mole d’acqua ha trasportato fanghi, detriti e un indegno spettacolo d’inciviltà che si è fermato sotto le spallette di un ponte.
Bottiglie di plastica, pezzi di polistirolo, vasetti di piantine da orto, un tubo di dentifricio. Lo strazio e il grande scempio prodotto non più dalla guerra, ma dall’imbecillità.
Fonte: Il Cittadino

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Senio Venturi e il “purgatorio” della Villa a Sesta

Villa a Sesta è il borgo stellato della Berardenga, rinomato per i suoi ristoranti, per il figlio di Megan ed Harry, chiamato Arci, come il circolo locale, per il Dit’Unto che porta nella seconda domenica del mese di ottobre, migliaia e migliaia di persone a degustare cibi di gran qualità fra le vigne e le viuzze.
Poi si spengono i riflettori e tutto rientra in un limbo sospeso, come la chiesa di Santa Maria, che per colpa di grondaie che non vengono pulite, la superba Madonna lignea di Jacopo della Quercia, (quando piove) con una mano regge il bambino, con l’altra un ombrello, per le solite infiltrazioni d’acqua dal tetto.
Senio Venturi, che gestisce il famoso ristorante l’Asinello, mette in evidenza alcuni fatti che riguardano la vita nel borgo, esposti in modo secco e asciutto, come chi ragiona e ama, e per questo mosso dai sentimenti più puri e migliori.

“La politica intesa come “ideali” troppo spesso ci distrae dalla realtà dei fatti. E siccome come imprenditore mi trovo costretto invece ad analizzare i fatti, devo purtroppo constatare che il  recupero del lavatoio è l’ultimo investimento pubblico fatto a Villa a Sesta (quelli con buona memoria dicono che si parla di una trentina di anni fa).

Villa a Sesta avrebbe bisogno di TUTTO ed invece a Villa a Sesta fino ad oggi da parte delle ultime amministrazione non è stato fatto NIENTE. Adesso, pare, nella ratifica di qualche intervento di manutenzione ordinaria e logistica è stato ulteriormente confermato che non esistono fondi per la ripavimentazione di piazza e strade che purtroppo sono da ANNI ad un livello disastroso. Questa è la realtà, non ci sono interpretazioni possibile. Vivere e lavorare in una realtà del tutto abbandonata dall’amministrazione pubblica è davvero tosta”.

A questo si aggiunge che molte manutenzioni, con impegno e molto senso civico, vengono svolte dagli abitanti, sempre meno di numero dato che la gran parte delle abitazioni non sono in buona salute e negli ultimi tre/quattro mesi, se ne sono andate tre famiglie di giovani che sarebbero volute rimanere.

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Il capanno dei ragazzi del 1944

Durante l’occupazione nazista, gli uomini potevano essere prelevati e tradotti in Germania o a lavorare nelle linee tedesche, i ragazzi delle annate chiamate alla leva di Salò, se trovati, potevano essere fucilati sul posto.  Gli occupanti  erano i fanatici della brigata Goering.
Durante il passaggio del fronte, ragazzi e uomini di Vertine in età di leva, si erano nascosti in un capanno di sasso a secco, posto nell’orto di Ottavio, poco oltre il borro di Parabuio, luogo di una bellezza inaudita.
Vasco, allora ragazzino, portava loro qualcosa da mangiare, e deve alla velocità (degna di un daino) delle sue gambe, se i nazisti, (dalla collina di fronte), che lo presero di mira, non lo colpirono.
Passarono lì parecchi giorni, finchè i tedeschi non smobilitarono sotto l’incalzare degli alleati e nel giorno della Liberazione, il 17 luglio del 1944, quando alla porta del paese giunsero tre carri inglesi, una batteria tedesca, appostata nel poggio del Vallone, aprì il fuoco su Vertine.
Un cannoneggiamento che produsse 5 morti e 15 feriti, Vertine per metà distrutto.

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Berardenga: nuova installazione artistica in Piazza Marconi

Sul passaggio pedonale, a breve distanza dalle panchine realizzate da Fabio Zacchei, (che dopo secoli hanno permesso di togliere le auto dalla piazza principale del capoluogo della Berardenga e di renderla socialmente più vissuta), a poca distanza dalla Fonte e dal Museo di Arte Sacra, arriva una nuova installazione artistica che illumina scientemente il borgo.
In luogo della famosa Fiat 600 (quasi murata sul passaggio dei pedoni) si cambia modello e ci si aggiorna con una nuova vettura parcheggiata a giornata nel mezzo di piazza.
Il comune di Castelnuovo Berardenga, da sempre, incentiva l’arte e la cultura.

Fonte: Il Gazzettino del Chianti

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