I battenti di Arezzo

Bussate e vi sarà aperto, come scriveva il buon Luca nell’Antico Testamento, prima che arrivassero in uso le campane o fossero installati i campanelli elettrici.
Arezzo, fra le sue curiosità, presenta anche un vasto repertorio di bei portoni antichi, curati senza stravolgimenti e ornati da battenti in ferro, di diverse fogge e rappresentazioni che sono una bella attrattiva visiva, passeggiando per le vie del centro storico.

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Anello dei Rasna da Rosennano a Campi con gli Escursionisti della Berardenga

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Gli Etruschi avevano casa a Rosennano, lo dimostra il nome stesso in quanto Rosennano è ritenuto la derivazione di Rasenna, Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi. Lo dimostrano anche i resti di una città sul Piano Tondo e una necropoli, quella del Poggione, posta immediatamente a nord e da cui è stato rinvenuto il calesse della Principessa.

Domenica 23 Febbraio faremo un itinerario che parte e si conclude a Rosennano dove saremo ospiti di Casale Rosennano, una struttura ricettiva condotta da Laura Cellerini la che ci farà visitare un antico frantoio fatto funzionare dall’asino (il video sul sito) e ci parlerà del progetto del Borgo dell’Arte, insieme a Elena Pietragalla, titolare del negozio Visionaria a Castelnuovo Berardenga.

Partiremo dal borgo scendendo per una strada campestre fino al torrente la Vena a quota 370 per poi risalire fino alla sorgente dell’ Ombrone percorrendo il crinale che fa da spartiacque con la valle dell’Arno. Da qui saliremo a Campi a quota 640, che diede i natali a Pier Pettinaio, dove potremo ammirare un panorama spettacolare con il degradare delle colline verso le Crete senesi e come sfondo l’Amiata. Da qui si ridiscende sulla provinciale per Monteluco, quindi superato il bivio per Cetamura si prosegue fino al sentiero che riporta al Poggione dove andremo a visitare le tombe etrusche. Ritornando sulla provinciale, proseguiremo fino al bivio di Rosennano, percorrendo la Comunale sterrata di circa 3 chilometri concluderemo l’anello. Per prenotazioni.

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La chiesa di San Biagio e il cardinale Bellarmino

Edificio a croce greca realizzato da Antonio da Sangallo nella metà del 1500, completo di organo a canne e prato ben innaffiato e rasato all’esterno.
Su di esso si aggira incombente il ricordo di un cittadino illustre, che fin dalla tenera età mostrava una naturale predisposizione alla carriera religiosa, invogliata da un genitore che economicamente non messo più bene, pensava a un risollevamento delle sorti con un figlio vestito da prete.
Roberto Bellarmino studia dai gesuiti appena giunti a Montepulciano, poi compie vari studi in altre città, arrivando fino in Belgio, dove viene consacrato sacerdote.
Si salta volentieri tutta la carriera che lo porta a diventare cardinale nell’ultimo anno del ‘500, il che lo porta a conoscere il famoso Giordano Bruno impiombandone le tesi che lo porteranno all’arrosto e successivamente Galileo Galilei a cui opponeva l’inviolabilità delle scritture delle Bibbia alle tesi scientifiche dello scrittore.

Di Giordano Bruno si ricordano scritti, film, una piazza a Roma con monumento, a Galileo oltre l’effige sul biglietto da 2000 Lire, si ricordano  invenzioni, canocchiali, osservazioni astronomiche, e viene considerato il padre della scienza moderna.
Montepulciano ricorda il suo illustre concittadino con una lapide bersagliata dai piccioni apposta nella casa natia.

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Il Leccione che guarda Brolio

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Normale amministrazione se non fosse che due leccioni secolari si uniscono dando forma a un albero monumentale, rivolto di spalle a un altro monumento qual’è il castello di Brolio, dove è scorsa parte della storia del Granducato e parte del Regno Unito agli albori, per non parlare delle vigne d’intorno messe a punto da un geniale bacchettone dell’800.

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Nessun recupero per la pieve di Spaltenna

pieve di spaltenna

L’uscio è serrato da quasi due anni, cosicchè, appassionati di arte, come di incenso e mea culpa, non possono entrare, come da cartello affisso nel quale la proprietà spiegava che era il caso di fare alcune verifiche sulla stabilità dell’edificio.
Per i 50 anni dalla fondazione della Viticola Toscana (Castello di Meleto) fu organizzata una festa, durante la quale, sarebbe stato illustrato il piano di recupero della Pieve (era il 13 settembre 2018).
Due anni dopo la pieve è serrata, il cartello affisso alla porta rimane, celebrazioni non se ne tengono, dell’edificio, nessuno se ne è preso cura, pur trattandosi di una delle chiese più antiche e importanti del Chianti.

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Il bollo del carro agricolo

Nel 1950/51 l’imposta di bollo per il carro agricolo di legno trainato da bovi era di 300 lire, mentre nel 1952 aumentava a 500 lire, nel 1953 non c’è ricevuta di pagamento e nel 1954 aumentava a 1000 lire, segno che i contadini erano sull’orlo di diventare miliardari per l’uso dei carri per il trasporto dei sassi, dei foraggi, delle manne di grano mietute sotto il sole di luglio da condividere con il padrone, al netto del fattore, come prevedeva il contratto mezzadrile.
Il pagamento dell’imposta veniva certificato da una targhetta metallica da punzonare a chiodi sul carro con su impresso l’anno, una ruota di carro stilizzata, la somma versata e la sigla della provincia di appartenenza.
Questi attrezzi da lavoro erano frutto di un’artigianato sopraffino nell’uso del ferro e del legno ma indice di tanta fatica e vita difficile piena di rughe sul volto e nell’animo gobboni nei campi che chi non l’ha mai provata spesso elogia e rimpiange, ma non lo vorrebbe fare.

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La bellezza del Borro di Parabuio

Questo nome indica un luogo impervio e chiuso da due colline in cui il sole filtra poco, incassato e profondo, dove scorre un borro che caso unico fra i torrenti di zona, conserva ancora una bella portata di acqua nonostante l’estrema secchezza del periodo.
Di norma è difficile traversarlo: d’estate per la fitta vegetazione, d’inverno per la mole di acqua trasporta che lo ingrossa in maniera pericolosa, mentre ora si può fare agevolmente per le foglie cascano e per la scarsita di portata.
Luogo di orti per la ricchezza di acqua, ma anche nascondiglio in tempo di guerra per i renitenti alla repubblica sociale e ai rastrellamenti tedeschi, in due capanni di pietra incassati per metà nel terreno e metà fuori per avere una visuale di chi arrivava ma non essere individuati, fatti di sassi a secco e ricoperti di scope.
Qualche bambino, (ora con i capelli bianchi) la sera al buiccio portava da mangiare ai giovani nascosti a rischio di essere impallinato dai tedeschi sempre attenti……… ma allora Vasco correva come un leprotto.
Di quei capanni adesso ci sono rimasti solo i muri, qualche tegola e il fico che stava nel mezzo fra le due costruzioni piantato in un periodo di pace, quando c’erano gli orti e sembrava un viaggio eterno arrivarci con le gambine corte di bambino.

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Chianti Lovers 2020

casablanca

C’è empatia fra il rude Ric (chiantigiano di Pontassieve) e la dolce Ilsa (chiantigiana con solide radici familiari a Orbetello e nonni materni di Castiglion Fibocchi).
Prima che il languido sguardo si traduca in un bacio a tutti gli effetti, rivedono ognuno in un lampo di pochi istanti le loro storie passate, la loro infanzia felice.
Ric, da piccino, pescava i ghiozzi con il martello nella Sieve, a merenda al pane inzuppato con il vino, preferiva il bardiccio, finite le medie si iscrisse alla Scuola Radio Elettra, ma ben presto virò alla scuola alberghiera e fece il barrista prima a Parigi e poi a Casablanca.
Ilsa passava le estati consultando la sterminata biblioteca di famiglia messa insieme da illustri antenati che avevano studiato approfonditamente lo svernare nel Chianti, (vicino Orbetello), del fenicottero rosa e ne avevano scritto celebrati trattati.
Crebbe vicino un convento di monache stimmatine, di cui, a malincuore, ascoltava sia pettegolezzi che lamentele, molte delle quali, di famiglia nobile e agiata, mal digerivano spannocchiare il granturco e fare le pulizie al prete.

Fin dalle elementari, non perdeva una trasmissione di Canzonissima (fan della Zanicchi) e divorava fotoromanzi, che la mamma le portava dal negozio di parrucchiera.

Fra letture di grandi classici e grandi amori a fumetti, maturò il sogno di viaggiare e fuggir via da quella parte di Chianti natio (Orbetello).
Finite le medie si iscrisse al liceo linguistico con notevole profitto, coltivando anche storia dell’arte e coltivazione della vite con uno zio fattore in un’azienda del Chianti Osmannoro.
Finita la scuola, primo viaggio fu Parigi, lì si conobbe con Ric, fu amore a prima vista che si consumò al suono di una canzone leggendaria: ” As time goes by”.
Un improvviso sciopero dei casellanti, impedi loro di vedersi il giorno dopo alla visita del Louvre. Nessuno dei due aveva un profilo feisbuc. Si persero di vista.
Si sono ritrovati in questo istante, di fronte all’ingresso della Fortezza da Basso per la Gran Selezione dei vini della Chianti Lovers.

Ma ora è giunto il momento di baciarsi, pensando a  mille cose belle.

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Le gattine del Vinsanto del Nonno

gattine visanto del nonno

Troppo alcolico per essere tè, senza gas per essere spuma, bevuto fresco non è malvagio, ma il chiarore dell’etichetta e il vetro della bottiglia vuota riflettono i raggi del sole che alimentano di calore e rendono piacevole  la siesta di due sorelle gemelle gattine che si fuseggiano vicendevolmente.

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La luna di Montegrossi

montegrossi luna

Una sera di spifferi e rovine, lasciate nel 1530 da Carlo V e altre, sotto forma di voragine e archeologia industriale, da un’attività estrattiva terminata da vari anni.
I resti della torre, alleggerita recentemente di materiale edile e dinnanzi  la zia luna piena che vigila, controlla, illumina.

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