Giordano

misericordia gaiole in chianti

Sentirti parlare di caccia era una pagina di letteratura coinvolgente narrata con grande sapienza, una visione di vita calata nella natura, una passione di far parte del creato.
I tanti viaggi, le tante giornate passate nei piani diversi del nuovo ospedale, vestito con i colori sgargianti come un uovo di cioccolata, sempre disponibile a fare avanti e indietro, con quel vocione bonario e carezzevole, verso chi, in quei frangenti, ne aveva un gran bisogno e necessità.
La cortesia sempre accesa, tanti aneddoti molto divertenti e soprattutto una parola, che è un manifesto di vita: “Pardon”, pronunciato con il sorriso sempre acceso.

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Sergio Manetti, un vignaiolo capitano della Torre

Per gli appassionati di vino, Sergio Manetti evoca la realizzazione di un sogno diventato una delle eccellenze enologiche a livello internazionale: Montevertine.
Insieme al palato e alla sensibilità di Giulio Gambelli e di Bruno Bini, (come stretto braccio operativo fra vigna e cantina) Sergio Manetti ha creato da un casolare nella campagna di Radda, nel momento in cui c’era stata una migrazione poderosa di persone verso altri lidi, uno dei nomi più rinomati nel panorama del vino.
Industriale siderurgico, appassionato d’arte, vignaiolo e Capitano della Contrada della Torre nei due Pali disputati nel lontano 1970, dopo la lunga dirigenza di Maria Pace Chigi Zondadari e prima di Artemio Franchi. Sindaco di Siena era all’epoca Roberto Barzanti.

Breve esperienza non coronata da vittoria sul Campo, (infatti il 2 luglio vinse la Contrada della Giraffa, mentre il 16 agosto la Contrada della Selva) all’interno di un lungo periodo di digiuno che dal 16 agosto 1961, si interruppe il 16 agosto 2005 in un giubilo Cremisi.

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La nuova Bandiera Arancione della Berardenga

Ilio Raffaelli è un lungimirante novantaquattrenne che fra il 1960 e il 1980 è stato sindaco di Montalcino, raccogliendo la stima di compagni e avversari per la sua schiettezza, per la sua lucidità di ragionamento e per il suo sincero amore per il borgo dove la gente fuggiva dall’arretratezza e dalla fame.
Premiato nel recente “Benvenuto Brunello”, Ilio Raffaelli ha dichiarato: “Non serve l’eccellenza, ma l’unicità il futuro del Brunello deve essere totalmente biologico. Meglio meno bottiglie e più care, ma il territorio deve rimanere integro”.
Farlo capire ai tempi moderni è cosa parecchio più complicata: se si scambia la Bandiera Arancione del “Touring Club” per l’arancio del diserbante dato ai piedi delle viti a breve distanza dalle prime case del capoluogo, è segno che si è molto ottusi e abituati a far propaganda senza guardare nè alla salute, nè al futuro.
Fonte:Il Cittadino – Il Gazzettino del ChiantiVinix

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Affumicatura di sarmenti al castello di Meleto

Tempo di accensione dei sarmenti, (i tralci di potatura delle viti) e quando il fuoco piglia in carico d’umido di vita, in una mattina senza vento o con una leggerina brezza nordista, si affumica come spek o salmone, preservando alle intemperie, il castello di Meleto, antica residenza dei Ricasoli, dell’appunto ramo castellano.

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I cinghiali zappano un distributore di carburanti

Almeno in Toscana, la vera emergenza (da tanti anni) risiede nei boschi e ne esce a quattro zampe e in varia dimensione per compiere razzie nelle coltivazioni, nei giardini, nel paesaggio (ormai irremidiabilmente compromesso da ogni tipo di protezione) per la vorace presenza di cinghiali e cervidi.
I primi sono presenti sempre più vicini ai centri abitati, dando notevoli problemi agli abitanti, (come a Siena, nella zona dell’ospedale e di Scacciapensieri) mentre in provincia (ma soprattutto nel Chianti) la loro presenza, e conseguenti danneggiamenti, oltre a vari incidenti stradali, sono all’ordine del giorno.
Stavolta è toccato al giardino di un distributore di carburanti venir zappettato a dovere da una famigliola di cinghiali, giusto per farsi la bocca al boccone più prelibato: l’uva della prossima vendemmia. Fonte: Il Cittadino

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La pressatrice della paglia

Archeologia agricola appoggiata sotto una quercia, sopra la quale la caduta di foglie ha prodotto un terriccio nobile sopra al quale c’è una bella striscia di erbetta e fiorellini.
Si partorivano presse di paglia durante la battitura del grano, quando la fatica era con il sorriso, quando il pane aveva un grande valore nutritivo e simbolico.

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Origine della barricata

barriccaia

Una barriera con materiale di fortuna, spesso formata in ambiente cittadino, per reggere e resistere agli urti del nemico.
Termine che deriva da barriques (barile) che una volta svuotata dal vino e riempita di terra, oppone una bella protezione dalle palle di fucile dell’aggressore.
Il primo utilizzo avviene a Parigi il 12 maggio 1588, il giorno in cui i fanatici cattolici si rivoltarono contro il re Enrico III.

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Colle Val d’Elsa: la Sacra Bulletta e le auto in Piazza Duomo

La Concattedrale dei santi Alberto e Marziale sorge da un rifacimento seicentesco di una chiesa precedente e venne rifinita nella facciata, alla forma attuale, dal grande architetto senese Agostino Fantastici intorno al 1830.
Dal 1940, è dichiarata monumento nazionale, nel 1986 perde la sede  vescovile e si unisce con Siena – Montalcino.
Al suo interno, conserva uno dei chiodi (bulletta) più adorati al mondo, ben 22 centimetri di ferro che secondo leggenda o tradizione, servì per tassellare il piede sinistro di Cristo e venne portato a Colle nel IX secolo da un prete che l’aveva avuto da un porporato francese defunto a Viterbo.
Di fronte a quest’edificio di culto, (ma soprattutto di arte e storia), viene a trovarsi il solito e imperituro disimpegno di veicoli a motore parcheggiati nella piazza a tutte le ore.
E’ singolare che la città che custodisce il Sacro Chiodo (bulletta) ha in comune con il paese di Castelnuovo Berardenga, (famoso nei secoli per le officine che le bullette producevano) lo stesso uso del centro storico: un parcheggio.
Stranamente, a Colle Val d’Elsa, (a quanto affermano vari abitanti) l’area storica non è regolamentata al traffico come si conviene a un tale manufatto di pregio, e infatti il centro pare un circuito cittadino.
Castelnuovo invece ha nel centro storico una ZTL regolamentata, ma in pochi la rispettano e non sembra ci sia la volontà di farla rispettare.

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Sotto il sole di Rosennano Borgo dell’Arte

Mentre in puro stile libro/film boiata, “Sotto il sole della Toscana”, turisti americani annoiati andavano e venivano a Vertine in elicottero, a San Gusmè inizia il raduno dei molti camminatori che si sono dati appuntamento per il giro nell’anello di Rosennano.

Qui si sono concentrati in poche macchine per non invadere il borgo della Berardenga e si sono sparsi gioiosi nell’accogliente e fiorita primavera anticipata.
L’anello dei Rasenna, ovvero delle persone rasate, come chiamavano se stessi gli etruschi, da cui poi il nome Rosennano.
Casale Rosennao, di Laura Cellerini e Visionaria di Elena Pietragalla, hanno organizzato il percorso artistico, aprendo le porte del vecchio frantoio a macina dell’800, le cantine settecentesche, la mostra del fotografo naturalista Michele Rossi, che ha esposto scatti con gli animali della Berardenga colti nella loro vita quotidiana all’aria aperta.
Il verde della casa padronale che uno volta ripulito accoglierà le future opere d’arte.
La visita alle tombe etrusche del Poggione, i Rasna, la cui storia è avvolta dal mistero.
Rientro, pranzo nei locali del Casale, Rosennano rivive un giorno pieno di persone, come lo era un tempo, quando era abitato e vissuto, con la sua bottega, le sue storie di persone semplici legate alla terra, al bosco, alle ritualità delle stagioni.
Una pagina di turismo lento, accogliente, della  memoria, con visioni artistiche: il modo migliore per tenere in vita e non snaturare la storia di questo piccolo angolo di mondo.

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Riaperto l’eliporto di Vertine

elicottero vertine 23 febbraio 2020

Mentre a Siena si sta per inaugurare la stagione turistica con un pulmino elettrico per il centro storico, in modo da agevolare i pochi minuti di sosta che hanno le persone, nel Chianti si è più oltre perchè per andare e venire, in modo “consono al luogo e per niente impattante”, nel solco di un turismo “colto e consapevole” per annoiati impermiabili alla conoscenza, è stato appena riaperto l’eliporto di Vertine.
Nella quieta campagna chiantigiana, l’acqua che scorre, il vento che sibila fra le piante, il volo di uccelli, il grufolare di un cinghiale, sono un accessorio inutile nella monotonia di chi cerca la noia delle stesse abitudini trasportate da un motore rumoroso con le pale.
Fonte: Il CittadinoIl Gazzettino del Chianti

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