Gaia Cavaciocchi, piccola donna cresce

gaia cavaciocchi

Pare ieri che appena si scorgeva la testolina bionda da dietro il banco della mesticheria di famiglia, vispa e frizzante come una piccola donna in crescita.
E infatti è cresciuta, ha coltivato la passione per la musica divenendo una DJ affermata e conosciutissima ovunque con il nome di DJ Iaia.
In questi duri giorni di clausura e di notizie drammatiche è riuscita a regalare un sorriso al suo paese natale, arrivando con le note fin sulle chiome degli ulivi di Vertine.
Una diretta facebook con un po’ di musica e poi accensione degli altoparlanti verso la valle con il Vincerà di Pavarotti e il nostro Inno, lo stesso trasmesso nel giorno della nostra Liberazione tanti anni fa.
Sorrisi, applausi dalle finestre in attesa di questa nuova Liberazione, intanto Gaia ha regalato una serata come porta nel nome.

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“C’è un milanese nascosto a Vertine”

vertine

Per chi scorre solo i titoli senza approfondire, aumenterà il convincimento determinato dal sentito dire, rafforzato da qualche “stimato” cassazionista da piazza , con l’efficace ausilio di qualche “geniale beghina da riporto”.
E’ sempre più una fortificazione invalicabile e un’illusione che un pensiero venga esposto alla luce di un minimo di ragionamento e ascoltato ponendosi almeno un dubbio sulla veridicità, non potendo avere informazioni e basi di conoscenza dell’argomento.
Sotto gli occhi degli innumerevoli che passano a piedi, il movimento frenetico che c’era in  una struttura di piacere, ma troppo più comodo e da “persone per bene” far finta di niente e tirare innanzi in uso obbedir tacendo.

Più agevole e triller dare adito a cassazionisti e beghine, rilanciando la fandonia bollata per certa in Buca, del milanese misterioso che si nasconde vestito di nero e con il mantello fra le segrete di Vertine.
Che si manifesta solo nelle notti di luna piena, salendo sulla cima della torre dalle buche pontaie e  rivolto ai valloni sottostanti, in un solenne: “Bischeriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”.

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Berardenga: ricollocato il monumento alla Fiat 600

Non c’è calamità che tenga: potrebbe venire un nuovo diluvio universale, ma la macchina rossa posteggiata nella centrale piazza Marconi, non la porterebbe via neanche la piena.
Di traverso, mezza sotto il glicine e mezza nelle strisce pedonali, giace fissa nel capoluogo esangue da passanti, insieme alle altre macchine del centro storico, fisse nell’inciviltà dei tempi e dei modi dei loro conducenti.

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Escursione nel Borro di Parabuio

Le salsicce sono semplicemente foto di repertorio già cotte da parecchio tempo e sono un auspicio per tempi migliori dove sarà possibile abbracciarsi confortevolmente.
Per il resto, una bellezza selvatica ai margini, ma poco lontana, percorsa in silenzio, come si conviene a chi ha solo voglia di ascoltare la voce dell’acqua che scivola su piste di calcare spugnoso piene di disegni da decifrare.

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Un Giordano di Chianti che pare San Donato in Perano

foto da sito vini giordano

Da un’accurata selezione d’immagini dei punti panoramici più seducenti del Chianti inteso come territorio con l’aggiunta di un’infarinata storica e con una divertente parte geografica che riduce un comune della Val di Pesa al rango di frazione.
Un’immagine di uno dei luoghi più belli e fotografati del Chianti inteso come territorio, con la villa di San Donato in Perano sullo sfondo, con i vigneti finemente curati della Tenuta Perano tutto intorno.

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La cavalcata del daino nel pereto

Fioriranno i peri, e quando lo faranno, questi lunghissimi filari da frutto saranno un tuffo di sentimenti mai spenti e la prima colazione di germogli freschi di quel daino paziente che li attende stando fermo, appiattito in terra, in ascolto delle gemme che si vorranno aprire stile pensieri.

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Il tramonto di una Villa a Sesta

tramonto villa a sesta

Nell’ora libera da frastuoni, quando la luce si mescola con le tenebre e le sagome forate dei campanili si accendono di quella luminescenza particolare che trapassa le monofore delle campane che diventano il centro del tramonto.

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Il Pellegrinaio del Santa Maria della Scala

Di un lungo salone che accoglieva i pellegrini maschili che giungevano a Siena si tratta, con le volte affrescate dai più grandi artisti del tempo: Lorenzo Vecchietta e Domenico di Bartolo, per dirne qualcuno.
Scene di accoglienza e di cura dei pellegrini e dei malati, scene di consegna delle razioni del grano ai ricoverati, proveniente dai campi disseminati nelle Grance della provincia, scene di vescovoni a cavallo non spernacchiati, che la committenza non avrebbe gradito.

Scene maestose di una sanità inclusiva che accoglie a dispetto di vesti e della provenienza, il buon sentore della sanità pubblica.

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La letizia della fioritura che riporta alla ragione

Senza perdere la tenerezza, con i piedi solidamente per terra, con lo sguardo a un miracolo che si rinnova praticamente ogni anno a colpi di atri e ventricoli, per chi ha ancora occhi e brividi emotivi per capire dove il niente e il tutto si fondono felici in teneramente colori.

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Le tane

Prima che l’acqua corrente arrivasse nelle case, durante l’inverno l’approvvigionamento era con mezzine di rame o bottiglie di vetro alla fonte del paese, così come d’estate, per avere sulla stufa sempre una pentola d’acqua calda per le necessità di lavaggio piatti e stoviglie o per la tinozza dove darsi una risciacquata.
L’estate era contraddistinta da un pezzo di sapone lasciato poi in qualche fessura in prossimità di una delle pozze fresche di acqua all’ombra fitta delle piante di borro.
Non sono passati secoli da allora, ma un breve scorcio di anni che ha fatto perdere un po’ di vista la bellezza di certi luoghi, la frescura di farci il bagno, nell’acqua presente anche nei mesi più torridi dell’estate.

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