Piangere come una vite tagliata

Modo di dire che accomuna ogni dialetto o parte di mondo dove sia piantata una vite, il cui pianto, niente ha in comune con le vicende umane se non nel momento in cui la creatura esce dal grembo materno e si libera in un pianto che apre i polmoni alla vita.
Esattamente come le viti in questo momento, che dal letargo si svegliano avendo gli occhi gonfi con una gran voglia di sbocciare.

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Voleranno alto

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Brutti come mamma li ha fatti, appena aperti dall’uovo, al riparo di frasche ombrose che li nascondono da predatori e sguardi curiosi.
Un po’ di peluria a permanente elettrica per darsi calore, qualche seme lasciato in giro, qualche moscino, un fisico che aumenta.
Il giorno del primo volo, la musata dal nido per il Giangastone della covata è attesa da tutto il bosco. A Gatto Silvestro corpata in terra, ma  si rimonta sopra per ricominciare.

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Una chiesa di paglia che pare San Galgano

chiesa paglia come san galgano

Serve un po’ di immaginazione mista a fantasia nell’immaginare una cattedrale di paglia in presse rammontata in una forma che ricorda il profilo, arrivando a piedi, all’abbazia di San Galgano, ma tutto quanto rende più leggero un momento difficile, rallegra per un istante.

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Uva in mongolfiera

Dopo un raccolto ne viene un altro ebbe a dire babbo Cervi dopo che i nazisti fucilarono i suoi sette figli tanti anni fa.
Saggezza contadina, modo di affrontare i periodi meno felici, setacciando finemente quel pochino di buono che si presenta.
Con la terra che rifiorisce e dona sangiovese, malvasia da vinsanto, colorino dalle grandi e belle foglie rosse, un poco di trebbiano dalla buccia rosa.
Quel profumo dolce, miracoloso e pungente che esce dal mosto in fermentazione.

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I giardini di marzo

Come in una emozionante canzone di Lucio Battisti, sottovoce, lentamente, senza sbraitare e con innato contegno, la natura si ingegna a sbocciare per aria o fra i sassi, portando un po’ del colore, del profumo e della quiete necessaria alla stagione.

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Una sfumatura di blu

tutti i colori di sonia

L’insieme delle sfumature di blu dà vita a una pervinca, che non nasce da una conchiglia, ma è avvolta nelle foglie di castagno tinte a pennello in una fragranza turchese ai cancelli di una primavera che la illumina di malinconia e dolcezza come un tango di  Piazzolla.

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Romanticamente Val d’Orcia

Un volo di rondine su una delle terre più romantiche del globo, dove il non esserci niente, con qualche raro cipresso, lo sterrato di una strada, il verde a perdita d’occhio, il bruciato dell’estate e lo scarno dell’inverno, saranno il cammino di momenti migliori, con gli scritti di Mario Luzi e il fermarsi in continuazione ubriacandosi di spifferi e sospiri.

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Il candore del susino

Fiorisce tutto al rallentatore, ma medesima è la fragranza, il ronzare delle api sui fiori, i petali che cadono addosso staccati dal vento, passandoci sotto un attimo senza nessuno.

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La prima rondine al relax delle terme di Rapolano

La prima rondine dell’anno che arriva, parte in solitaria tre giorni prima rispetto allo stormo che con fatica di ali risale dallo svernamento africano, si ferma un paio di giorni in un nido nel Salento, si alimenta a coccole e granaglie e riprende il volo.
Arriva a Rapolano, avendo come punto di riferimento in aria il campanile della pieve di San Vittore (che troverà avvolto dai ponteggi per il restauro).
Sorvola il Parco dell’Acqua, le case azzurre nel centro del paese, i frutteti in fiore bianchi e rosa nei piani di Santa Cecilia, la dolcezza delle Crete con il grano ancora in erba, il forno con le sue dolcezze, le vigne ancora addormentate e alla fine si posa nelle Terme.
Una giornata intera di relax, rinfrancandosi dal lungo volo, nel silenzio, bagni di acqua e di sole, buone letture.

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Squilli la fè domenica dalle finestre di Siena

mario cappelli banda città del palio

Domenica 15 marzo alle 21, è in programma l’Inno di Siena dalle finestre e dai balconi cittadini, cantato dai contradaioli tutti in ogni rione.

Un canto che unisce, che ricorda che in Contrada nessuno è mai solo nelle cose belle e nelle difficoltà che si parano innanzi.
Sarebbe bello se questo canto collettivo, qualche istante prima delle 21, partisse dalla tromba (dato che le chiarine sono ben custodite in Palazzo Pubblico) e dalla finestra di Mario Cappelli, volto gioioso e musicale, con gli squilli che dalle trifore, dal Carroccio, dal Corteo Storico, è uso accompagnare nei momenti più importanti della città.
C’è il rischio di trovare la mitica Diana, non acqua, ma fatta di lacrime di commozione.

Fonte: Il Cittadino

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