Il compleanno di Vasco

Per fortuna, quelle carogne della brigata Goering avevano una pessima mira, quando Vasco portava di nascosto qualcosa da mangiare ai meritori renitenti di Salò rintanati nella zona di Parabuio e correva come un daino più forte che poteva incurante degli ostacoli, dei pruni, dei sassi e dei dirupi.
E sempre in quei giorni, quando arrivarono gli inglesi, mentre usciva dal rifugio, fu ributtato dentro quando iniziarono le cannonate e fecero un massacro di cinque uomini e quindici feriti, fra cui sua sorella Clara, che anni dopo a causa di quelle maledette cannonate venne prematuramente a mancare.
Battutista sopraffino, tante le sue passioni, fra cui le bocce che l’hanno riempito di coppe, premi e tanti salami, bottiglie di vino, targhe e spalle.
E il ciclsimo, che l’hanno portato in lungo e in largo per l’Italia, conosciutissimo e fotografato, famosa la salita di Monte Sante Marie per una delle prime edizioni dell’Eroica, in cui, allo stremo delle forse rimase immobile sui pedali, per poi franare in terra davanti a una selva di fotografi, ai quali ridendo disse di non fotografarlo.
E a lui si deve il merito di aver infilato in bicicletta il Brocci,  futuro inventore de L’Eroica.

E il figlio del Brocci, venuto anni indietro a tappare di buchi fra i postini, si aggirava pensieroso per Vertine, incerto sul da farsi per alcune lettere da comsegnare a Vasco Nuti, che non sapeva chi fosse.
“Ma lo conosci il Pipa?”, “Si,certo che lo conosco!” “e allora la posta dalla al Pipa, che è lui”.
Ortolano, viticoltore, ciclista, muratore, stradino, potatore di ulivi, coltivatore di funghi porrcini nell’orto, giocatore sopraffino di bocce, strepitoso quando fa la conserva o porta le zucche a braccio. Anima di Vertine.

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La vigna Cavarchione di Istine

Nel 2009 l’intera area ha subito un sostanziale rimaneggiamento con l’espianto di vigne allo stremo delle loro forze e con un livellamento del terreno, creando delle ampie terrazze (cinque) a degradare verso il corso d’acqua sottostante.

In alto, abbastanza visibili le tracce di terra rossa di riporto per addolcire il terreno, in basso, alti alberi sul corso del torrente che un tempo servivano da foglia per le bestie ed erano tenuti bassi, mentre ora svettano e parano il sorgere del sole. Poco male, dato che sono testimoni viventi di un passato e di un vivere che non ci potrà più essere.
Questo terreno arido e sciolto, di galestro e alberese con leggere pendenze a degradare in una posizione est – ovest, ha sempre prodotto vini raffinati ma poco potenti.
Profumati e beverini, acidi, ma senza un tocco di robustezza, dato anche dalla mole di uva che alle piante si richiedeva facessero con potature di ampia lunghezza.
Nella parte più bassa della vigna, si mantengono queste caratteristiche di freschezza e da qui esce uno dei più bei rosati del panorama chiantigiano, fatto con il sangiovese scelto in anticipo per alleggerire la pianta e migliorare il restante che vi rimane appeso.

E con i cambiamenti climatici le vigne con esposizioni meno centrate e con più escursione termica, sono le culle nelle quali nasconi i vini più raffinati e i sangiovesi più fruttati e pregevoli.
E’ il caso della vigna Cavarchione di Istine, posta in un’ampia vallata di circa sei ettari, dove Angela Fronti estrae con garbo e capacità il meglio dal sasso ruvido di Vertine.

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La tenacia della vite bucata nel tronco

Con le radici alla ricerca di qualche barlume di terra, sospesa su banchi di alberese e sul più malleabile galestro. E come se questa sofferenza non bastasse, c’è il tempo che scava rughe e varchi nel legno e questo comporta una linfa che scorre con minor costanza e vigore.

Eppure, in questa vite di sangiovese c’è tutta la tenacia del volerci essere a dispetto delle avversità del suolo e del tempo, perchè il vigore del capo e la volontà del razzolo a non cedere, si vedono dalle forza delle lacrime che sgorgano dai tagli di potatura e dalla grazia con cui questa vite cuce i suoi grappoli spargoli di quella geniale carogna del sangiovese.

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Primavera a Vertine

Una rondine scalda le emozioni di ciò che in pratica è un risveglio, e se anche il grado della temperatura interna in certi giorni è gelida, ci sono i profumi e anche i suoni che certificano l’ufficialità della stagione quieta.
Dal suono cupo delle cascate di Parabuio, al quel torpore di farfalle sui pruni, a quel melo selvatico che fino a poco prima era uno stitico carretto di rami stenti che ora si copre di rosa e fringuelli.
Il seghetto che amputa e affonda le gronde stanche degli ulivi come fossero cattivi ricordi, i nidi da rinnovare per covare, il gemere commosso delle viti, il biondo sorridente che sgorga da una spiga di grano, quella maliconia cheta che non si spenge con un volto rabbuiato ma che si rimanifesta gioiosa dietro ogni mattina.

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I tigli della discordia di Vagliagli

Vagliagli, frazione di quasi cinquecento anime dislocata in posizione nord, a ridosso del Chianti, sull’ala destra di farfalla che geograficamente, sulla carta è, il comune di Castelnuovo Berardenga.

Sono in corso i lavori di metanizzazione, rifacimento delle fognature, riqualificazione della piazza con arredi e chiusura al traffico in modo da permettere agli abitanti della frazione di poter usufruire di uno spazio ritrovo, svago, gioco dei bambini, che si spera possa essere gestito in maniera più consona che la ZTL del capoluogo.

Il motivo del contendere fra alcuni abitanti di Vagliagli e l’amministrazione comunale è l’idea di far tagliare parte, o tutti i sette tigli dislocati all’ingresso del paese per liberare posti auto per ossigenare la piazza.
I sette bellissimi tigli in questione, tagliati nella totalità o alternati, rappresentano ben poco in termini di spazio guadagnato per i posti auto (3/5 posti) che si andrebbero a togliere dalla piazza, ammesso che il senso civico delle persone permetta questo.
Dietro le case popolari, (in posizione appartata) c’è già un posteggio, che liberato da mezzi e attrezzature del cantiere può contenere almeno una quarantina di macchine. Altri posti si potrebbero guadagnare ampliando il medesimo posteggio di qualche decina di metri, spianando una scarpata con sopra solo qualche brullo albero da frutto.

Ma intimamente, o meglio in pratica, quanto l’amore degli abitanti di Vagliagli si misurerà nel tempo fra la voglia di percorrere pochi metri a piedi in più per salvare i bellissimi tigli?

Fonte: Il Cittadino

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“Golosità Geografiche” un viaggio cuciniero di Gianluca Biscalchin alla libreria Mondadori di Siena

Biscalchin a Siena

Lunedì 27 marzo alle ore 18.00 incontro alla libreria Mondadori di Siena, in via Montanini 112, con Gianluca Biscalchin autore del libro pubblicato da Mondadori Electa “Regioni d’Italia”.
Moderano la conversazione Stefania Pianigiani, Maestra di Campo dell’Oliveta di Vertine nonchè curatrice del blog “La finestra di Stefania” e Giovanni Pellici, conduttore della nota trasmissione “Wine Station“.
I soliti antani sulla cucina oppure un percorso attraverso la storia e soprattutto un grande viaggio per scoprire città e borghi, riserve naturali e monumenti, cibo e feste popolari?

Gianluca Biscalchin dopo una tesi di laurea sull’Utopia in Gianni Rodari si è dedicato al giornalismo. Soprattutto viaggi e gastronomia. Ha elaborato negli ultimi anni una forma di giornalismo illustrato dove parole e disegni si sposano per creare una forma originale di racconto. Collabora con la rivista del Touring Club.

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Il gran turchese

Non il forellato biscotto rotondo della Colussi, ma la breccia nel guscio di un uovo turchese che apre al mondo un pulcino nato dentro un nido di montagna, culla dondolante sotto la quale sgorgano rivoli d’acqua fresca, bianche sorgenti termali, pregiati minerali di cinabro, nevi silenti che avvolgono di candore la fragranza di un abbraccio.

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