Vittorio Emanuele III (Sciaboletta) rientra in Italia

vittorio emanuele III foto da corriere delle sera

Doveva rientrare dalla Francia solo la regina Elena, ma poi, all’improvviso, e in gran segreto, è rientrato anche il consorte Vittorio Emanuele III, penultimo re d’Italia, ben avvezzo alle fughe precipitose insieme al suo circo di ciambellani e generali ossequiosi.

Rampollo poco sviluppato di una famiglia che affonda le origini in un territorio che per convenienza non ha avuto remore di cedere alla Francia nel 1860 (la Savoia) e mente rafferma e retrograda nel momento in cui il primo ministro Facta chiedeva la firma dello stato d’assedio per salvare Roma da una marcetta e l’Italia dalla violenza e dall’assassinio politico. Invece di mettere la firma rispose a un primo ministro attonito: ” Ma lo sa che oggi mia figlia ha preso due quaglie?”.

Sua la benedizione ai dementi generali della Grande Guerra che mandarono al macero generazioni di contadini analfabeti come fossero fuscelli, sua la responsabilità per la riuscita della famosa marcetta, sua la firma sulle vergognose leggi razziali e le aggressioni coloniali in Africa e in Europa.

La fuga dopo l’8 settembre da comandante in capo dell’Esercito che meritava un processo per alto tradimento e l’abdicazione al “figliolo bello” nel 1946, nel tentativo vano di salvare la monarchia, dopo che ci aveva messo parecchio del suo per scaracchiarla.
L’Italia diventa Repubblica, mentre si gode il riposo ad Alessandria d’Egitto dove ci lascia le penne e lì rimane fino ad ieri.
I suoi eredi avrebbero voluto che riposasse al Pantheon insieme ad altri re d’Italia, ma si è preferito il santuario di Vicoforte nel cuneese, per la felicità del turismo.

Che qualche bischero va a rendergli omaggio si trova sempre.

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Il comune di Siena allontana gli orsi ma coccola la spazzatura

Il comune di Siena è intervenuto prontamente per difendere il buon nome e il decoro della città in questi giorni prenatalizi dove si vede un barlume di movimento per le strade del centro.

E non poteva certo tollerare la presenza di due orsi bianchi senza guinzaglio, messi a sedere di fronte alla nota Taverna del Capitano con intorno qualche lucina intermittente del periodo ad allietare clienti e passanti.
Resta come sempre intatta la tradizione che accoglie, fra due ali di sacchetti alle ore più tarde, i turisti di ogni stagione, che arrivano a Siena festanti per la costante spazzatura a monti per le vie e visitano presso il polo museale del Santa Maria della Scala le opere del grande Maestro Ambrogio Lorenzetti, autore dell’ “Allegoria del Buongoverno”.

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La cattedrale del pomo caco

Quando la pianta del pomo perde le foglie, rimangono gli addobbi naturali arancioni che come tante palline stanno appese ai rami spogli, colore e gioia nel grigiore invernale fatto di pioggia e giornate con poca luce.

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Il materasso e il battiscopa al bivio de Le Pozze di Lecchi

Strada Regionale 408, a poca distanza con l’intersecazione della Regionale 484, piazzola dei rifiuti all’altezza del bivio dell’Hotel Pozze di Lecchi, luogo prediletto dai pendolari del sudicio per scaricare comodamente e celermente a bordo carreggiata materiali di ogni tipo, come frigo da gelati, televisioni ecc.
Stavolta, oltre al solito ed elegante materasso sono comparsi dei mazzi di battiscopa, vera novità fra i tanti troiai gettati vigliaccamente sul bordo delle strade.

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Fatti a mano da Mo’: borse, cappelli, sciarpe di Monica Materozzi

Provò una volta a fare una borsa che le venne così bene che da allora non ha mai smesso e da quel momento c’è stata un’evoluzione creativa ricalcando i cappelli delle donne dei film di Stanlio e Ollio ricreati a maglia, che son come piccolli gioielli.
Oggetti unici, fatti a mano, da quella splendida manualità che la natura ha dato in dono a Monica Materozzi, limato accento aretino di Foiano della Chiana che crea borse, sciarpe, cappellini intinti in quel sorriso caldo come la lana.

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Il custode dei bagni cambogiano

piazzale michelangelo, il custode dei bagni cambogiano

Succede che, per risparmiare un euro nell’uso dei bagni di piazzale Michelangelo a Firenze, dei virgulti acrobati scalino un cancelletto posto a barriera dell’ improprio sbottonamento dei calzoni, con relativo rilascio nel corridoio esterno.
Il gestore cambogiano, stremato da tanta maleducazione, ha messo un cartello minatorio di cartone, scritto come lui pronuncia le esigenze corporali.

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L’asfalto elettorale di Siena

Interventi sicuramente programmati da tempo, ma che curiosamente cadono nella forbice fra le feste natalizie e la scadenza elettorale, come, fin dai tempi di Giolitti, passando agli “Anni ruggenti”  e poi in era repubblicana, i lavori pubblici o meglio, una bella mano di asfalto caldo di idrocarburo, per meglio accogliere la scheda nel morbido dell’urna.

Una polemica infinita, su file, tempi, necessità sempre a seconda dei punti di vista, tutti accumunati da una provata fede su ciò che fa più comodo dire.

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