Il tappeto di foglie di albicocco

Cascano senza infradiciare le foglie dell’albicocco che formano un tappeto di variegati colori levigati dall’umidità, dal sole che sorge, dalla guazza che asciuga, dalla luce vi filtra, come errori commessi a testa bassa come un ariete contro gli scogli di aridi della vita e di stanchezza fisica vera di una terra che ti vuole vedere in faccia.

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La vespa sul terrazzo del terzo piano

Perchè correre il rischio di farsi portare via una pregiata vespa 50 special degli anni ’70 posteggiandola in strada, quando arrampicandosi sulle scale e scendendole in qualche modo,la vespa si può comodamente posteggiare nel proprio terrazzino del terzo piano?

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Francesco Sarri: quando fra la lavatrice e il frigorifero nascono grandi vini

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I due vini sono stati fatti (testuali parole) “ tra la lavatrice e il frigorifero”. Questo per spiegare gli spazi ristretti in cui il produttore ha dovuto lavorare. Del resto, considerando che metà delle uve sono arrivate in Lunigiana dal Chianti Classico in un camioncino frigo noleggiato per l’occasione e che l’altra metà proviene da viti autoctone locali (sangiovese soprattutto), una vinificazione così bohemien era il minimo.

I due vini, del 2014, sono entrambi ottimi, ma il Vertirosso ha qualcosa in più pur avendo qualcosa in meno, come il colore più scarico e una soave mancanza di struttura che privilegia una freschezza diamantina. Il bello di entrambi i vini è comunque nella parte aromatica, veramente da sangiovese di razza, ancora più rimarchevole perché ottenuta in una vendemmia di rara difficoltà.

La cosa vi stuzzica? Vorreste assaggiarli? Impossibile, perché entrambi non esistono. Per la precisione esistono ma è come se non esistessero, dato che non possono essere venduti o comprati, solo regalati. Questo perché sono il primo riuscitissimo tentativo di produrre vino di un signore di cui, grazie a Giampaolo Gravina abbiamo già sentito parlare, ma di cui sentiremo parlare soprattutto in futuro, Francesco Sarri.

La storia di Francesco parte da Poggibonsi (ragazzi…ma sara l’aria buona?) e passa per il suo agriturismo in  Lunigiana attraverso il motocross, la passione dirompente  per il vino, la curiosità più devastante per tante cose e per la scienza in particolare. Quella specie di tavolo con le fasce che vedete nella foto ne è la dimostrazione più lampante:  a cosa serve? Fatevelo spiegare da Francesco!

A questo punto potreste dire “Insomma,ci parli di due vini che non si possono comprare, di una cosa che non sai spiegare, di una persona di cui sentiremo parlare in futuro, ma che razza di articolo è?” E avreste ragione a dirlo se non ci fosse il seguito.

Francesco, dopo aver fatto passare il 2015 ha deciso di rompere gli indugi e si è messo a fare vino in maniera concreta. Ha affittato un piccolo spazio vicino al castello di Monsanto, lo ha attrezzato e dal 2016 produce un Chianti Classico, che non solo venderà (si parla di 4500 bottiglie) ma che farà parlare di sé.

Siamo di fronte a un “vin de garage” anzi, visti gli spazi da petit garage, perchè Francesco non produce uva, la compra. Ma i suoi fornitori sono a Radda in Chianti, in zona Vertine e questo già dovrebbe dirvi qualcosa.

Il 2016 del nostro “garagista” è stato vinificato e maturato interamente in cemento ma vi giuro che ha aromaticità che sembrano uscite dalle migliori botti del mondo. E’ un Chianti Classico fatto col sangiovese di Radda, come dio comanda. E’ un vino che vi consiglio vivamente (a partire dall’anno prossimo) di cercare e di assaggiare.

Fonte: Carlo Macchi Wine Surf

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Il comune di Gaiole in Chianti rialza i capanni di caccia e le reti di protezione per i cinghiali

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Il comune di Gaiole cerca di rendere la vita possibile agli agricoltori cercando di tappare le falle di chi ha il potere e le competenze per arginare il problema ma invece, nei fatti, non mette in atto l’unica cosa possibile per rendere la vita possibile a chi coltiva: la drastica riduzione del numero degli ungulati che affollano le campagne.

La Regione Toscana, così rapida nel creare la norma per far riedificare i capanni dei cinghialai fatti abbattere dalla forestale come abusi edilizi, così prodiga nel limitare la presenza del lupo per i danni agli allevamenti, ma così sonnolenta quando si tratta di far applicare le norme sulla gestione del cinghiale.

Così lenta e faraginosa che si inventa nuove norme per il contenimento degli ungulati e intanto prende e perde tempo per risolvere il problema.

L’abbrutimento del paesaggio che ha subito il Chianti con le recinzioni è dovuto ad un problema che non si vuole affrontare.

Il comune di Gaiole fa ciò che può su un argomento su cui non ha competenze per permettere alle aziende di sopravvivere e permettere loro di avere una toppa legale sul come chiudersi in casa, ma l’origine del tutto si chiama cinghiale, daino, cervo e finchè la Regione non si adopera seriamente per ridurre il numero di questo bestiame allevato nei boschi, il tema sarà sempre caldo e gli animi esasperati.

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Il vermouth di Istine targato Angela Fronti

Tre donne (Angela, Sabrina, Stefania) che prese singolarmente sono la fragranza dei petali delle profumatissime roselline antiche, ma che quando si riuniscono insieme formano la forza propulsiva di un vulcano di idee e di energie.

Fiancheggiatrici sono una ragazza dal tratto artistico delicato ed essenziale come una poesia di Ungaretti (Rakele) e la verve di un’appassionata di vino (Barbara) con le scarpe da tango e non a punta.
Luogo “I cinque sensi”, l’idea: elaborare un vermouth partendo da un vino rosato famoso e pregevole come quello prodotto con il sangiovese dell’azienda Istine.

Nasce dall’energia di una bella e sana amicizia questa nuova bevanda di erbe e spezie che ha epicentro a Radda, paese del Chianti con grandissimi vini e da ora anche di raffinati vermouth rosati.

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Vertinesi di cielo e di terra da Alcide a Poggibonsi

Spiegare cos’è Vertine a chi non c’è mai stato non è difficile: un borgo fortificato edificato sopra una collina, la cui fisionomia ha due torri ai lati, una chiesa accanto al maschio e Teo che corre e abbaia tutto il giorno poco distante.
Per chi c’è stato, non è complicato spiegare e capire che le radici non si recidono, che chi ci ha vissuto ricorda con piacere gli istanti passati fra le stradine strette, il telefono del posto pubblico che suonava e c’era da avvertire l’interessato di chi aveva chiamato, riportando a voce il senso e il motivo della chiamata o l’orario del prossimo squillo per farsi trovare pronto alla cabina di bottega.
La tecnologia nelle comunicazioni ha creato una rete multimediale fra le persone, ma tornando a essere bassi, ciò che fra i sassi di Vertine rimane, oltre al gusto della battuta anche quando le cose scivolano contrarie, è un mondo di aiuto fraterno, sapendo di poter contare su chi c’è nell’alzare ogni tipo di peso.
Più che alla mail ci si affida al bercio da poggio a poggio e non è un mistero che qui la Rondine vola sempre felice, con quei volti, con quegli sguardi, con quelle mani, le battute, l’ironia di chi c’è sempre in mille forme.
E poi c’è una desina di grandissimo pesce e pregio al Ristorante Alcide di Poggibonsi, con l’accoglienza di Angela Ancillotti, vertinese pure lei negli atri e negli affetti più profondi, più Ivo che non si riconosce nelle foto con la moglie a distanza di trent’anni.

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Monteguidi e Mara: la ragazza di Bube

Un libro scovato su una bancarella dell’usato, in un’ antica ed elegante edizione della casa editrice Einaudi dell’opera più importante e conosciuta di Carlo Cassola: “La ragazza di Bube”, da cui venne tratto un celebre film con Claudia Cardinale.

L’Italia, ma più ancora la Toscana del dopoguerra, con vent’anni di sconcio sul gozzo, un’occupazione nazista e una guerra prima voluta da tutti e poi da tutti odiata.
Un libro, un luogo: Monteguidi, sonnolenta frazione di Casole d’Elsa che nel libro di Cassola vede essere residenza di Mara, la ragazza che da il titolo all’opera.
La fantasia dello scrittore cozza con una storia vera romanzata e divenuta un libro di grande successo, che niente ha a che fare con Monteguidi, ma si snoda e si svolge nella zona di Pontassieve, nota odiernamente per un tafano che senza qualità.
Renato Ciandi, nato a Volterra nel 1924 e Nada Giorgi ragazza della Val di Sieve. I due si conoscono nella zona mentre il Ciandri opera come partigiano nella zona.
Finisce la guerra, dei ragazzi con il fazzoletto rosso al collo voglino partecipare alla messa mentre il prete intima loro di andarsene: si alzano le voci e i toni, interviene il maresciallo dei Carabinieri insieme al figlio (di 17 anni) che, preso dal timore, spara un colpo e uccide un partigiano, i presenti reagiscono e il maresciallo e il figlio vengono a loro volta uccisi.

Renato Ciandri viene accusato del delitto e inizia a nascondersi, rifoccillato da Nada che gli consiglia di consegnarsi per chiarire la questione, ma Renato esegue le indicazioni date dal partito e si rifugia in Francia.

Inizia un’odissea di lunghi anni: prima il rifugio in Francia, poi il rientro in Italia e la condanna data in contumacia a 19 anni.
L’Interpol lo scova nel 1950 e lo riconduce in Italia dove rimane in carcere fino al 1961.
Si è sempre proclamato innocente e Nada le è stata sempre accanto.

Cassola incontra Nada e Renato a Colle Val d’Elsa, si conoscevano; il padre di Cassola aveva fatto scuola a Renato a Volterra. Gli ex ragazzi gli raccontano i fatti, chiedono consiglio. Da questo incontro l’idea di Cassola di scrivere ”La ragazza di Bube”. Renato Ciandri muore a soli 57 anni, il 6 novembre 1981, Nada Giorgi allora tornò a vivere a Pontassieve.
Nada, rimasta stupita dal libro di Cassola e gelata dal film dove è interpretata da Claudia Cardinale, ha affidato a Massimo Biagioni il ricordo della sua vita: “Nada, la ragazza di Bube” Polistampa Edizioni.

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