Il fantasma fra le viti di Montaperti

Stiano tranquilli i piccini che frequentano l’asilo poco distante, non si tratta di un’entità che andrà a far paura al loro sonno o turberà le loro giornate.
E’ singolare la posa, è singolare la forma, ma a ben guardare è solo una pellicola oer imballaggi, quella che va a tenere insieme il contenuto di un pancale carico di merce, nel suo trasporto.

Perso da un camion della raccolta nel suo viaggio, perso da qualche corriere con il fuoco alle mele come sovente succede.
Di fatto è lì dopo essere stato gettato o perso – forse messo dal vento – in una posizione irreale che è anche un sinonimo pratico di come ciò che non tocca il proprio spazio privato… non esiste e non si vede.

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La colonica di Brolio guarnita di mimosa

Per i tanti frequentatori dell’Agribar, basta alzare di poco lo sguardo per cogliere una sfumatura diversa dal solito arancione in vetro.
Una casa colonica splendida, squadrata, massiccia, ottocentesca, con davanti la parata e gli stalletti, la vigna, l’orto e le salvie e i ramerini per condire le teglie da forno.
Non manca il fiorire primaverile più opulento e sgargiante: due magnnifiche piante di mimosa al centro e di lato che stabiliscono un forzato avvio di sole e primavera.

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La piena luce di Cortona

Etrusca ed elegante, terrazzata su una collina coperta di ulivi, spiovente sulla val di Chiana e sul Trasimeno, romantica beatitudine di viaggiatori pensanti.
Avendo tempo è bello lasciarsi andare senza meta affinando la vista sui particolari, oppure perdersi fra le stanze del Museo Etrusco o scovare la luce nelle opere del Signorelli esposte nel Museo Diocesano.

La galleria di Andrea Roggi con la vita che gira in un valzer tra le gronde d’ulivo.
Vi veniva in vacanza Mitterrand, ma quelli erano alti tempi.

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Il nuovo allestimento nel Pellegrinaio

Le due foto mostrano come era e come è ora il Pellegrinaio del Santa Maria della Scala di Siena.
Scomparse le didascalie che spiegavano magistralmente ogni affresco lungo il lungo salone, tolta la foto che ritraeva questo stesso luogo quando era una corsia di ospedale. Uno tra i più antichi al mondo.
Per chi c’è nato, per chi c’era e per chi ha memoria questo enorme palazzo non deve essere spiegato nella sua iniziale funzione, ma i giovani non hanno alcuna traccia di ricordo.
Scomparsi i vecchi pannelli con le didascalie, sono comparsi dei “materassi” cremisi posti alle pareti sotto agli affreschi, arredi che non brillano per acutezza e neanche per bellezza.

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Quando San Gimignano era un parcheggio

cartolina san gimignano

Una vecchia cartolina anni ’70 mostra un’immagine inconsueta del paese delle torri.

Sempre bello ed elegante, con la luce accesa nella farmacia e con l’aria assonnolita della provincia profonda che non ha da vergognarsi di esserlo.

Singolare la Piazza della Cisterna sgombra di tavoli, seggiole e gazebi, ma piena di macchine di antica fattura disposte rigorosamente su due file, tranne una Renault 4 bianca messa fin sulle scale del pozzo.

Successivamente sono state tolte le macchine e messi i turisti… San Gimignano ne ha guadagnato in benessere, non in vivibilità.

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Fiorellini indolenziti

Chiudere gli occhi ed esprimere un desiderio nel primo giorno che non piove.
Giorni di sole rari come stelle cadenti, giorni passati a guardare la pioggia che riga i vetri, impantana i campi, marcisce i fiori e strazia la voglia di star fuori,

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Il collezionista di coriandoli e stelle filanti

“Dai, cavati di costì, che le foto l’hai belle fatte… poi che ci troverai a fotografa’ i coriandoli fra le mattonelle!”.

Non c’è modo di vedere un coriandolo sostare per oltre mezz’ora sul suolo di Piazza del Campo perchè arriva subito il tutore dell’ordine e della granata che procede nel ripristino del pulito.

Un granata di scope morbidissima, il compito ben specifico del granatiere vestito d’arancio che viene assolto con grande slancio e comprensione – che quella è fra le piazze più belle del mondo- poi, quando si esce dalla conchiglia senza neanche andare tanto lontano, più o meno c’è il troiaio di sempre.
Certo è che le persone (villeggianti o locali) non aiutano e non ci pensano di essere in un luogo magico.

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Nannini Conca d’Oro, sempre uno splendore di vetrina

Guido Nannini partì da San Martino al Vento – piccola frazione di Gaiole in Chianti dove era nato nel 1886 – e la trovò non molto lontano – Siena – grazie al suo proverbiale “fiuto”.

Scoprì che a Milano, in Via Parini, un certo Desiderio Pavoni conduceva una piccola officina dove produceva una macchina a vapore per caffè. Era il 1909.

Acquistò la Pavoni “Ideale” iniziando anche l’attività di bar, e per la prima volta, proponeva il caffè tostato in proprio e lavorato con una macchina a vapore a 10 centesimi a tazza e in breve conquistò una nutritaschiera di estimatori.

Una storia dal sapore rurale nata da una grande intuizione, che ha dato vita a famosi locali nella Città del Palio.
La vetrina del “Conca d’Oro” è sempre una garanzia in ogni stagione: non è un caso che le guide turistiche con i propri gruppi, si soffermino sempre davanti all’esposizione di via Banchi di Sopra.

Sotto carnevale – su un’onda di panno giallo – troneggiano i cenci” il panforte, la torta mimosa e da un lato un “pagliaio” di ricciarelli con una maschera da damigella accanto.

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La vita spericolata di un germoglio di ghianda

Si è perso il contatto diretto con la natura e quel preciso scopo di perseguire la vita pur nelle difficoltà più estreme.
Sarà difficile che un germoglio uscito da una delle miliardi di ghiande cascate in terra lo scorso anno e finito su un sasso di alberese coperto di muschio, trovi un labirinto di morbida terra – in quell’osso di pietra – dove poter affondare le proprie radici e il proprio vigore futuro, ma almeno ci prova.
La natura – quando avverte una minaccia – risponde con la vita… sempre, anche quando il seme non ha speranza di futuro, guarda con insistenza a un orizzonte lontano.

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Berardenga, il silos di guano nella Pieve a Pacina

“Non aprite quella porta” è un famoso film horror americano degli anni ’70, ma se applicato alla Pieve di Santa Maria a Pacina “Non aprite quella porta” è anche una necessità salutistica.
Nel caso che la porta della particolare “ciminiera campanaria” venisse aperta si avrebbe accesso a uno dei più grandi depositi di guano piccionesco dell’epoca industriale.
E’ noto quanto il guano- specie quello di piccione – sia acido e corrosivo per marmi , pietre e metalli oltre ad essere un portatore di varie patologie tra le quali spicca la salmonella.
La Pieve di Pacina è uno dei luoghi più antichi e rappresentativi del territorio della Berardenga.

Rende malinconici non molti cuori questo stato incurante delle cose e che un edificio di tale pregio faccia la funzione di un silos di guano da tramandare ai posteri.
C’è stato anche un canile di legni e lamiere appoggiato all’abside, ma per fortuna almeno questo è stato tolto e spostato non molto tempo fa.

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