La raccolta delle albicocche

Cento cipressi piantati fitti come i pomodori nell’orto probabilmente non hanno alcuna storia da raccontare, se non un effetto di toscanità rappresa in qualche libro dei sogni.
Una pianta di albicocco in mezzo a duecento olivi, probabilmente genera un effetto che ha a che fare con un delicato ricordo di chi c’era, di chi l’ha piantata.
La parte bassa rasata da caprioli e daini come si conviene nel Chianti dei tempi moderni, per aria, una moltitudine carnosa di frutti con la buccia d’arancia sfumata di rosso.
Un paio di panieri messi in salvo dalla rapacità dei predatori: sia quelli che volano, sia quelli bipedi che arrivano a orari strani con una scala e le buste da riempire.

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Estate alla gelateria Pit Stop al Bacio

La sveglia per Matteo suona alle 5, ha appena avuto modo di prendere confidenza con il letto dalla sera precedente che già deve rimettersi in moto.
Si sfila lentamente per non svegliare Francesca, un’amorevole sguardo a Greta che nel suo nido trascorre protetta ancora qualche ora di sonno, un’abbondante dose di acqua fresca in faccia, che insieme all’aria del mattino e i pochi passi che separano il letto dalla gelateria, contribuiscono a svegliarlo come si deve.
Le colazioni di chi più o meno in fretta passa, il controllo delle creme e dei frutti da fare per rimettere in vetrina o avere come piccola scorta.
Matteo ha un tocco magico per fare il gelato, ne sente e ne avverte le trame mentre lo crea, ma il folto pubblico che affolla il locale, è in visibilio per popone/ananas/banana.
Persino alcuni turisti americani alloggiati in qualche esclusivo caveau di zona, mettono fuori la testa per concedersi uno sfizio fresco e piacevole seduti ai tavolini davanti il locale che un tempo ospitava freni, bielle e motori da riparare di un meccanico.
Arriva Francesca, che fiera delle sue origini calabresi, spiega ai clienti che Amarelli, non vuol dire che nel gelato alla liquirizia ci sono gli amaretti, ma è il nome di una pregiata e famosa azienda che da tempo immemorabile realizza una serie infinita di bontà con la famosa radice, nel rossanese.
D’estate arriva un aiuto, che quest’anno ha il volto vispo e simpatico di due occhiali mori, che sembrano appena usciti dall’adolescenza, con di una bellezza appena sbocciata, che alla sera ha la muscolatura indolenzita per il tanto riempimento di coppe e coni.
Francesca ha la passione dei semi freddi e la vetrina frigo di fronte al banco che li ospita è un esempio visivo della sua passione e della sua capacità artigianale di produrli belli a vedersi, ottimi al palato.
Le giornate sono lunghe, il fresco della sera porta comitive da fuori la Berardenga per gustare qualcosa di buono, insieme ai nottambuli locali che fra un succo di mirtillo e delle palettate di ananas e popone tirano sempre a far tardi e riducono il tempo di sosta fra i lenzuoli di Matteo, che però è felice di questo suo sogno realizzato.

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Eliporto di Vertine al posto degli ulivi: esempio di turismo opulento e irrispettoso

In ossequio al turismo opulento, invadente e irrispettoso, continuano ad arrivare e ripartire anche vari elicotteri nella stessa giornata dal famoso Eliporto di Vertine, nato dopo aver spianato e bruciato una bella quantità di ulivi di antica fattura.
Rumore, mancanza di rispetto altrui, mancanza di rispetto per un luogo delicato e molto bello, celebrato per la sua integrità (Vogue di questo mese).
Se questo è il Chianti che si  vuole, se questo è il Chianti del prossimo futuro, il rischio che diventi un parco giochi per i sogni danarosi di patetici oziosi (senza alcun contatto con la vita quotidiana degli indigeni) in cerca di emozioni è davvero dietro l’angolo.

Fonte:Il CittadinoIl Gazzettino del Chianti

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La Maestà di Simone Martini e il Museo Civico di Siena

Bisogna essere piccini di fronte a una parete, o meglio, una sala intera, che dal 1315 ospita pittoricamente una scena statica nel muro, ma dinamica nella storia di lei sempre li ferma e il mondo e la città che la ospita, che le ruotano attorno fra le generazioni si sussuegono.
La sala del Consiglio Generale della Repubblica di Siena, all’epoca uno dei centri nevralgici del mondo, adesso una puntina nell’universo galattico delle traiettorie che gestiscono il girare delle onde mercantili del nulla, che fanno ruotare il pianeta.
Silenti, sotto le pareti, l’organo, gli affreschi, il rimbombare delle chiarine che si rintana al  riparo dietro le trifore: una pizzaccia consumata sdraiati in Piazza del Campo, con cartone lasciato sul muricciolo di marmo della Fonte, con la Madonna della Misericordia, sempre di Simone Martinim, ma dipinta a Vertine, che ha poca voglia di accogliere gente sotto il mantello misericordioso, ma comincia a scremare chi le deve stare vicino.
Ieri l’altro l’insediamento del nuovo vescovo Augusto Paolo Lojudice, in sostutuzione della prima ballerina Buoncristiani, ito a fare l’organista nel monastero di Don Bairo.

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Bisteccata sotto i lecci del parco

Quelli della notte di San Giovanni Valdarno, hanno inaugurato la stagione concertistica a Vertine, dopo una primavera piovosa da dimenticare che si è immediatamente infuocata di sole e di calore.
Sotto il fresco dei lecci del Parco della Rimembranza una rassegna fotografica di salsicce, con contorno di bistecche insieme a un paio di campioni di sangiovese che nasce in per i sassi delle vigne, che da poco lontano, guardano la torre.

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La fioritura della vite americana

Buona come radice e porta innesto per le viti da vino, inutile come apporto di grappoli alla vinificazione, per la loro inconsistenza, ma con il pregio di avere un profumo, nella fioritura del grappolo, che annebbia per la piacevolezza dell’essenza.
Probabile che in profumeria sia già stato riprodotto questo piacevole olfatto primaverile, in caso contrario, i produttori di boccette per le ascelle, non ci hanno capito niente.

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Romanticamente Torri

Una bomboniera posta a mezzo poggetto a poca distanza da Sovicille, con una cinta muraria intatta e dove, se gli abitanti indossassero i pesi panni dei contadini di in tempo, si crederebbe di essere finiti in un paese sospeso nel tempo.
L’Abbazia di Santa Mustiola con le sue ricche trine di marmi bicolori come il Duomo di Siena e poco distante, a lato della piazza, un grande forno, che doveva essere il punto di cottura del pane quotidiano dell’intera comunità.
Una condivisione del fuoco e del calore, che ha perso consistenza con la modernità, mentre la piazza è invasa di macchine, ma è nei progetti del comune di dare un parcheggio esterno a questo magnifico borgo, liberandolo dalle quattro ruote.

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