Giovanni Ticci disegna lo speciale a colori per i 70 anni di Tex

Non è da tutti disegnare a memoria i cavalli in ogni loro posa e proiezione e questo riesce da sempre a Giovanni Ticci, senese, da cinquant’anni segno distintivo di Tex che compie ben settant’anni e diventa il Ranger più longevo e amato della storia delle nuvole parlanti su cui generazioni di persone si sono lasciate dondolare in un mondo fantastico nel quale il bene si impone sempre sul male anche se con il fiele di chi odia la cattiveria e l’ingiustizia e a volte deve ingoiare frustate, prima di giungere all’azzeramento del prepotente di turno.
Da persona priva di fronzoli e dal tratto raffinato ,Giovanni Ticci sovrintende al disegno dal tratto lieve di un eroe che non vuole esserlo ma che la fantasia da cui scaturisce impone di essere ciò che in natura quasi non più esiste.

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La scelta dell’uva da vinsanto e da vino bianco con la panda

Tempo di forbici e di uva, di quell’anteprima di vendemmia che più tardi porterà alla raccolta di sua eccellenza il sangiovese.
Adesso è il momento di passare fra i filari per stilare la lista dei grappoli da conservare nelle cassette per l’appassimento e riservare il resto per fare un bel vino bianco di malvasia e di trebbiano con una vigna piantata durante i mondiali di calcio del 1970.
La particolarità, che rende quel vino pregevole, non sono i lieviti selezionati, le tecniche di cantina, le boiate corredano una bottiglia di vino esondate da un qualsiasi commerciale, ma il pregio di vendemmiare con una panda di oltre trent’anni di vitalità.

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Il pavimento del Duomo di Siena

“Il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto”. Così Giorgio Vasari definì il pavimento della Cattedrale di Siena, frutto di un programma che si è realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento.

Neroccio di Bartolomeo, Guidoccio Cozzarelli, Matteo Di Giovanni, Domenico Beccafumi, il Pinturicchio, Luca Signorelli, Giovanni Di Stefano, Francesco Di Giorgio Martini, Benvenuto Di Giovanni, Pietro Del Minnella, Alessandro Franchi, Neroccio di Bartolomeo de’ Landi, Baldassarre Peruzzi, parte degli artisti che nei secoli hanno lavorato alla realizzazione di questo capolavoro assoluto.
Tutti artisti senesi tranne Bernardino Di Betto, il Pinturicchio che soavemente, realizza nel cinquecento l’immagine della fortuna a petto scoperto e con una bella trippetta, che posta all’interno di una cattedrale qualche anno prima dell’arrivo del bacchettonismo fradicio dei Medici, mostra quanto la luce splendeva prima della scesa delle tenebre granducali.
Qui il riquadro della lupa senese che allatta i gemelli Senio e Aschio, circondata nel tondo dagli animali totemici che rappresentano le città alleate, risalente al 1373, ma rifatto nell’800 per la consuzione. Resti originali sono conservati nel Museo dell’Opera.
Guardando con un soave sguardo laico all’intera serie di marmi e di immagini, sorvolando su temi e aspetti religiosi che determinano le scene, ciò che sta ai piedi alle pareti e al cielo, di questo edificio, non è l’ansia bacchettona di accondiscendere quel tal signore, quell’altro tal cardinale di casata nobile, qualche tronfio esemplare di bottegaio, poi banchiere, poi in divenire di nobiltà a fiorini, ma la fresca e limpida aria della libertà delle genti e delle arti, del benessere fisico e morale che si nutre di idee e di bellezza aperta a tutti.
Ora il pavimento, come il Duomo, sono gestiti da “Opera Laboratori Fiorentini”, che per entrare richiedono non un fiorino, ma otto euro.

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Gaiole vuole adottare via Gaiole a Roma

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Non sono più i tempi di Spartaco e neanche quelli di Targhini e Montanari, del satiro Pasquino, del sindaco Nathan del “non c’è trippa per gatti” e di Saffi, Armellini e Mazzini, di Goffredo Mameli o dalla floreale brezza Porta Pia suonata dalla carica della tromba del bersagliere senese Niccolò Scatoli o dei sonetti di Fabrizi o di Trilussa.
Neanche sono i tempi di quel profumo di mosto in ebollizione delle giunte Petroselli e dell’urbanista Antonio Cederna o dello storico dell’arte Giulio Carlo Argan o le poesie balistiche di Paulo Roberto Falcao.

Stasando lo spurgo del tempo dei vent’anni che almeno avevano un architetto in gamba e con uno stile (Piacentini) i gargarismi di acqua santiera, le galoppate insane del Freddo e del Teribbile, dei franchi evangelisti e degli sbardellati o delle più recenti suburre delle vie di mezzo, ecco che ti esce la timida Virginia Raggi, che si trova a sedere sulla punta di un vulcano da innaffiare con la gomma dell’orto.
Via Gaiole in Chianti a Roma versa in condizioni di degrado e il sindaco del paese del Chianti (Storico) Mischele Pescini, scrive una lettera alla collega per chiedere se può dare una mano nella gestione onorevole della via e per invitare la collega stellata nella piana guazzosa di ottobre in occasione dell’Eroica e bere insieme un bicchiere di sangiovese.

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Peste suina: Toscana a rischio per cinghiali

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“Stiamo correndo un rischio enorme, se la Regione non si muove subito sarà un disastro per molte delle nostre produzioni”, così il presidente di Confagricoltura Toscana Francesco Miari Fulcis lancia l’allarme peste suina dopo la conferma da parte della Commissione europea della notifica da parte del Belgio di due casi di peste suina africana nella città di Etalle.

“Purtroppo abbiamo avuto la conferma che i due casi riscontrati in Belgio sono proprio della nuova peste suina, la pesta suina africana molto più contagiosa e letale di quella classica – spiega Miari Fulcis – . Altri paesi Ue, come Francia e Lussemburgo si sono subito mossi per bloccare il contagio, da noi invece è tutto fermo. Già abbiamo sollecitato il Governo a predisporre un piano straordinario di controllo, ma la Regione non può certo attendere notizie da Roma. Il Presidente Rossi si deve muovere subito o sarà troppo tardi perché la Toscana è un’area particolarmente a rischio”.

Il motivo del pericolo che sta correndo la nostra regione è facilmente spiegabile. Da una parte c’è una popolazione di ungulati e in particolare cinghiali enorme e oramai sfuggita al controllo, “e sono proprio questi animali i portatori della nuova peste suina” specifica Miari Fulcis. Dall’altra, a differenza di altri territori, in Toscana molti allevamenti di suini si caratterizzano per essere allo stato aperto al fine di garantire una qualità e una salubrità della carne assai più elevata. “Due elementi che ci espongono più di altri – commenta il presidente di Confagricoltura – se da parte della Regione non ci sarà l’immediata e adeguata consapevolezza di ciò che sta avvenendo e se non interverrà subito”.

E’ necessario quindi che tutte le autorità, Regione in testa, si attivino per l’immediato contenimento della fauna selvatica coinvolgendo anche le associazioni venatorie e le organizzazione degli agricoltori e degli allevatori” conclude Miari Fulcis.
Fonte : Il Cittadino

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Il certificato di studio della scuola serale di Vertine nel 1968

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La scuola, il sapere, simbolo di emancipazione e di riscatto per chi ha sempre chinato la schiena a lavorare, per chi comprende ancora che l’istruzione rende liberi.
Come la Rosa, che ha preso la terza elementare a 57 anni suonati alla scuola serale di Vertine nel 1968, un grande passo avanti nel pensiero di libertà e di affrancamento.
Leggere un giornale, fare la propria firma su un documento, sul libretto di pensione ogni volta si andava a riscuoterla all’ufficio postale.
Esce all’improvviso da un cassetto questo vecchio diploma scolastico, alto esempio di una innata voglia di andare avanti e di migliorarsi, progredire come cittadina, come persona.

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Il giro della Nobile Contrada dell’Aquila

Il giro dell’Aquila, è ogni anno, l’ultimo barlume di Palio e d’estate prima della quiete invernale, e invece ci pensa la nuova Amministrazione Comunale a somministrare fuori programma, l’invenzione del Palio Straordinario da corrersi in ottobre.
A ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale, a ricordo e riflessione dei drammi che tale insensata furia distruttrice fra simili avvenne cento anni fa.
Era meglio pensarci prima, era meglio non arrivare a ottobre per la furia ossessiva di festa che i giovani delle Contrade hanno avallato nelle assemblee.
Sarebbe meglio che, visti i tempi, la fretta, l’autunno incombente che nessun cavallo, come nessun fantino si facesse male. Riflessione ancora non sentita da nessuna parte.

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