
Le condizioni di questo piccolo ma antico villaggio della Berardenga, sono talmente critiche da colpire in modo profondo qualsiasi sensibilità. In questi anni sono apparsi articoli di giornale e interessamenti diffusi per la sorte di questo pezzo di memoria, proprio in questi giorni anche il profilo Paradiso …Toscana Group ha prodotto foto su questo abbandono.
L’Associazione Berardenga Storia e Arte, già nel mese di Settembre aveva segnalato lo stato delle cose alla Soprintendenza, attenendosi a due atti del 2006 ( Verifica di Interesse Culturale e successivo benestare all’alienazione) che lo stesso Ente produsse.
La Soprintendenza ha già risposto con una presa in carico della segnalazione e si attende quali interventi saranno previsti.
Per capire meglio la situazione attuale, forniamo una serie di foto che parlano da sole, ma anche alcune considerazioni storiche su Barca e la sua chiesa per valutare se trattasi di patrimonio culturale quello che dovremmo salvaguardare.
Chi è interessato si prepari ad una lettura non brevissima, ma chi lo farà, forse sarà ripagato da alcune notizie non sempre conosciute.
Barca appare nelle scritture dei monaci della Badia a Monastero già nell’anno 1074 “ castello et poio de Padule qui vocatur Barqua”, in altri documenti coevi si fa riferimento ad una chiesa di Santa Maria in Barca. Nel 1202 Barca si sottomise all’amministrazione senese e venne aggregata alla Gazzara, diventando un villaggio utile alla organizzazione dei beni fondiari della Badia a Monastero.
Barca che nell’XI secolo veniva collocata sul Poggio del Padule, sorge difatti su uno sperone tufaceo alla cui base scorre il Torrente Malena, quasi 30 metri più in basso. Nei periodi piovosi e tanti secoli fa è probabile che la Malena che proprio in quell’area ha una svolta di 90 gradi, producesse esondazioni e paludi, da qui il nome antico dello sperone o forse della collina del cimitero.
Nel corso dei secoli, vari documenti di archivio della Repubblica senese citano Barca, come per le richieste di fortificazione che pervenivano dagli abitanti di una zona vasta che da San Piero arrivava a San Lorentino a Bossi e soprattutto sul finire del XIV secolo, quando le incursioni fiorentine si fecero insistenti, in questo tempo (1379) proprio i senesi scrivono di “Fortilitium Barche o Barque” come castello diffidato dal ricevere coloro che erano stati banditi da Siena.
Nelle decime di fine Duecento, inizi Trecento, sono documentate due chiese, una titolata a San Salvatore e un’altra a San Pietro, questa notizia potrebbe sembrare improbabile, ma come vedremo anche dalle Visite Pastorali successive è confermata.
Nella prima metà del Quattrocento a Barca viene citato anche un palazzo ed è proprio nel XV secolo che troviamo le prime Visite del Vescovo di Arezzo. Giusto per ricordare l’importanza della chiesa di Barca, ho pensato di riprodurre l’elenco delle Visite dal 1468 al 1680.
– 7 Luglio 1468 Vescovo Lorenzo degli Acciaiuoli – S.Salvatore a Barca 35 anime-San Pietro a Barca 60 anime
– 27 Aprile 1575 Vescovo Stefano Bonucci si confermano le 2 chiese con 2 rettori diversi
– 26 Aprile 1582 sempre Stefano Bonucci –San Salvatore e San Pietro sono 2 chiese unite
– Visita Apostolica 1583 –Angelo Peruzzi Vescovo di Sarsina – visita S.Salvatore, 55 sono le anime da comunione
– 9 Settembre 1603 Vescovo Pietro Usimbardi – chiesa di San Salvatore a Barca
– 25 Aprile 1613 Vescovo Antonio Ricci visita 3 chiese : San Salvatore con l’annessa chiesa di San Pietro e quella di San Martino alla Gazzara
– 24 Maggio 1624 Vescovo A. Ricci – visita San Pietro annessa a San Salvatore e quest’ultima chiesa
– 21 Maggio 1640 Vescovo Tommaso Salviati – San Salvatore e San Pietro sono unite ma distinte, la prima chiesa esercita il patronato laico su San Pietro a Curina
– 26 Agosto 1660 Vescovo Tommaso Salviati visita San Pietro in Barca annessa a San Salvatore 90 anime in totale
– 28 Maggio 1669 Vescovo Tommaso Salviati – visita San Salvatore a Barca, anche San Pietro unita alla prima e la chiesa di San Martino alla Gazzara
– 9 Aprile 1674 Cardinale Nereo Corsini visita San Pietro in Barca unita alla chiesa di San Salvatore
– 25 Maggio 1680 Vescovo Alessandro Strozzi – visita la chiesa di San Salvatore che conta 83 anime e quella di San Martino alla Gazzara delle suore di Santa Petronilla.
– 26 Maggio 1680 visita San Pietro unita San Salvatore
La continuità delle descrizioni pastorali circa l’esistenza di due chiese a Barca, sembra scontrarsi con alcuni testi come il Catalogo di Architettura di Castelnuovo edito nel 1995, dove si scrive che nel Cinquecento una delle due chiese romaniche fu riedificata, conservando parte dei muri originali del perimetro e dell’abside circolare e fu intitolata ai SS Salvatore e Pietro. A parte la ricostruzione, sembrerebbe possibile l’unificazione anche fisica delle due chiese, ma non si spiega con le visite pastorali dello Strozzi che nel 1680 visita le due chiese in giorni distinti.
In ogni caso e anche guardando la progressione delle visite pastorali di oltre due secoli, si nota come la chiesa o le chiese di Barca fossero tutt’altro che secondarie nell’ottica della Diocesi Aretina.
Sempre sul finire del XVII secolo il comunello di Barca è relazionato dal Gherardini, supervisore del Granduca Cosimo III dei Medici e anch’egli segnala si due chiese, ma a Barca solo San Salvatore, la seconda è quella della Gazzara (San Martino). Insomma il nodo non si scioglie.
Barca aveva un Mulino lungo la Malena, posto nelle immediate vicinanze del Borgo, era un podere, lo ritroveremo anche nel catasto lorenese del 1825 con il toponimo Molinuzzo. Oggi è scomparso, non ci sono più emergenze architettoniche, ma è individuabile e guardando bene le moderne mappe si ha la sensazione di scorgere le sue ceneri di pietra.
La famiglia Beccarini fu proprietaria di Barca e del suo Palazzo fin dal 1432, cederanno il tutto a Guglielmo Tesi solo nel 1892.
Nel 1906 il parroco abitava nel vecchio Palazzo Beccarini, perciò trasformato in canonica, nei primi anni ’30 del Novecento la chiesa versava in condizioni di degrado e fu quasi completamente riedificata dall’Ing. Luigi Socini, non alterando le murature ma aprendo alcune monofore e rifacendo il tetto, cosiccome i tre altari interni.
Ancora nei primi anni ’60 del Novecento, Barca, con la chiesa, la Canonica Palazzo, i poderi con tre famiglie di contadini, era pienamente vissuta e come ci racconta Margherita Fontani, c’era il prete, un fabbro, un calzolaio e un barbiere e soprattutto la scuola elementare fino alla terza classe.
Nel 2006 la Curia richiese la possibilità di alienare, la ottenne, si aprì una speranza, che gli acquirenti potessero conservare quel patrimonio, quello che è successo lo vedrete attraverso le fotografie, un vero disastro architettonico e un’incuria estrema.
Negli ultimi mesi abbiamo notato almeno un po’ di pulizia attorno alla chiesa, oramai sovrastata da macchie e vegetazione arbustiva, ma il danno c’è ed è enorme, quella chiesa scoperchiata che per mille anni è stata accudita, restaurata più volte, sembra attendere gli ultimi colpi per crollare definitivamente su sé stessa.
All’inizio bastava poco per proteggere le travi e gli arredi liturgici ( Confessionale-Fonte battesimale, Altari..) ora sono sotto travi marce e mattoni crollati, lattoneria, negli ultimi anni e nonostante avessimo, in tanti, urlato l’esigenza di intervenire, si è perpetrato il danno più evidente, come si potrà vedere dalle foto datate.
Ora possiamo solo sperare in un intervento di intimazione alla conservazione da parte della Soprintendenza, è l’ultima spiaggia. Fonte: Le Nostre Orme – Castel Berardengo
















































































































