Mai senza una lampada da tavolo a Torre di Pisa

Le mitiche gite di un giorno degli anni ’70 avevano il gusto dell’uscita dalle mura paesane e il carico di una serie di aneddoti da ricordare nelle veglie e fra i ricordi più cari.
Quelle foto di costumi ascellari fatti all’uncinetto o con i ferri da calza, quelle improponibili piagiate di persone nella “500”, quelle ciotole di pastasciutta portate da casa o quelle fettine impanate in trattoria con cocomerata generale.
In quelle foto non c’era un’allegria inventata per la fotocamera, c’era quella vera, spensierata armonia che si alluzzava con un mangia dischi, qualche alzata di sottana o il russare in spiaggia per non spendere quei due soldi in qualche pensioncina appollaiati gli uni sugli alri.
Non c’erano facce tristi e scontente… bastava quel poco che era sempre tanto e prima di ripartire, non poteva mancare il dono per i parenti o per i ragazzi.
Decine di palle di vetro con la neve dentro, qualche cartolina e per chi aveva la fortuna di andare a Pisa, non poteva mancare la mitica torre pendente di plastica con la lucina dentro, da mettere sul comodino.

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I girasoli intorno all’antenna delle Balze di Caspreno

Un po’ ovunque si cerca di mimetizzare la presenza delle utili – ma non belle – antenne per la telefonia in posti un po’ in disparte che non ne pregiudicano il funzionamento.
Nella Berardenga si espongono in prima fila in luoghi affascinanti, neanche fossero i Bronzi di Riace.

Un camion al cospetto della nuova antenna pare il nano Mammolo, ma tutto intorno c’è una poesia redatta con il profumo del miele e della paglia al sole – fatta a zollette – orfana del grano appena tagliato.
Caspreno è uno dei più antichi toponimi del territorio della Berardenga, nei cui dintorni sono stati rinvenuti resti di insediamenti risalenti al IV – I Secolo A.C, mentre il “Cartulario della Berardenga” cita Caspreno e le sue Balze in tanti e delicati momenti storici.
Una visione dipinta dal lavoro dei contadini che per secoli hanno arato queste zolle argillose traendone alimento e modellando un paesaggio fra i più significativi della Berardenga e della Provincia di Siena.
Un’armonia di paesaggio che tanto si ostenta – porta benessere – ma poco si mantiene.

Fonte: Il Cittadino.

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Parcheggiare i carrelli alla Basilica di San Domenico

Sembra che riappropriarsi della moneta da un Euro immessa nel carrello della spesa non sia più un valido motivo per riportare diligentemente il cestello ruotato una volta completati i propri acquisti.
Ne è riprova il carrello lasciato all’ombra di un cipresso nei giardini della Basilica di San Domenico.
Probabilmente proviene dall’ex garage Busi – poco lontano – trasformato pochi anni fa in supermercato… alle brutte potrebbe tornar comodo ai frati per trasportare i ceri alla loro vendita diretta.

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Il Consorzio di Bonifica e la manutenzione del torrente Chianti

Il Consorzio di Bonifica è arrivato con i migliori intenti, armato di motoseghe, scavatori con il granchio e macchina cippatrice per levare tutto il legno alto più di mezzo metro dalle sponde del torrente.
Le carte dell’Istituto Geografico Militare antecedenti al periodo bellico, hanno fatto loro penare nel trovare l’esatto letto del torrente a partire dalla sorgente.
Poi hanno domandato – verificato – e cambiato in corsa gli utensili: al granchio è stata sostituita una benna, alle motoseghe sono arrivati i decespugliatori, ai cippatori, sono arrivati i camion che hanno raccolto la mota dell’anno, rammontata agli archi dei ponticelli e nell’alveo.
Ora pare un borro tirato a lustro con la cera, ma di cippato non ne hanno fatto senza indebolire la retta degli argini, che per fortuna, qui sono di pietra. Fonte: Il Cittadino.

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Berardenga, un solco di zinnie all’Orto Felice

Le zinnie sono fra i fiori più luminosi dell’estate e un solco dai colori sgargianti fra le verdure coltivate dai ragazzi dell’Orto Felice a San Felice, sono un tocco di classe all’interno di un progetto importante.
Sono il simbolo di amicizia, semplicità e ricordi felici… all’Orto Felice.

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L’attendente Farina a zonzo per Castelnuovo Berardenga

L’attendente Antonio Farina ha momentaneamente lasciata sola Vassilissa ad occuparsi del ristorante nell’isola di Magisti con il supporto poco pratico del sergente Lo Russo e del Tenente Montini – uno che va sempre di fretta perchè gli si secca il colore -.
A quei due non basta una mezza giornata per affettare un paio di melanzane, ma per fortuna c’è il senso spiccio e pratico di Vassilissa che sa come mettere in riga anche un generale.
Dopo vent’anni di noia e lpoi a guerra pareva che ci fosse il verso che tante cose potessero migliorare e dare un po’ di luce e di speranza, ma a forza di tonache e processioni, servi e arlecchini, fu subito chiaro che l’illusione di infrangere il conformismo rimaneva tale.
I personaggi interpretati dai grandi attori rimangono nel cuore degli spettatori e in quello stupendo film che è Mediterraneo (Premio Oscar 1992) la figura del mite soldato Farina che si nasconde nel barile delle olive pur di non tornare in Italia e non perdere il suo amore è rimasta scolpita.
Giuseppe Cederna, attore.

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I bombi al pascolo sul fiore di carciofo

La felicità è quella cosa che quando si prova, distrae da tutte le altre cose che accadono intorno.
I bombi a ruzzare in quel parco giochi del polline del fiore di carciofo ne sono una dimostrazione.

Si tuffano, girano, raccolgono polline con tutto il corpo, si inebriano di quel delicato profumo in un bagno al colore delle vecchie etichette di Felce Azzurra.

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Il fontino di Fietri

C’era un mondo che si muoveva per attingere l’acqua fresca filtrata dalle radici dei castagni.
C’era verso che davanti a quella cannellina dal liquido non proprio a pressione, vi fosse una fila ordinata di persone che dai posti più disparati salivano questo costoleccio montagnolo di Chianti appollaiato tra il Valdarno e la Berardenga per il gusto di intrattenersi a fare due chiacchiere.
In tutte le stagioni era difficile non trovare nessuno al fontino di Fietri… ora questo avviene e anche il pur piccolo paese pare essersi staccato dalla crosta terrestre, tanto che se arriva un visitatore si avverte un misto tra pericolo o intrusione, quasi fosse un’isola nell’oceano.
La vegetazione si è ripresa il lavatoio, il muro del deposito ancora si scorge, ma le liane avanzano e quella terra rossa tipica del luogo, nel campo degli ulivi, pare un campo da tennis dismesso.

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La colonna dello sguardo di Jean-Paul Philippe

Mentre nelle Balze di Castpreno si sta erigendo una utile – quanto orrenda – antenna per telefonia in una raffinata espressione del paesaggio che vedrebbe ugualmente irradiare il segnale anche se rizzata un po’ più in disparte – non avendo il pregio e la fattura di un “Bronzo di Riace” – nella campagna altrettanto romantica che scorre tra Rapolano e le Serre, spunta un’erezioe dal terreno appena inaugurata, prodotta dalla ricerca artistica di Jean – Paul Philippe, lo stesso autore del “Sito Transitorio” situato a poca distanza da Mucigliani.

Una colonna di locale travertino che, a seconda dal punto di vista, rimanda ad anatomia, a un razzo spaziale o a un enorme flauto che gli studenti medi portavano a scuola nell’ora di musica.

Un’opera di 4.5 metri che pare un faro di fronte a un mare di terra che cambia espressione e colore a seconda delle coltivazioni e delle stagioni.

Nelle intenzioni dell’autore, c’è quella di condurre un dialogo con la luce, attraverso le nuove prospettive che si aprono dal centro della colonna dove si riflette l’immagine del visitatore e la specola che si apre sull’orizzonte del tramonto impastata con la rotondità della creta.

Una scultura introspettiva… bella o brutta che sia a seconda dei gusti e dei punti di vista, inutile se non a gettare uno sguardo entro se stessi, ma che porta a uscire e muoversi in luoghi carezzati dalla rondine e dalle acque salutari.

Non una legnata ai sentimenti come l’installazione – non artistica – in corso d’opera alle Balze di Caspreno… a due passi dalla “Battaglia di Montaperti”, in mezzo a dune aspre e solitarie che addolciscono il cuore.

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Estrazione Contrade Palio 16 agosto 2026

E’ una frenesia che non da pace e non permette di leccarsi le ferite, oppure di cospargersi di un unguento vittorioso a base di olio d’ulivo, arnica e foglie d’alloro, che già riprincipia a avviare la febbra agostana misurata con un vitreo termometro comunale.

Estrazione a “Palio caldo” delle Contrade che correranno il Palio di mezzo agosto: Selva, Chiocciola, Oca, Nicchio, Lupa, Istrice e Torre di diritto… aggiunte Aquila, Onda e Giraffa.

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