Le granate di scopa del Palio

L’essere umano fin dalla notte dei tempi si è ingegnato di spirito di osservazione e di arguzia per trovare intorno a se gli strumenti per alimentarsi o per creare utensili utili alle proprie esigenze quotidiane.

L’erica (detta anche scopa) è un arbusto che cresce spontaneamente un po’ ovunque nel sottobosco e la sua frasca sinuosa che si flette è il più morbido degli strumenti per spazzare le aree esterne.

Strumento imprescindibile per gli spazzini nella pulizia delle città fino all’arrivo dei plasticoni verdi, a Siena gli operai del Comune la impugnano vigorosamente dal lungo manico di legno per preparare la pista di tufo prima del passaggio dei cavalli.

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La cena dell’eclisse di sole e delle uova al pomodoro

Per celebrare l’eclisse di sole è stata indetta una cena per celebrare l’occasione, solo che nel fervore dei preparativi e nell’assillo di nuvole minacciose, lampi e fulmini all’orizzonte dietro al castello di Brolio, si è perso il filo della matassa e ci si è scordati di guardare verso la linea dei colli di Radda dove ogni sera avviene il tramonto.
In compenso si avevano le bolle di sapone prodotte da Alessandro rincorse dalla piccola Ginevra nel tentativo di salvarle tutte prima che toccassero terra.
La finta trippa di frittata e pomodoro e uova cotte nel pomodoro e basilico: una cena lussuosa quando nelle case c’era molto meno, una cena lussuosa ai tempi attuali perchè è un modo per stare tutti insieme in letizia guardando i lampi nel buio sulla Val’d’Orcia.

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Palio, il tubista e il servente al pezzo

Dietro gli sgargianti abiti a fiori della signora sindaco, c’è un’operosa macchina oganizzativa oliata fin nei minimi dettagli, fatta da persone che sotto al sole collinare sono dedite – senza alcun rimpianto per i bagni marittimi – a far incastrare ogni pezzo nel suo intarsio.
Per mantenere efficente l’elasticità della pista di tufo e salvaguardare la corsa dei cavalli, affiatate coppie di “Tubista e servente al pezzo” si suddividono in zone la Piazza per tenerla innaffiata, coordinate da un funzionario e protetti – nel loro operare – dalla presenza di una Guardia Comunale.

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I materassai del Palio

Dietro gli sgargianti abiti a fiori della signora sindaco, c’è un’operosa macchina oganizzativa oliata fin nei minimi dettagli, fatta da persone che sotto al sole collinare sono dedite – senza alcun rimpianto per i bagni marittimi – a far incastrare ogni pezzo nel suo intarsio.

I materassi da Formula 1 posizionati alla curva di San Martino, furono un’arguta innovazione aggiunta ai tempi della giunta Piccini per attutire l’impatto di cavalli e fantini lanciati al galoppo verso la meta senza dover subire scossoni e traumi.
Scelta intelligente e innovativa a cui due specialisti materassai del Comune spetta la messa in posa e in opera al sorgere del sole di ogni mattina di Palio e il loro controllo quotidiano.

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Le candele curvate dal gran bollore

Che è caldo si sente sulla pelle anche senza attendere che lo certifichi il telegiornale.
A forza di sentirlo ripetere ogni cinque minuti da chi passa le giornate sotto al meriggio guardando il mondo che si muove e opera normalmente, piglia un senso di nausea da discorsi stanchi.

Il gran bollore entra anche in chiesa, avvolge i magi, il bove, il ciuco e tutti i santi che con la vampa del deserto non possono opporsi neanche con i loro accosti e miracoli.
Anche le candele lentamente cedono e s’incurvano.

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Il Palio di Teodora Axente

Palio dedicato al Settecentesimo anniversario della Battaglia di Camollia del 1526, dove uno sparuto gruppo di senesi le suonò di santa ragione all’agguerrito, ben equipaggiato e numeroso esercito fiorentino appoggiato dalle truppe del Papa Clemente VII… e qui la vittoria suona ancora più bella e gioconda.
E’ splendida la ricostruzione di Porta Camollia e quello scorcio di Siena che pare preso direttamente dalla scalinata della Basilica dei Servi.
Suscita stranezza la rappresentazione delle Contrade che correranno il Palio del 16 agosto 2026 (meteo permettendo) con delle dame dai panneggi che ricordano vagamente i colori delle contendenti sul Campo.
Uccelli dai volti umani e con le piume di sgombro, una Madonna in un cielo plumbeo che preannuncia la battaglia e le sorti che essa potrebbe generare nella perdita costitutaria della società dell’epoca.

Una Madonna con le mani da muratore, come nella perfetta tradizione: anche i più grandi pittori senesi dell’epoca d’oro hanno dipinto mani con vari spunti creativi.

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La cena amatriciana e il budino di soppressata

Doveva essere una cena da un piatto di pasta e via e invece si è trasformata in un’estemporanea di cucina e di fantasia epiche, messe insieme facendo.
Alla presenza dell’autorità civile e religiosa – Pasquallino e Padre Damiano) un’altra meravigliosa serata con una tavolata di tovaglie a scacchi bianchi e rossi, bimbi alla ricerca di stelle che non cadevano, gioia di parlare e stare insieme… riunione generale per decidere insieme le nuove iniziative.

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Nell’aia sotto al fico: brindisi alla rondine delle stelle cadenti

Giornata dei Calici di Stelle nel giorno delle stelle cadenti, nella notte di San Lorenzo.
Un enorme fico pluri secolare che adombra un’aia, damigiane svestite, una tovaglia bianca e rossa a quadretti, panchetti di legno.
E’ il primo attimo fuggente di una rondine che ancora non lo era, un uccellino di nido spaurito che si rintanava dietro occhiali spessi.
Un caro punto dei ricordi, una bottiglia di vino, un brindisi a tutti i troppi assenti.

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La cena della trippa

Quando il sindaco Ernesto Nathan si accorse che Roma era piena di topi e le colonie di gatti gatti capitolini venivano alimentate a trippa dalle casse comunali, emise l’ordinanza di cessare questo uso e senza volerno coniò il famoso modo di dire: “Non c’è trippa per gatti”.
E infatti la Cicciolina di Vasco – forse memore di questa antica ordinanza – è salita su un tavolo e se ne è andata di corsa con una grossa rondella di salame in bocca.

Un’altra serata al fresco della Pista nell’armonia che contraddistingue questo piccolo mondo antico.

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I fuochi di San Donato

San Donato ma non in Perano, bensì il vescovo poi diventato santo che è il patrono di Arezzo, la cui data cade il 7 di agosto e la città festeggia con i famosi fuochi a cui sono associati un po’ di proverbi non tutti riferibili.

La città che stringeva al cuore Josè Saramago vista dall’alto distesa nella piana, nella notte dei fuochi, ha occhi verdi e splendidi disegni di luce in cielo.
Questa meraviglia di foto sono scattate dal bravissimo Lorenzo Prodezza.

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