I bombi al pascolo sul fiore di carciofo

La felicità è quella cosa che quando si prova, distrae da tutte le altre cose che accadono intorno.
I bombi a ruzzare in quel parco giochi del polline del fiore di carciofo ne sono una dimostrazione.

Si tuffano, girano, raccolgono polline con tutto il corpo, si inebriano di quel delicato profumo in un bagno al colore delle vecchie etichette di Felce Azzurra.

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Il fontino di Fietri

C’era un mondo che si muoveva per attingere l’acqua fresca filtrata dalle radici dei castagni.
C’era verso che davanti a quella cannellina dal liquido non proprio a pressione, vi fosse una fila ordinata di persone che dai posti più disparati salivano questo costoleccio montagnolo di Chianti appollaiato tra il Valdarno e la Berardenga per il gusto di intrattenersi a fare due chiacchiere.
In tutte le stagioni era difficile non trovare nessuno al fontino di Fietri… ora questo avviene e anche il pur piccolo paese pare essersi staccato dalla crosta terrestre, tanto che se arriva un visitatore si avverte un misto tra pericolo o intrusione, quasi fosse un’isola nell’oceano.
La vegetazione si è ripresa il lavatoio, il muro del deposito ancora si scorge, ma le liane avanzano e quella terra rossa tipica del luogo, nel campo degli ulivi, pare un campo da tennis dismesso.

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La colonna dello sguardo di Jean-Paul Philippe

Mentre nelle Balze di Castpreno si sta erigendo una utile – quanto orrenda – antenna per telefonia in una raffinata espressione del paesaggio che vedrebbe ugualmente irradiare il segnale anche se rizzata un po’ più in disparte – non avendo il pregio e la fattura di un “Bronzo di Riace” – nella campagna altrettanto romantica che scorre tra Rapolano e le Serre, spunta un’erezioe dal terreno appena inaugurata, prodotta dalla ricerca artistica di Jean – Paul Philippe, lo stesso autore del “Sito Transitorio” situato a poca distanza da Mucigliani.

Una colonna di locale travertino che, a seconda dal punto di vista, rimanda ad anatomia, a un razzo spaziale o a un enorme flauto che gli studenti medi portavano a scuola nell’ora di musica.

Un’opera di 4.5 metri che pare un faro di fronte a un mare di terra che cambia espressione e colore a seconda delle coltivazioni e delle stagioni.

Nelle intenzioni dell’autore, c’è quella di condurre un dialogo con la luce, attraverso le nuove prospettive che si aprono dal centro della colonna dove si riflette l’immagine del visitatore e la specola che si apre sull’orizzonte del tramonto impastata con la rotondità della creta.

Una scultura introspettiva… bella o brutta che sia a seconda dei gusti e dei punti di vista, inutile se non a gettare uno sguardo entro se stessi, ma che porta a uscire e muoversi in luoghi carezzati dalla rondine e dalle acque salutari.

Non una legnata ai sentimenti come l’installazione – non artistica – in corso d’opera alle Balze di Caspreno… a due passi dalla “Battaglia di Montaperti”, in mezzo a dune aspre e solitarie che addolciscono il cuore.

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Estrazione Contrade Palio 16 agosto 2026

E’ una frenesia che non da pace e non permette di leccarsi le ferite, oppure di cospargersi di un unguento vittorioso a base di olio d’ulivo, arnica e foglie d’alloro, che già riprincipia a avviare la febbra agostana misurata con un vitreo termometro comunale.

Estrazione a “Palio caldo” delle Contrade che correranno il Palio di mezzo agosto: Selva, Chiocciola, Oca, Nicchio, Lupa, Istrice e Torre di diritto… aggiunte Aquila, Onda e Giraffa.

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“Il bighellone”, mostra su Guido Chigi Saracini

Il titolo dell’articolo è fuorviante e non vuole essere manchevole di rispetto verso un nobile benestante che è stato l’ultimo dei mecenati, dedicandosi alla coltivazione dei suoi interessi musicali e donando qua e là – senza molto apparire -piccole porzioni di terreno, piccole somme di denaro o mandando dipendenti propri per contribuire alla costruzione o riparazione di un bene pubblico.
Il titolo dell’articolo ha un suo senso se visto nel contesto e negli anni in cui la vita del conte si formò e si sviluppò in un certo contesto storico.

La mostra “Armonie in Villa” è visitabile presso il Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga ed è stata allestita in occasione dell’acquisto e inaugurazione della Villa Chigi Saracini da parte della locale Amministrazione Comunale.
Un mecenate delle arti e principalmente della musica: all’interno dell’alto muro perimetrale si sono svolti concerti di altissimo livello con musicisti di fama mondiale che hanno allietato un buon numero di privilegiati ospiti.
Forse per il conte, la musica valeva più di ogni altra cosa, dedicando tutto se stesso e molti dei suoi averi per la costituzione di un’Accademia Musicale (Chigiana) nel suo palazzo di via di Città a Siena, nel commissionare busti e installazioni ai più valenti scultori per ritrarre i più valenti musicisti; marmi da posizionare poi nel giardino della villa di Castelnuovo.
A lui e a Arrigo Boito il merito di aver tolto dal dimenticatoio la figura e le opere di Antonio Vivaldi.
Ufficiale di sanità durante la Prima Guerra Mondiale con al seguito la propria auto personale, viveva appartato tra il suo palazzo di città e la villa castelnovina.
Entrò in possesso di un impero economico messo insieme dagli avi banchieri fatto di poderi, terreni, mezzadri, palazzi, dopo che loo zio Fabio venne preso per una lepre dal conte Busatti (proprietario di Felsina) e perì in un incidente di caccia a Terrarossa.
Una vita appartata svolta al riparo di alte mura, circondato dai suoi cani e da quella servitù che bastava per non dover stirare, potare le rose e le siepi di bosso, cuocere quanto il contado portava in dote dai propri orti o cortili.

Distintamente vestito – per non dire elegantissimo – nei ruggenti anni ’20, quando gli ultimi soggetti sempre poco toccati dalla storia ribolllivano per avere un futuro migliore e si preparavano le basi per violenze, confini e tribunali speciali, c’era chi -vedendo quell’uomo distinto, in disparte e sempre assosrto in questioni ludiche e poco lavorative – lo apostrofava come “Il bighellone”, mettendo in questa affermazione secoli di zolle tramandate per generazioni al servizio suo o di altri possidenti.

Inutile dire che questa persona con l’avvento del fascismo fu costretta a emigrare in Brasile, dove vivono ancora i suoi discendenti.

La mostra “Armonie in Villa” è aperta fino al 31 di agosto, l’ingresso è gratuito, con il seguente orario: Dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 13:00. Il venerdì e il sabato anche dalle 16:00 alle 19:00.

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Palio 3 luglio 2026, il Corteo Storico

La formazione del Corteo dal Palazzo del Governo in una Piazza Duomo spoglia di persone è una conseguenza della pioggia e dello slittamento al giorno dopo di tutto il complesso meccanismo del Palio.
C’era la sensazione di essere fra pochi intimi a vedere la meraviglia di vellluti, strumenti musicali e bandiere partire al passo di tamburi e chiarine per le vie della città.
C’è un’accuratezza di particolari e una logisitca nel mettere insieme tutto questo che non ha eguali.

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Palio 3 luglio 2026: Aquila… ovviamente

Telecronista Rai in quella epica mossa del Palio del 3 luglio 1992 era Paolo Frajese, che raccontò con la sua classe innata il vivace scambio di nerbate fra Aceto (fantino dell’Aquila) e Legno (fantino della Pantera).
Vinse l’Aquila – e ora si toglie la “cuffia della nonna” – dopo una corsa entusiasmante e ci sono voluti ben trentaquattro anni per riassaporare il gusto della vittoria al popolo aquilino.
Stavolta tutto sembrava scritto: il miglior fantino, il miglior cavallo, la dea bendata che benedice e premia le contrade a lui vicine e le dispone come uno scacchiere disegnato dal destino.

Solo che la Mossa non arriva nel momento in cui l’Onda di rincorsa entra tra i canapi e affianca gli altri cavalli: è Giovanni Atzeni che detta i tempi, parte per primo, il canape si abbassa e conclude i tre giri volando sul tufo.
Ovviamente (avverbio più usato a Siena) vince Giovanni Atzeni detto “Tittia” su Diodoro e i il popolo dell’Aquila – meritatamente – chiude una pendenza con il secolo scorso e inizia a gioire, a piangere, a pregare a stringere fra tante mani quel Palio dipinto da Ismaele Nones… pittore che avrà molto da lavarare per rinfrescare la sua opera così bramata e palpeggiata.

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Edda dell’Orso, una voce come uno strumento musicale

Una scena che da sola entra nella storia del cinema e vale un film è quella in cui Claudia Cardianale (la bellissima Claudia) scende dal treno e la camera sale in alto mostrando il polveroso villaggio del West nel quale è arrivata con Paolo Stoppa che l’attende con il calesse per inoltrarsi in quel paesaggio di sassi sospesi che è la Monument Valley dell’Arizona resa immortale da John Ford.
Si apre allora lacolonna sonora che si sviluppa con l’alzare della camera, iniziano le note – pigliano brividi di emozione sotto pelle – e strumenti e lirica si aprono.
Quella è la voce immortale di Edda Dell’Orso – che più di uno strumento – accompagna l’nadare di Claudia e Paolo nel “Ranch dell’Acqua Limpida” nel mezzo al deserto.

Una viosne sognatirce nell’aridità circostante, una voce che modella storie davanti alla macchina da presa:” C’era una volta il West”, “Giù la testa” (Scion – Scion), “C’era una volta in America”, “Metti una sera a cena”… la magia di scoprirla in tanto altro ancora.
Una splendida voce del 1935 resa immortale dal cinema, dalla voglia di sognare a buon mercato.

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Palio 2 luglio 2026: rivince il Lamma

E’ un dato di fatto che da quando è sindaco di Siena la professoressa Nicoletta Fabio, fulmini e saette si concentrano in Piazza del Campo nel corso di svolgimento dei canonici atti del Palio.
Ovviamente (avverbio che va per la maggiore a Siena) Il tutto è rinviato saggiamente a domani 3 luglio con il Corteo Storico e la corsa alle 19.30.

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Il Duomo di Siena riflesso sull’eufonio

Nel resto del mondo oggi è il 2 luglio, mentre a Siena è il giorno del Palio e tutto ha una sua logica, tutto ha una sua cadenza che termina in lacrime di gioia o a letto senza cena a seconda degli esiti.
Un coperchio di nuvole non è il viatico migliore per chi trepida la vittoria dal secolo scorso o da qualche decennio, ma vincere nelle avversità rende il ricordo più sudato e duraturo.

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