“Il cavallo degli artisti” mostra ai Magazzini del Sale di Siena

Centotrenta cavalli scossi dentro i Magazzini del Sale, nella mostra (ingresso gratuito) curata da Fabio e Lori Mazzieri, con le opere che raccolgono tecniche e modi diversi di intendere il nobile animale da parte di altrettanti artisti, molti dei quali possono vantare di aver dipinto almeno un drappellone del Palio di Siena nella loro carriera.
Una mostra impegnativa sia per il numero delle opere, la provenienza degli artisti, le tecniche di realizzazione, con lo scopo finale di donare al Comune (quindi alla città intera) un’opera di grande profilo e valore artistico che non dovrà essere racchiusa in una cassapanca dentro una qualche soffitta, ma che potrà essere esposta a rotazione nelle parti pulsanti di Palazzo Pubblico in fruizione dei cittadini, che potranno rivedervi i cavalli, i sogni, le delusioni dei Pali, dei propri ricordi, con i foresti che potranno toccare con mano l’amore della città per il cavallo in ogni sua forma e rappresentazione.
La raccolta è aperta nel tempo a tutti quegli artisti che vorranno essere generosi con Siena.
Ogni giorno, dalle 10 alle 19, un giro fra i piani e poi con gli occhi chiusi, con il suono della città che entra in penombra, con il sentore degli zoccoli sul tufo, delle rondini che giocano, dei piccoli dai nidi che si affacciano; e per chi ha la fortuna di trovare il Maestro Fabio Mazzieri all’interno della mostra, inizia un viaggio di aneddoti e rivoluzioni poetiche di storie che arricchiscono e incidono di nobiltà il cuore.

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Le ortensie di Volpaia

Volpaia, castello nel Chianti vero e non inventato nel comune di Radda dalle origini assai remote, il cui primo riferimento risale al 1172 dove un tal Franculus da Cintoia e il fratello Galfredus, concedono in ipoteca i loro possedimenti “della curte di Volpaio” a certo Spinello di Montegrossoli (pergamena nella Badia di Coltibuono).
Di feste di San Lorenzo, poi decadute per arrembanti deficenti che calavano a stormi nel castello, per limiti di  decenza e rispetto verso un paradiso prezioso e delicato c’è  solo un lieve e inutile ricordo.
Il torrione rimasto delle vecchia fortificazioni accoglie chi arriva, con sotto la vendita diretta del vino locale, alla sua sinistra la magnifica rosa bianca rampicante ha preso una bella sberla dal freddo invernale e ha parecchio ridimensionato il suo agire.
Per il resto è un camminare che fa bene, una cura amorevole e semplice verso il dettaglio con nessuna foglia che pende e con una gara fra le signore per abbellire e per riempire vasi e mezze bariques esauste di terra e di ortensie di ogni tanalità del rosa.

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Siena dalla Torre del Mangia guardando le rondini negli occhi

Sono ottantotto metri da terra e poco oltre quattrocento scalini per arrivare sulla vetta che domina i tetti di Siena e apre lo sguardo verso le meraviglie della sua campagna, fin verso la gioia dell’Amiata a sud, fin verso la basilica dell’Osservanza, la Certosa di Pontignano,nella direzione opposta.

Solo dieci anni per costruire questa meraviglia che sfida il tempo dal 1300, mentre i lavori sulla Salerno -Reggio Calabria vanno avanti all’infinito da quasi sessanta.
C’è tanta bellezza su cui riflettere e cose da ammirare, i campanili, gli edifici nobili, le vie, quegli sberleffi di palazzi della Camera di Commercio o della vecchia Mutua.
Da qui si raggiunge anche la vetta emozionale di guardare le rondini negli occhi, mentre giocano e garriscono libere e liete di fare da sfondo a una storia grande come un amore cantato dai Negramaro.

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Pasqualino e l’uva sette bellezze

C’è una sedia in ogni vigna, quando non una vera e propria poltrona messa per riprendere fiato dopo la pulitura di un filare andando in basso e di un altro tornando in alto.

Le scarpe non hanno cingoli e marce ridotte, non bruciano gasolio, ma energie del corpo e il riposo dopo un paio di filari si fa tenendo  le forbici in mano e guardando quella meraviglia di uva e di verde che sono le vigne vertinesi di Pasqualino.

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Il giro della Contrada del Bruco

I primi  moti popolari per rivendicare una vita migliore traggono origine nel lontano 1300, grazie al popolo del Bruco, disposto intorno Porta Ovile, dedito al lavoro della lana.
Gente che rivendica di aver messo successivamente al governo della Repubblica, persone che venivano dal basso e gente che ha sconfitto e umiliato l’imperatore Carlo IV che venne in città per restaurare il privilegio dei nobili e degli abbienti.
Lanieri che sfilano in città per la Festa Titolare in onore della Vergine, e che ricevono in dono, (dopo aver rullato e sventolato bandiere tutto il giorno) la fortuna di essere estratti per la corsa del prossimo Palio di agosto, colti in montura flagrante.

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Il corso Cescot dei cuochi alla Confesercenti di Siena

Novecento ore di corso, corredate di trecento ore sul campo per formare in una nuova professione un gruppo eterogeneo di dodici persone in cerca di occupazione.
Il corso è terminato con una dimostrazione pratica del loro apprendimento ( e della vera passione che è nata in queste persone) nei locali della Confesercenti di Siena.
I partecipanti,( dai 18 ai 50 anni) appena completato il corso di studio e di tegami hanno già ricevuto proposte di lavoro e si sono sparsi per la provincia presso attività ristorative, segno che il personale qualificato e capace viene assorbito immediatamente nel mondo del lavoro, specie  in una provincia a vocazione turistica e tavolistica di qualità.

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A volo di rondine sulla Val d’Orcia

La mattina ti svegli e scegli la direzione. Un garrito e inizia il volo con sotto le ali il panno per pulire gli occhiali e i laccetti per i capelli.
Libera esploratrice del bello,  inciso su carta, pellicola, genti, paesaggi, arguta osservatrice del rovinato, su terra, adorato mare e nel cielo dove giochi sempre felice con le formine per la sabbia, il giornale, le paste dalle forme strane, le scarpe troppo alte che non fanno più alta e non fanno camminare.

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