La tombola dei troiai su una strada chiantigiana

In questi giorni di pioggia amazzonica, chi volesse sollevarsi il morale e avesse necessità di rinnovare il guardaroba o il corredo di utensili per casa non ha che passare da una strada bianca in un lungo rettilineo costellato di cipressi fittamente avvitati in terra, per trovare ogni tipo di accessorio.

Si va dal diavolo che fa le pentole ma mette a disposizione anche i coperchi, centinaia di flaconi per la pulizia della casa mai aperti, sedie da ufficio e comode poltrone di legno massiccio, forni, macchine da caffè a cialda, scolapaste, vasellame di ogni tipo, vestiario, gavettini di alluminio per il latte, bricchi, bei vestiti, tappetini e scolapaste.
Per la parte culturale ci sono degli ottimi impianti stereo con casse, lettori cd pregevoli, cassettine di alluminio dipinte alla maniera ottocentesca, vasi da fiori di varie misure, poster, riviste, mobiletti, padelle, guanciali, ricordi di una vita passata di persone che non ci sono più.
La tombola dei troiai distribuita sulle strade del Chianti mette a nudo quanto si è troiai dentro senza alcun ritegno.

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La mimosa monumentale di Rapolano Terme

Una vertigine di giallo che irrompe in calanchi di pioggia dispregiativa di giornate uggiose che assoda la fine sabbia delle clessidre e ne intasa gli ugelli.
Dove la pianta trovi la forza per sfogare questa eruzione briosa è un mistero: sarà il sottosuolo a bollore di acque sulfureee, sarà la ribellione a momenti fatui e superficiali, sarà quel cuore di rosa purpurea accecante che ha gli occhi nocciola e i passettini piccini.
A momenti pare che questa pianta caschi… è sorretta dal profumo di miliardi puntini.

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A Villa a Sesta il mandorlo con il sapore di primavera

Nessuno le può giudicare le due piante maestose che si trovano una all’inizio e una alla fine del paese.
A qualsiasi costo quando si arriva ai primi di febbraio innestano la prima e partono, che nevichi, che sia vento gelido dall’aretino o tiepido solicino.
E’ il primo gorgoglio e vagito di quanto sia meravigliosa la natura che si manifesta e anche in questo Villa a Sesta arriva prima, anche nella fioritura dei mandorli.

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I cenci di carnevale del forno di Gaiole

Chi ha a che fare con un forno, combatte poco con le lenzuola per far trovare la mattina presto panini, paste, pizze e schiacciate per le colazioni e il pane e le fruste per le cene e le desine.
E’ un lavoro di sacrificio con le notti a impastare, infornare e al canto del gallo e quando il sole sorge, sfornare quel pane il cui profumo mentre cuoce è tra le note più liete di questo mondo.
Il calendario delle ricorrenze comporta una specialità per ognuna di esse: tempo di carnevale, tempo di ottimi cenci sottili al forno di Gaiole.

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Una vite a braccia aperte

Sembra che allarghi le braccia come Domenico Modugno quando cantava “Nel blu dipinto di blu”, pare che voglia abbracciare quella rinomata campagna sonnolenta di pioggia circostante.
E’ solo in attesa di tempi migliori, di giornate tiepide e chiare per gonfiare gli occhi e ripartire in quella grande notizia che dovrebbe riportare tutti con i piedi per terra: la natura che si rimette in moto.
La struttura che la sorregge pare bizzarra, ma invece ha un senso grande: la vite con il suo pampane e le foglie coprirà quei fili, dando sollievo e ombra a chi lavora o passa.

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Una mostra Vecchietta al Santa Maria della Scala

E’come quando in casa prende la noia del consueto e di notte piglia l’impulso di cambiare disposizione alle cose e agli arredi smuovendo soprammoboli, tavolini e cassettoni, quando una certa legge della matematica certifica – incagliatasi – fin dai tempi della scuola che: “Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia”.
Questa vecchietta mostra del Vecchietta, al secolo Lorenzo di Pietro, poco aggiunge e poco pretende: spostamento di santi, icone e relique di ossa vecchie disposte in un paio di stanze e un’altra dove sopra un tavolo è aperto un catalogo e alle pareti foto di elevata pregevolezza a far da sfondo a una diversa disposizione, con un Pier Pettinaio che di tutto questo è discretamente perplesso.

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Le frittelle sublimi di Rapolano Terme

Si è sparsa la voce che le frittelle rapolanesi siano fra le più buone che ci siano e insieme ai residenti del bel paese termale, si vedono in fila tanti goduriosi esterni che giungono appositamente per fare una scorta di quelle prelibate palline di latte, carezze e riso passate nell’olio a bollore, spruzzate di zucchero sulla corazza croccante che racchiude un mondo di morbidezza.
Sono i volontari del Settembre Rapolanese che si sono specializzati in questa dolcezza tradizionale primaverile che i bagnanti degli stabilimenti termali hanno messo nel loro percorso benessere.

Lo stand si trova in Largo XX Settembre: qui non c’è da prendere Porta Pia con grossi sacrifici e squilli di fanfare, ma farsi trovare pronti quando i volontari mettono i caldi sacchetti di frittelle in mano… fino a domenica 22 marzo tutti i giovedi mattina (giorno di mercato), il sabato pomeriggio e la domenica tutto il giorno.

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Azzecca – Garbugli dei Promessi Sposi

“Se non avete fede in me, non facciam niente. Chi dice le bugie al dottore, vedete figliuolo, è uno sciocco che dirà la verità al giudice.

All’avvocato bisogna raccontar le cose chiare: a noi tocca poi a imbrogliarle. Se volete ch’io v’aiuti, bisogna dirmi tutto, dall’a fino alla zeta, col cuore in mano, come al confessore.

Dovete nominarmi la persona da cui avete avuto il mandato: sarà naturalmente persona di riguardo; e, in questo caso, io anderò dalui, a fare un atto di dovere.

Non gli dirò, vedete, ch’io sappia da voi, che v’ha mandato lui: fidatevi. Gli dirò che vengo ad implorar la sua protezione, per un povero giovine calunniato. E con lui prenderò i concerti opportuni, per finir l’affare lodevolmente.

Capite bene che, salvando sé, salverà anche voi. Se poi la scappata fosse tutta vostra, via, non mi ritiro: ho cavato altri da peggio imbrogli… Purché non abbiate offeso persona di riguardo, intendiamoci, m’impegno a togliervi d’impiccio: con un po’ di spesa, intendiamoci.

Dovete dirmi chi sia l’offeso, come si dice: e, secondo la condizione, la qualità e l’umore dell’amico, si vedrà se convenga più di tenerlo a segno con le protezioni, o trovar qualche modo d’attaccarlo noi in criminale, e mettergli una pulce nell’orecchio; perché, vedete, a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente”.

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E’ operativa l’Associazione Berardenga Storia e Arte

Con un’affidabile puleggia di quelle vecchie di canapa di guazzaio, si è messa in moto una longeva trebbiatrice nel deserto, di quelle che si caricano a manne e forcone, di quelle che da una parte esce il grano e scivola nelle balle e dall’altra scappano le presse di paglia chiuse di filo spinato.
In mezzo al tanto rumore e a una polvere che pizzica la pelle impastata con il sudore, riparte – con la medesima gioia di un giorno di battitura – una scintilla.
Si è costituita l’associazione “Berardenga Storia e Arte” con la nomina degli organismi dirigenti (che saranno in carica fino al 2029): con il consiglio direttivo – eletto dall’assemblea dei soci fondatori -che è composto da: Andrea Borgna, Andrea Benocci, Barbara Colaneri, Paolo Dard, Riccardo Faustini, Roberta Giorgi, Mauro Lusini, Piero Morbidi, Giuseppina Raieli, Gianni Resti, Massimiliano Scapecchi, Ilaria Sciascia, Fosco Vivi.

Il Consiglio direttivo ha poi eletto presidente Fosco Vivi. I vicepresidenti sono Riccardo Faustini e Paolo Dard, la segretaria è Roberta Giorgi e il tesoriere è Mauro Lusini.

Il nuovo Consiglio direttivo ha anche indicato la composizione del Comitato scientifico di Berardenga Storia e Arte, organismo interno dotato di notevole autonomia nello studio, ricerca e proposta, in ausilio del Consiglio stesso composto da: Laura Cellerini, Gianni Resti, Vito De Meo, Ilaria Sciascia, Piero Morbidi, Enzo Gambelli, Martina Guideri, Giuseppe Mincella, Lorenzo Marzini.
La cosa bella della Berardenga è che c’è sempre un posto dove andare prima di arenarsi e scogliarsi ai ferri della chiesa.

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Per “Vetrine in centro” Gubbio diventa Castellina in Chianti

” Qui, i corsi d’acqua si snodano tra le case e i campi, creando un’atmosfera fiabesca e incantata”.
Una mitragliata di “borgo” nell’articolo che “Vetrine in centro – notizie rapide e affidabili dal mondo -” dedica a Castellina in Chianti, come se ci fosse una vergogna a chiamare un posto per ciò che è: un paese.
Una ridondanza per infarcire di superlativi un articolo appetibile ai consumatori seriali che transumano da un luogo a un altro che dedicano un celere scatto a un monumento o a uno scorcio, ma si muovono più che altro con appetiti famelici da lupi.
Una “padella” non di poco conto quella di descrivere Castellina in Chianti con poetico scrosciare di acqua fra le case, quando ha le sorgenti dell’Arbia non molto distanti, ma che si guardano bene dallo zampillare nel centro abitato.
La foto che correda l’articolo – dopo una non difficile ricerca – risulta essere il paese (non borgo) di Gubbio, in Umbria… Chianti ma non troppo!

“Il borgo di Castellina in Chianti è profondamente legato alle tradizioni toscane, che si riflettono nella vita quotidiana dei suoi abitanti”.
Come a dire che chi arriva trova delle comparse per il trastullo dei gitanti.

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