

































La Rocca come si con i bordi merlati di adesso risale ad epoca quattrocentesca – dopo l’intero castello venne raso al suolo dalle truppe di Gian Galeazzo Visconti – ma l’origine è intorno all’anno Mille.
Sede comunale e sede del Museo Archeologico del Chianti.
Ripide scale di legno nei vari piani della costruzione e si ha la sensazione di arrampicarsi in cielo, sospesi in stanze vuote e altissime, fino a arrivare al camminamento lungo la merlatura da dove si ha una dominanza totale e magnifica sulla campagna autunnale intorno.
Un paese sorto su una collina fra le più alte, ben difendibile e panoramica è altra cosa rispetto a paesi costruiti attorno ai bordi di torrenti stenti dove l’umido comanda e il buio arriva presto.
Un prezioso documentario sullo spopolamento delle campagne e del Chianti in particolare è fornito da una trasmissione Rai degli anni ’60, “Viaggio nell’Italia che cambia”, curato da Ugo Zatterin, noto moderatore delle tribune politiche televisive e direttore del Tg2.
le parole del sindaco di Castellina, Gino Tatini, (membro della prima ora del Comitato di Liberazione Nazionale e contadino lui stesso), sono schiette e prive di fronzoli come sono spesso da chi viene dalla terra: i giovani e le famiglie se ne vogliono andare da case malsane prive di acqua, bagni energia elettrica e il lavoro nelle piccole industrie che stanno sorgendo sono un’occasione troppo ghiotta per provare a cambiare la vita.
Quel grande tavolo dove il sindaco Gino Tatini parla nel documentario si trova ancora nella Sala del Sindaco all’interno della Rocca.
Un contadino con la terza elementare che parla un linguaggio schietto e pulito… non inquinato da televisione commerciale, marketing, comunicazione al posto di sostanza.




















































