Papaveri, sangiovese e ciliegie

La magia dopo una notte di pioggia con la terra assetata sferzata da mesi di vento e di caldo fuori maniera, una botta di gelo improvviso come un giorno dei tanti riserva la vita.

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Firenze prostituta: un articolo di Tomaso Montanari

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La Grecia aveva detto no. No al denaro offerto da Gucci per sfilare sul Partenone. Il perché l’aveva spiegato bene un poeta greco, Pantelis Boukalas:

«Il Partenone è parte del patrimonio culturale dell’umanità non solo perché è bello, ma perché è un luminoso simbolo di democrazia. L’ultimo tentativo di umiliarlo è stata una richiesta della casa di moda Gucci di tenere una sfilata di moda sull’Acropoli, usandolo come sfondo. L’argomento a favore sarebbe che ciò promuoverebbe la libertà dell’espressione artistica e l’innovazione creativa. Questa artificiosa giustificazione non riesce a spiegare perché la libertà artistica dovrebbe passare attraverso la sottomissione di uno dei più grandi simboli dell’umanità a interessi commerciali. Il valore simbolico del Partenone è stato minacciato anche quando è stato recentemente chiuso al pubblico in occasione della visita del presidente americano Barack Obama, ma il danno sarebbe esponenzialmente più grande se il monumento fosse usato come fondale di un evento commerciale. L’argomento che esso beneficerebbe dell’enorme compenso o della pubblicità dell’evento è solo il travestimento di un cinismo abbietto».

Ora Gucci ha vinto: giocando in casa, cioè a Firenze. Per due milioncini tondi la sfilata rifiutata da Atene si farà nelle sale della Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Cioè nel museo più sputtanato d’Italia, tra addii al celibato di milionari, prestiti imposti dalla politica, mostre di stilisti.

«Sputtanato»: questa è la parola giusta. Perché è chiaro che non si tratta di un progetto culturale, ma di prostituzione. Durante la conferenza stampa fiorentina il ceo di Gucci ha chiarito come stanno le cose, ironizzando in modo sciacallesco sul disastro della Grecia: «Evidentemente il bilancio greco è più solido di quello italiano…». Dunque, ecco come stanno le cose: prostituzione per povertà.

E ci volevano un direttore tedesco e un consiglio scientifico muto come una sfinge per raggiungere questo mirabile risultato.

Infine, l’immancabile benedizione del ministro Dario Franceschini: «anche la moda è parte del patrimonio culturale e della storia del nostro Paese dove il gusto, l’eleganza e l’educazione al bello fanno parte del nostro quotidiano. Il legame tra moda e arte è sempre stato molto stretto e ha spesso favorito occasioni di incontro suggestive e uniche. Come avviene oggi con un marchio prestigioso dello stile italiano che decide di investire in modo significativo su una grande istituzione culturale nel pieno rispetto della sua missione … Ritengo molto positivo che queste due eccellenze, parti integranti della cultura e della creatività, stiano dialogando con sempre maggior coraggio».

Ciascuna delle affermazioni di questo vaniloquio, semicolto e in malafede, si può smontare e rovesciare nel suo contrario. L’educazione al bello è sempre stata congiunta all’educazione al giusto: qua siamo di fronte a grandi multinazionali che usano i beni comuni come location per vendere meglio i loro prodotti. Proprio i luoghi che ci dovrebbero liberare dal dominio incondizionato del mercato vengono sottomessi ed umiliati. E non è vero che la moda fa parte del patrimonio culturale come i musei: sono cose del tutto diverse. E la principale differenza sta nel vaglio del tempo: la Galleria Palatina accoglie opere che hanno superato un giudizio plurisecolare. Che senso ha metterle sullo stesso piano dell’ultimo modello di Gucci?

È una sorta di autoglorificazione del presente, che si arrampica sulle spalle del passato: autopromozione a buon mercato, attraverso un falso storico. E se a Pitti troviamo gli stessi abiti che popolano le vetrine delle strade che abbiamo percorso per raggiungere il museo, che cosa abbiamo fatto? In gioco non c’è la dignità dell’arte, ma la nostra capacità di cambiare il mondo. Il patrimonio culturale è una finestra attraverso la quale possiamo capire che è esistito un passato diverso, e che dunque sarà possibile anche un futuro diverso. Ma se lo trasformiamo nell’ennesimo specchio in cui far riflettere il nostro presente ridotto a un’unica dimensione, quella economica, abbiamo fatto ammalare la medicina, abbiamo avvelenato l’antidoto. E quale «dialogo» ci potrà mai essere tra i vestiti di Gucci e le pale d’altare di Andrea del Sarto, o le Madonne di Raffaello?

La Grecia ha un bilancio messo peggio del nostro. Ma noi abbiamo perso la dignità, grazie ad una classe politica abissale e a un ceto di intellettuali servile fino al grottesco. E ora anche grazie al patrimonio culturale più sputtanato del mondo.

Fonte: Articolo 9 il blog di Tomaso Montanari

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Gli opinionisti sotto i portici di San Gimignano

Attrazione locale sono senza dubbio le torri, il gelato, la Vernaccia, lo zafferano e il museo, ma più documentati delle torri e del centro storico magistrale di San Gimigano sono gli opinionisti che prendono servizio dalla mattina sulle sdraie di piazza della Cisterna.
I capi – servizio siedono al sole già al primo albeggiare, per poi spostarsi sotto i portici con l’arrivo della massa dei redattori che riempiono pagine e pagine, colonne su colonne dei bollettini dei protesti, corna e tradimenti, cambi macchina e bollette non pagate, spose bellocce di passaggio e sigarettine tirate nell’angolo dopo il caffè e l’aggiornamento in tempo reale del notiziario trasmesso su onde vocali più veloci della luce.

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Concerto della Liberazione della Banda Città del Palio

Dalle frequenze di Radio Milano Libera, il 25 aprile del 1945, la voce ferrea di Sandro Pertini proclama lo sciopero generale contro l’occupazione nazista, ponendo venti anni di soprusi e dittatura di fronte al dilemma: “Arrendersi o perire”.

Il Canto degli Italiani chiudeva il comunicato, lo stesso che ha dato il via e chiuso il concerto della Banda Città del Palio in piazza Salimbeni la mattina della Liberazione.
Il maestro Giuseppe Baldesi con una pettinatura da viaggio in vespa, ha diretto brani di musiche di Giuseppe Verdi, Johannes Brams, Jacob De Hann, con un omaggio ai grandi compositori Nino Rota ed Ennio Morricone.
Le musiche “ungariane”, le arie scanzonate dei film di Fellini,  il talentuoso De Hann e la miscela de “Il buono, il brutto,il cattivo – estasi dell’oro” hanno intrattenuto il folto pubblico presente (compreso turisti) e bambini che ballavano scatenati.
Una Banda di una bravura magistrale, con una nota ironica di sottofondo: suonare “l’estasi dell’oro” davanti alla sede (chiusa) del Monte dei Paschi.

Fonte: Il Cittadino

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“Joanie, va in camera tua”: Erin Moran

Happy-Days

Si torna a parlare di “Happy Days” ma non per un ricordo di quella massa di bischeri che per anni hanno scorrazzato nel Chianti nel tentativo di far vino sotto il caldo dell’ ala protettiva dei facoltosi signori Lugosch (che dopo l’amara esperienza vertinese dei famelici Testa Pelata, Zaccaria Problemi, Il Biondo e carabattoli vari) sono diventati prima vegani e poi astemi, (dopo aver lasciato un rudere di cantina su una collina spianata a Adine).
La ferramenta Cunningham per qualche giorno rimane chiusa e anche le normali attività della Loggia del Leopardo sono sospese causa una Sottiletta troppo frettolosa.

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Vertine di brace, di sole e d’azzurro

Il giorno precedente la salsicciata, durante le fasi di taglio dell’erba e di potatura degli ulivi per la frasca che serve per creare la brace, un vento gelido fetente si infilava con prepotenza in tutte le pighe dei vestiti creando una sensazione di vero malessere.
La mattina del lieto giorno, una rondine appollaita sui fili del telefono, attende, saluta, controlla e supervisiona che le avversità climatiche e il gioviale clima di festa, non vengano turbati per una giornata lontana per qualche ora dal quotidiano.
Sole, azzurro, nuvole e salsicce, un cielo coperto dove non si muove una foglia mentre il fuoco scalpita, i tavoli e le panche prendono posizione sotto delicate tovaglie bicolori.
Il pane da tagliare, le fave da sbucciare, il pecorino e la finocchiona da affettare, la brace che finisce sull’altare, una raffica di dolci e vini magnifici con un rosato prodotto da Caparsa che sta al vino come Stradivari ai violini.
Una domenica semplice, benedetta dal clima, da chi c’era, da chi non è potuto venire, ma sarà fra questi sassi in un’altra occasione.

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Nel Chianti Storico trekking sulle tracce di San Michele

Sentieri-del-Chianti foto da il cittadino on line

A Gaiole in Chianti, nel cuore del Chianti storico, sabato 20 e domenica 21 maggio, si terrà la prima edizione del Cammino dell’Angelo: un viaggio mistico alla scoperta dei luoghi di culto legati a San Michele, su un percorso di trekking ad anello lungo 45 chilometri.

Il crinale dei monti del Chianti è attraversato da un intreccio di antichi sentieri, ricchi di sacralità, un tempo protetti da cavalieri e ordini monastici, battuti dai pellegrini diretti verso Roma e da pastori transumanti con le loro greggi. Ancora oggi sono presenti tracce di quel passato. Tra boschi, vigneti e oliveti si ergono antiche pievi romaniche, chiese di campagna, borghi fortificati e cappelle di strada, tutte legate al culto di San Michele, protettore dei pellegrini e dei pastori.

Su queste strade battute dai pellegrini di un tempo torneranno a camminare i pellegrini di oggi. Ad ogni tappa sarà vidimato il credenziale, ovvero il documento di viaggio che accompagna sempre il pellegrino e che certifica la completezza del pellegrinaggio.

Il cammino dell’angelo è promosso dalla Fondazione Chianti Storico e ha come partner la comunità toscana Il Pellegrino, il Gruppo escursionisti Berardenga, La Storica, Evorart e Press&Archeos.

Per partecipare al Cammino dell’Angelo è necessario versare entro il 12 maggio 2017 la quota di iscrizione di 15 euro e inviare la domanda di adesione a fondazione@chiantistorico.toscana.it

Di seguito i link per scaricare tutte le informazioni, il programma e il modulo di adesione http://www.mediaframe.it/cammino-angelo-progetto-adesione.zip

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