La posa del pannello con la storia di Vertine

Per secoli la torre di Vertine è stata un tubo vuoto con una base interna di macchie e pietre franate.
Tutto cambiò nel 1972, quanda un antiquario fiorentino da Grassina – Alberto Bruschi – prese a cuore la questione e con un gusto fuori dal comune restaurò la torre – con delle pietre volutamente chiare per cogliere la differenza tra nuovo e vecchio su in cima – e con delle scale metalliche futuristiche che sia all’esterno, che all’interno costituivano – per arrivare alle finestre o collegare i piani – un tocco di grazia modernista per niente stonata.
Sempre in quel periodo studiò molto la storia di Vertine e riassunse una storia millenaria in un pannello giallo dove narrava le vicissitudini più importanti del castello.
Quelle note storiche elaborate da Alberto Bruschi hanno fatto rifatto la loro comparsa nella piccola porzione di giardino all’ingresso del paese grazie a una targa e a un leggio realizzato con grande bravura dal Fabbrino di Gaiole.
Daranno un po’ di informazioni a chi arriva o forniranno la curiosità per approfondire ulteriormente.
Quello che è certo è che alla posa del pannello storico c’era Candida, la figlia adorata di Alberto Bruschi da Grassina.

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Tu nell’universo

Una data che produce sempre l’effetto del crepitare delle frasche d’ulivo gettate sul fuoco.
Il leggero profumo di Acqua dell’Elba tuo preferito, unito alla solitudine di sguardi, ironie, frecciate, occhi carichi di luce sporgente al futuro che sono un baule immenso pieno di ricordi.
Sei nel battito di chi ti ha voluto bene e non smette mai di pensarti ogni giorno, non solo nella data del tuo compleanno, ma avverte la tua presenza in quegli arrivi durante il dormiveglia o in quel grande insieme di colori che la natura rinnova dove si intravede il tuo adorabile volto e le tue fusa.
Sale un lieve sorriso sul tuo bel viso.

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Roasio fa settanta

L’arrivo dell’ape rossa è sinonimo che a breve si piazzeranno tavoli, si accenderà il braciere, inizieranno le operazioni di affettamento e si marimetteranno forme di cacio.
Proverbiale una cena del patrono – quando si rimase a corto di tavoli – e l’ape diventò il piano ideale dove affettare e mettere nei vassoi il rosbiffe con i piselli e l’arrosto.
Mai la Piaggio si sarebbe potuta immaginare che un suo veicolo avesse a prendere un uso così originale e gastronomico.
Il 12 maggio è una data importante per questo piccolo castello mai espugnato nei secoli dai ribaldi: è la data in cui era nata la maestra Leda, la data della rondine salentina Federica, il compleanno di Roasio che oggi arrotonda la cifra.

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Un pensiero per Giuseppina

Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole tramonti e taccia il vento,
ancora c’e fuoco nella tua anima,
ancora c’e vita nei tuoi sogni,
perche’ ogni giorno e’ un nuovo inizio
perche’ questa e’ l’ora e il miglior momento.

Per aggomitolarsi, riprendere fiato e continuare a sognare un mondo meno ingiusto.

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I cento nuovi fanti nella fortezza dell’Aiola a Vagliagli

Durante le recenti giornate di primavera del gruppo “Berardenga Storia e Arte” dedicate a Vagliagli il professore Vito De Meo ha illustrato la fortezza e poi fattoria dell’Aiola nel corso dei secoli.
Baluardo senese posto a guardia del confine dagli odiati fiorentini, ha sempre avuto un ruolo strategico in questa lunghissima diatriba, tanto che nei momenti di massima tensione, la Repubblica Senese ebbe a inviare ben trecento fanti a presidio della zona di Vagliagli.

Un centinaio di persone hanno potuto visitare il giardino e alcuni interni della fortezza e i più temerari hanno avuto modo di vedere una nuova scoperta (avvenuta per caso duranti dei lavori di manutenzione) i cunicoli che sicuramente servivano a collegare i torrioni laterali fra loro.

Non tutti hanno avuto il coraggio di scendere, ma a parte il brusco calo di temperatura non c’era alcun pericolo e anche il livello del soffitto (a parte il primo tratto iniziale) era agevole anche per persone moderne che non hanno altezze da vecchi fantini del Palio.

Una fortezza secolare, poi divenuta villa e sede di fattoria per volere del senatore Giovanni Malagodi la cui famiglia è stata proprietaria dell’azienda dal 1934 al 2012.
Un lungo periodo contraddistinto da stile e sobrietà, come gli uomini politici di un tempo avevano.
Il senatore Malagodi apparteneva al Partito Liberale che era come il sale in cucina e prendeva “Il quanto basta”.

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Gli Escursionisti della Berardenga nelle trincee di Vagliagli

Con tutto il rispetto per coloro che hanno dovuto vivere sulla propria pelle l’inutile strage della Prima Guerra Mondiale immersi nella mota delle trincee, quando i valorosi Escursionisti della Berardenga sono tornati a Vagliagli dopo aver percoso un anello di 11 chilometri nel diluvio (con alcune case senza tetto) parevano aver finito il loro turno nelle trincee del Carso.
Zuppi fin negli indumenti più intimi, ma felici di aver percorso un percorso epico e bellissimo, con tappe e intermezzi culturali fra un podere e l’altro.
Attendevano il loro felice arrivo dei ricambi asciutti, un ottimo peposo preparato dalla Polisportiva di Vagliagli, una successiva visita alla chiesa di San Cristoforo per rimediare e bilanciare noti modi di dire sotto l’acqua tirata come le funi.

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La Polisportiva Vagliagli

Valentina Corti è una giovane donna che smessa la giacca per i saluti ai partecipanti alla conferenza di studi su Vagliagli, si mette il grembiule da cucina e impugna il mestolo… il modo pratico per continuare a illustrare quanto poco prima detto relativo alla vitalità e all’essere una comunità di persone che si adopera alla socialità e all’accoglienza di chi arriva in questa storicamente ex terra di frontiera.

Un ottimo pranzo in piazza cucinato dai volontari della Polisportiva Vagliagli, un modo stupendo per condividere insieme un momento che rappresenta anche uno stile e un richiamo a una vita (e a una cucina) più semplice e gustosa legata ai sapori di quando c’era meno, ma che quel che c’era era per tutti.

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L’opera del Maestro Massimo Tosi dedicata a Vagliagli

Dopo ogni fine settimana di primavera organizzato dal gruppo “Berardenga Storia e Arte”, sul luogo oggetto di studi e approfondimenti, rimane un’opera d’arte d’importante valore, realizzata dall’architetto e Maestro certaldese Massimo Tosi,che a volo d’uccello riproduce ad acquarello un paese o una zona in un determinato momento storico.
Dopo i pannelli realizzati per il capoluogo Castelnuovo Berardenga, dopo San Gusmè, è la volta di Vagliagli, dove abitanti e visitatori, a breve troverano all’ingresso del villaggio una riproduzione del paese visto dall’alto, immerso nell’ordinata e sgargiante natura circostante.

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Vagliagli terra di frontiera: la conferenza

Ieri 9 maggio, nella gremitissima sala della Polisportiva Vagliagli si è svolta la presentazione dei recenti studi che hanno visto l’estrema – terrtorialmente – frazione della Berardenga oggetto di una radiografia storica, artistica, geografica e amministrativa, condotta sul territorio da valenti studiosi in campi diversi.

Mettere insieme un breve riassunto della conferenza non ha molto senso: poderosa è la mole di dati emersi con curiosità sfiziose, che in un futuro magari non tanto remoto meriterebbero di essere raccolti in un volume a beneficio di studiosi e abitanti di questa antica terra di frontiera tra due stati avversi.

I saluti del sindaco di Castelnuovo Fabrizio Nepi, di Valentina Corti, consigliere comunale nonchè una delle anime della Polisportiva, la dottoressa Patrizia Turrini, ex funzionaria dell’Archivio di Stato, Fosco Vivi, storico della Berardenga e presidente del Gruppo Storia e Arte, il Maestro e architetto Massimo Tosi che ha presentato una tavola ad acqaurello su Vagliagli, Il professor Vito De Meo, il dottor Piero Morbidi grande eserto di numismatica, il professor Duccio Balestracci sulla “Battaglia di Camollia” condotta dalle milizie della Contrada della Torre vittoriosa contro l’esercito fiorentino.
Successivamente una grande desina meritata dai partecipanti e preparata dai volontari della Polisportiva della “Valle degli agli”.

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Enoteca Italiana di Siena lancia “Enoteca culturale”

L’antenato del Vinitaly partì dai bastioni della fortezza medicea di Siena con la “Mostra mercato dei vini tipici d’Italia”, reclamizzata con dei magnifici manifesti futuristi.
Altri tempi, altro mondo, ma le più importanti denominazioni vinicole sono rimaste e si sono proiettate nel mondo, mentre l?Enoteca Italiana ebbe alti e bassi, la mostra dei vini si trasferì sotto il balcone di Giulietta e Romeo e a Siena rimase il blasone e un’ente che finì nei fossi di un certo periodo storico.
Tolta polvere e ragnatele, rinfrescati i locali, primi vagiti di iniziative e poi quest’anno l’Enoteca entra in scena con tre serate d’arte e territorio distribuite nel mese di giugno.

Messaggi in bottiglia, musica e teatro come tre messaggi diversi, ma collegati:

Nada: una voce che ha attraversato generi e generazioni, una figura che incarna l’idea di un ponte tra tradizione e contemporaneità;
Lorenzo Maragoni: la poesia che diventa azione scenica e si apre a nuove forme d’arte;
Magalì Sare e Manel Fortià: la sperimentazione e la ricerca sonora che viaggia dalla penisola iberica alle due Americhe.

Nel Bastione San Filippo, è il momento in cui l’enoteca non è soltanto lo spazio del vino, ma anche quello delle voci e delle storie del presente. Sono messaggi che lasciamo viaggiare, in bottiglia, fino chi vorrà raccoglierli.

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