I lupi nel Chianti, un articolo di Riccardo Torchia

Sul quotidiano la Nazione, a firma di Claudia Donzelli, è comparso un articolo in cui si fa il punto sull’eccessivo entusiasmo con cui è stata accolta in Toscana la notizia del declassamento del lupo da specie particolarmente protetta a specie protetta, apprezzato da chi vorrebbe subito passare all’azione per contenerne la consistenza numerica. Ma il punto non è questo, quanto piuttosto il fatto che nel pezzo viene riportata un’intervista a Sandro Apollonio, professore dell’Università di Sassari: esperto nel campo faunistico, non prevenuto contro l’attività venatoria per principio, sempre esponente di pareri validi e fondati. Nell’intervista dichiara “il lupo va gestito rispettando il ruolo che ha in una catena ecologica…”. E qui, come spesso diciamo, vorremmo sapere praticamente il significato della parola “gestito”, mai spiegata nella sua applicazione pratica. Ma il punto che ci interessa è: “…partendo da basi scientifiche (la gestione, ndr) e in un’ottica complessiva. Se pensiamo che l’arrivo nel Chianti del lupo è riuscito a far ridimensionare un po’ il numero degli ungulati, ha risollevato il morale ai produttori di vino…”.

Siccome siamo iscritti come selecontrollori nel Chianti dal 2004, dopo 21 anni di frequenza ininterrotta, possiamo a ragione contestare questa affermazione. E spiegare perché il ridimensionamento degli ungulati non sia da attribuire al lupo ma, al contrario, all’uomo. In questi ultimi 10 anni il numero degli ungulati, vedi caprioli, è precipitato proprio. Non solo ridimensionato. In due anni i cinghiali sono diminuiti drasticamente. In misura inferiore, anche i daini e i cervi. Tutto principalmente da attribuire al fatto che non esiste più nel Chianti una vigna, o un singolo coltivato, che non siano ormai blindati con reti elettrificate, piantate sotto terra per 40 centimetri o anche alte più di due metri. Di conseguenza, gli ungulati non mangiano più da anni a spese dei viticultori. Capriolo in primis, cinghiali meno. I daini e cervi, essendo pascolatori intermedi, in certa misura se la cavano. Quindi il lupo non c’entra nulla. Certo, i lupi in Toscana ci sono. Ma non accettiamo che i produttori di vino abbiano ”il morale sollevato” dal lupo quando il merito è degli sforzi adottati dai produttori vinicoli medesimi. Intanto, alcune specie iconiche stanno scomparendo grazie anche alla regione Toscana che ha dichiarato codeste zone non vocate per capriolo e cervo. Alla faccia della biodiversità. Quindi passa il messaggio che per lucro può scomparire anche tutto. E qui animalisti e company, idolatrando solo i cervi abruzzesi e da sempre pronti a sbraitare, stanno zitti e a cuccia, stranamente. Ma aggiungiamo un altro problema: il cervo nel Chianti, al contrario di tutti gli altri Atc e in altre regioni, non si paga quando viene abbattuto. Quindi tutti richiedono il Chianti come zona di caccia, sottoponendo la specie a una pressione eccessiva. Non è finita: visto che la zona non è “vocata” per i suddetti ungulati, e che gli animali sono a costo zero e possono essere venduti, alcuni elementi che cacciano nel Chianti ne fanno un vero e proprio business abbattendo decine di animali, che promettono a fine anno un ottimo guadagno. Per fare un esempio, fino a circa 10 anni fa ogni cacciatore del Chianti aveva in quota, solo per i caprioli, 5 o anche 6 capi l’anno. Oggi siamo a circa 12 capi per ogni gruppo, composto mediamente da 16 cacciatori. Questo la dice lunga sulla consistenza del capriolo stesso. Che oltretutto nei vigneti può essere cacciato, i maschi, fino al 15 aprile.

Quindi riassumendo gli ungulati nel Chianti sono quasi scomparsi per l’impossibilità di mangiare come prima, per la troppa pressione venatoria essendo dichiarate zone non vocate, per i troppi pretendenti che arrivano da altri Atc, anche fuori regione, perché gli animali non si pagano, perché le spoglie si vendono e ci si guadagna, e infine perché più se ne tolgono e più gli Atc fanno contenti i produttori di vino. Il lupo nel frattempo, come detto tante altre volte, fa il resto. Ma solo in quota residuale e solo sui piccoli. Quindi non selezionando nulla ma impedendo, al contrario, solo il ricambio generazionale. Per non parlare poi delle aggressioni a cani da caccia, da guardia, da passeggio, gatti, pecore, cassonetti e discariche. Quindi la santificazione del lupo di Toscana è aria fritta. Ecco il perché della diminuzione degli ungulati nel Chianti. Alla faccia del lupo.

Fonte: Armi e Tiro, “Lupi nel Chianti: ma fateci un piacere”, articolo di Riccardo Torchia

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Visita a Palazzo Chigi Saracini con il Centro Guide Siena

Il maestoso Palazzo Chigi Saracini, posto in via di Città, sede della prestigiosa Accademia Musicale Chigiana, fondata nel 1932, apre le porte ai visitatori!

Una visita guidata in un luogo che custodisce memoria e ricchezza: il Salone dei Concerti, la Collezione di Strumenti Musicali antichi, le magnifiche sale della Galleria d’Arte, che incantò viaggiatori, studenti e appassionati fin dalla sua lontana apertura nel 1806.

Sabato 21 febbraio alle ore 10,15 presso la biglietteria dell’Accademia Musicale Chigiana.

Costo del biglietto d’ingresso € 5,00 / Costo della visita guidata € 15,00.

Prenotazioni: info@guidesiena.it – https://www.guidesiena.it/#tour – tel. 057743273

Prenotazione obbligatoria per un max di n° 20 persone

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La tombola dei troiai su una strada chiantigiana

In questi giorni di pioggia amazzonica, chi volesse sollevarsi il morale e avesse necessità di rinnovare il guardaroba o il corredo di utensili per casa non ha che passare da una strada bianca in un lungo rettilineo costellato di cipressi fittamente avvitati in terra, per trovare ogni tipo di accessorio.

Si va dal diavolo che fa le pentole ma mette a disposizione anche i coperchi, centinaia di flaconi per la pulizia della casa mai aperti, sedie da ufficio e comode poltrone di legno massiccio, forni, macchine da caffè a cialda, scolapaste, vasellame di ogni tipo, vestiario, gavettini di alluminio per il latte, bricchi, bei vestiti, tappetini e scolapaste.
Per la parte culturale ci sono degli ottimi impianti stereo con casse, lettori cd pregevoli, cassettine di alluminio dipinte alla maniera ottocentesca, vasi da fiori di varie misure, poster, riviste, mobiletti, padelle, guanciali, ricordi di una vita passata di persone che non ci sono più.
La tombola dei troiai distribuita sulle strade del Chianti mette a nudo quanto si è troiai dentro senza alcun ritegno.

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La mimosa monumentale di Rapolano Terme

Una vertigine di giallo che irrompe in calanchi di pioggia dispregiativa di giornate uggiose che assoda la fine sabbia delle clessidre e ne intasa gli ugelli.
Dove la pianta trovi la forza per sfogare questa eruzione briosa è un mistero: sarà il sottosuolo a bollore di acque sulfureee, sarà la ribellione a momenti fatui e superficiali, sarà quel cuore di rosa purpurea accecante che ha gli occhi nocciola e i passettini piccini.
A momenti pare che questa pianta caschi… è sorretta dal profumo di miliardi puntini.

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A Villa a Sesta il mandorlo con il sapore di primavera

Nessuno le può giudicare le due piante maestose che si trovano una all’inizio e una alla fine del paese.
A qualsiasi costo quando si arriva ai primi di febbraio innestano la prima e partono, che nevichi, che sia vento gelido dall’aretino o tiepido solicino.
E’ il primo gorgoglio e vagito di quanto sia meravigliosa la natura che si manifesta e anche in questo Villa a Sesta arriva prima, anche nella fioritura dei mandorli.

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I cenci di carnevale del forno di Gaiole

Chi ha a che fare con un forno, combatte poco con le lenzuola per far trovare la mattina presto panini, paste, pizze e schiacciate per le colazioni e il pane e le fruste per le cene e le desine.
E’ un lavoro di sacrificio con le notti a impastare, infornare e al canto del gallo e quando il sole sorge, sfornare quel pane il cui profumo mentre cuoce è tra le note più liete di questo mondo.
Il calendario delle ricorrenze comporta una specialità per ognuna di esse: tempo di carnevale, tempo di ottimi cenci sottili al forno di Gaiole.

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Una vite a braccia aperte

Sembra che allarghi le braccia come Domenico Modugno quando cantava “Nel blu dipinto di blu”, pare che voglia abbracciare quella rinomata campagna sonnolenta di pioggia circostante.
E’ solo in attesa di tempi migliori, di giornate tiepide e chiare per gonfiare gli occhi e ripartire in quella grande notizia che dovrebbe riportare tutti con i piedi per terra: la natura che si rimette in moto.
La struttura che la sorregge pare bizzarra, ma invece ha un senso grande: la vite con il suo pampane e le foglie coprirà quei fili, dando sollievo e ombra a chi lavora o passa.

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Una mostra Vecchietta al Santa Maria della Scala

E’come quando in casa prende la noia del consueto e di notte piglia l’impulso di cambiare disposizione alle cose e agli arredi smuovendo soprammoboli, tavolini e cassettoni, quando una certa legge della matematica certifica – incagliatasi – fin dai tempi della scuola che: “Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia”.
Questa vecchietta mostra del Vecchietta, al secolo Lorenzo di Pietro, poco aggiunge e poco pretende: spostamento di santi, icone e relique di ossa vecchie disposte in un paio di stanze e un’altra dove sopra un tavolo è aperto un catalogo e alle pareti foto di elevata pregevolezza a far da sfondo a una diversa disposizione, con un Pier Pettinaio che di tutto questo è discretamente perplesso.

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Le frittelle sublimi di Rapolano Terme

Si è sparsa la voce che le frittelle rapolanesi siano fra le più buone che ci siano e insieme ai residenti del bel paese termale, si vedono in fila tanti goduriosi esterni che giungono appositamente per fare una scorta di quelle prelibate palline di latte, carezze e riso passate nell’olio a bollore, spruzzate di zucchero sulla corazza croccante che racchiude un mondo di morbidezza.
Sono i volontari del Settembre Rapolanese che si sono specializzati in questa dolcezza tradizionale primaverile che i bagnanti degli stabilimenti termali hanno messo nel loro percorso benessere.

Lo stand si trova in Largo XX Settembre: qui non c’è da prendere Porta Pia con grossi sacrifici e squilli di fanfare, ma farsi trovare pronti quando i volontari mettono i caldi sacchetti di frittelle in mano… fino a domenica 22 marzo tutti i giovedi mattina (giorno di mercato), il sabato pomeriggio e la domenica tutto il giorno.

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Azzecca – Garbugli dei Promessi Sposi

“Se non avete fede in me, non facciam niente. Chi dice le bugie al dottore, vedete figliuolo, è uno sciocco che dirà la verità al giudice.

All’avvocato bisogna raccontar le cose chiare: a noi tocca poi a imbrogliarle. Se volete ch’io v’aiuti, bisogna dirmi tutto, dall’a fino alla zeta, col cuore in mano, come al confessore.

Dovete nominarmi la persona da cui avete avuto il mandato: sarà naturalmente persona di riguardo; e, in questo caso, io anderò dalui, a fare un atto di dovere.

Non gli dirò, vedete, ch’io sappia da voi, che v’ha mandato lui: fidatevi. Gli dirò che vengo ad implorar la sua protezione, per un povero giovine calunniato. E con lui prenderò i concerti opportuni, per finir l’affare lodevolmente.

Capite bene che, salvando sé, salverà anche voi. Se poi la scappata fosse tutta vostra, via, non mi ritiro: ho cavato altri da peggio imbrogli… Purché non abbiate offeso persona di riguardo, intendiamoci, m’impegno a togliervi d’impiccio: con un po’ di spesa, intendiamoci.

Dovete dirmi chi sia l’offeso, come si dice: e, secondo la condizione, la qualità e l’umore dell’amico, si vedrà se convenga più di tenerlo a segno con le protezioni, o trovar qualche modo d’attaccarlo noi in criminale, e mettergli una pulce nell’orecchio; perché, vedete, a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente”.

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