La mostra “Una città ideale”

Dal terzo Piano della Pinacoteca Nazionale, chiusa per lavori di manutenzione dalla metà di dicembre, sono stati travasati presso il Santa Maria della Scala, i capolavori dell’arte del nord (non vento salviniano) dei maestri fiamminghi, della “Collezione Spannocchi” donati alla città di Siena nel 1835, frutto degli acquisti dei Gonzaga mantovani e degli Spannocchi Piccolomini senesi.
Tutto cominciò nel Settecento, con il matrimonio di Caterina Piccolomini di Modanella e il barone Giuseppe Spannocchi, entrambi di famiglie nobili senesi: quella che si formò con la loro unione nelle sale del palazzo Spannocchi in San Domenico, fu una collezione ampia e preziosa, ricca di testimonianze dell’arte nordica, fiamminga e tedesca.

Da ammirare il San Girolamo di Dürer datato 1514, Lucrezia, la decapitazione del Battista, attribuita a un collaboratore di Altdorfer e la Torre di Babele.

La mostra dura fino al 5 maggio

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I Vignaioli di Castellina all’Anteprima Chianti Classico

Nel tempo di caccia, la sveglia suonava presto, una colazione veloce, cartuccera, fucile, cane da penna nel bagagliaio della Renalt 4 bianca e poi via da Poggibonsi verso Staggia, tutta una volata in quelle piane brinatose, fino al tratto di salita con il bivio a sinistra che conduce verso Bibbiano e Lilliano.
Un giro per i boschi con lo sguardo al cielo e sensi allertati al frullare di volatile per non farsi trovare impreparato. Spesso pigliava, poche le padelle.
Poi Giulio Gambelli rimetteva l’armamentario caccia in macchina, cane compreso, e le botti delle cantine erano passate in rassegna con il suo bicchierino, con lo spruzzo a raggiera e  le sue erano appassionate e pertinenti sentenze sull’affinamento, sulle qualità e sul giusto momento di passare all’imbottigliamento.
Solido contrafforte fisico nei confronti della Val d’Elsa e della Val di Pesa, centro abitato etrusco di una notevole consistenza, della cui storia rimangono le necropoli del Poggino e il tumulo di Monte Calvario.
Campi infiniti di lavanda ed erbe officinali per la distillazione, il carro etrusco al Museo Archeologico, poco distante dalla rocca, buoni insaccati e locali, attenzione a non entrare nella  ztl che al comune, in multe rende, una Raspi che fa vino, che è già parte d’uva nel cognome, sorseggiare i grandi vini di Castellina con la musica anarchica di Leo Ferrè.

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I Vignaioli della Berardenga all’Anteprima Chianti Classico

Una farfalla ad ali spiegate, si poggia sulla carta geografica, decretando il limite dei confini del comune di Castelnuovo Berardenga.
Le ali assumono tonalità a seconda delle stagioni: adesso di un verde appena accennato che si intensifica con il calore, poi, sempre il calore, le fa diventare di un oro maturo, con le spighe che parlano scosse dal vento, poi, le mietitrici, le cesellano di disegni frangibili dal gelo e dall’aratro.

Si tingono del rosso dei papaveri sui muri e negli orizzonti, grappoli di glicine, girandole gialle di girasoli, con le rondini si contendono i semi, le ghiande i colombi.
Poi il breve, intenso profumo delle viti in fiore, un sole che cuoce e concentra, il Gallo Nero che finisce il proprio territorio all’altezza della rotonda d’ingresso da Brolio, il capoluogo.

Qui, bisogna saperne più delle bizzarrie del clima, per fare vini piacevoli e freschi, e tutto questo spesso riesce.
E un esordio all’Anteprima Chianti Classico, che poi è un felice ritorno: quel Pagliarese che suscita ricordi di buone bevute in tempi più umani, le cui bottiglie attuali, ricordano tanto da vicino le meravigliose bottiglie che furono.

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I Vignaioli di Gaiole all’Anteprima Chianti Classico 2019

Decenni di scavi e di studio, condotti nel sito archeologico etrusco di Cetamura dalla professoressa Nancy de Grummond, insieme agli studenti dell’Università della Florida, hanno portato a rinvenire decine di reperti, che permettono di mettere in luce la vita di quel periodo in questi luoghi.
Unitamente al rinvenimento di quantità di vinaccioli, che dimostrano come la vite fosse coltivata fin dai tempi più remoti, nel luogo fisico nel quale si ha un’idea della nascita del nome Chianti.
Vite che ben si adatta in queste dorsali di pietre e terreni aridi, pur avendo, il comune di Gaiole, delle diverse tipologie di clima, terreno, altitudine, che creano vini completamente diversi fra loro.
Qui il luogo fisico nel quale gli studi e le vinificazioni di Bettino Ricasoli, alla ricerca del “vino sublime”, permettono di mettere a punto la formula di quel vino rubino, beverino e composito di uve, che ne ha decretato la sua popolarità e fortuna.
E ai grandi nomi dell’enologia che si sono aggiunti negli ultimi anni, e ai grandi nomi che si sono fatti negli anni di lavoro, riempiendo bottiglie da sogno, si sono aggiunti giovani intraprendenti che non temono lo scotto del ciclo delle stagioni, avendo per amata e fedele compagna di giornata, una forbice da potatura, ben affilata.

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I Vignaioli di Radda all’Anteprima Chianti Classico 2019

Alla Stazione Leopolda di Firenze, rassegna delle eccellenze dei territori del Chianti, della Berardenga, della Val d’Elsa, della Val di Pesa e di Greve.
Radda, al centro del Chianti, fra le ali di Gaiole e di Castellina, ha il territorio più piccolo, ma la concentrazione più grande di aziende, rette per la maggior parte da gente del luogo, con un apparato radicale ben fondo fra i sassi e le screpolature del suolo.
E, cosa di una rarità benvoluta, di un dialogo, fra una qualità assoluta delle bottiglie, unita alle relazioni umane e di stima fra le persone che producono vino, arrivando al punto di unire le forze, per promuovere, quanto qui si produce, nell’Associazione dei Vignaioli di Radda, che ogni anno, sforna iniziative di approfondimento e divertimento legate al vino e al suo godimento. Fonte: Vinix

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Infiltrazioni d’acqua nella chiesa di Santa Maria alla Villa a Sesta

Secondo il professor Mario Ascheri, la Madonna di Jacopo della Quercia, contenuta nella chiesa di Santa Maria alla Villa a Sesta, è uno dei più importanti oggetti d’arte che ci siano nella zona.
Racchiusa in una nicchia, nel lato sinistro, dalla stessa parte in cui nella volta poco prima dell’altare, si notano due evidenti chiazze d’umido che decompongono l’intonaco.
Per il momento, la Madonna non ha necessità di reggere il bambino con una mano e con l’altra tenere un ombrello, ma a sentire chi se ne intende, questa umidità è dovuta alla non pulizia delle grondaie, piene di foglie e di immancabile guano, con la pioggia che non si incanale come deve, ma ristagna sul tetto.
Territorio senese, ma diocesi di Arezzo, per via delle cazzottate fra vescovi per accrescere il proprio territorio negli anni intorno al mille, umile lavoro di manutenzione che può essere svolta da un qualsiasi muratore con qualche metro di ponteggio.
Fonti: Il Gazzettino del ChiantiIl Cittadino

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Divieto di inzuppo nel vinsanto di Rocca di Montegrossi

controetichetta vinsanto rocca di montegrossi

Tempo di anteprime del vino, antanate e trovate pubblicitarie che si appampinano sulle pagine dei giornali, ma soprattutto sui siti eno – vangelici che parlano di uva fermentata.
Il cantuccino (biscotto secco con le mandorle, tipico di Prato), è stato bandito in etichetta in un divieto di bagno nel Vin Santo di Rocca di Montegrossi, azienda nell’interland del campo sportivo di Monti in Chianti.
Certo è che il Vin Santo del Nonno e i mattoncini dei ripiani bassi degli scaffali, ben si amalgano fra loro e si compensano uno di morbidezza, l’altro di slancio di sapore: ma i vinsanti seri e fatti nel tempo, necessitano di una ben’altra meditazione.
Ovvero di come giornali e siti web vinari, si riempiono di gas ad alta pressione.

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