Il giro del mondo in 80 giorni, Bruscello a San Gusmè

Nobili inglesi che ingannano il tempo e la noia al circolo e si inventano una sfida con improbabili mezzi e risultati per spirito sportivo,, ma anche di soldo.
Lo stravagante signor Philleas Fog, accompagnato dal fido maggiordomo Passpartout iniziano il giro del mondo utilizzando ogni mezzo: battello, treno, mongolfiera, elefante: Londra, Egitto, India, Giappone, Stati Uniti e poi rientro, in mezzo ad avventure di ogni tipo e con la zizzania seminata lungo il cammino dall’ispettore Fix, che intende catturare il protagonista, signo Fog, a suo dire, responsabile di una rapina alla Banca Nazionale.
Il ritorno pur tra mille difficoltà avviene entro i termini della scommessa ed è il fido Passpartout a farlo notare a pochi minuti dallo scadere del tempo.
Ma la ricompensa più grande per mister Fogg è l’aver trovato e salvato in una foresta, la bellissima principessa indiana Auda, qui nel Bruscello interpretato da un prezioso bocciolo di donna.
La “Compagnia del Bruscello” di Castelnuovo Berardenga, mette in scena lo spettacolo numero XXI nella piazza Castelli di San Gusmè, una serie di attori non professionisti che svariano dai quattro agli ottant’anni, diretti magistralmente da Matteo Marsan e con le scenografie di Alfiero Mini, Fabio Tiezzi, Fabrizio Iacomoni e Ginevra Ciupi, i costumi sono di Laura Celesti.

Vezio Lusini, attento critico teatrale, nonchè sarto storico di San Gusmè, afferma a caldo che gli attori sono stati tutti bravissimi e lo spettacolo è molto bello: tutti tirano un grande sospiro di sollievo.

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Gli opinionisti sotto i portici di San Gimignano

opinionisti sotto i portici di san gimignano

L’Associazione Combattenti e Reduci dal Lavoro di San Gimignano, si riunisce ogni giorno sotti i portici a lato del palazzo comunale per scrutare le novità del posto, malesseri, corna, abbai di cane e belle spose di passaggio che lasciano le coronarie senza fiato.

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Il censimento delle rose di Vertine

Attualmente si parla di censimenti un po’ a sproposito, ma per quanto riguarda Vertine, la forma più consona è affidarsi alla bellezza e alla similitudine con le persone del luogo.
La varietà di rosa più imponente, rimane sempre la Teresa, poi via a scalare, non per ordine di importantanza, ma per ufficio anagrafico, ci sono tutte le altre donne del piccolo paese, unite a una rondine vanitosa che sa apprezzare la bellezza, unita agli esemplari rosa e giallo, con qualche screziatura di fucsia che si trovano a lato della porta del bar dove c’è Valeria, l’ultima rosa aggiunta a questa piccola comunità.

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San Quirico d’Orcia: la passeggiata della Festa del Barbarossa

Arnaldo da Brescia fu la cambiale da pagare per Federico I di Svevia, (famoso come il Barbarossa), per avere il viatico per essere incoronato imperatore del Sacro Romano Impero, da papa Adriano IV, ad oggi l’unico papa inglese ad essere stato eletto.
A San Quirico nel 1155 avvenne l’incontro fra il Barbarossa e i cardinali emissari del papa.
Arnaldo da Brescia fu ucciso, arso e le sue ceneri sparse nel Tevere, Federico I diventò poco innanzi imperatore, prezzo compatibile per l’epoca, forse compatibile anche oggi.
A San Quirico d’Orcia, si celebra questo incontro e da 58 anni viene organizzata la “Festa del Barbarossa” dove i quatrro quartieri locali si sfidano in una gara fra arcieri per aggiudicarsi le preziose “Brocche dell’Imperatore“.

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I pici sbarcano nel Salento

I piatti umili della nobile gente che lavorava la campagna, andava in miniera, curava l’assetto del suolo e parlava con gli astri, la luna e le stelle.
I pici, pasta nata nella profondità della provincia senese, pasta di farina, acqua e condita con tanta immaginazione e la puccia salentina: rimanenza di pasta da pizza o da pane, cotta nel forno a legna che dà vita a un panino con poca midolla (mollica) ideale per essere riempito con quel che c’era all’istante o imponeva la stagione.
I pici impastati con un’energia da leonessa e fatti affinare a manine piccine che sembrano le pinne di un pesciolino, le polpettine di carne, messe spesso a farcire la puccia, ripassate nel pomodoro e poi messe a condire i pici.
Sapori che si innestano perfettamente perchè sembrano germogliare dalla stessa pianta che ha apparato radicale salentino e apparato fogliare che si inerpica fra le crete, le terme, la Berardenga, il fresco sotto gli ulivi di Vertine.
E il profumo esce dalla cucina richiama la curiosità di vicini di ogni tipo: più guardinghi gli umani, più sfrontati i pelosi del luogo. Un lupo rincoglionito che crede di essere il tenente Colombo, una bianca che appena arriva al muro di cinta della casa e si appoggiano insieme per capire che c’è e se possono favorire.
“Appiciare”(come dicono all’Amiata) verbo che indica il fare i pici e il mescolare arterie che si riversano in ventricoli che fanno scorrere sale marino, ciliegie mature, rose emotive e mondi che per amore saranno sempre vicini fra loro.

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“Il club dei presunti astemi” presentazione del libro al Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga

il club dei presunti astemi

Nel Chianti, il bisbigliare è prassi dato che consente il riempimento del tempo a chi ha pochi interessi o non va oltre la seggiola posta appena fuori la porta di casa e di li vede scorrere il  mondo, o almeno quella striminzita porzione che vi passa davanti, annotando e commentando gli altrui fatti.
“Il club dei presunti astemi” pare un libro che descrive un ritrovo o un piccolo circolo di un’avanguardia culturale persa nel deserto, oppure è un giallo con un delitto compiuto con una bottiglia di Chianti Classico, oppure è modo di affrontare l’esistenza bevendo e mangiando, di alcune persone rinchiuse in una villa, oppure non è niente di tutto questo e per sapere il contenuto del libro basta andare al Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga, domani alle ore 18.30, dove la Maestra di Campo, Stefania Pianigiani e l’autrice, Serena Bedini, presentano l’opera, con un finale per astemi: l’assaggio dei vini della Berardenga insieme a qualche stuzzichino.

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Il domicilio del Gallo Nero di Poggibonsi

il gallo nero di poggibonsi

Pochi anni indietro il Consorzio del Vino Chianti Classico donò (?) ai comuni nei quali si produce il  pregiato vino omonimo un bel gallone nero di plastica dura da apporre in un luogo di pregio per far capire a chi passa dove si trovasse o con chi avesse a che fare.
Per chi scolletta dal Valdarno verso il Chianti, troverà al valico di Montegrossi, bivio per la famosa Abbazia di Badia a Coltibuono, immerso fra ciuffi di lavanda, il prelibato pollo.
Per chi arriva a Radda lo trova in una terrazza panoramica, chi in transito arriva o esce dalla Berardenga, lo trova appollaiato alla proda di una magnifica vigna di Felsina, per chi arriva o esce da Castellina se lo trova al centro di una pregevole aiuola.
A Poggibonsi si trova davanti i capanni di una ditta di spurghi fognari  e di una filiale di vendita auto, segno che il Gallo Nero, da quelle parti, ha una tigre nel motore.

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