I capanni di Piazza della Repubblica a Firenze

Piazza della Repubblica nasce con il “risanamento” che ha subito la città nell’ottocento, durante e dopo il periodo in cui è stata per pochi anni la capitale del Regno d’Italia.
Qui si trovarono tracce di epoca romana, compreso un centro termale e alcuni edifici che vennero spianati per fare posto alla piazza e ai palazzi nell’assetto odierno e con solenne cerimonia pallosa venne inaugurata alla presenza del re Umberto I.
La grandezza dello spazio è ben ridotta dalla presenza dei soliti capanni di lamiera e vetro che allungano la capienza dei vari ritrovi e bar esattamente come avviene a Siena e in tante altre città d’arte italiane.
Capanni che per mole e imponenza graffiano la bellezza del luogo e cozzano sull’armonia, non per colpa di chi ne ha richiesto la realizzazione, ma per merito di chi l’ha accordata.

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Matteo Renzi: ponte dell’Immacolata sull’Amiata con la suocera e Batistuta all’Hotel – Ristorante K2

Italian Premier Matteo Renzi in Courmayeur

Anche se casco con gli sci in qualche dirupo amiatino non mi posso di certo fa più male che con la trona della domenica passa al referendume.

Ho bisogno di svagammi e capire con i collaboratori più fidati come mai le cose sono andate così male, nonostante la mi socera me l’avesse detto già in partenza che le basi per fare una figura lordesca c’erano a bizzeffe.

Qui all’Amiata c’è pace e quiete, mi ritempro i panni e la testa per ributtare al di là della Sieve la buonezza della mi crostata politica.

Mangio come un tordo qui all’Hotel Ristorante K2, rifocillato dai mangiarini della signora Mariella, che se non fossi già impegnato con la mi socera la rapirei volentieri alla cucina dei suoi clienti e dei suoi cari.
Dianzi m’ha fatto una zuppa di cipolle e un arrostino di cinta che mi hanno rianimato il corpo e la mente… qui pare ci vengano da ogni dove attratti dalla bonezza delle specialità di questa signora tanto bella.

A me la vita in montagna e sciare garbano parecchio, ora che sono più libero se la signora Mariella, per come accoglie e cucina, avesse bisogno di una mano per tagliare il pane e servire ai tavoli, dico alla mi socera che non mi ricandido e mi fermo qui.

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I capanni di Piazza del Campo

Piazza del Campo è sicuramente una delle piazze più conosciute e più belle al mondo, meta di turisti e di miliardi di scatti fotografici ogni anno.
Una conchiglia resa possibile dall’arte e dall’ingegno dei senesi di epoche antiche, che mattone dopo mattone hanno cesellato il profilo di un luogo unico.

Un luogo da vivere e da gustare, ma anche da proteggere e coccolare perchè la bellezza è di tutti e perchè la storia di una città non si riduce a un codice a barre.

Una città d’arte non è solo un grande salvadaio da cui attingere e serve un minimo di gusto.

Prendere un caffè seduti in Piazza del Campo è un momento conviviale e piacevole, ma anche un emozione se si alza la testa e lo sguardo dalla lista dei coktail e delle noccioline.

Davanti a vari locali in piazza sono comparse da anni varie strutture in vetro, ferro e legno come capanni, che permettono di accogliere più clienti all’esterno del locale, occupando però un ampio spazio nell’anello del passeggio e offuscando la bellezza e la visuale di ciò che l’antico senese ha messo in piedi.

Solo un po’ più di sensibilità salva i centri storici delle città d’arte dalla banalità del tutto uguale e dall’ossessione del far cassa spennando chi passa.

C’è anche la struttura di un locale che ha davanti un baracchino di oggettistica per turisti che stringe il camminamento ad un viottolo per orto.

Non è dare addosso alle attività economiche che hanno richiesto la realizzazione di questi capanni di ferro, vetro e legno ai piedi che si intende e stona, è pensare ad un Comune e ad una Soprintendenza che si concedono il lusso di far capannizzare una delle piazza più belle del mondo.

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L’albero di Natale di bambu’ a San Gusmè

Che cos’è il genio? E’ Fantasia, colpo d’occhio e velocità di esecuzione.
Ovvero le caratteristiche indispensabili che hanno i ragazzi di San Gusmè nel creare addobbi oppure opere di abbellimento del loro borgo fra i piu’ belli che c’è.

Quattro lunghe canne di bambu’, tanto equilibrismo e studio per trovare la bolla già in una piazza Castelli che parte in pendenza, bulloni e tanto olio di gomito per innalzare un albero molto bello ed originale che sarà inaugurato e illuminato nel pomeriggio dell’8 dicembre in un paese che ospiterà per l’occasione tanti banchi per un caratteristico  mercatino natalizio.

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Un pompiere a Castellina: Marcello Bonechi igienico e sociale se ne lava le mani

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Due settimane fa a Castellina in Chianti scoppia una rissa fra una famiglia di origine afghana e una di origine pakistana per l’allaccio ad un contatore elettrico di una delle due abitazioni che comportava una continua interruzione del servizio per il sovraccarico.

Durante la furibonda rissa sono spuntati grossi coltelli da cucina e altri oggetti atti ad offendere per cui al pronto soccorso dell’ospedale di Poggibonsi, i Carabinieri hanno accompagnato 4 persone di cui almeno tre che presentavano ferite da arma da taglio.

I due gruppi contendenti lavorano presso cooperative che prestano lavoro in agricoltura, e in tal senso i Carabinieri di Poggibonsi mettono in risalto le pessime condizioni di vita e di igiene di questi lavoratori, motivi che inducono le persone alla rabbia e alla violenza.
Il sindaco di Castellina, Marcello Bonechi, intervistato da Claudio Coli sul settimanale “InChiantisette” getta acqua sul fuoco e minimizza la situazione, perchè forse ignora che molte aziende agrarie non hanno più manodopera assunta ma si affidano a cooperative di lavoro dove branchi di persone si spostano e lavorano per le vigne.
Non si cerca la competenza o il lavoro ben fatto, ma la velocità di azione e il risparmio, in una denominazione, il Chianti Classico che per la legge dei grandi numeri e di bottiglie a poco prezzo ha tutto l’interessa nel tenere uva e vino sfuso a prezzi bassi, che mettono in seria difficoltà le piccole, medie aziende.

Queste le parole su “INChiantisette” del sindaco di Castellina Marcello Bonechi: ” Sono dispiaciuto per la rissa generata dal contatore. E’ probabile che le condizioni di vita di queste persone non siano delle migliori.
Noi come comune non possiamo intervenire su certi aspetti igienici e sociali. (il sindaco nel comune di appartenenza è l’autorità sanitaria locale n.d.r)

Qua non è usuale la pratica del caporalato (che giudico terribile) le aziende lavorano nella quasi totalità con lavoratori regolari”.

Marcello Bonechi, un pompiere a Castellina.

Fonti: Il Cittadino On LineInChiantisette

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Pagliarese Chianti Classico Riserva 1986

Fra trent’anni sarebbe interessante stappare una Riserva 2016 di Chianti Classico e scoprire se un vino di Carlo Ferrini o Stefano Chioccioli, presenta la stessa freschezza, bevibilità e piacere di questo Pagliarese Riserva 1986.

Neanche un’annata fra le migliori, piovosa e problematica fino agli sgoccioli di una vendemmia fangosa e protratta per le avverse condizioni metereologiche.
Eppure il sangiovese di allora con una punta di malvasia bianca delle viti diverse fra loro ha prodotto anche in un’annata avversa e non facile un vino di una gran beva ed eleganza, i cui sentori si rimandano alla marmellata di susine e al ginepro, per contentare gli antanisti che leggono questo pezzo.
Diraspatrice che balla, pompa a pistone, vinificazione nel cemento con macerazione per una ventina di giorni, sfecciatura e legno di botte piccola per un paio di annetti.

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Matteo Renzi: chi vole il Cristo se lo preghi chi vole il pane se lo affetti

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Tre sere di ragionate seduti davanti al camino a sgranocchiare castagne di Vicchio e novello della Val di Sieve non m’hanno portato ancora a essè convinto della bontà della riforma costituzionale voluta e scritta dalla mi socera.

Pare difficile che anche un sindaco di un paese piccino riesca a trovare il tempo di poter andare a Roma insieme ai consiglieri regionali per fare opera di senatori.
Tante cose insieme un vengono bene, me lo diceva sempre la mi socera quando volevo fare il Presidente del Consiglio e il direttore del PD, sono incarichi pesanti che non ti lasciano il tempo di respirare e di fanne altre.
I sindaci dei paesini e della città c’hanno sempre mille cose da fare, quando ero io il sindaco di Firenze tutto gliera più facile datosi che in ufficio c’era la mi socera e le decisioni le pigliava lei. Io riuscivo a malapena a andà a qualche apertura di ristorante o in qualche gelateria nova d’estate sui lungarni per far pigliare una poca d’aria ai ragazzi.

I consiglieri regionali invece hanno più tempo di fare altro: chi va in canoa, chi fa la pesca sportiva, chi recita a teatro, chi va alle battute di caccia al cinghiale nel Chianti, che li queste bestie ci stanno a pancali, chi allena i portieri della Fiorentina.

So sempre indeciso su come votare, ci sta che oggi piglio un panino con il lampredotto e sto tutto il giorno agli Uffizi, stando attento a non sbrodolare con l’unto del foglio qualche opera del Botticelli che voglio toccare con mano.

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