Il parco dell’acqua di Rapolano Terme

Uno pensa a Rapolano, e subito gli vengono in mente gli stabilimenti termali e le cave di travertino, le due ricchezze del paese.

Ma cosa c’è da vedere e da gustare a Rapolano oltre alle terme?

Due stabilimenti termali importanti, l’Antica Querciolaia, dove una volta li vicino passava il “Barignolo” e la gente andava a lavarsi i piedi, e le Terme di San Giovanni, conosciute localmente come “Bagno Marì”, e metà di passeggiate salutari, la bellissima “Cava dell’Oliviera, meta di spettacoli e opere tra suggestioni di musica e acqua.

L’estrazione e la lavorazione del travertino è un’attività tradizionale di Rapolano, dove è attiva una scuola per scultori e scalpellini.

Da qualche anno è stato istituito il Parco dell’Acqua, vicino a una vecchia cava di travertino: una piccola meraviglia tra verde e opere d’arte.

Nel Parco dell’Acqua sono ospitate belle sculture di Marcello Aitiani, Mauro Berrettini, Rinaldo Bigi, Canuti, Pietro Cascella, Joshito Fujibe, Emanuele Giannetti, Rainer Irrgang, Kosei Maeda, Kiwame Kubo, Yoshin Ogata, Jean Paul Philippe, Paolo Schiavocampo, Joe Tilson, Cordelia Von Den Steinen.
Dove mangiare a Rapolano? Luogo da buongustai, da Roberto alla Trattoria La Patria, luogo di cucina tipica sopraffina, oppure da Lorenzo di Saporintorre, con stuzzichini, birre artigianali e strepitosi fusilloni alle bricole di pane e rigatino.

Fonte: La Finestra di Stefania

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Papini, la spuma bionda di San Quirico d’Orcia

paini spuma san quirico d'orcia

Una bibita tanto amata, la cui base di partenza è la pura acqua sorgiva del monte Amiata che ne connota la freschezza e l’unicità.
Un infuso di spezie, caramello, scorze d’arancia, succo di limone, uva passa ecc. che alla fine danno vita a  questa antica e allegra bevanda che non è caduta in disgrazia neanche nell’epoca dell’antanista e alcolico beverono rosso/arancio denominato spritz.
Piccole bottigliette di spuma Papini si trovano in vari e valenti bar della Toscana e dello stivale, ma una chicca pregiata per cui vale solo la pena muoversi è la spuma alla spina, che la ditta Papini produce e sipuò  trovare al Bar Centrale di Rapolano Terme.

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La signora che tira la pasta sotto i portici

Plin plin…tortellin: con sei uova di gallina, ed un chilo di farina, carne, grana, prosciuttini ecco i veri tortellini, sono buoni sono tanti tortellini….
Questa la canzoncina un po’ bischera, ma divertente di una vecchia pubblicità degli anni che furono, con il pastificio Fioravanti incatenato nella memoria di tanti proprio grazie a quel celebre motivetto.
Ma qui c’è una deliziosa signora Alò, che sotto i portici regala a passanti e a propri clienti la soddisfazione di veder impastare, tirare e tagliare manualmente i maccheroni da condire al sugo per andare a ungere labbra e menti di sazi ammiratori.

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Vertine d’autunno

La notte si impossessa del giorno e le sveglie sono a orari meno arditi, con il tepore delle coperte che diventa una sintonia di pace.

La Mirella marimette il pacchetto delle sigarette e poi apre i polli. Vasco, la Tamara, Enzo e Pasqualino mettono nell’orto cavoli e insalate di vario tipo per l’inverno, Alessandro medita se alzarsi, la Teresa ha le prime discussioni con Lamento, il gatto lord che ama il bel vivere e le comodità, Pasqualino taglia e spacca quintali di legna, Alessandro, sbadigliando lo raggiunge, convinto sempre che a letto stava meglio.
Amelio è atteso da un’altra giornata di carpenteria metallica, la Katia schizza rapida verso Radda, passa lo scuolabus del comune, arriva Gianluca con la schiacciata, l’Anna e il pane con l’olio.
Uva, olive, rimontaggi, svinature, orto, legna, faccende domestiche, taglio dell’erba,rara illusione di funghi nel bosco, rientro scaglionato per la desina.
Olive, uva, svinature e stessa litania, con il pensiero alle auto d’epoca che non è la panda di Gianluca, ma le splendide nonne ben tenute che arriveranno per il paesello in occasione dell’invasione Eroica del primo di ottobre che si illumina nell’autunno vertinese.
Due chiacchiere, il giubbotto a portata di mano, inizia a far buio, la Mirella butta il pacchetto vuoto e vaa chiudere i polli, Alessandro sul divano insieme a Teo, la Carlotta studia il che fare per la tavola Pasqualino va a tirare tardi dalla Teresa, Gianluca in cantina, Vasco, che non sa che fare inizia a far cena con il solito menù in bianco: salsicce, rigatino, buristo, soppressata, insalatina dell’orto per rinvigorire il pasto: ” Ma lo sai che questa settimana ho perso un paio di chili?”.

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La materassaia con la golf scura

vertine, materassi abbandonati

Lo scaldabagno lasciato ai cassonetti di Vertine è già stato portato alla discarica comunale, mentre i tre materassi singoli gettati  dietro ai soliti cassonetti di Cavarchione con vista Spaltenna e trasportati dal capoluogo da una signora con una golf blu scura, sono sempre li, resi più pesanti dalla pioggia.
Eppure quella deficente che caricava i materassi partendo da quello celestino fantasia con delle belle gorate di sudicio nel centro degli altri due, avrebbe fatto molto meno strada se fosse andata all’apposita discarica invece di inerpicarsi sulla strada per Vertine, con il rischio di essere scorta e vista in tutto il suo squallore.

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La signora che fa l’erba ai coniglioli

la signora che fa l'erba ai coniglioli

Sembra di avere in mano un libro di Pavese, Carlo Cassola o, per stare nel senese, di Federigo Tozzi, ovvero quando la letteratura importante parlava del quotidiano, delle gesta, della vita e del lavoro e dell’opera della gente dei campi e della campagna.
C’è tanta nobiltà nell’erba medica che nasce lungo le strade in questo periodo di estrema siccità e nel cercare e nel recidere con la falce (emblema del lavoro contadino) quest’erba verde riposta non in un crino, ma in un sacco di plastica, unica concessione moderna ad un gesto antico da cui tutti, più o meno abbiamo origine.

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La panda che si arrampica sui muri

vertine panda in bilico (5)

Con le panda 4 x 4 si sale dappertutto o quasi, e di questo ne era convinto un tedescone, che, abituato a quei vagoni letto sfornati dalle case automobilistiche germaniche, credeva che  con il piccolo barroccio torinese, si potesse salire anche nelle pareti più impervie e sui muri più scoscesi.
La panda si arrampica come una capra, ma non avendo le ali fa quel che può, rimanendo sospesa a mezzo muro.

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