Turisti truffati: il Castello di Selvole hackerato

Sul “Corriere della Sera” di giovedi 6 agosto – a firma di Antonella Mollica – compare la notizia di una truffa perpretata nel territorio di Castelnuovo Berardenga, dove è stato hackerato il sito del Castello di Selvole, sovrapposto a un fantomatico appartamento con vista Colosseo.

Centinaia di turisti da tutto il mondo hanno prenotato la residenza romana – che non esisteva – dalle pagine del Castello di Selvole.

Un colpo grosso di quasi quattrocentomila Euro per gli inventori di una trama tessuta con arte stando semplicemente seduti davanti a uno schermo.

A fronte di tutto questo “Booking” reclama le commissioni per la mole di “affari” della struttura senese.

Sempre stando alla cronaca precisa di Antonella Mollica, si apprende che al Castello di Selvole sia stato richiesto il pagamento di cifre non banali: 67 mila per giugno e 41 mila per luglio.

Guido Busetto e la moglie Nobuko – proprietari del Castello di Selvole – hanno sporto denuncia alla Polizia Postale di Siena dopo aver notato che diverse persone li contattavano per chiedere informazioni sulla loro posizione… all’interno di Roma.

Il “Security Team di Booking” nota attività sospette e sconosciute sull’account dell’attività turistica del senese, poi confermano che il profilo dell’hacker è stato eliminato.
Per i titolari dell’azienda il danno è stato enorme, anche perchè in questo marasma, sono state cancellate tutte le prenotazioni vere e sempre i titolari riferiscono che questo genere di truffe sono già accadute ma la notizia non è mai stata divulgata.

Fonte: Antonella Mollica – Corriere della SeraIl Cittadino.

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Madonna della neve con Vertine illuminato di candele

Ginevra è la splendida cinquenne che ha provveduto a spargere i lumini per le vie del paese per poi accenderli e soffiarli una volta finita la cerimonia.
Aldo e Berto hanno guidato il corteo a passo di carica tanto che il giro di Vertine della Processione è stato compiuto in un baleno.
Un ricordo per Stefano di Radda e il ricco rinfresco di dolci e bevande ghiacciate per rifocillare i presenti alla Messa in piazza allietata dal venticellino vertinese.
Celebrazione della Madonna della neve, quando nel 352 sotto Papa Liborio, che indeciso su dove realizzare una nuova chiesa, si vide nevicare – il 5 di agosto – nel punto esatto dove doveva erigerla: sul Colle Esquilino di Roma, dove il Papa segnò il perimetro ricalcando l’esatta posizione della neve che si era accumulata. Nacque così la Basilica di Santa Maria Maggiore.

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Berardenga, il fienile di Campi

Anche un edificio di minor pregio come poteva essere un fienile, veniva costruito incastrandolo con garbo magistrale nell’ambiente circostante.
Un’aia davanti all’edificio appoggiato su una scarpata dove ruzzolando si arriva a San Gusmè in pochi istanti, ma parecchio più in basso.
Da Campi si vede tanto mondo, tanta campagna diversa, tanti edifici non belli, altri meravigliosi perchè frutto del usto passato.

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La cena dei Presepisti viventi di San Regolo

Un grazie a Padre Damiano per la lauta cena (con gli encombiabili Roasio e Alessandra ai fornelli) e ai Presepisti di San Regolo che cenano in concomitanza con la mensa delle Scotte e poi vanno a letto come le galline.
Quando sono stati rimessi i materiali a posto, pareva mezzanotte e invece non erano neanche le nove… proprio quando qui si entra nel vivo dei banchetti.
Ma per chi d’agosto ha scelto di bardarsi con i costumi invernali del Presepe vivente – in una iniziativa in divenire che sarà presto pubblicizzata – va bene andare a cena quando al crepuscolare della luce pubblica manca più di un’ora e mezzo per entrare in funzione.

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Furti e danni al cimitero di Vertine

C’è chi regolarmente passa dal cimitero per innaffiare i fiori sulle tombe di tutti e gli è bastato un solo colpo d’occhio per notare quanto era stato provato a mascherare mettendo dei piccoli vasi al posto degli arredi metallici che sono stati sradicati con forza dalle pietre.
Sono scomparsi vasi metallici e lampade, sono scomparse fioriere a incasso, una croce, una cornice di fotografia, due cippi di pietra sono stati danneggiati.

Il riposo di quanti giacciono al cimitero di Vertine è stato violato per mettere insieme qualche chilo di metallo neanche tanto pregiato, ma prezioso perchè messo per contenere un fiore del ricordo.
Chiunque ha un parente o un conoscente in quel punto quieto e panoramico ha l’animo straziato per il feroce danno compiuto a chi non può difendersi in un luogo sacro dedicato alla memoria, agli affetti, al riposo di persone che niente hanno preso e tanto hanno dato.
Della vicenda è stata informata sia l’autorità civile che giudiziaria. Fonte: Il Cittadino.

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Una cassetta di “Bibite Le Fate di Poggibonsi”

Ogni tanto rispunta qualche cimelio storico e questa cassetta di plastica risale probabilmente agli ann’70 quando le bottiglie erano di vetro e il vuoto era a rendere.
Spume, cedrate, chinotti, gingerini artigianali come ogni fonte di acqua minerale era a suo modo capace di interpretare in anni nei quali accontentarsi era la normalità.

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Sole rosso tramonto su Radda nel Chianti

Da secoli ci si guarda dritti negli occhi e molti a Radda non sanno che quasi ogni sera c’è chi si muove – o resta in attesa – che la luce del giorno vada a dormire dietro la sagoma familiare e cara dell’abitato storico di Radda.
Tutto in luce si ritira tranne ciò che è illuminato dalla palla rossa del fuoco del sole che delinea il gusto e la capacità nel costruire degli antenati.
E’ sempre caro vedere quel miracolo naturale del giorno passato e il successivo panno di seta tenebrosa che manda Radda a cena e poi a dormire.

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Gaiole: i continui rattoppi dell’Acquedotto del Fiora

Operando in campagna tra potature di piante e taglio dell’erba, un paio di calzoni è soggetto a urti e sforzi trancianti che producono logorio e strappi.
Per fortuna esistono ancora alcune – rare – signore che con la loro arte di cucito riescono a tappare falle e mettere toppe che in quei calzoni si producono facedno.
Ma quando il paio di calzoni hanno la tela ridotta e usurata, anche la loro opera di rattoppo si vanifica perchè non c’è stoffa su cui poggiarsi.
Lo stesso accade ciclicamente – prima a periodi settimanali, ora addirittura di giorni – alle vecchie conduttore metalliche che portano l’acqua nella lunga e abitata zona residenziale di via Leonardo da Vinci a Gaiole.
Sempre più fitti cali di portata che ai secondi piani si riducono a un pisciolino perchè la condotta principale non ha più tela su cui ricucire.
Quindi – a distanza di pochi giorni – si tura una falla e a breve se ne apre un’altra, con un nuovo dispiego di forze: personale, scavatori meccanici, cerniere sul tubo, fllusso normale dell’acqua per qualche giorno e poi – a breve – un nuovo strappo nei calzoni, ovvero nella conduttora logora e stremata.
Oltre allo sforzo di personale e mezzi nel medesimo posto, ne consegue che la via sia un continuo scavo e una contiuna toppa d’asfalto posticcio – tra alti e bassi – sulla via pubblica.
In campagna si è usi affrontare a muso duro il problema cercandone l’origine, distillando soluzioni a breve…rapide, efficaci, risollutive, per non perdere energie e essere risolutivi al problema.
I manager probabilmente sono addestrati in altra maniera, ma tornando alle scuole elementari quando c’era da ricercare la risoluzione a un problema posto dal maestro: “Ha più senso venire ogni quattro giorni a scavare il terreno, trovare la falla, sanarla, richiudere la buca e rimettere l’asfalto o cambiare l’intera tubazione e levarsi la grana?”.

Certo che il cambio di una tubazione per un centinaio di metri ha dei costi, ma riparare ogni settimana una perdita sulla stessa – logora – conduttura, porta benefici?

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Gianmaria Vassallo a Vertine per il Chiantifestival

Una fresca serata in piazza della Chiesa, con di sguincio una luna che si sveglia rosata – si alza – e diventa un neon perfettamente rotondo.
Direttamente dal solco che generò il pensiero di Carlo Conti, Leonardo Pieraccioni, Giorgio Panariello e co.di cui la signora Franca Ciampi ebbe un po’ da ridire, ecco arrivare per il Chiantifestival a Vertine un folletto che conosce tutte le sfumature del vernacolo toscano partendo dalla costa fino ad arrivare ad Arezzo con il suo singolare linguaggio.
Cose già sentite che sembra vengono dai ricordi di famiglia e l’abilità di sfornare al momento gag legate a chi arriva, commenta o risponde al telefono: “Si chi sei… ah… no si qui in piazza a sentire uno spettacolo, ci si sente domani”.

Bravo chitarrista e bella voce,, fantasioso stornellatore di testi suoi, ottima parlantina, fantasia, colpo d’occhio e velocità di esecuzione… chissà che un giorno non diventi Presidente della Regione.

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Occhio al resto tra via Montanini e Camollia!

C’è una signora che tra i vari utensili vende i portacenere – ma essendo per gli altri – indirizza le sue cicche gustate sulla soglia del negozio proprio nel mezzo delle lastre di pregiata via.
Nei giorni del PAlio capita di voler ampliare la propria collezione dei ricordi con la cartolina della Contrada vincente e fra le 17 esposte al politico prezzo di un Euro, a fronte di un biglietto da dieci il negoziante incassi la banconota e dica: “Siamo a posto così”.

Succede che a fronte di uuna psesa di 7,10 Euro si risponda con due banconote da cinque e alla richiesta dei dieci centesimini si metta mano alla sporta degli spicciolli mettendoli sul banco e ricevendo indietro lo scontrino senza il resto, ma ottenendo in cambio “una buona giornata”.
Succede anche che per pochi spiccioli non si abbia voglia di obiettare, certi del fatto che quelle monete di resto saranno il pedaggio pagato per non rimettere mai più piede in quelle attività.
Le telecamere a circuito chiuso servono anche a certificare questo. Fonte: Il Cittadino.

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