Pittori a Vertine

Mentre il Cintolesi si idrata dopo la passeggiata con i cani appoggiato a un cipressone della pista, poco distante, in un’atmosfera soffice e bucolica, ci sono gli abituali pittori teseschi che arrivano ogni anno in questo periodo, che si dilettano a ritrarre Vertine su carta con la tecnica dell’acquarello.

Tutto nella norma finchè non principiano ad arrivare macchine e camioncini che sostano e ingolfano l’area della porta di accesso. In questo modo si modifica il quadro d’insieme e gli acquarelli sfasano per l’accesso alla vista degli artisti teutonici, che in germanico sbuffano e parecchio maledicono i vezzi italici e i santi del paradiso.

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I cuccioli di lama del Chianti

Nel Chianti si mangia, si beve e si vive bene. Non è il risultato di un ennesimo studio di qualche università americana, con baldi ricercatori a zonzo per gli irti poggi, ma il grado di adattamento dei lama, che, da quando sono stati avvistati all’inizio dell’anno, hanno capito che nessun bosco al mondo è pieno di pane e granturco come nel chiantigiano e quindi hanno deciso che per loro non c’è un paradiso terrestre migliore di qui.
Due simpatici cuccioli, uno bainaco e uno scuro, sono stati visti da molte persone e sonostati documentati mentre brucano o sono a passeggio amorevolmente custoditi dalle loro mamme dalle mammelle gonfie.
A settembre la verifica se anche a loro piace tanto l’uva appesa alle viti. Fonte: Il Cittadino.

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Castiglione d’Orcia

Alla provincia di Siena per essere uno dei territori più belli al mondo, manca solo l’accesso al mare diretto, ma ciò non guasta quanto la natura prima, e l’opera dell’uomo durante la levigazione dei secoli hanno dato a una molteplicità di paesaggi e situazioni.
Terra fatta per essere contemplata e sognata per la sua bellezza, terra di fame aspra e vita grama fino a non molto tempo addietro con la mocoltura del grano, con poco altro, con la tanta fatica che c’era e la fuga verso orizzonti migliori sicuramente meno affascinanti.

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“Il cavallo degli artisti” mostra ai Magazzini del Sale di Siena

Centotrenta cavalli scossi dentro i Magazzini del Sale, nella mostra (ingresso gratuito) curata da Fabio e Lori Mazzieri, con le opere che raccolgono tecniche e modi diversi di intendere il nobile animale da parte di altrettanti artisti, molti dei quali possono vantare di aver dipinto almeno un drappellone del Palio di Siena nella loro carriera.
Una mostra impegnativa sia per il numero delle opere, la provenienza degli artisti, le tecniche di realizzazione, con lo scopo finale di donare al Comune (quindi alla città intera) un’opera di grande profilo e valore artistico che non dovrà essere racchiusa in una cassapanca dentro una qualche soffitta, ma che potrà essere esposta a rotazione nelle parti pulsanti di Palazzo Pubblico in fruizione dei cittadini, che potranno rivedervi i cavalli, i sogni, le delusioni dei Pali, dei propri ricordi, con i foresti che potranno toccare con mano l’amore della città per il cavallo in ogni sua forma e rappresentazione.
La raccolta è aperta nel tempo a tutti quegli artisti che vorranno essere generosi con Siena.
Ogni giorno, dalle 10 alle 19, un giro fra i piani e poi con gli occhi chiusi, con il suono della città che entra in penombra, con il sentore degli zoccoli sul tufo, delle rondini che giocano, dei piccoli dai nidi che si affacciano; e per chi ha la fortuna di trovare il Maestro Fabio Mazzieri all’interno della mostra, inizia un viaggio di aneddoti e rivoluzioni poetiche di storie che arricchiscono e incidono di nobiltà il cuore.

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Le ortensie di Volpaia

Volpaia, castello nel Chianti vero e non inventato nel comune di Radda dalle origini assai remote, il cui primo riferimento risale al 1172 dove un tal Franculus da Cintoia e il fratello Galfredus, concedono in ipoteca i loro possedimenti “della curte di Volpaio” a certo Spinello di Montegrossoli (pergamena nella Badia di Coltibuono).
Di feste di San Lorenzo, poi decadute per arrembanti deficenti che calavano a stormi nel castello, per limiti di  decenza e rispetto verso un paradiso prezioso e delicato c’è  solo un lieve e inutile ricordo.
Il torrione rimasto delle vecchia fortificazioni accoglie chi arriva, con sotto la vendita diretta del vino locale, alla sua sinistra la magnifica rosa bianca rampicante ha preso una bella sberla dal freddo invernale e ha parecchio ridimensionato il suo agire.
Per il resto è un camminare che fa bene, una cura amorevole e semplice verso il dettaglio con nessuna foglia che pende e con una gara fra le signore per abbellire e per riempire vasi e mezze bariques esauste di terra e di ortensie di ogni tanalità del rosa.

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Siena dalla Torre del Mangia guardando le rondini negli occhi

Sono ottantotto metri da terra e poco oltre quattrocento scalini per arrivare sulla vetta che domina i tetti di Siena e apre lo sguardo verso le meraviglie della sua campagna, fin verso la gioia dell’Amiata a sud, fin verso la basilica dell’Osservanza, la Certosa di Pontignano,nella direzione opposta.

Solo dieci anni per costruire questa meraviglia che sfida il tempo dal 1300, mentre i lavori sulla Salerno -Reggio Calabria vanno avanti all’infinito da quasi sessanta.
C’è tanta bellezza su cui riflettere e cose da ammirare, i campanili, gli edifici nobili, le vie, quegli sberleffi di palazzi della Camera di Commercio o della vecchia Mutua.
Da qui si raggiunge anche la vetta emozionale di guardare le rondini negli occhi, mentre giocano e garriscono libere e liete di fare da sfondo a una storia grande come un amore cantato dai Negramaro.

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Pasqualino e l’uva sette bellezze

C’è una sedia in ogni vigna, quando non una vera e propria poltrona messa per riprendere fiato dopo la pulitura di un filare andando in basso e di un altro tornando in alto.

Le scarpe non hanno cingoli e marce ridotte, non bruciano gasolio, ma energie del corpo e il riposo dopo un paio di filari si fa tenendo  le forbici in mano e guardando quella meraviglia di uva e di verde che sono le vigne vertinesi di Pasqualino.

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