La cappella in ricordo dell’uccisione di Fabio Chigi Saracini

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Era una tranquilla giornata di ottobre dell’anno di grazia 1906, nella quale quattro amici si trovarono a fare una battuta di caccia alla lepre, nei terreni di Felsina, presso Castelnuovo Berardenga.
Il proprietario della tenuta, assessore al comune, conte Piero Busatti, Emilio Piccolomini, Fabio e Guido Chigi.
Un colpo di fucile, la lepre che in apparenza pare morta, ma poi riesce a muoversi, Fabio Chigi che si muove per andarle incontro, un altro colpo di fucile in quell’istante, sparato da Piero Busatti, Fabio Chigi, colpito a  morte, si accascia in terra.
Il conte Busatti telegrafò alla Pretura di Siena  per informare dell’accaduto, a cui seguì uno spassoso telegramma in burocratese ancor oggi in auge del Brigadiere Ronchetti: “Brigata Busatti Pietro, Piccolomini Emilio, Ponticelli Guglielmo, Chigi Guido, Chigi Fabio. Passaggio lepre sparando diversi colpirono accidentalmente Fabio Chigi fianco destro, rimanendo quasi istante cadavere che stessi trasportarono vicina casa colonica”.
Successivamente ci fu un processo che stabilì si fosse trattato di un incidente di caccia.
Dell’immenso patrimonio, erede diventò Guido Chigi Saracini, che nel momento dell’uccisione dello zio, si trovava a Londra, immerso negli studi musicali, fresco sposo dell’americana Bianca Kaschmann dal quale si separerà anni dopo e non avrà eredi.
Rientrò immediatamente da Londra per curare i possedimenti e acquistò dal conte Busatti il pezzo di terra nel luogo esatto dove spirò lo zio, un fazzoletto di 14 x 19 metri presso il podere Terra Rossa.
Qui, venne eretta, su progetto del famoso architetto Antonio Canestrelli (restauratore fra l’altro delle Abbazie di San Galgano e di Torri) una piccola chiesa in stile neogotico in ricordo del tragico fatto, visitabile all’esterno attraverso un percorso denso di bellezza.

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Franato il campanile della chiesa di Lecchi in Chianti

chiesa compagnia del corpus domini lecchi foto di susanna cioni

Il silenzio della notte, rotto da un rumore cupo di pietre e campane che franano, finendo prima sul tetto, poi sul pavimento della chiesa della Compagnia del Corpus Domini di Lecchi, frazione di Gaiole in Chianti, diocesi di Arezzo, Parrocchia di San Martino.
La navata destra devastata e con un grande foro da cui si vede il cielo e le intemperie che possono portano ulteriori danni all’edificio.
Nella frazione chiantigiana, al brutto momento corrente, c’è da aggiungere questa ferita profonda al presente e ai ricordi di tante persone.

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Spaltenna alla fine degli anni ’60

spaltenna fine anni '60

Uno scatto in bianco e nero vecchio di cinquant’anni, al netto di una costruzione ex centro enologico da anni in disuso e del bombardamento di cipressi che oscurano il paesaggio.

Un affresco del Chianti come era e del fascino provocava nei viaggiatori di ogni dove che, colti da fulmine, si innamoravano all’istante dell’armonia di secoli che aveva dipinto la campagna e scandito la vita delle persone, al centro di grandi fatiche.

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Proverbi aretini

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Il sito del Quartiere di Porta Crucifera è una manna per gli appassionati del settore dei proverbi aretini: una carrellata di modi di dire esilaranti e taglienti.

Botte picina vin bono … ma no ne’ tappi

Cacati in mano e datti du’ labbroni
Che se fa la pesca del Giunti, acqua fino ale palle e pesci punti
Co la calma e la vasillina, l’elefante ’nculò la galina
Come disse la supposta al missile: “Beato te che vè ‘n cielo”
Cusì ‘nnè ‘l modo, come disse quel ch’afogheva
E’ come ’na forchettata de noci
E’ fatto ’l guadagno de Cazzella, che vendiede el cavallo per pigliar la sella
E’ come la moglie del poro Trumbino: men de gniente
El caldo dei lenzoli un fà bullire la pentela
El peggio c’ha da venì, disse quello che ingollò la roncola e arcacò ‘l manneco
Fa come Sant’Alò: prima murì e pù s’amalò
Fior de limbuto, eri coglione e te s’è mantenuto
Il maiale fa male … se t’aciacca
Io armango, come disse quel che perse ’l treno
Nel capo c’hè du scatoline: una è vota e una ’n c’è gniente
Non ce la faccio più, come disse quello che cacò sull’ortica
Poca lana, disse quello che tosava i maiali
Pe’ malati c’è il Ferrochina, pe’ coglioni un c’è middicina
Santa Firmina, Le Poggiola e Chiani n’unne stan fermi co’ le mani
Se ‘l coglion volasse, te darebbon da mangià‘ co’ la fionda
Sè più coglion de Cacco, ch’andava a cogliè’ i bacelli co’ la scala
Sè più coglion del Bista, che piantava i fagioli co’la rivoltella
Speriamo che duri, disse quello che barullava dal tetto
Tanto vulivo scendere, come disse quello che barullò de bicigretta
Unn’ho mica pocciato dal pomello d’una seggiola
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La cinghialessa con prole nella vigna

cinghiala con figli chianti

Idillio campestre di mamma con piccini, un giro di illustrazione e di apprendimento delle varie varietà d’uva, della loro qualità gustativa e zuccherina, dei tempi di maturazione fra tipologie diverse: merlot, cabernet, malvasia, sangiovese, per gustare al meglio, quando saranno pronti, i grappoli più sostanziosi.

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La Banca Vaticana compra il Consorzio Chianti Classico

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E’ evidente fin da ora che la prossima Anteprima dei vini del territorio non si svolgerà nel classico nido della Leopolda, ma nella Sistina allestita alla bisogna, con banchi di assaggio, calici, sputacchiere e qualche crecherino per pulirsi la bocca.
La notizia circolava già da qualche giorno fra le cantonate del Bernini, ma i vaticanisti non l’avevano considerata degna di fede e di pubblicazione, specie in un periodo come questo, dove il profilo degli investimenti della Banca, doveva considerarsi basso e al riparo da ogni operazione degna di clamore.
Ma l’Associazione Cardinali Sommelier ha puntato i piedi e si è imposta, giungendo a buon fine in tempi rapidissimi e con la benedizione del contratto con calici di Vinsanto, senza cantuccini da inzuppo, fra i convenuti alla riunione.
Per il resto, non ci saranno cambiamenti significativi: il logo rimarrà lo stesso, solo il gallo Gian Gastone, non sarà più vestito da Granduca settecentesco, ma avrà dei significativi panneggi porpora modello Richelieu, con un sombrero dello stesso colore, con infissa al centro la padelletta da degustazione e una piuma bianca da moschettiere.
Gli Ispettori che vengono nelle cantine a ritirare i campioni da botte per le commissioni di assaggio saranno vestiti in Clergyman, con camicia color vinaccia, le signore negli uffici, in comodi  panneggi azzurri delle sorelle di San Girolamo.
Per la carica di nuovo Presidente girano vari nomi, ma per i papabili, pare un ballottaggio a due fra Monsignor Sartorello (cappellano militare) e la Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare.

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Il campo dei fiorellini gialli

Non è un quadro di Van Gogh, pieno di giallo accecante, ma è parecchio meglio essendo un effetto naturale visibile del momento, silente, di poco vento, di milioni di api che ronzano su ogni fiore di tarassaco, meglio noto come piscialletto

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