Operando in campagna tra potature di piante e taglio dell’erba, un paio di calzoni è soggetto a urti e sforzi trancianti che producono logorio e strappi.
Per fortuna esistono ancora alcune – rare – signore che con la loro arte di cucito riescono a tappare falle e mettere toppe che in quei calzoni si producono facedno.
Ma quando il paio di calzoni hanno la tela ridotta e usurata, anche la loro opera di rattoppo si vanifica perchè non c’è stoffa su cui poggiarsi.
Lo stesso accade ciclicamente – prima a periodi settimanali, ora addirittura di giorni – alle vecchie conduttore metalliche che portano l’acqua nella lunga e abitata zona residenziale di via Leonardo da Vinci a Gaiole.
Sempre più fitti cali di portata che ai secondi piani si riducono a un pisciolino perchè la condotta principale non ha più tela su cui ricucire.
Quindi – a distanza di pochi giorni – si tura una falla e a breve se ne apre un’altra, con un nuovo dispiego di forze: personale, scavatori meccanici, cerniere sul tubo, fllusso normale dell’acqua per qualche giorno e poi – a breve – un nuovo strappo nei calzoni, ovvero nella conduttora logora e stremata.
Oltre allo sforzo di personale e mezzi nel medesimo posto, ne consegue che la via sia un continuo scavo e una contiuna toppa d’asfalto posticcio – tra alti e bassi – sulla via pubblica.
In campagna si è usi affrontare a muso duro il problema cercandone l’origine, distillando soluzioni a breve…rapide, efficaci, risollutive, per non perdere energie e essere risolutivi al problema.
I manager probabilmente sono addestrati in altra maniera, ma tornando alle scuole elementari quando c’era da ricercare la risoluzione a un problema posto dal maestro: “Ha più senso venire ogni quattro giorni a scavare il terreno, trovare la falla, sanarla, richiudere la buca e rimettere l’asfalto o cambiare l’intera tubazione e levarsi la grana?”.
Certo che il cambio di una tubazione per un centinaio di metri ha dei costi, ma riparare ogni settimana una perdita sulla stessa – logora – conduttura, porta benefici?