Radda in Chianti: la demolizione dell’ ex fabbrica Laca

La Cappella del Mercatale domina l’incrocio sul ponte della strada che di li a breve, porta a Radda, un piccolo edificio religioso risalente al 1300, fino a qualche giorno fa circondato dall’archeologia industriale dell’ex stabilimento del mobilificio Laca.
Lo stabilimento è stato completamento demolito e il colpo d’occhio che si ha sulla collina e sul paesaggio circostante è veramente notevole senza quei capannoni ormai vuoti e in stato di abbandono da una quindicina di anni.

Tutta l’area dell’ex Laca è stata rilevata da Louis Vuitton, marchio del lusso francese, con l’intenzione di impiantarvi uno stabilimento per la produzione di borse.

Gi uffici e una parte del fabbricato sono stati completamente restaurati e saranno inaugurati lunedi 24 luglio, dando così inizio alla produzione, mentre nella parte che è stata demolita sarà costruita da zero un’altra area del nuovo stabilimento.

A Radda c’è grande soddisfazione per il recupero di quest’area malmessa e per i risvolti occupazionali che essa comporta, ma c’è anche chi si chiede come mai un così grande gruppo del lusso, ha deciso di venire a investire proprio nel Chianti, un gruppo che ha nel suo portafoglio fra le più importanti maison dello Champagne e del vino?

Certo è, che dopo il restauro e il recupero dell’area dell’ex stabilimento Laca, tutte le strade sono spianate e diventano in discesa.

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Pittori a Vertine

Luglio, da sempre, è il mese dei pittori tedeschi. Arrivano di prima mattina e usufruiscono del tratto di ombra che si trova nella pista, sotto i cipressi, da dove si ha una prospettiva frontale di questa piccola bellezza innalzata più di mille anni fa utilizzando due cose che quassù non mancano mai: il sasso e l’ingegno.

Si portano in Germania dei tratti di pennello con gli oleandri fioriti.

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Inizia la maturazione dell’uva

Evento raro che nella seconda metà di luglio l’uva inizia a cambiar colore virando verso il bruno della maturazione, ma gli eventi bollenti del periodo anticipano quello che di norma accade nella seconda metà del mese di agosto.
Da qui a dire che sarà un’annata da ricordare per la qualità del vino della vendemmia 2017 ce ne vuole.
Il sapore di cotto dovuto all’estrema condizione climatica, come nel 2003, con le vendemmie anticipate fin dai primi di agosto, portarono alla realizzazione di vini grossolani, privi di freschezza, piacevolezza e carichi di elevata alcolicità.
Paradosso è che le vigne poste in terreni estremi e con esposizioni meno felici, con questo clima bizzarro, riescono a produrre vini di un’eleganza e piacevolezza fuori dal comune, mentre le vigne con la miglior esposizione, succubi della teorizzazione della modica quantità di uva a ceppo e di una severa selezione, spesso e volentieri diventano indigeribili.
Ideale sarebbe, per diluire, rendere fresca e piacevole la bevanda, un ritorno alla ricetta del Chianti ricasoliano con l’utilizzo in piccola percentuale dell’uva bianca: la malvasia o il tanto bistrattato trebbiano.

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La casa colonica

Esempio intatto di architettura rurale non stravolta come spesso accaduto ai vari casolari del Chianti, che, specie negli ultimi anni, hanno subito una pesante violenza edilizia e di perdita dell’identità e della memoria storica.
L’elenco delle violenze alle case coloniche del Chianti (e della Toscana) è un lungo, penoso e disdicevole atto di incoscienza delle amministrazioni locali che hanno concesso, o spesso hanno chiuso un occhio, quando facoltosi investitori hanno stravolto, con la collaborazione di tecnici e maestranze locali un’estetica semplice, funzionante e bella per fare posto a ville pacchiane, opulente, degne di essere abitate dal conte Mascetti quando aveva al proprio servizio due servi che lo vestivano e girava il mondo con un orso bruno al guinzaglio.
Una scala degli orrori che ha visto professionisti italici dar spazio ad americani, russi ecc. nell’illusione di poter fare speculazioni con il vino (quando tirava) e con quel circo gli sta intorno.
Nel Chianti (e nella Toscana) mancano solo le pagode cinesi, ma ci sarà tempo per dare spazio alle loro legittime aspettative, nell’applicazione del buon motto e programma di governo: “porte aperte a chi porta”.

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Oleandri dell’estate

Dove ora si trovano i tavolini del bar e dove le persone sorseggiano gaudenti ottimi aperitivi e gustosi pranzetti, la Nella aveva un grandissimo oleandro e poco dietro un altro un po’ più piccolo che viveva all’ombra di quello grande.

A partire dalla fine di giugno, per tutto il mese di luglio e parte di agosto, si riempivano di densi fiori rosa sotto i quali regnava un fresco refrigerante di ombra.

C’erano già le due siepi lungo la strada che si tinteggiavano, come ora di bianco, rosa, rosso intenso e sanguigno.
Altri, nel tempo si sono aggiunti all’interno del paese e sono diventati un tocco intenso nelle foto e nella colorazione di un luogo, anche per la gioia di pittori tedeschi che ogni anno vengono a ritrarre questi sassi.

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Guistrigona: la discarica sulla strada

Carabinieri e Vigili Urbani, sono al lavoro per disincentivare la barbaria dell’abbandono dei rifiuti nella piazzola di Guistrigona, nel comune di Castelnuovo Berardenga.

Ampiamente disseminati sul terreno circostante i cassonetti, si trova di tutto: gomme di auto, ammortizzatori, sedili sempre per auto, sciaveri di legno, lettori dvd, taniche di detergenti che si usano per le cantine, scarti di materiale edile, sacchi di bottiglie dell’acqua minerale, latte di pomodori pelati che per dimensioni, sono in uso in ristoranti o pizzerie o mense, mobili, stendini, giochi da bambini, una bicicletta, sacchi di bottiglie di birra, ecc. ecc.
Il tocco raffinato però si trova all’interno dei cassonetti: riempiti di ferri, legno, ma soprattutto di tante mattonelle quadrate, che, una volta dentro il camion  della SEI, potrebbero danneggiare pesantemente il compattatore dei rifiuti.
Fonte: Il Cittadino

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Carbonella, vento e salsicce

Il bello dell’estate è che se di giorno si ha la parvenza di essere dentro un forno, la sera si acquieta il bollore e si può sedere al fresco in compagnia di tanti appassionati di crostini, melenzane alla parmigiana, caci divini, salsicce, panzanella e costoleccio.
C’è chi arriva a piedi, chi in macchina, chi gropponando su una scarpata navigando sui sassi come quando era piccino.
La salubrità del mangiare al fresco, nella quiete di cicale e rondini gustando la fatica quotidiana fatta vino e pietanze, dolci e vinsanto.
E il vento diaccio che penetra fra costola e costola, disidratando chi non c’è abituato.

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