
Non è un boccone da ghiotti fare il Presidente di una Regione dove ogni due chilometri si trovano storie lontane e diverse fra rivalità contrapposte che covano sotto la cenere da secoli a cui basta un venticellino da niente per ridare fiamma, con il rinnalzare muri conseguenti.
Si sa che i toscani in due parlano, ma da tre in su riescono bene a litigare
Oppure il dovere di rappresentanza a varie iniziative spante sul territorio regionale per i dodici mesi che spaziano dalle corse di biciclette d’epoca nel Chianti, al tuffo nell’Arno da Ponte Vecchio con il costumino intero a strisce orizzontali bianche e rosse il primo giorno dell’anno o alla festa del vino poco fuori dal Chianti, del fungo e del tartufo, della battitura del grano, convegni, seminari, cresime e comunioni… le poche soddisfazioni con la squadra del cuore Viola.
E poi c’è la parte amministrativa, il Consiglio Regionale, l’ascolto di assessori, enti comuni, aziende dove ognuno più o meno si attende miracoli o finanziamenti… la sanità che da alcune parti zoppica.
Conosce a memoria il CAP di ogni località della Toscana, ma molto saggiamente, ogni volta si muove ridà una ripassatina alla storia del paese da visitare e poi vuole trovare il tempo per scrivere qualche gustoso libro di storia come l’ultimo su Pietro Leopoldo di Lorena.
Tutto questo comporta che la sera spesso veda il letto tardi e la mattina la sveglia bussi presto e il giorno fino alle due non abbia ancora fatto desina.
In blu elettrico metallizzato e scarpina elegante nera a punta per le vie di Firenze mentre si relaziona con le ultime grane d’ufficio che piovono al telefono prima di varcare – con classe e fame famelica – la soglia del ristoro di mezza giornata.































































































