I Vitellozzi che vengono di buio a Vertine

Vertine è un luogo accogliente e ben curato dagli abitanti, pieno di fiori colorati che accompagnano i visitatori nel giro del paese, un luogo vivo e romantico aperto al mondo.
E’ in questo spirito di accoglienza che ci sono sedie, panchine, panche e tavolini, affinchè chiunque goda di un momento di pace e di benessere.
Ed è normale che la sera arrivino dei ragazzi con la voglia di fare due chiacchiere fra loro al riparo dal fresco nel casotto (con recente imbiancatura e manutenzioni) all’ingresso del paese con la mole della torre davanti e la quiete tutta intorno.
Quello che non è normale è lasciare i resti delle serate gettati in giro con le sedie sparse e con tutta l’area coperta di cicche, lattine e carte… Vertine non lo merita.

Fate un torto a voi stessi a non rispettare un così bel paese pulito e curato che vi accoglie e mette a disposizione sedie, panche, libri nella vetrinetta, cestini a due passi sempre disponibili e svuotati, un vaso pieno di terra dove riporre le cicche.
Non è bello quasi ogni mattina trovare quello spazio da ripulire dalle vostre belle serate.

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Radda e Coppedè: 1926 – 2026, cento anni di stile

Una lunga ricerca di archivi e di testimonianze raccolte fra i discendenti condotta da Simone Sirocchi (storico dell’arte di Parma con radici raddesi) ha portato a conoscenza degli stessi abitanti della capitale chiantigiana un capitolo importante della sua storia recente finita nel dimenticatoio.
Si sapeva che il grande architetto Adolfo Coppedè aveva progettato i lavori per il Monumento ai Caduti, i giardini, la facciata della chiesa e della Piazza Ferrucci con relativa fontana, ma non si ricordavano i contorni e quanto aveva portato alla ridefinizione di spazi e edifici.
Subito dopo l’immane tragedia della Grande Guerra e dei lutti che non risparmiarono alcun piccolo o microscopico angolo d’Italia, a Radda c’era una grande voglia di reagire nonostante non si navigasse nell’oro e nell’agiatezza.
Venne contattato il grande architetto fiorentino (il come e il perchè sono nel libro) e molta parte della popolazione donò quel che poteva affinchè venissero realizzati i lavori.
C’è addirittura chi ricorda – per racconti familiari – che iniziarono i lavori di costruzione del Monumento ai Caduti e a un certo punto si interruppero perchè erano finiti i soldi.

La popolazione di Radda si rimise in moto fornendo quanto serviva in risorse economiche per la manodopera e materiali per arrivare alla conclusione del cantiere.
Pochi lavori Pubblici, possono essere definiti Pubblici come questi di Radda, dove la collettività donò come poteva quel che poteva.
La chiesa da un semplice tetto a capanna venne arricchita della facciata, con sulla facciata un dipinto che il tempo ha cancellato e di cui sono rimaste solo alcune sfumature.
Il grande lavoro di Simone Sirocchi ha portato alla ricostruzione storica e grafica di quelle figure che con un grande gioco di video – mapping con la colonna sonora di “Creola” (straziami… ma di baci saziami) sono ricomparse per tre giorni sulla facciata della chiesa, unitamente ai nomi dei cittadini che contribuirono fattivamente alle opere.
Da questo studio condotto da Simone Sirocchi, si è appena celebrata una tre giorni dedicata al centenario dei lavori (nella fontana di Piazza Ferrucci la data 1926, corrisponde – nei documenti rinvenuti – al primo pagamento ricevuto da Adolfo Coppedè) il cui culmine è stato la presentazione del libro “Radda e Coppedè 1926 – 2026, cento anni di stile” fatto stampare dall’Amministrazione Comunale in elegante formato dalla Casa Editrice Mandragora di Firenze.

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L’Eroica 2026, Paolo Virgolini il pittore che ritrae Castelnuovo

C’è chi arriva nelle terre senesi fornito di camere d’aria di scorta, borraccia e bicicletta d’epoca e c’è chi segue un gruppo di amici che partecipano all’Eroica munito di colori, tela e cavalletto per dipingere scorci di ineguagliabile bellezza lungo il percorso.

Paolo Virgolini arriva da Forlì e mentre i suoi amici si impolverano sulle strade bianche pianta il cavalletto di fronte alla Macelleria Pini e si mette a dipingere ciò che il grande architetto senese Agostino Fantastici concepì all’inizio dell’Ottocento con la nuova piazza e la chiesa dei Santi Giusto e Clemente.

L’opera lentamente prende forma con dovizia di particolari e in una rapida successione di llinee, colori e colpi di pennello compare su tela una perfetta visione di Piazza Matteotti, comprese le due macchine (bianca e azzurra) parcheggiate propro davanti alla chiesa.

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L’Eroica 2026, Vasco (il Pipa) e il gatto Fastidio

Come quando sul Monte Sante Marie a pochi metri dalla vetta finirono le energie e lì erano schierati decine di fiografi e operatori e rimase in equilibrio e immobile sui pedali per trenta secondi prima di finire in terra e folgorò i presenti con la celebre battuta: “Mica mi avrete fatto una foto?” suscitando una risata collettiva.

Un grande ciclista, un rinomato giocatore di bocce e di scala, un grande battutista accompagnato dall’umiltà di chi la fatica e il divertimento li conosce da vicino e con una serenità d’animo rara.
Vasco di Vertine – il Pipa – il decano dei ciclisti del Chianti, seduto sul muricciola del Parco di Vertine in attesa dell’imbarco per scendere a Gaiole mentre solletica il suo gattone Fastidio… un nome, una garanzia.

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L’Eroica 2026, il ristoro dalle luminose mamme di Radda

Nella capitale del Chianti – con la classe che le contraddistingue – il gruppo delle affiatatissime mamme di Radda si adopera per dare sostentamento ai ciclisti, omettendo di dire agli ignari sportivi che subito dopo il ristoro il percorso si inerpica nella strada bianca prima di rispuntare alle vette ardite di Volpaia.
Giornata di sole radiosa divisa fra dolce e salato con il primo messo in disparte dagli appetiti estremi di quanto dona la gioia al palato una fetta di pane con l’olio o con salame e prosciutto con goccino di vino.
Mille grazie alle mamme dette in tutti gli idiomi del mondo, rimane il dono più bello per questa giornata per loro stancante, ma irrinunciabile.

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Il Convegno sulle origini della Berardenga

Di questo convegno sulle origini della Berardenga – che ha visto la presenza di eminenti ospiti e studiosi – rimangono le tavole del Maestro Tosi sulla Badia cinquecentesca realizzata su fonti documentarie e realizzate con la difficile tecnica dell’acquarello, che prossimante saranno apposte all’ingresso della località monastica che ha dato origine e nome a questo territorio straordinario e delicato come un volo di farfalla con lo sguardo che si posa negli incanti naturali e architettonici realizzati dagli antenati.

Questo viaggio sulle origini della Berardenga ha visto la presenza di Luigi Tei, priore della Compagnia di Maria Santissima del Patrocinio; Fabrizio Nepi, sindaco di Castelnuovo Berardenga; Fosco Vivi, presidente dell’Associazione Berardenga Storia e Arte; Paolo Tiezzi Maestri, fondatore dell’Istituto delle Abbazie storiche toscane; Piero Morbidi, con un intervento dedicato alla moneta al tempo dei monaci; Michel Scipioni, direttore dell’Ufficio Beni culturali e Arte sacra della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, e Dom Ubaldo Cortoni, della Congregazione Camaldolese dell’Ordine di San Benedetto.
Ogni intervento è stato minuzioso di particolari e sfumature che il tempo potrebbe cancellare e la mole di lavoro che ha preceduto la giornata di studi – alla presenza di un foltissimo pubblico – meriterebbe la pubblicazione a futura memoria per chiunque voglia conoscere nel dettaglio il luogo dove vive o per chi – attratto da questa beatitudine – viene in visita o in vacanza nella Berardenga.
All’Amministrazione Comunale, alle Associazioni del territorio, alle aziende, la speranza di vedere un giorno realizzata questa idea che sarebbe bello vedere sugli scaffali d’ingresso della Villa Chigi Saracini fresca dall’essere divenuta di proprietà Pubblica.

Fonte: Il Cittadino.

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L’Eroica 2026, il ristoro a Castelnuovo Berardenga

Scalda il cuore vedere i cancelli aperti e veder passare i ciclisti in entrata e in uscita dalla Villa Chigi Saracini nella prima Eroica che la vede essere diventata patrimonio pubblico.

Un’ estasi per i pedalatori che da lì a breve si riforniranno di calorie in forme diverse per affrontare le ultime salite e discese prima del traguardo finale e sentire in presa diretta con idiomi diversi la meraviglia di aver appena attraversato in bicicletta questo luogo stupendo.
E’ bello vedere L’Eroica lontana dal proprio epicentro gustando gli sguardi affaticati e gioiosi di chi da ovunque si mette in gioco per motivi diversi nel voler affrontare le aspre meraviglie scoscese della Provincia di Siena e fermarsi a gustare affettati, uva e mele, ribollita e tè a bollore nella Piazza Marconi di Castelnuovo Berardenga – organizzati dalla Polisportiva La Bulletta – illuminata di gran buona musica e bel sole.

Fonte: Il Cittadino.

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L’eroico girarrosto del Circolo di Gaiole

Un affiatato gruppo di volontari che mette la propria – sproporzionata – sapienza fisica e gastronomica nel far star bene il prossimo lavorando come bovi per il solo gusto di farlo e contribuire a rendere vivo un Circolo anche quando gli orizzonti di gloria dei mesi invernali sono più sfumati.
Stando ai servizi segreti, sono 280 i polli messi a cuocere sulla brace del girarrosto per gli eroici e i loro parenti, fatti con un sorriso che a pensare alla fatica ci sta dietro, verrebbe voglia di andare ai Caraibi e invece indomiti sono lì – Volontariamente – a cuocere tonnellate di pasta al sugo, patate al forno, panelli con l’uva per fare star bene chi arriva da vicino e da lontano.

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Berardenga, è nato Leonardo di Franc e Caterina

La cicogna ha portato il suo impasto di lievito speciale bussando all’ingresso di Castelnuovo e ha lasciato in dono un fagottino avvolto di celeste che appena ha visto lo stato del mondo fuori dal protettivo guscio di mamma, ha preso a piangere come un ossesso – ma questo è il modo di arrivare di ogni cucciolo che apre gli occhi al dono della vita – e saggiamente prende tempo prima di capire cosa gli succede attorno, scaraventato d’improvviso in un nuovo mondo.

Un dono: un nuovo piccolo bullettaio nato in un territorio bellissimo, venuto al mondo dalle scorze d’arancia candita e di cannella di Franc e Caterina. Buona vita Leonardo.

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Le rose di ottobre

Una volta sarebbe stato tempo da funghi gentili e giallarelle… il patema del rientro a scuola e l’apertura della caccia al fagiano e alla lepre in quelle tipiche mattine brumose che poi portavano pure all’inizio del campionato di pallone.

Allo stato attuale le rose ottobrine sono un vezzo e un vanto – che non ha prezzo e non si paga – per alzare lo sguardo e guardare in cielo dove passa il fragrante adore puntiglioso della rondine piccina.

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