Forbes cita San Gusmè fra i luoghi più belli d’Italia

“Forbes Italia” è l’edizione italiana della rivista degli affari più famosa al mondo e proprio dieci anni fa, incoronava un’altra località poco distante, come Gaiole in Chianti, alluzzando golosità in un contesto storico e amministrativo ben distante dall’attuale.

Dozza, nel bolognese, Galatina, nello splendido Salento, poco distante da Lecce, e il ben noto San Gusmè, nel senese, le tre località “sconosciute e indimenticabili” citate nella rivista in un recente articolo.
La quiete, nel piccolo borgo situato nella Berardenga, non ne risente: le partite a carte o a biliardo nei due circoli paesani per la disputa del caffè, la messa delle cinque, officiata da don Luigi, le raffinate cuciture dello storico sarto Vezio, le camminate nelle circolari vigne di Arceno, il riposo di politici nazionali, le future prove per il Bruscello in piazza d’estate, la sapiente cucina delle signore che spesso mettono a sedere decine e decine di persone.
Il Luca Cava, intento nei suoi bisogni quotidiani.

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La gommosi degli alberi da frutto

Le immagini sembrano quelle di un’installazione artistica, invece si tratta di un affare serio per un bel susino neanche tanto vecchio, che quando è l’ora dona cesti di ambiti frutti.
La gommosi è una malattia di origine parassitaria, che su determinate varietà e condizioni climatiche favorevoli, porta a un decadimento del legno e alla morte della pianta.
La cura è ben semplice: poltiglia bordolese sciolta con un poca di acqua e data a pennello sul tronco e sui rami principali, da fare nei mesi invernali.

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L’abbandono della chiesa di San Vito

Un piccolo nucleo abitativo della Berardenga, immerso fra i vigneti di San Felice, le cui foglie d’ottobre s’infiammano di porpora, lungo la “Strada Regionale 484 del castello di Brolio”.

Un campanile a vela, una pieve romanica cinta da una corona di spine di rovo, coperta di edera, avvolta sull’ingresso da una sterpaglia inaccessibile e invasiva, alcuni annessi posti di lato, forse la casa del prete, franati, la stabilità dell’intero manufatto a forte rischio di crollo e di perdita definitiva.

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Molinlungo – Geografico, cinquecento metri di spazzatura

La bevanda più gradita nei cinquecento metri di strada che vanno dal Molinlungo al bivio del Chianti Geografico è senza dubbio la birra Moretti in lattina, vista l’enorme quantità di barattoli gettati, volando, dai finestrini delle auto.
Varie bottiglie di acqua di vario formato, qualche altra birra in vetro e lattina, parte color rosso vinaccia del davanti di una macchina, varie bustine di pinoli, rare lattine di aranciata rare Coca Cola e Esta Thè.
Per un totale di oltre trenta chilogrammi di spazzatura, raccolta solo in cinquecento metri della Strada Regionale 429.

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Fiocchi di neve a Lecce

Come neve, come una canzone di Giorgia, come un effetto speciale appoggiato sul giallo paglierino della pietra scalpellata di barocco, che non è abituata ad accogliere il candore, ma lo accoglie amorevolmente riempiendolo di fusa.
Un doppio album bianco, forse omaggio ai Beatles, che accarezza i tetti, copre le strade, si siede sui gradoni del teatro romano e si scioglie tutto intorno ai bordi di un tenero nido.

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La sciarpa di nebbia del Chianti intinta d’Amiata

Si forma nei pressi di Rietine, si addensa per aria raccogliendo l’intima umidità penetrata dal sole, si incanala per un soffio di vento, avvolge il castello di Meleto lasciandone terso il profilo, defluisce nello spazio di due colline, lambisce le guancie di Vertine, sfila per il canale di Parabuio, sparisce prima di toccare San Donato e fa da corolla al tepore che si fa ardente al profilo silente di fusa del monte Amiata laggiù, sullo sfondo.

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Il museo della Contrada della Torre

Alla domanda di due giovani dall’accento lombardo su cosa sia il Palio per i senesi, Davide Orsini (curatore del Museo della Torre) risponde che: “Il Palio sono quattro giorni di festa, che hanno il suo culmine con la Carriera che si svolge in Piazza del Campo il 2 luglio e il 16 agosto, mentre l’appartenenza alla Contrada occupa tutto l’anno”.
Con un ruolo sociale e conviviale, con un’organizzazione dedita al volontariato e alla promozione culturale, un vivo controllo del territorio e all’assistenza.
Siena è probabile che sia l’unica città al mondo ad avere 17 Musei simili e diversi allo stesso tempo, in cui vengono conservati i cimeli, le monture, vere e proprie opere d’arte insieme ai Pali vinti, (dipinti sia da pittori senesi che nazionali e internazionali) i Masgalani ( premo assegnato alla Contrada che si è distinta per bravura, eleganza e portamento, nel corso dei due cortei storici che precedono il Palio).
E il Museo della Torre si distingue anche per avere al proprio interno delle mura cittadine duecentesche, una cisterna di epoca romana, una tomba etrusca risalente al II secolo A.C, una fossa da grano del quattrocento, realizzata dal Comune di Siena per conservare come fosse oro il prezioso cereale.

Alcune pietre che sono i resti di un mangano che anticamente serviva per lisciare e lucidare i tessuti.
“Oltre la forza, la potenza” è il motto, il rosso cremisi con liste bianche e blu i colori di questo grande popolo che ha per santi patroni San Giacomo e Sant’Anna e un elefante in campo d’oro coronato all’antica, fermo sulle quattro zampe, con gualdrappa rossa divisa da una croce bianca, che sostiene sul dorso una torre cimata con un pennoncello rosso crociato di bianco.

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