La sulla salendo verso Torre a Castello

Per chi volesse scattare foto iconiche della Toscana, occorre dedicare un capitolo alla Berardenga che sta per abbracciare il confine con il territorio di Asciano.
Sbalzi sulla di fucsia da ricrescita che colorano e allietano – salendo – il tratto di strada che porta a un punto panoramico pregevole – dove dotati di un modesto binocolo – da un lato si scorgono le persone sulla Torre del Mangia appena riaperta e i piccioni che covano fra le biancane del Duomo di Siena, mentre dall’altra parte c’è una finestra sul Chianti dove domina il castello di Brolio, poi quello di Cacchiano e sul versante Berardenga appaiono il nido dell’aquila di Sesta, la chioma dei pini di Campi, il birillo bianco architettonico della cantina – frantoio di Villa a Sesta e la monumentale antenna televisiva di Monteluco.
Andando con lo sguardo verso Rapolano, compare un podere in disuso: profumo di acacia in fiore, super sulla a chiazze, totale verde di grano ed esce la foto da calendario toscano.

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Passa la volpe spazzatrice dopo pranzi e cene a Vertine

Non c’è buccia di cacio o briciola di pane che non venga aspirata dalla volpe paesana che all’alba e al tramonto viene a ispezionare il paese in cerca di prelibatezze cascate dai tavoli durante qualche pasto degli abitanti che si ritrovano insieme all’ombra dei lecci del Parco o sotto il solicino gaudente della Pista.

E’ diventata un’attrazione per quanti capitano in zona e vedono questa volpe aggirarsi tranquilla fra gli umani di qualsiasi provenienza, alla ricerca di qualcosa di prelibato cascato in terra.
Ha una coda fluente con un puntino bianco in cima, la sfrontatezza e il fisico di chi sa cosa voglia dire patire non per sentito dire, ma con il susseguirsi della bella stagione e di pranzi e cene sotto le stelle o al meriggio, avrà modo di aggiornare il fisico a commendatrice.

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Massima attenzione alla Parisina di Colle Val d’Elsa!

Proprio come nella migliore tradizione medievale e rinascimentale, i solidi, ma soprattutto i liquidi che una casa produceva, venivano allegramente gettati in strada, essendo gli edifici sprovvisti di condotti e di fognature.
Nella parte alta di Colle Val d’Elsa, condotti e fognature sono arrivati da decenni, ma l’antica tradizione di avventare i liquidi di casa sulla strada (in una via che rimanda ad antiche monachelle penitenti) è sempre viva.
La chiameremo Parisina (che nel film “Non ci resta che piangere” devolve secchiate alla strada dalla finesttra di casa ed è mamma di Vitellozzo) la signora che prima lancia e poi si accerta se sotto passa qualcuno.
Ultimemente ne sanno qualcosa due bellissime ragazze lombarde che intente a rimirare la grazia di quella via, si sono trovate addosso una bacinellata d’acqua, per fortuna non da “rigoverno dei cocci”, non da lavaggi intimi o con odori sgradevoli.
A Colle c’è da fare la massima attenzione alla Parisina, la rievocatrice storica di quando i bagni e gli acquai non erano in casa.

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L’urlo dei rondinotti

I rondinotti di nido belli a vedersi non sono, ma hanno un’ugola tenorile che Pavarotti la studiava.
E non per cantare d’opera, ma per farsi sentire dalla mamma per quel principio primordiale della fame e di essere il primo a mettere mano al mestolo e riempirsi il piatto per mangiare.

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Vertine, il pranzo delle conseguenze dell’amore

Una piccola comunità coesa. Un modico gruppo di persone che intorno al proprio sindaco Pasqualino, non ha paura di rimboccarsi le maniche e curare il paese e raccogliere ogni fogliolina che cade per chi qui vive e per chi qui arriva e trova un luuogo accogliente e sospeso in una realtà che anche questi tempi acidi non intaccano.
Da una Pista vuota a vederla munita di braciere e tavoli è un lampo, mentre nelle ore di buio le belle massaie del luogo hanno infornato dolci per il giorno dopo.
Una bella giornata, serena, come tante altre ce ne saranno, con lo chef con i baffi Roasio che di notte ha preparato l’ottima pumarola per la pasta e di giorno affetta prosciutti e caci e sovrintende le cibarie da condividere sotto questo solicino di maggio che tanto scalda e rincuora.

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Vertine, benedizione dei campi, pane e prosciutto

Camminata nella campagna intorno al paese con il ventolino insidioso del primissimo mattino per le Rogazioni, l’antico rito della benedizione dei campi – per beneficiare di un prospero raccolto – con una Messa iniziata alle 7.30 e poi in un anello di viottoli e stradelli che riporta a Vertine dove i partecipanti sono stati rifocillati con panini al prosciutto e salame, pecorino e grondino di vino locale.

Attaccamento alla terra, alle radici ben piantate in questo suolo dove i sassi sono mescolati con un pochine di zolle.
Una piccola comunità attiva nel tenere vive socialità e tradizioni, cultura e memoria di quanti vi hanno vissuto e contribuito affinchè questo piccolo mondo antico si distinguesse per accoglienza, schiena dritta, amore per questo paese/castello piantato su un poggetto.

Fonte: Il Cittadino.

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Il programma di “Vagliagli terra di frontiera”

Vagliagli, sabato 9 maggio ore 9.30 nei locali della Polisportiva Vagliagli conferenza “Vagliagli terra di frontiera”.

Interverrano: Valentina Corti della Polisportiva Vagliagli e consiliere comunale, Fabrizio Nepi sindaco di Castelnuovo Berardenga, Patrizia Tuttini ex funzionaria dell?archivio di Stato di Siena, Fosco Vivi del Gruppo Beradenga Storia e Arte, Vito De Meo, con il tema Vagliagli e L’Aiola, il Maestro Massimo Tosi che presenterà le sue opere su Vagliagli, il professor Duccio Balestracci che presenterà il suo ultimo libro “La battaglia di Camollia”.

Ore 13.30 pranzo presso la Polisportiva Vagliagli antipasto misto, pici con sugo in bianco, pappa al pumooro, capocollo al forno, patate e cipolle, dolce, prenotazione via WZ al 375 6184607 al prezzo di 20 comodi euro.

Ore 15.30 visita alla Fattoria dell’Aiola.

Ore 17.30 “Le memorie visionarie di Luca e Enzo” con Luca Bonechi già sindaco di Castelnuovo Berardenga e Pino Di Blasio giornalista de “La Stampa”.

Domennica 10 maggio escursione “Anello di Vagliagli terra di frontiera” organizzata dal Gruppo Escursionisti Berardenga con iscrizione all’escursione al 351 9102073 con il percorso: Vagliagli, Dievole, Palagione, Selvole, Vagliagli di km 11.
Ore 13.30 presso la Polisportiva, pranzo con: ribollita, tagliatelle al ragù, peposo al Chianti, erbette ripassate, dolce con i soliti modi 20 Euro con prenotazione via WZ al 375 6184607.

Ore 15.30 nella chiesa di San Cristofoto Ilaria Sciascia parlerà dell’antico luogo religioso e dei suoi preziosi cimeli.

Ore 16.30 esibizione della “Unione Corale SeneseEttore Bastianini”.

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Berardenga, la mostra delle opere di Zulimo Scala

E’ un Neorealismo a colori l’insieme delle opere di Zulimo Scala che sono in esposizione al Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga.

Poderi pieni di gente, semine, raccolte, mani che lavorano il ferro, carbonai, setaiole, paesaggi fermati in ogni stagione, radici, rapporti umani sviluppati, simbiosi con il mondo circostante.

Allo stato attuale pare sia arrivata un’alluvione che ha portato via tutto e ha lasciato i quadri di Zulimo come testimonianza di quello si era.

Il percorso espositivo si articola in nuclei tematici – i luoghi, la cultura materiale e la vita comunitaria, i mestieri, il paesaggio – offrendo uno sguardo ampio e articolato sulla produzione di Scala. Accanto ai dipinti, documenti e materiali d’archivio originali contribuiscono a delineare la figura dell’artista nella sua duplice dimensione: autore riconosciuto e uomo profondamente inserito nel tessuto sociale della comunità, alla quale è rimasto legato fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1993.

Un elemento distintivo della mostra è rappresentato dalle didascalie, arricchite dalle testimonianze dei proprietari delle opere.

” Me li aveva regalati lui, Zulimo, non glieli avevo chiesti i quadri che ho. Io gli riparavo la macchina – per quello che potevo eh – quella con cui andava in giro a prendere ispirazione p er i suoi quadri, e lui era contento.

All’inizio avevo l’officina accanto al suo garage, dove c’è la foresteria. E da lì siamo diventati amici.

Questo credo che me l’abbia fatto perchè per lui la Torre rappresentava qualcosa di importante, ci viveva lì in Castello, d’altra parte poi è il simbolo del paese, l’unica totte che è rimasta.

Chissà se quei bambini che giocano li aveva visti davvero o se li era immaginati.

Era una persona di cuore Zulimo, educato, gentile. Per me aveva simpatia, come io ce l’avevo per lui. E questi quadri sono il ricordo della nostra amicizia”.

Parole di Massimo Civitelli nella didascalia dell’opera che ha prestato alla Mostra.

Da notare che Zulimo era del 1913 e anagraficamente aveva due guerre mondiali nel suo bagaglio culturale e di ricordi.

Nei suoi scritti era la parola “PACE” la parola più usata: amava la natura, le persone, i luoghi della sua vita, ma avendola vista di persona, detestava fortemente la follia della guerra.

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Eletto il nuovo consiglio direttivo del Dit’Unto

Lo scorso 8 aprile i soci dell’Associazione Dit’Unto di Villa a Sesta si sono riuniti in Assemblea per l’approvazione del bilancio e per eleggere il nuovo Consiglio Direttivo che sarà in carica per il prossimo triennio (2026-2029).

Al termine delle consultazioni, Franca Nassi è stata confermata Presidente mentre Alessandro Tadiello è stato nominato Vicepresidente. Confermati anche gli ex consigliari Paola Valenti e Daniele Brogi. L’Assemblea ha inoltre eletto due nuovi consiglieri: Irene Giganti e Chiara Milani.

Questo nuovo Consiglio Direttivo sarà pertanto guidato da sei soci, come previsto da statuto.

Il nuovo Direttivo nasce con l’obiettivo principale di proseguire quanto portato avanti in questi primi dieci anni di Dit’Unto, cioè privilegiare la qualità del cibo e della buona ristorazione, la cultura del buon mangiare, la convivialità e l’attenzione al territorio e all’ambiente. Tutto questo con il desiderio di continuare a proporre novità accattivanti e cercando di migliorarsi sempre rispetto alle edizioni precedenti.

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Nella Minucci e Giorgio Finocchi raccontano Radda come era

Sala della Biblioteca di Radda gremitissima per ascoltare le storie di un passato che non è tanto remoto, ma che per la velocità con la quale si sono mosse le cose negli ultimi cent’anni e ancora di più negli ultimi cinquanta, lo rende antico alla velocità della luce.
Gian Luca Bruno e Vanna Neri coordinano le memorie di Nella Soldani (la moglie del compianto Libero Minucci, l’uomo che parlava alle motoseghe) e di “Binda”, ovvero Giorgio Finocchi, così chiamato per essere un grande appassionato di ciclismo.

Viene fuori il ritratto di un paese ai più giovani sconosciuto, con passi lenti che conducono dal podere, alla frazione e poi al capoluogo come fossero passaggi epocali.
Nella è nata a Selvole alla fine del 1934 (e questo la induce a darsi un anno in meno) insieme ad altri sei fratelli e fra i ricordi più nitidi ha la miseria che era il pane condiviso con tutti gli altri abitanti della frazione che sbarcavano le giornate lavorando per campi aridi e boschi a far legna.
Sorella gemella di Benito, ma sono stati registrati all’anagrafe il 28 una e il 29 l’altro e nel corso dell’andare ha comportato una valanga di gustose noie burocratiche pirandelliane, su cui ci sarebbe da scrivere un libro
E’ testimonianza di quegli anni un libro di Don Romano Macucci, nato a Selvole e poi parroco a Castelnuovo dei Sabbioni… infatti attività di svago e di socialità erano la Messa e le funzioni.
Per chi passa dalla Villa a Radda, non è difficile vedere la Nella seduta davanti alla panchina di casa intenta a ricamare lenzuoli in quell’arte appresa fin da bambina e discorrere in quella specie di circolino che si crea non appena si siede al solicino.

Giorgio Finocchi è nato nel podere Le Scope, luogo ghiacciato nei vetri e piovoso nelle tegole: “Tanto che fra noi e quelli della casa nel bosco, non c’era tanta differenza”.
A dodici anni il trasloco alla Villa a Radda, a scuola con i calzoni corti (ricavati da stoffa già usata per altri indumenti) sia d’estate che d’inverno… con certe gambe rosse per il freddo!

Nella cartella di scuola c’erano le trappole per chiappare gli uccelli lungo il percorso pedonale che portava in classe perchè c’era da arrangiarsi anche su come mangiare.
Un pacchettino di matite da sei, mentre chi stava in paese lo aveva da dodici, una colazione con due fette di pane (fatto in casa) con la marmellata (fatta in casa) o con l’olio, mentre un compagno di scuola che veniva dal Mulino di Vistarenni aveva sempre un pezzettino d’aringa.
Il dopo scuola (fin dagli undici anni) a imparare il mestiere da un falegname che per cinque anni non gli ha dato un centesimo, un lavoro che poi ha portato avanti per quasi settant’anni.
Tanta la vita sociale perduta perchè ora le persone si salutano dal vetro della macchina.
Storie di vita vissuta semplicemente, guardando il mondo scorrere da un piccolo mondo antico dove i cambiamenti arrivavano dopo che le onde lunghe si erano acquietate in impercettibili movimenti.
L’importanza della memoria e delle radici, il non dimenticarsi mai da dove si viene e quanta fatica è costata fare ogni passo in avanti.
Un grazie infinite alla Biblioteca di Radda che organizza questi incontri con i Senatori del luogo che le cose meno belle – come i barlumi di guerra – le hanno viste non per sentito dire.
Qui il video completo della conferenza con Nella e Giorgio (autore di un pregevole libro: “Frammenti di una vita”).

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