Romanticamente Felsina: iris, albero di giuda, glicine

Un cancello sempre aperto in un luogo dove risplendono vini magnifici e cura dei dettagli pur rimanendo semplici, donando a chi passa l’opportunità di emozionarsi per le fioriture, per il rispetto di un assetto storico rispettato non stravolto. Felsina, Rondine, Berardenga.

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Fantasia di glicine, melo, tulipano, pero, rosa, lilla, narciso

Le robuste spalle della primavera che si accalora e irrompe nella vita di ognuno a suo modo: chi ha sempre altro per la testa, chi si ferma a osservare quanto la vita sia bella comunque si dipinga e manifesti.

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La sciamatura e il recupero delle api

Quando nell’alveare nasce una nuova regina, è il momento in cui il nucleo si separa e si formano due famiglie, una delle quali vola nel mondo in cerca di un approdo dove poter iniziare a operare.
Il momento è ora, sono decine e decine le famiglie in cerca di abitazione e si adattano a ogni situazione, purchè le api, ma soprattutto la loro regina, siano comode per procreare e per bottinare.
Protette da un’edera all’interno di un ulivo, accanto ai tavoli per le salsicce, già pronte con la cera a edificare le celle per la conservazione del miele o per il reparto maternità.
Vengono amorevolmente raccolte da Mirko all’interno di una cassetta apposita: quando la regina vi cade, tutte le api si fanno intorno e vi entrano.
Immediatamente iniziano a rendere l’ambiente confortevole, ma non sanno che di li a poco, la loro casa sarà una bellissima arnia di legno, colorata.

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L’albero dei piselli di Massa Marittima

La Commissione Parlamentare di vigilanza, è atterrata questa mattina a volo d’Uccello, presso l’aereoporto militare di Grosseto, i Membri, prenderanno residenza presso palazzo Favignano Fallo, ospiti dell’omonimo barone, per tutta la durata della loro missione: il controllo della stato delle opere d’arte nellà citta di Massa Marittima.
Davanti a taccuini e microfoni, prima di desinare, il presidente della commissione Verga ha dichiarato che: “Allo stato attuale non sappiamo quanto ci possiamo trattenere, l’Asta delle cose da fare e controllare è lunga e prenderemo a colpi di Randello, chiunque nel proprio compito, è stato negligente”.
Il vice sindaco Mazza e l’assessore alla cultura Azzittamonache, il presidente della pro loco Batacchio, il reverendo Calippo, il vescovo Pertica e l’architetto Trivella, Soprintendente di Grosseto, attendono l’arrivo dei Membri della commissione, davanti alle fonti, di fronte a un dipinto del XIII secolo, intitolato “L’albero della fecondità“, da cui gentili fanciulle, raccolgono, o si contendono, speciali frutti maturi.

Poi tutti all’interno di palazzo vescovile, per fare il punto delle cose.

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La colza gialla sulle Strade Bianche di Stigliano

Una imponente macchia gialla di colza, attraversata da una strada bianca su cui passano i ciclisti professionisti per l’omonima gara e gli amatori tutto l’anno.
Un solo papavero rosso, un po’ intontito di questo intenso zafferano espanso, in una piana, dietro la quale, senza foschia, si potrebbero contare i blocchi di marmo che compongono il Duomo di Siena. Atri e ventricoli improvvisi, andando.

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La Via Crucis di Castelnuovo Berardenga

Il comandante dei Vigili Urbani, che precede e guida il corteo storico, zampilla per aria con una piroetta e si mette di spalle, con la paletta, in posa marziale, ispirando il ricordo di un film con il mitico Alberto Sordi nelle vesti cinematografici di un collega.
Il Rione Castello, pavesato a festa di fiori e bandiere, un centurione romano, in fuga per le vie deserte e illuminate a giorno in una sera senza macchine messe nella piazza e nelle vie principali: miracolo della processione pasquale.
Il tamburo solitario e avvolgente che dava la cadenza e il passo della rievocazione, il prete al megafono che mette in risalto il nostro sguaiato accento toscano, le mantelline color vinaccia dei facente parte la Compagnia laicale, la bravura dei componenti della banda musicale, dei figuranti, la sobrietà, di chi a breve, sarebbe stato imbullettato nel paese delle bullette e dei chiodi.
Il centurione romano, come si è detto, in fuga precipitosa nella notte.

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Vertine, Coltalebolle, Piazzole, San Piero, Camboi, Vertine

Un giro alla “ricerca del Chianti sublime”, rubando una frase a Bettino Ricasoli nella sua ricerca e sperimentazione sulla Formula del vino.
Un tempo che è difficile quantificare, quello per compiere questo giro a piedi, partendo da Vertine, attraversandolo da porta a porta, scendendo in una antica strada acciottolata che conduce al Coltalebolle, girandoci intorno, prendere per una vasta area incolta da anni e per un canale coperto di pruni fioriti.
Si arriva all’accesso di Piazzole, si passa il ponticino, si vira a sinistra prendendo una ripida salita non tanto lunga, che poi spiana, impercettibilmente scende e si nota sullo sfondo la sagoma del castello di Meleto sfoltito finalmente da alberi che ne otturavano la vista, con la sagoma della costruzione del Chianti Geografico, che purtroppo alberi intorno a otturarne le fattezze, non ne ha.
Si arriva a San Piero in Avenano, una prima capanna non in grande salute, una macchia di ailanto appoggiata a un edificio, che pare lo sorregga, la chiesa, coperta di edera e non in grande salute, il vecchio pozzo, tanta bellezza e desolazampino del ione.
Sul retro pietra disposta a filaretto, sopra alla quale stava una o più viti, tanto le pietre sono celesti dal rame con cui le piante sono state curate per anni,
Avanti, dopo il grande ciliegio, per il Palazzo, con una parte più alta che lo slancia e rende un edificio unico e ben riconoscibile.
Avanti, per San Pierino, e qui le cose vanno meglio, le cure non mancano e la casa colonica pressochè intatta, preserva il suo fascino.
Si scende fino a Camboi, con la sagoma del Geografico che incombe sul davanti: si vedono anche le sagome di Spaltenna, Montegrossi che domina, sempre Meleto sullo sfondo e una parvenza delle case di Buca.
Si torna indietro, si ripassa a ritroso il percorso, fino all’entrata nella vigna poco dopo San Piero, si gira a destra, tratto in salita in una strada di bosco, che quando pare essere senza fine, termina in un pianoro da cui si comincia a intravedere Vertine.
Si sbuca in una piazzola base di amori adolescenziali, si gira dietro Paiolo, una ripida, breve discesa, qualche buca piena d’acqua, sotto tagliano il bosco.
Si sbuca all’asfalto, all’altezza del cartello con l’indicazione Campino del Paiolo, si gira a sinistra, salita, curvone, la casa che recentemente, senza clamore, si è costruita il suo bell’ eliporto buttando giù ulivi.
Solo strada piana, la Cappella, il noce, il gallo di Renato Ferretti, breve salita, curva, sasso che ricorda l’esperienza della famosa Porta dei Bischeri, viale dei cipressi, Vertine.

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