Audace colpo dei soliti ignoti: rubata qualche bistecca dal congelatore

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Nel Chianti la media dei furti nelle abitazioni è pari alla media degli incidenti automobilistici settimanali per contrasti stradali con daini e cinghiali.

Ambedue le situazioni stanno terrorizzando gli indigeni come il popolo dei vacanzieri che sceglie il Chianti come meta di riposo e di relax.
Nei giorni scorsi, i soliti ignoti, in pieno giorno, si sono intrufolati nell’ennesima abitazione rovistandola completamente e mettendo a soqquadro un ambiente domestico e ricordi di una vita, ma non trovando niente che sia di valore monetario o aureo, si sono dedicati alla fruga in un frigorifero, tirandone via poche bistecche congelate, che i soliti ignoti si saranno cotte alla brace, con la speranza che gli rimangano parecchio indigeste.

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La villa Sergardi Biringucci di Torre Fiorentina

La signora Anna Sergardi Biringucci, guida le persone all’interno della seicentesca villa di famiglia, un tempo avamposto di Siena, fuori le mura, oltre la porta di Camollia, a porre un argine alle scorribande guelfe fiorentine.
Rimaneggiata nell’ottocento da Agostino Fantastici, con una torre gotica allora moda imperante dell’architettura, la villa, allora in aperta campagna, ospitò il noto compositore tedesco Richard Wagner, dove completò la scrittura del Parsifal.

La villa, è stata fagocitata all’inizio degli anni ’60 dalla costruzione palazzinesca del quartiere senese dell’Acquacalda, che l’ha circondata di palazzi a dir poco brutti e inguardabili, ma sempre dei capolavori, al confronto delle ultime lottizzazioni che hanno visto riempire di cemento la zona di via Simone Martini e viale Sardegna, con la creazione della fantasmagorica “casa dei barbapapà“.

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Estate a Vertine

All’alba sono le rondini le prime ad alzarsi e iniziare la loro scorribanda di giochi e di suoni intorno alla torre. Immediatamente dopo si alza Pasqualino che accende un trattore o per razzolare un po’ la terra agli ulivi o per ramare le viti.

A quell’ora Vasco è già a bagnare uno dei suoi innumerevoli orti con le taniche o a portare la terra con i secchi per rammendare la strada del Coltalbolle. Wanda e Daniela, passeggiando, a gustarsi la bellezza di Vertine al fresco del mattino. Giro veloce di Sandro e di Roasio.

Partono a razzo la Daniela e Raffaele in direzioni opposte, Amelio scivola lentamente in Buca per una giornata ferrosa e la Katia schizza a Radda.

Si apre la finestra di terrazza e poi di cucina della Teresa, che parte subito con lo spolverare, dopo aver fatto colazione e a quel punto arriva Vasco con un cesto d’insalata, qualche fiore di zucca, un cetriolo e la voglia di scambiare qualche chiacchiera o sentire se da Buca necessita di qualcosa. Vasco, nella Buca capoluogo sottostante, fa dai trenta ai quaranta viaggi al gorno.
Assonnato, parte Alessandro direzione taglio erba, pulizia viti o meglio ancora giro delle recinzioni per vedere se qualche daino intraprendente o qualche cinghiale scavatore va ad attentare alle viti. Lentamente arriva Enzo a bagnare l’orto, la Mirella apre i polli.
Il rombo sgangherato della panda è il segnale d’avvio della lunga, lunghissima giornata di Gianluca fra il campo e la cantina. Brando e Teo abbaiano a chi passa.

Vasco rientra du Buca e si prepara la desina, ma prima di andare a letto, governa i gatti, si apre il bar, la Teresa aspetta Gianluca che rientri dal campo, mentre Alessandro e Pasqaule rientrano verso il tocco. Tutti a letto, tutto tace fuorchè le rondini intorno la torre e nel nido del garage della Teresa.Vasco al pallinaio, la Teresa al fresco in poltrona, Gianluca con il trattore che entra meglio in moto da freddo, Alessandro incerto e Pasqualino o sul trattore, o sullo scavatore, o sul pandino. Canto di cicale al parco.

Discussioni di Tamara e Carlotta su come bagnare l’orto che si prolunga fino a tardi. Vasco alle sette fa cena, la Teresa poco oltre, rientro scaglionato di un po’ tutti: c’è da gustarsi il tramonto. Chiude il bar, la Mirella chiude i polli. Bagnatura generale dei fiori al cimitero con le rondini che sempre giocano fra loro. Inizia a far buio: l’inconfondibile suono della panda che si inerpica dalla salita del Coltalebolle, che riporta a casa Gianluca, a volte anche l’Anna.

Teo e Brando abbaiano fra loro, suono di posate a contatto con le scodelle, la quiete del riposo o di due chiacchiere sul muricciolo. Un pensiero di rondine, un giorno a Vertine.

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Un grande applauso ai Carabinieri di Radda in Chianti: denunciati i titolari di una ditta di smaltimento per abbandono di rifiuti

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Dopo una breve indagine, i Carabinieri di Radda in Chianti hanno denunciato per abbandono incontrollato di rifiuti in concorso, i due titolari di una ditta della provincia di Firenze, specializzata nello smaltimento di rifiuti speciali.

I militari erano soliti effettuare frequenti passaggi sulla strada provinciale 2 bis, all’altezza del km 6+600, punto ove ormai da tempo, i soliti ignoti erano soliti abbandonare rifiuti di ogni genere, deturpando l’ambiente del luogo. Andando a curiosare fra i rifiuti, fra televisori, lavatrici ed altri elettrodomestici molto ingombranti, all’interno del cassetto di una vecchia credenza, i Carabinieri hanno rinvenuto una cartolina diretta anni addietro a una signora di Radda. Partendo da quell’indizio, i pazienti investigatori sono risaliti ad una famiglia.

L’abbandono abusivo di elettrodomestici e mobilia era avvenuto solo il giorno prima, perché i militari si erano presi la briga di fotografare quotidianamente la montagnola di rifiuti. I sospettati potevano però esibire una fattura da tremila euro rilasciati da una ditta fiorentina per il corretto smaltimento dei rifiuti speciali. Era a quel punto facile poter rivolgere ogni attenzione alla società specializzata in questi particolari smaltimenti, che avrebbe avuto l’obbligo di tutelare l’ambiente e che pubblicizza ampiamente tale finalità tra gli obiettivi aziendali.

Le persone denunciate dovranno ora trovare adeguate giustificazioni per potersi difendere dall’iniziativa penale della Procura della Repubblica di Siena.

Fonte: Il Cittadino

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Mario Perrotta in “Milite Ignoto – Quindicidiciotto” sulla scalinata della chiesa dei Servi a Siena

Non c’è paese, anche il più piccolo e disperso per lo stivale che non abbia un cippo, una targa, un monumento, una lapide di marmo, un viale di cipressi o di lecci a ricordo dei caduti nella Grande guerra.
Gli attacchi ignobili privi di tattica, di logica, di totale disprezzo per la dignità umana di Cadorna sull’Isonzo (le famose spallate) dove in pochi metri i sassi spogli venivano imbevuti del sangue di contadini analfabeti mandati all’abbattimento con la stessa indolenza con la quale il generale Cadorna inzuppava i savoiardi nel caffè a colazione…….. questi attacchi, questo disprezzo, questi morti, meritano il rispetto di un colpo di martello sulle targhe delle vie che danno “lustro” al Grande Generalissimo.

Sulla scalinata della chiesa dei Servi, da cui si gode di uno dei panorami più belli sulla città di Siena, seduto su una serie di sacchi di sabbia come quelli che venivano appoggiati sul bordo delle trincee, Mario Perrotta, ha dato prova di essere un grande attore, coinvolgendo e commuovendo un folto pubblico accorso ad assistere a uno spettacolo dal tema non facile e piuttosto ostico, ma che di fatto ha raso al suolo una generazione di giovani italiani, ignari in gran parte del motivo per cui, chi avevano di fronte, era da considerare un nemico.
Un popolo che per la prima volta si vede unito e mal si capisce, ognuno con il suo modo di pregare, bestemiare, pensare alla mamma, alla fidanzata, ai campi  e alla loro cura.
E lo spettacolo procede con gli idiomi dei fanti, quella carne da cannone, mandata a versare il proprio sangue nelle trincee per irribustire una stirpe di contadini che preferisce non essere eroe, ma che si vede tirata addosso la colpa di ogni disfatta e derubata di ogni merito conquistato con il proprio sangue.
Mario Perrotta si è tuffato nelle lettere e nei diari dei combattenti conservati all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano e da li riescono asciuttamente le voci di trincea dei combattenti, la loro vita nel fango, i pidocchi, le infezioni, la denutrizione che uccidevano più delle pallottole austriache.

Riemerge la morte nelle sue mille pieghe di un’inutile strage decisa da cento folli idioti nelle cancellerie europee per calcoli di convenienza, di espansione, di fetente nazionalismo.
Un’emozione per il pubblico e una concentrazione per l’artista,  che sono state messe a dura prova dal buon  quarto d’ora di campane del duomo, come se la voce della chiesa avesse bisogno di spazi o non si sentisse abbastanza.
Questa grande serata di spettacolo e di riflessione si deve all’Università di Siena (Francesco Frati, Fiorino Iantorno e Nicola Labanca) e alla Contrada di Valdimontone, nella persona del Priore Simone Bari, oltre alla bravura di Mario Perrotta.

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La supercazzola di Tuoro sul Trasimeno

la supercazzola di tuoro sul trasimeno

Supercazzola nautica, ancorata al molo del porticciolo di Tuoro sul Trasimeno, occhiello di privilegio come se fosse antani, alimentata a karosene anda e rianda, in percussione sonica.
Linea diretta sulla tratta Tuoro sul Trasimeno – Ravacciano – Fonti di Follonica – Parabuio.

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La marmelata di popone (melone)

Poco praticata rispetto ad altri frutti, ma di una bontà elevata, (con un popone non stramaturo), quando è gustata fredda sul pane, sulle fette biscottate o in amalgama dentro lo yogurt bianco a colazione.

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