Bruno Monciatti e i figli alfieri della Contrada della Torre

Come tanti altri contradaioli, non c’è lastra del proprio rione, (in questo caso Salicotto) che molte persone non conoscano per nome.

Per l’umile passione di far parte di un qualcosa senza urla e schiamazzi, per il gusto di esserci e non apparire, non trarne giovamento e trasmettere il modo etico e sociale di far parte di una comunità che non ha credi politici, economici e rappresenta una vera e propria famiglia allargata di persone.

E ci sono momenti impagabili nell’etica dell’esserci e avere un riconoscomento alla propria attività e presenza, come quello di avere due figli, con il rincalzo del terzo a portare i simboli in piazza della propria Contrada, nel giorno del Palio.

Bruno che guarda gli alfieri della Torre che sono tanto per tanti, ma soprattutto per lui: sono i suoi figli che si scambiano le  bandiere, si scrutano, agiscono in sincrono e gettano quel meraviglioso cremisi più in alto di tutti i tetti di Siena.
E anche se non si vince, la lezione è di non farne un dramma, prendere lo sberleffo dei colleghi, degli amici di altre Contrade, e aspettare il momento proprizio per gioire e per essere felici insieme al proprio popolo.
Il 16 di agosto la Torre non ha vinto, ma in cuor suo, ogni contradaiolo di Salicotto era felice nel vedere Andrea e Lorenzo, con Francesco appena dietro, di far roteare per aria le proprie bandiere, con il rispetto di chi, anche per quei quattro giorni di Palio, si sente di essere un feroce avversario con cui bere un bicchiere di spuma o di vino a Palio finito.

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Palio 16 agosto 2017: Onda, il colore del cielo, la forza del mare

Il Palio dedicato al duecentesimo anniversario della nascita dello scultore Giovanni Duprè, è finito dove nessuno o pochi se lo sarebbero immaginato: la Contrada dell’Onda, il rione dove nacque e visse il grande scultore.

Uno dei drappelloni sicuramente più brutti degli ultimi anni, è finito con la stessa gioia incontenibile di sempre nella contrada che meno si aspettava la vittoria, con quella gioia che prende quando i successi arrivano inaspettati.
Quando il fantino Carlo Sanna detto Brigante, in groppa al cavallo Porto Alabe ha alzato il nerbo al cielo, immediatamente Siena si è tinta del colore del cielo e della forza del mare, sotto lo sguardo tenero, ironico e guardingo di una sorridente rondine piccina.

Suona la campanina in via Duprè per tutta la notte, suonano i tamburi e un brindisi dentro la Locanda Garibaldi di Sonia e marcello, sfatti da una giornata di lavoro, ma felici di dare un bicchiere di bianco a dei ragazzi che vengono a stamburare nel locale.

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Palio 16 agosto 2017 in giro per Siena

Una città suddivisa a spicchi, ognuno dei quali si trova con i propri colori con il suono del tamburo e lo sventolare delle bandiere.

Non in una sciocca rievocazione medievale, di cui se ne vedono tante senza logica e solo con l’esigenza di far cassa turistica.
Qui il Palio è di Siena e per i senesi, per il senso di appartenenza al proprio rione, ai propri ricordi di fanciullezza, ai rintocchi scanditi dal vivere e dal crescere.

E a Siena, si torna anche da lontano nei giorni del Palio, o a Siena si pensa e si scruta se impossibile esserci il boato che si alza da piazza, nella speranza di poter sentire, di poter vedere quel drappo colorato preso dai contradaioli dello stesso cuore di appartenenza.

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I pendolari del sudicio: il manichino della Villa a Radda, gli stendini e le damigiane di Guistrigona, il materasso di Arceno, i grandi schermi del bivio di Vistarenni

Non è colpa delle amministrazioni comunali se l’ignoranza e lo scarso senso civico delle persone porta a svuotare le case dagli oggetti inutili per buttarli sulla strada.

L’abbandono dei rifiuti è un gesto molesto nei confronti della società e del luogo in cui si vive, prima che un danno economico alle famiglie e alle persone che ben si comportano nella differenziazione o, meglio ancora, nel produrre pochi scarti.
Se l’educazione non è contemplata nell’animo di molti, l’unico linguaggio consono ai tempi è l’assalto alla mela destra dei calzoni, (la parte più sensibile dell’uomo moderno), con forti drenaggi di liquidi verso le casse comunali.
La galleria dei nuovi mostri comporta un bel manichino da sarto alla Villa a Radda, una nuova valanga di sudicio nella piazzola di Guistrigona, un comodo materasso al foro di Arceno, due schermi giganti (come le teste di minchia che ce li hanno buttati) al bivio di Vistarenni, piazzola rinomata dagli scaricatori di passaggio.

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Cesare Olmastroni: una vita fra i pennelli

“Accomodarsi davanti al cavalletto era per lui, invece, una sorta di liberazione e nelle tele gli capitava di trasferire, d’impulso, il vero mondo che aveva dentro e che riaffiorava da un’infanzia scomoda e da una giovinezza dove si era dovuto conquistare ogni cosa col talento e col sacrificio”.

Mauro Civai (dall’introduzione alla mostra)

Siena, 28 luglio – 20 agosto

Palazzo Patrizi,

Galleria Cesare Olmastroni

via di Città 75

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Luciano Berruti, il saluto del sindaco Michele Pescini

luciano berruti e michele pescini

Gaiole è vicina alla Val Bormida, terra di Luciano Berruti. Oggi Luciano è morto forse proprio come ha sempre sognato di farlo: in bicicletta. Fondatore del Museo della bicicletta di Cosseria ha reso vivo il suo amore per le due ruote collezionando e correndo sulle strade del mondo. Era un collezionista speciale, voleva conservare la bellezza del ciclismo, quello fatto di fatica e dello spostarsi guardando il mondo, per questo cercava gli oggetti che tutto questo ricordano. Il suo Museo non è un polveroso accumulo di romanticismo, ma un modello di valori del suo sport.

Luciano è approdato a Gaiole come richiamato da un suono invisibile, assonanze fortissime ci univano. E’ stato l’Eroe numero 1, e non poteva essere che lui.

Protagonista e ambasciatore de l’Eroica di Gaiole, icona irridente e gioiosa, abbiamo concesso a lui qualcosa che già era nel cuore di tutti noi: la cittadinanza onoraria. Ci siamo sentiti rappresentati e Luciano ha portato lo spirito dell’Eroica nel mondo, in California, Sud Africa, Olanda.

Recentemente era nata l’iniziativa per finanziare un docu – film sulla sua storia, ora acquista più forza.

Mi piace pensare (un po’ ne sono sicuro) che Luciano Lucky Berruti stia ancora pedalando la sua corsa più lunga. Lo saluto insieme a tutti i suoi amici di Gaiole, con affetto e con la tristezza di chi sente la sua mancanza, di chi il giorno de l’Eroica vedrà un vuoto. L’Eroica continua perché è il modo migliore per esserti vicino, ma noi tutti non possiamo far finta che resti tutto come prima.

L’Eroica 2017 correrà per te Luciano, insieme a te. Non ci sarà il numero 1, quel numero è tuo, cittadino a metà tra Cosseria e Gaiole, tra la Val Bormida e il Chianti Storico.

Michele Pescini – sindaco di Gaiole in Chianti

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Pienza: la Quercia delle Checche e l’eccesso di protagonismo

quercia checche, articolo corriere fiorentino del 12 agosto 2017

Nel 1647 Masaniello, rivoluzionario napoletano e pescivendolo, più volte arrestato per non aver voluto pagare le gabelle agli occupanti spagnoli, agita la popolazione alla rivolta contro la tassa sulla frutta e sul pesce, mentre a Pienza, poco distante dal podere Le Checche, i capillari delle radici muovono i primi passi nel terreno, dando così inizio alla crescita dell’unica pianta in Italia dichiarata bene monumentale.
Non impossibile da allora fare la conta di quante generazioni di persone si sono succedute, la conta delle stagioni, delle grandi nevicate e dei periodi di grande siccità e sole, delle carestie, la povertà della Val d’Orcia e dei suoi abitanti, la maledetta occupazione tedesca ben raccolta e scritta da Iris Origo.
Una pianta di 370 anni ne ha viste tante e ha gli anticorpi per reggere le intemperie e la crudezza dei tempi, ma non ha misure di prevenzione per difendersi dall’eccesso di protagonismo delle persone.
Uno zelante, eccessivo protagonismo che rende suo malgrado questa pianta fissa nelle pagine dei giornali, quando è chiaro che le piante, (specie le quercie) amano il suono del vento che penetra le foglie, amano regalare ombra a chi la cerca, quiete a chi la chiede.
Dopo che il quercione ha perso un ramo per una fatalità o un eccesso di interventismo ancora tutto da chiarire, continua sui giornali la sagra comunicativa del “Comitato S.O.S Quercia delle Checche”, o meglio della sua responsabile, la signora Nicoletta Innocenti che vede ovunque pericoli per la pianta, anche nei rami caduti che le stanno al piede per un pericolo di incendio. Come se la secca campagna circostante stremata dalla siccità non rappresenti un pericolo per l’intero comune di Pienza, per la provincia di Siena, per la Toscana e per l’Italia intera. Ma le recenti pioggie, forse riusciranno a mitigare i timori della signora, anche se qualche ciclista, percorrendo la provinciale 53, per un colpo di sonno potrebbe andare a sbattere sul mitico quercione e causargli piccole ferite lacero contuse o finire in prognosi riservata.

Forse materassi come quelli posizionati alla curva di San Martino durante lo svolgimento del Palio di Siena, potrebbero essere adottati come misura cautelare per le devastazioni causate dale cadute dei ciclisti sul quercione.

Sul Corriere della Sera, sezione Toscana, la signora Innocenti afferma:” Se anche l’altra branca viene meno, la quercia è persa. L’amministrazione tergiversa nella speranza che ciò avvenga, per sbarazzarsi del problema”.
Come bene monumentale il quercione è affidato alle competenze del sindaco Fabrizio Fè che ne dispone con la Soprintendenza di Siena e i suoi tecnici, in concerto con quanti la amano, dialogano, non sono affetti da un eccessivo protagonismo.

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