A Siena è vietato dire buongiorno ai baristi

Chi è normalmente dotato di un minimo di educazione parte svantaggiato rispetto a chi direttamente dalla strada o sull’uscio del bar ordina cosa serve e subito viene accontentato.
E’ severamente vietato entrare in un bar e dire buongiorno ai baristi, perchè questa antica perdita di tempo comporta alzare lo sguardo verso il cliente… rispondere (o perlomeno annuire) e poi chiedere cosa possa servire, per cui questa “desueta consuetudine” è stata abrogata e si fanno passare avanti le persone che da dietro ordinano, in modo da consumare e pagare senza perdite di fiato.

C’è chi entrando dice: “Buongiorno” e rimane fermo davanti al banco nell’aspettare un minimo di considerazione e c’è chi irrompe da dietro e chiede se il bagno è libero – mentre ordina un caffè normale e un decaffeinato – c’è chi va verso l’area dei gelati e vengono subito accontantati, c’è chi entra appena e ordina un paio di calici arancioni con il contorno di patatine, c’è chi sorpassa a destra e vuole da bere.
Evitare i preamboli. Evitare di dire buongiorno per essere serviti, altrimenti attendere cinque minuti – essendo ignorati – poi salutare cordialmente per la “squisita gentilezza” e andare alla ricerca di altri locali dove ancora un briciolo di accoglienza e buone maniere sono rimaste.

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La volpina impertinente

Un po’ è la curiosità che desta a una giovincella lo svolgersi delle cose e degli incontri quotidiani il suo modo di avvicinarsi, guardare, capire, farsi un’idea, un po’ sono l’astuzia e il bisogno, per cui serve fare la carina e divertire per sopperire alla mancanza di acqua nelle pozze e ruscelli.
Ha grandi occhi neri e vispi, una bella voglia di giocare, forse capisce a pelle chi ha da temere per la sua incolumità e a chi invece può avvicinarsi.

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A Vertine la rappresentazione del Rosario vivente

Questo piccolo paese mai storicamente espugnato da prepotenti di ogni sorta, ben si presta a qualsiasi manifestazione ludica e culturale e stavolta si è aperto alla bravura scenica e agli accurati costumi e scelta delle opere pittoriche rappresentate dal gruppo dei Presepisti di San Regolo.
La prima sofisticazione vinicola della storia – Le nozze di Cana – in cui l’acqua diventò vino, l’ultima cena, il Battesimo nel Giordano e altre scene sacre sono state reinventate nelle piazzette del paese con una grande maestria scenografica, coinvolgendo all’ultimo istante anche tutti i piccini presenti felici di gioia nel diventare attori per un paio di ore.
Si parte dalla pasta al forno di Chef Roasio, si continua tra prosciutto e salame e poi la magia delle luci spente, dei lumini accesi disposti ovunque e Piero Cavaciocchi – signore del bagliore e del chiarore – che illumina improvvisamente le scene rappresentate dai presepisti.

Struggente rievocazione di persone che si vedono e parlano terminata a tarda notte fra fette di cocomero e panello con l’uva.

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Le delizie di Monte San Savino

Il giardino delle rose è una grande delizia, così come il cisternone dell’acqua, le Logge dei Mercanti – dove si trova l’ufficio postale – la chiesa di Sant’Agostino e la Sinagoga, come il fatto che vi siano molti negozi di rigattieri che conservano gli oggetti di un passato creativo e manuale e sono rimaste insegne di negozi non scolpite dal neon… il Museo della Prima Guerra Mondiale.

Ma c’è il record da Guinness dei Primati della “Porchetta più lunga del mondo” realizzata nel 2010 dai grandi stilisti del settore che qui covano una lunga tradizione.
In particolar modo Aldo, che dal 1960 non ha mai smesso di infornare e di insaccare.

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Via Gino Strada a Villa a Sesta

Villa a Sesta è grande quanto il villaggio gallico di Asterix e anche qui circola una pozione magica che rende il paese inossidabile al qualunquismo dei tempi e sempre vispo e attivo nel produrre iniziative di tipo ludico, culturale o mangereccio.
Ha fin da subito intitolato una via a Gino Strada, quel chirurgo che scelse di non esercitare in qualche clinica privata, ma di gettarsi nel mondo a ricucire i danni di coloro che guardavano ai bilanci.

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Il campanaro della Torre del Mangia

Tutti lo sentono, ma nessuno alza lo sguardo al cielo per vedere che il campanone meglio conosciuto come “Sunto”, non viene innescato da un automa come avveniva un tempo, ma da un signore con le cuffie e la certezza che non soffre di vertigini.
Il terrazzino che accoglie la campana da come la sensazione di essere sospesi nel niente e il tocco fitto e continuo sul bronzo rauco della torre civica avviene a quasi cento metri da terra e a un mezzo mignolo dal cielo.

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Palio 18 agosto 2026: la comparsa della Selva

Un omaggio fotografico alla saggezza delle signore di Contrada che sono un distillato di passione e di vita vissuta.
Molti dei lori affetti e dei loro cari sono rappresentati nei volti dei giovani che per tutto l’anno si sono allenati per ben figurare durante il Corteo storico.

Un aneddoto risalente a quando in Piazza della Selva c’era il reparto ospedaliero diretto dal professor Caniggia e di quando nel settembre 1980 ci fu il Palio straordinario dedicato a Santa Caterina – vinto dalla Selva con Bastiano su Panezio – e con l’arrivo del Papa qualche giorno dopo.
Il Correttore della Contrada ebbe a dire: “La Selva prima e Giovanni Paolo… secondo!”.

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Palio 18 agosto 2026: i figuranti del Corteo storico

Lenzuolata di immagini per rendere omaggio a quanti nei tre giorni precedenti si sono spogliati e poi rivestiti per le bizzarrie del tempo che non permetteva di uscire e compiere la passeggiata storica.
Un mondo di persone che in ogni Contrada – e in Comune – si occupa delle monture, della loro cura, riparazione, vestizione delle comparse, le cui energie in questi giorni sono state seriamente messe alla prova in corse contro il tempo.

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Palio 18 agosto 2026: vince il Nicchio

Il 2026 passerà nelle memorie storiche del Palio come l’anno nel quale le due Contrade che da più anni non vincevano, si sono tolte la “Cuffia”: l’Aquila a luglio ha passato le consegne di “Nonna” al Nicchio, che in poco più di un mese ha passato le consegne alla Chiocciola, a secco di vittorie dal 1999.
Un Popolo infinito ha riempito la Cattedrale per ringraziare l’Assunta della vittoria appena conseguita sul campo da Giovanni Atzeni detto Tittia – alla tredicesima vittoria – sul cavallo Anda e Bola.
La gioia contenuta e commossa di Fabio Giustarini, capitano vittorioso anche nel lontano 1998.

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Ospedale Le Scotte: panchine belle ma friabili

Il nuovo ingresso all’ospedale di Siena è decisamente più gradevole e accogliente dopo la serie di lavori che hanno ridato lustro a quel cemento grigio e a vista in puro stile vecchia DDR dell’ingresso a tunnel che cupo, umido, privo di luce naturale e di verde, dava la sensazione di entrare in un girone dantesco.
Il puro stile “realista” degli anni ’70 – privo di fronzoli estetici, badando alla solida robustezza e mala grazia del cemento a vista – è stato ingentilito nella retorica dello “Stile italiano” che da Panseca in avanti ha dato lustro e ridondanza all’eccesso rendendolo necessità e virtù.
Le nuove panchine frutto di studio e design (magari saranno costate un botto) ma con un solo punto di appoggio al suolo, in un pavimento che pare tutt’altro che robusto, il rischio che chi si siede finisca a razzo nelle corsie di ortopedia è tutt’altro che remoto.

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