Vertine d’autunno

La notte si impossessa del giorno e le sveglie sono a orari meno arditi, con il tepore delle coperte che diventa una sintonia di pace.

La Mirella marimette il pacchetto delle sigarette e poi apre i polli. Vasco, la Tamara, Enzo e Pasqualino mettono nell’orto cavoli e insalate di vario tipo per l’inverno, Alessandro medita se alzarsi, la Teresa ha le prime discussioni con Lamento, il gatto lord che ama il bel vivere e le comodità, Pasqualino taglia e spacca quintali di legna, Alessandro, sbadigliando lo raggiunge, convinto sempre che a letto stava meglio.
Amelio è atteso da un’altra giornata di carpenteria metallica, la Katia schizza rapida verso Radda, passa lo scuolabus del comune, arriva Gianluca con la schiacciata, l’Anna e il pane con l’olio.
Uva, olive, rimontaggi, svinature, orto, legna, faccende domestiche, taglio dell’erba,rara illusione di funghi nel bosco, rientro scaglionato per la desina.
Olive, uva, svinature e stessa litania, con il pensiero alle auto d’epoca che non è la panda di Gianluca, ma le splendide nonne ben tenute che arriveranno per il paesello in occasione dell’invasione Eroica del primo di ottobre che si illumina nell’autunno vertinese.
Due chiacchiere, il giubbotto a portata di mano, inizia a far buio, la Mirella butta il pacchetto vuoto e vaa chiudere i polli, Alessandro sul divano insieme a Teo, la Carlotta studia il che fare per la tavola Pasqualino va a tirare tardi dalla Teresa, Gianluca in cantina, Vasco, che non sa che fare inizia a far cena con il solito menù in bianco: salsicce, rigatino, buristo, soppressata, insalatina dell’orto per rinvigorire il pasto: ” Ma lo sai che questa settimana ho perso un paio di chili?”.

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La materassaia con la golf scura

vertine, materassi abbandonati

Lo scaldabagno lasciato ai cassonetti di Vertine è già stato portato alla discarica comunale, mentre i tre materassi singoli gettati  dietro ai soliti cassonetti di Cavarchione con vista Spaltenna e trasportati dal capoluogo da una signora con una golf blu scura, sono sempre li, resi più pesanti dalla pioggia.
Eppure quella deficente che caricava i materassi partendo da quello celestino fantasia con delle belle gorate di sudicio nel centro degli altri due, avrebbe fatto molto meno strada se fosse andata all’apposita discarica invece di inerpicarsi sulla strada per Vertine, con il rischio di essere scorta e vista in tutto il suo squallore.

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La signora che fa l’erba ai coniglioli

la signora che fa l'erba ai coniglioli

Sembra di avere in mano un libro di Pavese, Carlo Cassola o, per stare nel senese, di Federigo Tozzi, ovvero quando la letteratura importante parlava del quotidiano, delle gesta, della vita e del lavoro e dell’opera della gente dei campi e della campagna.
C’è tanta nobiltà nell’erba medica che nasce lungo le strade in questo periodo di estrema siccità e nel cercare e nel recidere con la falce (emblema del lavoro contadino) quest’erba verde riposta non in un crino, ma in un sacco di plastica, unica concessione moderna ad un gesto antico da cui tutti, più o meno abbiamo origine.

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La panda che si arrampica sui muri

vertine panda in bilico (5)

Con le panda 4 x 4 si sale dappertutto o quasi, e di questo ne era convinto un tedescone, che, abituato a quei vagoni letto sfornati dalle case automobilistiche germaniche, credeva che  con il piccolo barroccio torinese, si potesse salire anche nelle pareti più impervie e sui muri più scoscesi.
La panda si arrampica come una capra, ma non avendo le ali fa quel che può, rimanendo sospesa a mezzo muro.

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Rural 2017, il Festival della biodiversità agricola

E’ in corso di svolgimento la seconda edizione di Rural Festival nella piazza Ricasoli di Gaiole in Chianti (Buca) che si concluderà nella serata di domenica 17 settembre.
La manifestazione si svolge interamente al coperto ed è pronta a sfidare anche le insidie che dovrebbero scendere dal cielo.

Una mostra-mercato, fatta di volti e di storie, con gli stand di oltre 40 aziende selezionate dove poter anche acquistare tante prelibatezze e prodotti di qualità.

Aziende custodi di antiche razze animali e varietà ortofrutticole, disseminate nelle diverse province toscane ed emiliane, per un festival di sapori dimenticati e spesso sconosciuti.

Il miele di Mirko Franchi, il fagiolo zolfino, coco nano e cece rosa, il pecorino di pecora massese e garfagnina, il famoso pane marocca di Casola fatto con farina di castagne, la polenta di mais Formenton Ottofile Garfagnana, poi l’olio di olivastra seggianese, la pasta fresca da antichi grani, erbe aromatiche e spontanee del Chianti, gnocchi di patata di Cetica, testaroli al farro della Lunigiana, e ancora, porchetta di suino di cinta senese, vino da uva Sangiovese in purezza e vin santo di Malvasia del Chianti.

La tradizione emiliana proporrà prosciutto di maiale nero, yogurt e formaggi unici di rare razze ovine e bovine appenniniche, pane di grano del Miracolo, frutta antica da mostarda, polpa di pomodoro Riccio di Parma, e ancora, pasta fresca all’uovo di gallina romagnola, zucca violina al forno, miele biologico reggiano, marmellata di prugna zucchella, latte fresco d’asina da cui si ricava un delizioso sorbetto, formaggio Pioniere da latte intero e poi i vini da rare cultivar come il lambrusco Maestri e la Fortana del Taro.

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La vendemmia del merlot

Dove per tempo immemorabile sorgevano vari orti in cui non mancavano mai fresco e acqua neanche nei periodi più torridi, risiede l’unico merlot dell’annata 2017 che è stato raccolto in queste ore, che non ha risentito dell’arsione di questa torrida estate.
Nel Chianti Storico, rimane pur sempre un vitigno intruso, buono per sciroppare il sangiovese ai palati da lambrusco degli americani.
Bel sole, solita fatica sui sassi che ogni anno prolificano senza ritegno, ma anche giornate spensierate fatte con uno spirito fraterno come contemplava un tempo l’onesto, ricco e sudato lavoro nei campi.

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I cinghiali bevono duemila bottiglie di vino

Tanto per cambiare, si arriva alla vendemmia dopo un anno tribolato di gelate primaverili e di siccità e quando si contano i giorni per raccogliere, una notte di bagordi cinghialeschi annienta il lavoro di un anno lasciando dietro di se solo raspi vuoti.
Una spettacolare vigna da cui nasce un vino prestigioso è stata resa sterile dalla voracità dei cinghiali allevati a pane e granturco tutto l’anno e poi rifiniti a uva prima dell’apertura della Caccia al Cinghiale S.P.A.

Tutto questo nell’ignobile scarsità di udito che hanno le autorità prima provinciali e ora regionali nell’ambito di tutela e controllo del territorio, con un’agricoltura sempre più in ginocchio per la bilancia che pende sugli interessi delle doppiette e mai in equilibrio per il normale convivere fra varie realtà.

Fonte: Il Cittadino

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