La Lega del Chianti celebra il re dei sottaceti

Non si mondano le nespole: sabato 18 aprile, alle ore 15, la Lega del Chianti celebrerà le Solenni Investiture dei nuovi Legati e Dame nella Basilica di Santo Spirito a Firenze, con l’ingresso di oltre 40 nuovi Legati e Dame: uomini e donne disposti ad impegnarsi pubblicamente (attraverso l’antico Rito d’Investitura) aproteggere e valorizzare la Terra del Chianti, nel rispetto dell’uomo e del Creato”, come recita la formula della “Promessa” degli Investendi.

Non sono i figuranti del calcio storico, nè una rappresentazione di un racconto di Italo Calvino, nè un rifacimento del film “In nome del Papa Re”.

Si tratta del Capitolo Annuale della Lega del Chianti, che si svolge a Firenze, per il rituale della Messa delle Investiture dei nuovi adepti con una damigiana d’acqua santa sparsa con una botte per i trattamenti.

Una bella cantata dell’Arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, un poca di musica da camera offerta dall’orchestra di Greve non in Chianti, ancora qualche rosario e poi tutti a cenare al mitico Harry’s Bar The Garden dove allieterà con la sua presenza Sua Altezza Reale Emanuele Filiberto re degli acetelli.
Il ricavato della cena evento sarà corrisposto alla Casa di Riposo di Gaiole in Chianti, i cui nonni e nonne, dopo una solenne indigestione di Ave Marie, partiranno per una breve vacanza verso il Casinò di Montecarlo.

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Clivia, il fiore della Teresa

Una pianta che la Teresa teneva sempre sulle scale e poi riponeva delicatamente in garage appena si era innanzi ai primi tormenti invernali.
In questi giorni la clivia della Teresa è nel massimo del suo splendore e fioritura, dolce ricordo di chi la assisteva, esempio di un grande cuore di mamma che si prende cura di tutto il mondo che la circonda.

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Colori e profumi d’aprile

Dopo giorni di vento indemoniato e di calore, la terra ha una crosta superficiale dura come una corazza e il bere dal cielo che gli giunge in questi giorni la disseta e mette in condizione le piante di trarne un grande beneficio, ripagando con una variopinta serie di colori e di profumi, legati per tradizione al mese di aprile.
Peonie, rose, fiore di melo e ciliegio, forsizia, lilla e tulipani, il fragrante profumo dell’orniello, la stirpe maestosa e delicata del glicine. Ovetti celesti di storno.

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Il romano della vascola/bascula

La stadera è un’antica bilancia di origine etrusca che funziona con il principio delle leve, con un lungo braccio graduato su cui scorre un peso: il “romano” mentre dalla parte opposta attraverso un gangio si appende il materiale da pesare.
Per millenni questo è stato il modo per pesare le merci; nei mercati fino a non molti anni fa era il modo con cui i fruttivendoli pesavano frutta e verdura, così negli alimentari prima del sopravvento delle bilance meccaniche e poi elettroniche.
La “statera romana” è stato il nome di questo strumento da cui stadera di pesatura manuale, mentre la vascola/bascula (sempre fondato sul funzionamento dei contrappesi) era uno strumento che si vedeva nei consorzi, nei frantoi, nelle cantine e accanto alla battitrice del grano quando c’era da pesare i sacchi appena riempiti.

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La gora di un mulino chiantigiano

Un bellissimo esempio di ingegneria idraulica – come tanti ce n’erano, come tanti sono stati smantellati – il cui scopo principale era far muovere le macine che davano farina.
In questo luogo dove il tempo pare essersi fermato, tutto scorre in un determinato modo ordinato tale da rendere l’acqua una forza motrice regolata da chiuse.
Con pannelli di legno verniciati con lo stesso identico colore dei carri agricoli.

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La galleria di Andrea Roggi a San Gimignano

Le sue opere danzano – sgorgando dalla terra – e rapiscono l’attenzione come arterie emotive che trasportano sangue o linfa negli arti che sono rami.

Nel bacino del Mediterraneo non c’è albero più importante dell’olivo, un sinonimo di salute o di pace, verde, piccante sapore di novembre.

Andrea Roggi è uno scultore nato a Castiglion Fiorentino e attraverso il bronzo scruta intimamente l’animo umano nei suoi sentimenti, nell’essenza della sua vita.
A San Gimignano è presente con una galleria dal 2016 in piazza Sant’Agostino, dal 2018 si trova in via Palestro – laterale al fiume umano che entra da Porta San Giovanni).
Fra tanta porchetta e rigatino un colpo d’occhio di pregevole arte è puro ossigeno.

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Scioscianna fulmine e saetta

Un gomitolo di lana bionda caldissima in un crepitare al modo di foglie d’alloro messe sul fuoco.

Un tenue aromatico che si sparpaglia per aria e avvolge vestiti e narici come una corona cinta di laurea.

Fusa e maliconia, artigli selvatici e carezze, un neon accecante, con lo starter che oscilla un alfabeto di intermittenze soffici e lucentissime. Germoglio d’ariete.

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Voglia di pici alla libreria Mondadori di Siena

Il titolo del libro è ridondante al cospetto dell’umile origine di una pasta di necessità quali sono i pici, ma si sa che sul mangiare c’è il libero sfogo alla decorazione comunicativa dei piatti.

«Voglia di Pici. Antropologia e pratica dell’appiciare in Toscana», presentazione del libro che si terrà sabato 11 aprile alle ore 17.30 presso la libreria Mondadori Bookstore in Via Montanini 112, Siena. Modererà l’incontro la giornalista, blogger e scrittrice Stefania Pianigiani.

Presenti gli autori Marco Ginanneschi e Roberta Perugini.

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La curva del tramonto di Montegrossi

Dal nido dell’aquila di Montegrossi, si rimuovono ostacoli visivi che ampiano lo sguardo che – nelle giornate limpide – vedono le mura e le vette di Siena spalancate all’orizzonte e rendono piccini i poggiarelli poco più alti del capoluogo (ci vuol poco).
Una curva simmetrica con le macerie sempre più macerie della torre con una panchina ufficiale e una ricavata da una saggia gestione di pancali per un affaccio di Chianti che al tramonto offre una comoda seduta su una valle dalle cui colline scorre un gran vino.

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Cartolina romantica da Radda in Chianti

Appena dietro l’edificio che ospita la mitica bottega meccanica di Libero – gestita da tanti anni dal super professionale figlio Massimo – e l’altrettanto mitica Trattoria della Miranda alla Villa a Radda si apre uno scenario armonioso per puri di spirito che porta nei dintorni della commozione.
Il lago circondato dai filari di viti e lunghe strisce di colza fiorita a binario alternato che producono un profumo delicato e operoso per le api.
Poco discosta una casa poderale incantevole con il forno sempre attivo, ulivi, orto, tulipani e cespugli di peonie: una cartolina dalla capitale del Chianti.

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