Cacare in letizia alla Rocca di San Gimignano

san gimignano cacare in letizia alla rocca 21 aprile 2018 (11)

Rocca di San Gimignano, la parte più alta e panoramica della città turrita, con un caldo quasi estivo che la fa riempire di persone, mentre suonatori d’arpa e di violino allietano il passeggio, alberi in fiore, signore che disegnano abilmente su taccuini la bellezza che hanno innanzi, famigliole che camminano fra le margherite e una signora straniera, sulla settantina, che a trenta metri dai bagni è a cacare amabilmente in un angolo mentre frotte di persone passano, fanno finta di niente, tirano innanzi veloce.
La signora compie l’azione con calma, abbassa il vestiario, si accascia ma non troppo, mette al sole il candore del proprio corpo, annaspa con qualcosa che pare carta, riempie un sacchetto, si riassesta il vestiario e si mette sulla panchina davanti alla magnifica chiesa di Sant’Agostina, liberata dal peso.
Poco avanti signore bergamasche si ingegnano per aspettare i propri canini sul punto preferito dove depositare e raccogliere con dovuto garbo i fumanti pensieri.
A San Gimignano quasi tre milioni di visitatori l’anno per la legge dei numeri.

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La colza, le fave, l’arancio in terra delle vigne di San Felice

Per ridare azoto alla terra, la colza e le fave, che a un certo punto andranno interrate, prima che inizino a riassorbire quanto hanno rilasciato al terreno.
Ne esce un paesaggio intinto di giallo, con la bellezza della campagna, con lo sguardo libero fino alla fisionomia della torre e del campanile di Siena, con un cancello, posto in cima alla vigna che la grazia di chi passa comporterebbe la richiusura, invece di un taglio netto del fil di ferro che ferma l’appetito vorace dei daini sui germogli delle viti sbocciate.

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Chiamateci Gaiole in Chianti Storico

consiglio comunale gaiole in chianti 20 aprile 2018

Un articolo oggi del bravo Claudio Coli su Chianti Sette informa che per venerdi 20 aprile alle 21 è convocata una seduta del Consiglio Comunale di Gaiole in Chianti, dove, fra i vari argomenti all’ordine del giorno c’è la proposta di richiedere al Consiglio Regionale della Toscana, di  avviare una procedura per avere un suppletivo al suffisso Chianti per ben specificare – a noi che lo abitiamo e al mondo aggrovigliato in una matassa che non ne capisce più nulla –  per punzonare i rivetti sulla realtà delle cose.
Storicamente, dopo la seduta del Gran Consiglio del 25 luglio del 1943 (dove i sodali del pelatone si fecero in quatttro per estrometterlo da tutte le cariche accumulate negli anni)  questo Gran Consiglio Comunale del 20 aprile del 2018, getta le basi e scompiglia i giochi del Gran Consorzio e rimarrà nella storia più alta di chi vuol bene alla propria terra senza trarne giovamento alcuno se non quello di non cedere alle pressioni del marketing e della revisione di ben cinque secoli a fini commerciali.
I francesi insegnano, nel mondo del vino e non solo, quanto è importante affermare le proprie radici e la loro difesa, il pregio e il valore di quanto si fa sulla propria terra, non per un fanatismo becero, ma per un sano riconoscimento della fatica e della realtà delle cose. Ai sindaci di Castellina e Radda si impone una vigorosa riflessione per non veder confinati i loro territori e le loro eccellenze nei sottoscala di chi, da lontano, tira le leve.

Fonte: Il Cittadino

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La flavescenza dorata

Il sangiovese con le foglie che diventano rosse, i tralci non crescono, non lignificano, non induriscono, diventa improduttivo o produce grappoli rachitici e ogni anno, in fasi di potatura c’è da reinventarsi la vite per l’annata a seguire.
E’ la flavescenza dorata,  ovvero la famelica cicalina, insetto (scaphoideus titanus)  che si insinua fra vite e vite e nidifica nel legno vecchio delle potature non distrutte.
E’ d’uso lasciare dei mazzi di potature fra i filari per far nidificare la bestiaccia, per poi bruciarli e distruggere la covata.
Dal 2000 è obbligatorio un paio di trattamenti, fra la fine di giugno e i primi di luglio.
Per l’agricoltura convenzionale ci sono vari insetticidi, mentre per l’agricoltura biologica è d’uso un prodotto a base di piretro addizionato con piperonilbutossido (PPBO).

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Il Chianti visto da Barberino Val d’Elsa

Girando per Barberino Val d’Elsa, si scopre di avere in comune lo stesso patrono (San Bartolomeo, 24 agosto) e qualche problema di vivibilità con cinghiali e daini che anche qua fanno danni alle colture, ma soprattutto alle macchine in transito.
Poi quando si dice di essere del Chianti, varie persone delle età più svariate, guardano l’interlocutore come se provenisse da Marte.
Spiegando, nel dettaglio, la zona di provenienza, i dubbi rimangono, tranne una signora che aveva dei parenti a Castellina, ma senza sapere cosa ci fosse andando oltre.
Poggibonsi qui è la valvola di spese e di svago e si fa fatica a spiegare che si è lontani oltre quaranta chilometri dal loro punto di riferimento e che il sostentamento del Chianti si fonda soprattutto sulla produzione del vino e sul turismo.
Un sondaggio che non ha velleità di essere scientifico, ma che mette in risalto la scollatura fra questa zona, il quotidiano delle persone e del loro vivere, con quello che è il Chianti sia dal punto di vista geografico, sia dal punto di vista sociale.
Come se la fusione dei comuni di Barberino e di Tavarnelle, come auspicato dalle locali amministrazioni e dalla sede consortile del pregiato vino, avvalendosi della dicitura “in Chianti” a corredo del nuovo nome, fosse una cosa scollata dalle persone, dal loro vivere, dal loro essere storicamente un’altra cosa, che con il Chianti, inteso come Radda, Gaiole e Castellina, non ha molto in comune.
Non che il vino si produce da queste parti sia peggiore di quello prodotto nei tre comuni: gli intenditori di vino ben sanno quali pregevoli e famose aziende si trovano da questa parte della Val d’Elsa e quanto sia bella la zona, prima che scendendo, prenda verso la piana, prenda il sopravvento la fisionomia dei capannoni., dove si sono riversati tanti ex contadini del Chianti in cerca di un futuro migliore dagli anni ’50 in poi.

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San Gusmè: le frittelle e la benedizione delle automobili

La renitenza dei piccoli borghi allo sfaldarsi e al perdere la concezione della famiglia larga con la quale molti si riconoscono e hanno ricordi di aver vissuto in tempi più grami degli attuali o quando le idee mal si conciliavano con il vestito del prete o con il giornale portato a casa la domenica e viceversa.
Le passeggiate solitarie nella campagna o le rare parole scambiate nel quotidiano con chi non c’è, chi non vuole ascoltare, chi non trova il tempo e arriva trafelato da una giornata stremante a cui bisogna pure dire grazie.

Sono i ricordi e le tradizioni che  permettono di tener vivo un borgo, che si riunisce  presso la propria compagnia laicale della Santissima Annunziata, sotto quella splendida pittura murale di Pietro Sorri (Annunciazione) e con le bardature di rito processiona le viuzze di San Gusmè con la benedizione di rito alle macchine in sosta nel parcheggio.
Per molti può essere più affascinante l’odore dell’olio di frittura delle frittelle che l’odore dell’incenso mescolato alla cera di candela che si consuma, ma tutto fa per tener vivo un posto e le discussioni sulla salatura del pomodoro sulla pizza fra le cuoche, sono un altro bel siparietto di questo gioioso luogo.

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Potatura olivi 2018

Annata di colpi di forbice e pochissimo suo della sega, in quanto le piante dopo la sofferenza estiva per l’ondata di calore e siccità non hanno granchè sviluppato, e dopo la recente frustata di freddo si sono fermate, hanno per le foglie nuove, qualcuna vecchia, e quindi si tratto solo di riordinare l’interno levando qualche tallo, qualche ciocca secca brucata dai famelici daini e un colpetto alla punta per darli la guida e l’armonia alla vista.

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