Palio 18 agosto 2026: la comparsa della Selva

Un omaggio fotografico alla saggezza delle signore di Contrada che sono un distillato di passione e di vita vissuta.
Molti dei lori affetti e dei loro cari sono rappresentati nei volti dei giovani che per tutto l’anno si sono allenati per ben figurare durante il Corteo storico.

Un aneddoto risalente a quando in Piazza della Selva c’era il reparto ospedaliero diretto dal professor Caniggia e di quando nel settembre 1980 ci fu il Palio straordinario dedicato a Santa Caterina – vinto dalla Selva con Bastiano su Panezio – e con l’arrivo del Papa qualche giorno dopo.
Il Correttore della Contrada ebbe a dire: “La Selva prima e Giovanni Paolo… secondo!”.

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Palio 18 agosto 2026: i figuranti del Corteo storico

Lenzuolata di immagini per rendere omaggio a quanti nei tre giorni precedenti si sono spogliati e poi rivestiti per le bizzarrie del tempo che non permetteva di uscire e compiere la passeggiata storica.
Un mondo di persone che in ogni Contrada – e in Comune – si occupa delle monture, della loro cura, riparazione, vestizione delle comparse, le cui energie in questi giorni sono state seriamente messe alla prova in corse contro il tempo.

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Palio 18 agosto 2026: vince il Nicchio

Il 2026 passerà nelle memorie storiche del Palio come l’anno nel quale le due Contrade che da più anni non vincevano, si sono tolte la “Cuffia”: l’Aquila a luglio ha passato le consegne di “Nonna” al Nicchio, che in poco più di un mese ha passato le consegne alla Chiocciola, a secco di vittorie dal 1999.
Un Popolo infinito ha riempito la Cattedrale per ringraziare l’Assunta della vittoria appena conseguita sul campo da Giovanni Atzeni detto Tittia – alla tredicesima vittoria – sul cavallo Anda e Bola.
La gioia contenuta e commossa di Fabio Giustarini, capitano vittorioso anche nel lontano 1998.

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Ospedale Le Scotte: panchine belle ma friabili

Il nuovo ingresso all’ospedale di Siena è decisamente più gradevole e accogliente dopo la serie di lavori che hanno ridato lustro a quel cemento grigio e a vista in puro stile vecchia DDR dell’ingresso a tunnel che cupo, umido, privo di luce naturale e di verde, dava la sensazione di entrare in un girone dantesco.
Il puro stile “realista” degli anni ’70 – privo di fronzoli estetici, badando alla solida robustezza e mala grazia del cemento a vista – è stato ingentilito nella retorica dello “Stile italiano” che da Panseca in avanti ha dato lustro e ridondanza all’eccesso rendendolo necessità e virtù.
Le nuove panchine frutto di studio e design (magari saranno costate un botto) ma con un solo punto di appoggio al suolo, in un pavimento che pare tutt’altro che robusto, il rischio che chi si siede finisca a razzo nelle corsie di ortopedia è tutt’altro che remoto.

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Sabato 22 agosto a Vertine è di scena il Rosario vivente

I figuranti del Presepe vivente della Parrocchia di San Regolo, unitamente al Popolo di San Bartolomeo a Vertine – con la regia di Padre Damiano – organizzano per sabato 22 agosto, una rappresentazione di opere pittoriche famose ispirate ai Vangeli degli Apostoli.
Quadri riprodotti minuziosamente negli arredi, nei panneggi e nelle figure in forma vivente grazie alla grande esperienza artistica maturata dai presepisti nel corso delle rappresentazioni annuali del Presepe vivente di San Regolo (nei pressi del Castello di Brolio).

La fortificazione di Vertine con le sue stradine, le piazze, l’aia, saranno il set di questa rappresentazione attiva di scene sacre a ridosso della celebrazione di San Bartolomeo patrono del paese.
A partire dalle 20.30 i visitatori potranno ammirare il fitto dell’inverno scorrere nel fitto dell’estate, con i figuranti che indosseranno pesanti costumi che – a guardare il termometro – per indossarli è necessario avere tanta, tante fede.

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Palio 16 agosto 2026: rivince il Lamma

Pare una maledizione certa che il Palio sia rimandato al giorno dopo per un acquazzone improvviso, per una nuvolezza bizzosa che volteggia su Siena, scarica e riparte, rendendo mota il tufo e spedendo tutto al giorno dopo.
Per fortuna avviene prima che tutto abbia inizio, salvando così l’incolumità di cavalli e fantini, le preziose monture e calzature dei figuranti delle Contrade e del Comune.

La solita nuvola beffarda, il solito Palio rimandato al giorno dopo.

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Alba di Palio in Piazza del Campo

C’è un’operosa piccola comunità di formichine che all’albeggiare è già all’opera per smaltire i vuoti della notte e rifornire dispense e cantine prima dell’avvento dei risvegli.
Si riavverte in Piazza il profumo del pane – non perchè sono stati riaperti i forni – ma per gli sportelli aperti dei furgoni che trasportano il cotto nei forni, le incredibili quantità di vetri svuotati che il furgoncino della SEI immette nella propria pancia con il crepitare tipico delle bottiglie che sbattono fra loro.

Lo scavatorista scortato da un drappello di mani in tasca, tubista che bagna la pista di tufo con il fido scudiero reggi tubo, brillano le impronte di ferro nella pista colme di umidità della notte, che contro luce hanno l’effetto di timbri a cera lacca.
La tipica atmosfera del giorno di festa per qualcosa in divenire che può portare sia a lacrime di gioia che di dolore e a letto senza cena a seconda dei colori vincenti.
Visto da fuori, pare un mondo fuori dal mondo, visto da dentro pare un mondo che non è mai lo stesso e ogni generazione da secoli si rammarica che ai suoi tempi era meglio.

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A Vertine la colazione di Ferragosto

Due vassoi di cornetti bollenti appena usciti dal forno della pasticceria di Radda e un cornetto speciale di dimensione doppia, con la glassa tricolore e la fascina da Sindaco sulla confezione in omaggio al nostro portentoso Primo Cittadino.
Una colazione di comunità sotto ai lecci del Parco con i suddetti cornetti, caffè e cappuccini istantanei, mani sapienti alla marmellata di ciliegie, succhi di frutta e la solita spontanea creatività di passare tutti insieme questo giorno di festa tricolore.

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Le granate di scopa del Palio

L’essere umano fin dalla notte dei tempi si è ingegnato di spirito di osservazione e di arguzia per trovare intorno a se gli strumenti per alimentarsi o per creare utensili utili alle proprie esigenze quotidiane.

L’erica (detta anche scopa) è un arbusto che cresce spontaneamente un po’ ovunque nel sottobosco e la sua frasca sinuosa che si flette è il più morbido degli strumenti per spazzare le aree esterne.

Strumento imprescindibile per gli spazzini nella pulizia delle città fino all’arrivo dei plasticoni verdi, a Siena gli operai del Comune la impugnano vigorosamente dal lungo manico di legno per preparare la pista di tufo prima del passaggio dei cavalli.

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La cena dell’eclisse di sole e delle uova al pomodoro

Per celebrare l’eclisse di sole è stata indetta una cena per celebrare l’occasione, solo che nel fervore dei preparativi e nell’assillo di nuvole minacciose, lampi e fulmini all’orizzonte dietro al castello di Brolio, si è perso il filo della matassa e ci si è scordati di guardare verso la linea dei colli di Radda dove ogni sera avviene il tramonto.
In compenso si avevano le bolle di sapone prodotte da Alessandro rincorse dalla piccola Ginevra nel tentativo di salvarle tutte prima che toccassero terra.
La finta trippa di frittata e pomodoro e uova cotte nel pomodoro e basilico: una cena lussuosa quando nelle case c’era molto meno, una cena lussuosa ai tempi attuali perchè è un modo per stare tutti insieme in letizia guardando i lampi nel buio sulla Val’d’Orcia.

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