La raccolta delle susine

Le poderose fioriture primaverili che rendono tre piante vicine unite in un fumetto bianco di panna dove api e farfalle impazziscono, mal si traducono in un vestirsi di frutta.
In una non primavera assai piovosa, accade il miracolo delle susine rosse prodotte in gran quantità in ognuna delle tre chiome.
I cinghiali hanno capito, che giunte al punto ottimale di maturazione, sono molto gustose, ma anche molto facili a raccogliersi: gli esemplari più grandi si drusciano con la groppa al tronco e accade l’effetto manna dal cielo e si farciscono di frutta.
Stesso principio: una scossa alla pianta e accade una pioggia fina di susine, che i milanesi chiaman prugne, che il costoleccio chiaman costine e si facendo cessa la poesia e monta la voglia di pranzare con la citrosodina.
La conseguenza della susina è nella pentola a bollire ore per conseguente, ottima delizia dell’inverno: marmellata o farcitura di crostate.

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Andrea Camilleri

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Giulio, il barbiere della materassaia

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Grace è una multi miliardaria americana (stabilimento di materassi da milioni di dollari) che ha fatto suo il vecchio detto toscano: “Cacio vinto un si rigioca”.
Lo dimostra il fatto che la sua cucina è più grande della piazza di un qualunque paese, potendo ospitare a sedere oltre un centinaio di persone, messe a desinare con le meglio pietanza e i vini più pregiati, di portata in portata, con l’elicottero posizionato sul tetto dell’abitazione, per andare celermente incontro a uno spritz o a una scarpa di Gucci nel medesimo istante nel quale ne piglia la voglia.
La servitù e le maestranze pasteggiano a Fontalloro e Pergole Torte, la signora Grace, stappa tre bottiglie di Sassicaia al giorno, colazione, desina e cena, moderatamente una bevitrice che odia i rabbocchi.
Cacio vinto un si rigioca, una volta stappata, la bottiglia perde il suo fascino e dopo un bicchiere si dirotta verso le regali fogne.
In vacanza presso la solita boiata antanista per americani nel Chianti, la signora Grace nota nel personale del bar della struttura, il taglio e la pettinatura di una ragazza.
Chiede dove, chiede da chi e la mattina dopo si presenta in bottega di Gulio pretendendo lo stesso taglio pur in un capo diverso.
Giulio è un maestro della forbice e del bigodino, la sua normalità la strega, non sapendole che dire, gli viene spontaneo parlarle del babbo che di novembre va a cogliere le ulive per mettere insieme l’olio di casa e la nottolona americana impazzisce.
Invita Giulio qualche decina di giorni nella propria villa di Miami, dove le camere si misurano in ettari e gli spritz in cisterne e per tre giorni ospite, si diletta a fare il taglio e la permanente a  lei e alle sue segretarie più intime.
Manda Giulio a New York in Cadillac, con le Vespe nel bagagliaio e due forme di parmigiano, al ritorno lo spedisce nelle piscine accanto al mare, ma Giulio si perde fra le stanze che separano l’eliporto dal magazzino delle scarpe, la cantina blindata dal nuovo padiglione della spuma e dall’hangar dei prosciutti Swarovsky.
Tornato nel paesello natale Giulio riassapora il gusto delle ginestre in fiore e la brezza che si infila fra i lecci della Villa, le macchine accatastate in Piazza Marconi e l’annuale corsa dei ciuchi, appuntamento culturale del borgo.
Però due volte l’anno la signora Grace, lo rivuole a fare i capelli al suo mondo accanto: con la sua chiatta di novantuno metri, la prossima settimana sarà nel Salento, zona di rondini belle, e li starà per un mese.
Poi la signora Grace si trasferirà a Taranto, presso l’Ilva, lì le faranno due pocce di ghisa, identiche come ha visto in Scozia, nell’armatura di Maria Stuarda, posta in antico castello fra le brume di nebbia da salmone affumicato.

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Il rifiuto della Berardenga

I bidoni della raccolta differenziata vetro/plastica, straripano da giorni, e i più non fanno altro che aggiungere all’esterno di essi il proprio raccolto, non nascondendo un delicato senso di nausea verso la direzione del mondo.
Il fin troppo facile paragone con altre realtà ben più complicate è fin troppo semplice, e alla fin fine, costa poco lamentarsi fra bar e soliti mezzi di straripazione on line.
Però basta fare due passi, per avere chiaro lo stato della situazione: alcuni contenitori straripano, altri un po’ più in disparte sono quasi o completamente vuoti.

Il cittadino, si lamenta spesso di come vanno le cose, di come la sonnolenza e la solita burocrazia sembrano pareti di non facile scalata, ma spesso è anche un alibi, perchè il cittadino, diciamola tutta, è anche parecchio comodo e tagliente per ciò che riguarda all’ esterno del proprio domicilio.
In questa parte di mondo si vuole e si predilige l’auto alla porta di casa o in seconda battuta si addobbano e riempiono gli spazi con la sosta per la propria egoistica esigenza e comodanza.

Sia a piedi, ma più agilmente con l’auto quando ci si ha da spostare,  si possono mettere i propri effetti personali del dopo spesa, nei cassonetti appena un poco più in là, dove si vedono desolatamente vuoti.
All’Amministrazione Comunale o alla società gestrisce della raccolta (SEI) in questi casi c’è poco da imputare, quando il senso di affetto e di cittadinanza è molto latitante.
Di fronte a bar e ristoranti, nel periodo estivo, basta solo aggiungere un cassonetto in più.

Fonte: Il Gazzettino del ChiantiIl Cittadino

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L’estasi dei girasoli della Berardenga

Il sottofondo musicale di Ennio Morricone in una scena vorticosa nella quale un simpatico e lercio individuo cerca ossessivamente il luogo in cui erano sepolti tanti dollari in oro.
La stessa, vorticosa musica, ma in un contesto e con un fine decisamente diverso: guardare in faccia ogni girasole, per vederci dentro un volto che vale più di un forziere perchè ha il dono di riempire una vita.
Il girasole più bello ha il volto ironico e puntiglioso di una rondine, il suo battito cardiaco, la sua frequenza di battute, il suo retrogusto acidulo, il suo sguardo delizioso di un sole che non tramonta mai.
Due ragazzi tedeschi con in braccio il loro bimbo per abituarlo alla bellezza e alle cose che hanno un gran senso compiuto nell’andare. Un volto fra un miliardo di girasoli.

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Il viale dei cipressi e dei fiori gialli di Arceno

Agostino Fantastici pensa e disegna le ville delle famiglie nobiliari, collocandole con grazia in un territorio unico, per il riposo e per il ricevimento degli ositi di chi, sopra la soglia di casa, ha più che un batacchio o una campana, uno stemma araldico facente funzioni.
E in tutto questo contesto armonico cercato dall’architetto, niente sarebbe funzionale al fatto di quel viale coperto di fioricini gialli che nessuno ha seminato, che rinascono, da soli, spontanei.

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Lecce rondine del Salento su Agrodolce

Lecce “gentile e beddha ògghiu cu cantu, quiddhu ca me sta sentu intr’a lu core“, canta Tito Schipa in una nota canzone, mentre Teodoro De Cesare declama: “Le strade strette guidano l’anima insicura verso improvvise apparizioni: chiese e palazzi con pietre chiare e sfuggenti e il vento porge i suoi sbuffi silenti tra loro“. la perla del barocco stupisce il visitatore a ogni angolo La città  salentina è una perla del barocco: meravigliatevi davanti l’Anfiteatro romano in piazza Sant’Oronzo, scovate il Teatro romano, ammirate il castello di Carlo V, visitate il Duomo, la Basilica di Santa Croce e l’Abbazia di Santa Maria di Cerrate. Andate alla ricerca dei palazzi storici e delle chiese barocche disseminate per tutta la città, come quella dedicata a San Matteo; seguite i profumi dei fiori e scoprirete angoli incantati. Se vi trovate in Salento nel mese di agosto,  ricordatevi che Lecce commemora i suoi santi patroni, Oronzo, Giusto e Fortunato con una grande festa che si protrae dal 24 al 26 agosto con messe, processioni, attrazioni e lo spettacolo pirotecnico che chiude la festa.

Oltre all’arte, la città pullula di locali, quindi sorge spontanea la domanda: cosa mangiare a Lecce? Dai classici ciceri e tria, la tradizionale pasta e ceci, alle orecchiette con sugo alla ricotta forte di pecora, senza dimenticarsi della carne di cavallo, i famosi pezzetti preparati in molte varianti, sia arrosto che al sugo. Un’altra pietanza tipica di Lecce è il rustico leccese, una pasta sfoglia ripiena di besciamella, salsa di pomodoro e mozzarella. Altro simbolo della tradizione è la pitta di patate, da accompagnare a un buon bicchiere di Negroamaro. Tra i dolci spopolano pasticciotti e purceddhruzzi, ottimi e golosi in tutte le stagioni. Pronti per seguirci tra trattorie, pasticcerie e ristoranti?

Colazione. Alvino (piazza Sant’Oronzo, 30) è una delle istituzioni gastronomiche cittadine: per colazione potete spaziare dai pasticciotti ai fruttoni (i pasticciotti ripieni di marmellata e mandorle e ricoperti con cioccolato fondente) fino alle cupete di mandorla da accompagnare al caffè leccese e agli ottimi rustici. Il Cin Cin Bar (piazza Sant’Oronzo, 4) offre pasticciotti, mustaccioli, fruttoni, copeta, fichetti e rustici, da poter mangiare anche ai tavolini all’aperto. Siete ossessionati dal caffè? Segnatevi Avio in via Trinchese: il caffè leccese composto da uno strato di ghiaccio, latte di mandorla ed espresso è buono, così come gli espressi dalle miscele selezionate. Il Caffè Cittadino (via F. Rubichi, 35) è una piccola pasticceria artigianale che, sotto eleganti campane di vetro,  custodisce golosi pasticciotti, ciambelloni, crostate e biscotti.

Pranzo. Il Vico del Gusto (vicolo dei Fieschi, 14/c, in foto) è un ristorante che fa prevalentemente pesce: carrello con il pescato del giorno da far scegliere ai commensali, crudo di gamberi e tonno e insalata di piovra e carciofi sono tra i piatti da raccomandare. La Vecchia Osteria (via Francesco Lo Re, 9) propone cozze gratinate al forno, linguine ai frutti di mare, ciceri e tria e altre bontà. La Trattoria Le Zie (via Costadura, 19) promuove un cucina casareccia e tradizionale: qui si gustano ciceri e tria, sagne n’cannulate e involtini di cavallo al sugo. L’Angolino Matteotti (via G. Matteotti, 31) è il paradiso degli amanti della puccia: Special Max con lampascioni, rape, acciughe e mozzarella e la puccia con le polpette e cicoria sono dei veri e propri must.

Merenda. Il rustico tra i più buoni della città lo fa il Bar Prato (via G. Matteotti, 5), locale molto vintage e verace. Per il gelato la Pasticcereia Gelateria Natale (via San Trichese, 7) è l’indirizzo giusto: crema allo zabaione, nocciola, pasticciotto e gianduia sono tra i gusti più rinomati del locale. Per il calzone fritto (il panzerotto) andate da La Sirena in via Filzi al 19.

Aperitivo. L’aperitivo più famoso e sostanzioso di Lecce lo fa da più di quarant’anni il Bamboo Bar (via M. Schipa, 2): ci sono state le mamme e i papà e ora ci vanno i figli. Praticamente è un’icona generazionale molto cara ai leccesi. Il 300Mila Lounge (via 140° Reggimento Fanteria, 11, in foto) è stato premiato come miglior Bar d’Italia nella Guida del Gambero Rosso: ideale per l’aperitivo, offre anche piatti espressi e cocktail di livello.

Cena. Il pesce preparato a regola d’arte lo trovate da Alex (via V.Fazzi, 15, in foto). La giovane chef Alessandra Civilla è la mano e la mente che sa accostare con delicatezza e fantasia il pescato dell’Adriatico a ingredienti mediterranei ed esotici. Il Gran piatto di crudo è una vera gioia per gli occhi e per il palato; il Tagliolino fresco al limone con tartare scampi e gamberi di Gallipoli e stracciatella, profumato e delicatissimo, è uno dei piatti icona del ristorante e vi resterà in mente per tutta la vita. Altro indirizzo imprescindibile è Bros’ (via degli Acaya, 2). Il ristorante di Floriano Pellegrino è stato premiato con una stella dalla guida Michelin lo scorso novembre e si tiene stretto Isabella Potì, sous chef e pasticciera, una delle chef Under 30 che secondo Forbes reinventerà il futuro. Da provare Rana pescatrice e nocciola, quaglia, melanzana e fagioli fermentati, Linguine al pistacchio e liquamen e Soufflè al limone, fiori di arancia e miele.

Dopocena. Il Road 66 (via dei Perroni, 8) è l’indirizzo giusto per gli appassionati di birra insieme a Officine Birrai (via G.D’annunzio, 52), dove trovare cuochi, birrai e musicisti. Altro posto rinomato per gli amanti della birra è Il Locale (via G. Giusti, 2/b) birreria con cucina.

La Bella Lecce (via A.Galateo, 43) è il B&B di Roberto e Stefany, coppia italo-inglese. Dopo aver girato il mondo hanno ristrutturato alcune stanze in un palazzo storico, dove l’accoglienza salentina è di casa. Per colazione non mancano mai i pasticciotti caldi, appena sfornati.

Fonte: Stefania Pianigiani su Agrodolce

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