Vendemmia al porcello arrosto

La mattina, l’umidità sulle foglie, le illumina come aureole di vergini al sole, mentre sopra l’uva c’è un effetto leggero di lacrime a aghi di brina puntigliosa.

Provvede il calore a distogliere l’effetto ottico che si invola per aria sotto forma di vapore, le mani nude nel cogliere lavate da una sensazione fresca che ritorna mosto appiccicoso quando il tutto si riasciuga.

Prima carbonica che si sprigiona dai tini di fermentazione, panieri e cassette della raccolta da lavare, il trillare di un pompa nel rimontaggio all’aria del vino a divenire.

In fondo  niente di nuovo al mondo da quando esiste l’uva: cambiano solo gli utensili, i tempi e le persone che ci girano intorno.

Gli indolenzimenti di schiene e braccia si assestano quando a tavola compare un trancio di porcellotto arrosto accompagnato dal vino dell’anno prima.

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La Maestà di Duccio di Buoninsegna

maestà duccio di buoninsegna

Una magnificenza della pittura senese del 1300 che dal 1878 si può ammirare presso il Museo dell’Opera del Duomo in tutta la sue splendente raffinatezza.

La pala d’altare commissionata a Duccio di Buoninsegna, venne installata nel Duomo nel giugno del 1311, accompagnata dalla bottega del pittore (posta in via Stalloreggi) passando per Piazza del Campo, con un corteo di notabili laici ed ecclesiastici adoranti.

Nel corso dei secoli, diverse traversie ne hanno compromesso l’integrità, dal trasferimento nella chiesa delle Carceri di Sant’Ansano nel 1761, dove venne smembrata nel fronte retro per essere collocata su due altari e dove, ulteriore segature, comportarono la perdita di alcuni pannelli (le predelle e le cuspidi invece non furono più recuperate) finchè, non venne deciso, nel 1795 di riportarla in Duomo, per poi essere definitivamente collocata nell’attuale dimora.

Madonna con bambino che predominano, con ai lati, in dimensione più ristretta, i santi patroni della città: Ansano, Savino, Crescenzio, Vittore.

Altro stuolo di santi alle spalle, in sfondo d’oro, sinonimo di luce, iconografia classica di una pittura i cui committenti volevano sempre aureole, a cui i pittori, volenti o nolenti si dovevano adattare per riuscire a pagare le bollette.

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Il cittadino incivile all’ospedale di Siena

cittadino incivile e panchina ospedale le scotte siena

Un piccolo gesto banale di non curanza da parte di qualche cittadino che si trova in una struttura pubblica dove si cura la salute fisica e mentale delle persone.
In una delle panchine che si trovano nel piccolo giardino all’ingresso dell’edificio, un qualche bell’esemplare di cittadino attivo ha lasciato il bicchiere del proprio caffè e il contenitore da trasporto del medesimo con qualche cicca affogata nella schiuma.
“Qualcuno passerà a pulire, è il pensiero di molti”; illusi che il mondo finisca appena dietro il proprio portone di casa, convinti che con la propria ignoranza si possa poter cambiare gli esiti di un mondo che si alimenta di arroganza.

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Piergiorgio de L’orto felice a L’Eroica 2019

piergiorgio de l'orto felice a l'eroica 2019

Ottomila persone che si vestono e inforcano biciclette d’epoca forse per scacciare il gelo dei tempi presenti, forse per ritrovare sulle strade a sterro la forza e il coraggio di dare una spinta a chi rimane indietro.
Una foto che è di fatto la sintesi pratica di questo pensiero: Piergiorgio è uno dei ragazzi dell’Orto felice, il progetto che è iniziato sei anni fa (presso l’azienda vinicola San Felice di Castelnuovo Berardenga) dove pensionati del luogo si sono presi in carico di insegnare a dei giovani come si cura, si zappa, si pianta e si irriga un orto.

Orto, i cui prodotti finiscono nelle cucine di due ristoranti distanti pochi metri, dentro il borgo di San Felice, materia prima per le ricette di cuochi stellati che spadellano quanto i ragazzi e i nonni adottivi coltivano.

Si occupano anche del pollaio e della cura di una quaranta di galline ovaliole e livornesi, fanno marmellate, intrecciano cesti di vimini, persone che si prendono cura a vicenda di se stessi.

Come la spinta che Leonardo, (enologo di San Felice) fornisce a Piergiorgio nell’ultimo pezzo di salita degli ottanta chilometri per arrivare al meritato traguardo dell’Eroica e del vivere in altra maniera dalla grandine contemporanea.

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L’autosalone Berardenga accoglie i ciclisti de L’Eroica

Una flotta di ciclisti partecipanti a L’Eroica, si sono nutriti per alcune ore con la bellezza del territorio della Berardenga attraversata lentamente senza emissione di gas di scarico, assaporando al rifornimento in piazza Marconi, le prelibatezze gastronomiche e vinicole.
Eccezionalmente per l’occasione è stata aperto al transito dei ciclisti, il giardino della splendida e silente Villa Chigi Saracini (recentemente ripulito da un gruppo di volontari) e la Torre dell’Orologio per spaziare con lo sguardo e con la mente verso l’orizzonte.
Il centro storico ha accolto visitatori, turisti e ciclisti con le auto d’epoca parcheggiate da anni nella ZTL, divenuti nel tempo, dei veri monumenti stanziali da vedere e rivedere per chiunque decide di venire nel capoluogo e ammirare l’opera d’arte moderna delle pozze d’olio da motore rilasciate sulle lastre della pavimentazione.

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Sulle strade de L’Eroica 2019

Ultima lenzuolata d’immagini piena di sguardi affaticati ricolmi di gioia, anche se l’impatto con l’ultima salita è un’esclamazione in tutte le lingue del mondo prima del traguardo.

Una stropicciata di nostalgia e amarcord a ciò che si era, ai tempi in cui il vino si beveva senza porsi il pensiero alle tante avarie mentali accatastatesi negli anni, mentre Mario Soldati girava per l’Italia alla ricerca del cibo genuino e del vino contenuto nelle botti delle famiglie e delle fattorie.
Con una boccata di toscano a conclusione dei pasti, con i bicchieri da mescita e d’osteria che facevano non finire le parole sia che dentro ci fossero Barbera, Chianti o Barolo, o Bianco dei Castelli, condivisi fra operai, fabbri, scrittori e letterati.

Uno sguardo a un’ Italia più umile, sincera, battagliera nelle menti e nelle azioni, uno sguardo a ottomila persone che si vestono e inforcano biciclette d’epoca forse per scacciare il gelo dei tempi presenti, forse per ritrovare sulle strade a sterro la forza e il coraggio di dare una spinta a chi rimane indietro.

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Le donne de L’Eroica 2019

Le donne hanno la caratteristica che sorridono sempre, sia all’inizio, sia nella fatica delle strade bianche, sia al traguardo e al meritato riposo.

Sono il rosa che tinge il pedale che si spinge nei luoghi più impervi, aridi e bellissimi della provincia di Siena, con partenzadal Chianti, stazionamento nella Berardenga, spinta nelle Crete, per sfociare nella Val d’Orcia e ritorno.
Le brave ragazze vanno in paradiso, le donne normali volano sul breccino dell’Eroica e nelle strade anche più impervie del vivere. Fonte: Il Cittadino

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