La colza sognatrice di Pacina

L’utopia è là, all’orizzonte, e per quanto si cammini, non si riuscirà mai a raggiungerla. Utopia e sogni servono a camminare – rubando emozioni e parole al grande scrittore uruguaiano Edoardo Galeano – a desiderare l’avvento ventricolare della sensibilità a spese del suono delle catene.

In mezzo alla costiera gialla di colza di Pacina pare di sentire il rumore del mare, si avverte il desiderio di tornare a sognare più forte, incentivato, come sempre, dal canto di una sirena con le pinne e con le ali, dal volto di rondine, fra lacrime di pioggia.

 

Pubblicato in Arte e curtura, Berardenga, Federica, Fotografie 2019 | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Davanti San Vito, la sulla senza Carducci

Andando a San Vito, senza i cipressini di quel trombone antanista del Carducci, ma con dei filari di sangiovese e alicante alternati da una cascata fucsia di sulla.
Ed è bello perdersi in questo mare oscillante con un cielo plumbeo che ne intensifica la forza espressiva del colore, con un orizzonte di rare case, vigne, boschi, inizio di crete e colline in fondo al quale luccica il bianco del duomo e la torre di Siena.
Rari papaveri mescolati come speranze, una chiesa avvolta da spine e abbandono.

Pubblicato in Arte e curtura, Berardenga, Federica, Fotografie 2019 | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

La rondine vanitosa

La vanitosa in posa mentre si scrolla le penne dalle goccioline d’acqua, si spanna gli occhiali, si contorna gli occhi, si ottana le mani, respira l’aria fresca appena piovuta e intona un canto romantico che pare una canzone dei Beatles con pungente ironia.

Pubblicato in Arte e curtura, Chianti Storico, Federica, Fotografie 2019, La porta di Vertine | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Piazza del Campo area di sosta delle 1000 Miglia

siena mille miglia 2019

Tornano in mente i tempi del Ponte Vecchio chiuso per cena delle Ferrari al tempo dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, torna in mente l’arancione “Generale Lee” posteggiato davanti al comune alla festa del ricciarello di poco tempo fa.
Una Piazza del Campo, coperta di tappeti verdi per evitare di essere macchiata con l’olio delle auto d’epoca delle Mille Miglia, che invece di passare e filare via, stavolta fanno una sosta e bel rinfresco sui tavoli imbanditi intorno la Fonte Gaia per dare refrigerio a quei millanta signori che, carichi di quattrini come sono, nei tappeti stesi in loro ossequio, si vorrebbe sperare in un loro sperpero locale in qualche forma.
I piloti gradiscono il rinfresco, accendono il motore, serve una spintina a volte, che gli ossequiosi appongono, partono le bielle, piazza restituita al Pubblico.

Pubblicato in Accademia della Caccola, Etruscany, Federica, italians, La Porta di..... | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il giro del mondo in 80 giorni

Una sera freddina a San Gusmè, dove era di scena la versione in Bruscello dell’opera di Giulio Verne, un libro trovato suna bancarella dell’usato sotto una pineta a due passi dal mare nei dintorni di Castiglioncello.
Londra 1872, il “gentleman” Philleas Fogg, noto socio del Circolo della Riforma, ha uno stile di vita consueto e monotono: esce dalla propria abitazione ogni mattina alla stessa ora per recarsi al Circolo, dove si diletta nella lettura dei giornali, pranza, si immerge nella lettura dei libri, la cui biblioteca è fornitissima e in tarda serata rientra a casa, dove il maggiordomo Passepartou ha già provveduto ad accontentare le esigenze del padrone.
Di poche parole, ma efficaci e con riscontri degni di un gentiluomo inglese in piena età vittoriana, si infila in una discussione conaltri membri del Circolo e per puro capriccio si intestardisce nel portare a compimento un’impresa inutile e folle: compiere dil giro del mondo in 80 giorni per pura scommessa.
Il libro appartiene a quel filone che si definisce “lettaratura per ragazzi” ma il ritmo, la costruzione e presentazione dei personaggi, il viaggio, l’avventura, l’imprevisto, un tocco di buoni sentimenti, lo rendono godibilissimo anche in età matura.
Per chi non ha mai smesso di sognare.

Pubblicato in Arte e curtura, Berardenga, Federica, Fotografie 2019, libri | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Baciare il rospo delle elezioni e del cambiamento

rospo di vertine

Cambiare, termine di origine gallica che indica : “Sostituire una persona, una cosa, con altra simile o diversa”.
Il termine che si sente suonare sempre, in ogni momento, con qualunque mezzo di densa confusione di massa.

Probabile che anche il Festival di San Remo ne sia stato contagiato, e alla parola amore si sia sostituita la parola cambiamento.
Come partire senza avere una destinazione, l’importante è andare, saranno gli eventi, i flussi, i mari e i venti, di volta in volta a dare le priorità ai luoghi dove comparire e a cosa fare per apparire, per cavalcare la notizia e tenere alto un consenso basato sui succhi gastrici e biliari, rabbia, servilismo e cervello in apnea.
Le Amministrazioni Comunali sono l’unico baluardo prima del deserto e della barbarie, il solo vero, unico luogo dove il cittadino può avere un minimo di udienza, dove si può permettere di avere un rapporto diretto con qualcuno che non sia lanciare un messaggio in mare dentro una bottiglia sperando che qualcuno prima o poi lo rintracci e legga.
Cittadini – consumatori schiavizzati da un’economia che non è al servizio di tutti, ma al servizio di una speculazione che non produce niente, solo distanze, ingiustizie, lacrime e dolore: precarizzazione.
Dove i servizi essenziali non sono più servizi, ma aziende, e come tali non assicurano una prestazione e un servizio, ma fanno bilanci al netto delle persone.
L’ultimo interlocutore, o l’ultimo baluardo rimasto sono appunto i piccoli comuni, il cui sindaco a capo della comunità ha compiti e responsabilità immani oltre ad avere sempre un rapporto costante con le persone, le aziende, le problematiche nel territorio che si trova ad amministrare.
“Amministrazione Pubblica”, un nome imponente e tanto svilito per come di norma si intende il Pubblico qui da noi.
Elargimento di favori e piaceri, ori, incensi e mirre da elargire ha chi ha votato o con chi si deve mantenere il consenso.
Un modo di fare che si definisce clientelare, ma che potrebbe celare dietro un nome ben più corposo e imbarazzante.
Però, “Ammministrazione Pubblica”, coniugata nel suo modo più alto e inattaccabile è quella che applica le regole, non consegna soldi e finanziamenti a chi non ne ha titolo, non procura lavori e regala appalti a chi è vicino.
E qui si innescano faide, diatribe, rigurgiti di un passato doroteo, che in molti odiavano perchè sapeva di insano, ma che non ci si è fatti scrupolo di far proprio, per tornaconto.
L’ipocrisia al suo livello massimo perchè in questa fogna si pretende anche di insegnare al prossimo qual’è il modo più giusto di campare.
Commistione di interesse, passera e politica per un solo fine: contante da contare, gente da controllare e sistemare, consenso da gestire.
Quando l’Amministrazione è Pubblica, per questo lercio sottobosco, è come sbattere negli scogli d’acciaio di un qualsiasi Angelo Vassallo.
Partire, cambiare, credere al miraggio di tante parole generiche e inutili che non hanno dietro di loro la sostanza di un progetto porta tanto rimpianto.
Cambiare potrebbe essere ricordare il pensiero economico di George Maynard Keynes, ma questo è un altro discorso.

Pubblicato in Arte e curtura, Chianti Storico, Etruscany, Federica, italians, La porta di Vertine, persone | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Cantina San Donato in Perano: come era, come è

C’era un mostro giallo che pareva cascato dal cielo, costruito in un luogo nel quale non c’entrava niente e da dove invece era possibile vederlo quasi da ovunque, spiccare in vista nella sua rara e infinita bruttezza.
Un edificio assolutamente fuori contesto, in uno dei luoghi più belli del Chianti, e a due passi da Vertine, quasi un affronto verso un paesaggio delicato che pare dipinto.
Ma mesi di ponteggi e lavori, hanno restituito dignità alla collina del disonore, con una struttura che non pare neanche la stessa, resa più raffinata nelle finestre stondate, nelle tegole invecchiate, negli infissi, nel tenue colore che da ovunque fa vedere che su quella collina pare ci sia solo un leggero manufatto pennellato di bianco.
A San Donato in Perano, qualcosa è cambiato: c’è una sensibilità diversa e un morbido approccio in un luogo in equilibrio delicato. Molto diversi dagli elicotteristi poco distanti.

Fonte: Il Cittadino

Pubblicato in Arte e curtura, Chianti Storico, Etruscany, Federica, Fotografie 2019, italians, La porta di Vertine | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento