Domenica 11 ottobre torna il Dit’Unto

Per questa 11ª edizione, ci saranno 40 stand enogastronomici pronti a proporre creazioni per tutti i gusti. Quest’anno le degustazioni d’autore saranno ben 11: Iside De Cesare (La Parolina), Niccolò Palumbo (Paca), Stelios Sakalis (Poggio Rosso), Valentino Cassanelli (Lux Lucis), Silvia Baracchi (Il Falconiere), Mirko Marcelli (Osmosi), Roberto Rossi (Il Silene), Antonio Iacoviello (Il Pievano), Giovanni Cerroni (Linfa), Davide Canella (Contrada), Francesco Ferrettini (Il Visibilio).

Poi – per rassicurare i grandi saggi conservatori agricoli – ci sarà Duccio allo stand di una gloriosa porchetta suddivisa a panini.

Durante la giornata (le vie del paese che non è per niente un borgo) diventeranno il palcoscenico della performer Alice Valentini e le sue “Dive”, mentre per i più piccoli il divertimento sarà assicurato dall’animazione di Sara Selano, in arte Carota.

In più, da quest’anno una nuova offerta di intrattenimento: la rassegna “Assaggi di cinema” nella quale presenteranno il loro lavoro i due registi Adele Betti e Pietro Lorenzini.

L’efficente e previdente organizzazione ha predisposto un servizio navetta gratuito attivo dalle 11:00 alle 20:00.

I bus navetta faranno spola continua tra i due capolinea di Villa Nuova e il paese di San Gusmè. L’arrivo in paese sarà facilitato e coordinato dai volontari dell’Associazione La Racchetta.
Previsto anche un servizio bus con varie partenze da Siena (zona Penny Viale Toselli) e ritorno i cui orari e le modalità di acquisto e prenotazione potrete trovare sul sito del Dit’Unto.
Nel mese di ottobre la manifestazione popolare più popolare che c’è in Provincia di Siena.

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Coltello e minacce della Berardenga

E’ una situazione di isolamento e disagio che si prolunga da decenni cui il caldo, l’emarginazione, le notevoli tare e le strizze economiche, rendono un nucleo familiare malleabile come la nitroglicerina esposta ai fiammiferi o all’innesco elettronico.

Ne sono sempre ben al corrente l’Amministrazione Comunale, i sereni Servizi Sociali, la locale Stazione della Benemerita e vari Prefetti che nel tempo si sono succeduti – alcuni dei quali si sono opposti allo sconforto con delle misure di aiuto e di intervento rapido che poi il tempo ha arenato – ma che nel preciso istante hanno portato sollievo e sorriso alla popolazione intera (ma soprattutto al nucleo familiare che vive con il perenne “colpo in canna disagiante”).
Nella Berardenga il motto Gramsciano dell’essere partecipi e presenti è finito nell’indifferenziato da decenni… ognuno da dietro le finestre (come nella Trinacria ottocentesca) aspetta che altri risolvano i problemi altrui senza che la “gente perbene” ci metta la faccia e si renda partecipe.
Il disagio c’è, esiste, è verificabile e incontrovertibile (anche se rientra fra le note di colore dei vari muriccioli, panchine, ferri della chiesa e conventicole opinionistiche sterili locali) anche per i tanti turisti (che si affacciano ai nuovi luoghi pubblici tanto reclamati) che si trovano di fronte un muro di turbe psichiche di età diverse prima di entrare in un luogo che prima era privato e da poco è diventato Pubblico.

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La casina dei libri di Asciano

Rossa corallo e con il tettino verde, con il ventre pieno di libri: un oggetto nato per condividere il sapere, le buone letture e la conoscenza messo a disposizione di tutti nella piazza principale del paese.

Servono come il pane queste casine dei libri dove i volumi servono alla libera circolazione delle idee, dove si ha la possibilità di prendere o portare… nutrire positivamente la mente.

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La croce dorata di Fabio Zacchei sul Duomo di Siena

C’è un artigiano del ferro che è l’ultimo rimasto a tenere alto il vessillo di un lavoro e di una tradizione che nella Berardenga ha sfamato generazioni di persone.
I meno giovani ricordano che Castelnuovo era tutto un risuonare di martelli sugli incudini per creare utensili, chiodi, oggetti di ogni tipo d’uso comune… molto di Castelnuovo è un guardare al passato.

Questo artigiano del ferro che si dedica a cancelli, porte, infissi, avendo rilevato uno stabile da un falegname del Chianti – esattamente a Monti di San Marcellino – divaga spesso e dona una rara leggerezza al ferro realizzando delle opere d’arte che stupiscono per originalità e per metallo che prende sfumature e pieghe di un panno di seta.

Prima o poi Fabio Zacchei dovrà realizzare un catalogo con tutte le sue opere, ma intanto si ricorda la croce che sovrasta il Duomo di Siena, che sostituisce la seicentesca creata da un signore che in vita sua ne ha combinate tante come Gian Lorenzo Bernini.
Alle generazioni future va ricordato che sopra al Duomo di Siena quella luce del tramonto che risplende rosata sul marmo conferendo un barlume di corallo momentaneo sulle pietre e una scintilla dorata nel momento in cui i raggi avvolgono la croce l’ha fatta nascere l’ultimo grande artista del ferro della Berardenga: Fabio Zacchei. Le foto sono state tratte da “Siena meraviglia d’Italia”.

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Il restauro della locomotiva a vapore di Rapolano Terme

“E sul binario stava la locomotiva, la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva” cantava Guccini in uno dei suoi più famosi successi.
Chissà se il noto cantante prima e scrittore poi sia mai passato da Rapolano Terme (dove intorno a una stazione in disparte e in degrado) è nata una scintilla di riscossa con la pulizia generale dell’area, la realizzazione di un parco e il restuaro degli edifici.

In mezzo a tutto questo, lo scorso anno è arrivata dal deposito ferroviario di Arezzo una locomotiva a vapore del 1924 (FS 740.462), del peso di circa ottanta tonnellate, che ha trovato alloggio e binario davanti alla magnifica pieve romanica di San Vittore.

E’ un gioco per grandi con l’anima da bambini anche il lento restuaro che appassionati cultori stanno conducendo sulla vaporiera che sobriamente torna agli antichi splendori: emblema del Parco Ferroviario di Rapolano Terme.

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Le zinnie della rondine piccina e della farfalla macaona

Pensando al tuo benevolo sguardo ironico affilato e al bello dell’estate – che oltre a esser tu – era lavare una maglietta, stenderla al sole e rindossarla la mattina… come privilegio donato dal calore.
Entrando a Vertine non manca il colore sotto tante forme diverse, ma sono le zinnie che sbocciano e si esaltano all’ingresso, oggetto di meraviglia e attenzione, bellezza ti riflette, macaone impazzite di gioia che saltano da un fiore all’altro.

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Una vecchia cartolina del castello di Brolio

Era il 16 settembre 1906, quando questa cartollina del castello di Brolio venne spedita dall’ufficio postale di Siena – come da regolare timbro sull’affrancatura – per un lungo viaggio di centoventi anni che manda ai contemporanei un’immagine di come poteva essere la residenza storica dei Ricasoli, che a ben guardare non si discosta che in qualche minimo particolare vegetativo rispetto all’attualità.

Un po’ più vegetazione che sgorga da sopra le mura – la mancanza dei segni del cannoneggiamento della Seconda Guerra Mondiale – i dintorni già costellati di vigneti specializzati con qualche ulivo qua e là come fosse un disegno geometrico ben concepito.

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La bontà del lesso rifatto

Se un pentolone di lesso e conseguente brodo con i tortellini si gusta piacevolmente anche nell’epicentro dell’estate, figurarsi quale possa essere l’impatto sulla tavola del lesso rifatto con le cipolle e qualche pomodoro.

I più giovani storcono la bocca sia nella prima che nella seconda versione, poi con l’età si hanno i primi approcci e si capisce che con la salsa verde o la maionese fatta in casa il lesso è una delizia, poi rifatto è fra le cose più buone del mondo.

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Il neo – realismo di Colle Val d’Elsa

Si parte dal presupposto che Colle Val d’Elsa (alta) sia uno dei luoghi più romantici del creato dove però la cacca di storni e piccioni non atterra al suolo ma si ferma sui tetti delle macchine di cui è coperta Piazza del Duomo.

Passando da via delle Romite c’è da fare attenzione alla Parisina che scarica bacinellate d’acqua sui passanti in ogni stagione, ma al contempo – scampato il pericolo della doccia fredda – non manca lo spunto idilliaco di un baio scambiato ai lati di un ortensia o di fiorellini che abbelliscono con grazia le finestre di molti incantevoli palazzi.

Caffè e colazione alla rinomata pasticceria Barone è un classico piacere da non rinunciare anche se si ha fretta, la signora della tabaccheria che tiene cartoline retrò meravigliose, il Museo dell’arte del cristallo e quello di arte sacra con ritratti dove la bellezza femminile è la debolezza maschile del cavallo che si affaccia alle imposte di una casa chiusa.
Ma è costume, storia, vita vissuta: accidenti sempre al velo di ipocrisia (che a differenza della nebbia non si scioglie mai al primo sole del mattino) intasa tutto di conformismo.

E poi un uscio chiuso di vetro e legno stinto, cassetta della posta ancora funzionamente e non sigillata, una seggiola di paglia, una facciata scrostata e stinta, il cartello con il passaggio dei bambini a corsa con la cartella di scuola.

Fiorellini sospesi e un paracarro di pietra serena nell’angolo: arrivassero Sandokan, Re Artù, Giacomo Leopardi, Lucio Battisti, Don Chisciotte o Fabrizio De Andrè, farebbero di Colle alta la loro fortezza di reistenza a questo mondo intriso di rabbia, ignoranza e violenza.

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Il programma della Festa a Vertine 2026

Il programma della Festa a Vertine di sabato 12 settembre 2026:

Ore 8: Santa Messa nella chiesa del Popolo di San Bartolomeo a Vertine

Ore 9.30: Camminata a cura dell’Associazione “Radici in Chianti”

Ore 10.30: Colazione contadina al rientro dalla camminata

Ore 10: Apertura del Villaggio dei Mercanti dei produttori locali

Ore 12: “Pic nic sotto ai lecci”

Ore 16.30 Spettacolo per bambini di fronte al Palazzo

Ore 18: Conferenza a cura di “Radici in Chianti” storie e curiosità su Vertine – di fronte al Palazzo –

Ore 18: Aperitivo con musica dal vivo con i “Wild Cat Hendriks” & “New Nothing”

Ore 20: Cena tradizionale sotto ai lecci

Ore 22.30: Coktail Bar, balli e musica dal vivo con i Bcube a seguire Djey Set fino a note tarda.

Si raccomanda ai partecipanti di utilizzare i numersi cestini presenti per le vie e piazze e di avere rispetto per il millenario paese.

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