Zonin cede la Fattoria di Albola

Sembra l’epilogo di grandi dinastie già scritte nei romanzi storici o in letteratura.
La famglia Zonin era proprietaria del “Pian d’Albola” di Radda in Chianti dal lontano 1979: una Fattoria di ben novecento ettari suddivisi fra boschi, case poderali, villa padronale, ben 125 ettari di vigneti – con l’altitudine media fra le più elevate del Chianti) e oliveti come si conveniva un tempo.

“Il gruppo vinicolo Zonin, che sta tentando il risanamento finanziario attraverso la strada della composizione negoziata della crisi, starebbe trattando la cessione delle cantine in Sicilia (Feudo Principi di Butera), in Puglia (Masseria Asltemura), in Oltrepò Pavese (Il Bosco), in Friuli-Venezia Giulia (Ca’ Bolani) e in Piemonte (Castello del Poggio), oltre al quartier gnerale di Gambellara (Vicenza). Resta fuori – secondo quanto si afferma sul Sole 24 Ore – Castello d’Albola in Chianti Classico, per la cui vendita sarebbe stato dato mandato al gruppo immobiliare londinese Knight Frank a un prezzo vicino a 50 milioni di euro: il compratore potrebbe essere un facoltoso amante della campagna toscana, più che un produttore vinicolo internazionale”.

Fonte: T24 – Quotidiano Economico Toscano

Pubblicato in andrà tutto bene, Chianti Storico, Etruscany, Fotografie 2026, italians, La Porta di..... | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Stefania Auci per “L’alba dei leoni ” a Forte dei Marmi

Oggi 22 luglio ultimo appuntamento con la rassegna “Estate tra le pagine”, promossa dalla Fondazione Villa Bertelli in collaborazione con Librerie Feltrinelli.

La scrittrice siciliana Stefania Auci presenta la sua ultima fatica letteraria “L’alba dei leoni” terzo volume sull’ascesa e caduta della dinastia della famiglia Florio.
Il libro che in ordiine cronologico è l’ultimo, ma che nella realtà è il primo perchè narra le vicende della famiglia Florio quando ancora si trovano a Bagnara in Calabria in un’esistenza costellata di terremoti, colpi di maglio e ferro forgiato, prima che Paolo e Ignazio Florio decidessero di intraprendere il commercio su mare e poi trasferirsi definitivamente a Palermo, dove iniziò la loro fortuna.

Modera l’incontro la giornalista Patrizia Groppelli presso la Villa Bertelli di Forte dei Marmi.

Pubblicato in Arte e curtura, Federica, libri, persone | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

“Ed io tra di voi”… il fisarmonicista al Monte dei Paschi

Lui, lei, l’altro, trinagolo fatale davanti alla filiale nel salotto del gran capitale delle riverenze, a due passi dalla neogotica sede centrale del Monte dei Paschi, realizzazione ottocentesca dei tempi della “Triplice Alleanza” dall’architetto Giuseppe Partini.
Son quelle poche note che ai distratti passanti affogati nei telefoni e in altri mondi ai più sfuggono: una delle canzoni più famose e malinconiche di Charles Aznavour e della sua inconfondibile voce.

Non ha prezzo il dono che i i musicisti di strada regalano improvvisamente, mescolando note al quotidiano frusciare dei pensieri passanti, di fatto distraendolo.
Non ha prezzo, ma apprezzare e cogliere questi piccoli frutti maturi della vita, serve quasi quanto respirare.

Pubblicato in Arte e curtura, Federica, Fotografie 2026, persone, romanticamente | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Brocchi 1815, bottega dal Congresso di Vienna

Quando le potenze europee coalizzate sconfissero Napoleone, si riunirono per ridisegnare gli equilibri europei e coloniali in quello che è rimasto nella storia come “Il Congresso di Vienna”, esempio massimo di restaurazione che aboliva le Repubbliche preesistenti e installava le ganasce monarchiche anche dove non vi erano (stile Venezia).

In quel 1815 in via del Porrione a Siena nasceva in epoca lorenese la Bottega Brocchi, specializzata nella lavorazione del rame, del ferro e in manufatti artistici.
Quella bottega ottocentesca è rimasta pressochè intatta e attiva fino ai giorni nostri attraverso due secoli ed eredi della famiglia Brocchi che si sono succeduti nel battere il ferro con arte nel territorio della Contrada della Torre.
Laura e Alessandro Brocchi sono gli attuali conduttori del laboratorio artigiano, recentmenti premiati a Roma per la longevità della loro attività.
Ma Laura Brocchi non è solo una grande artista del ferro… occorre ricordare la bellezza del Palio che ha dipinto in occasione del 2 luglio 2017.

Una Madonna con gli occhi di mamma e le araldiche metalliche delle Contrade che correvano quel Palio… piccole mani tenaci.

Pubblicato in Arte e curtura, Federica, Fotografie 2026, persone, romanticamente | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Berardenga, orizzonte girasoli della Chigiana

Quando le frontiere della mente e le distanze conosciute erano il tratto che porta da podere a podere o al massimo alla strada grande che conduce alla fattoria, il contadino privo di tanti strumenti conoscitivi che non siano, il sole, il buio e lo scorrere delle stagioni, si è riprodotto per secoli in queste lande senza avere due righe nelle pagine dei libri di storia.
La storia la facevano preti ma soprattutto vescovi e cardinali, secondogeniti dei possidenti intonacati per tradizione e duchi, marchesi, baroni… rari professionisti che piano, piano rosicchiavano terreno.
Le fortune si accumulavano o perdevano al tavolo dal gioco, sul panno del biliardo, nelle lenzuola di un caldo profumo di colonia o nelle tortuosità della mente, perchè i ricchi – avendo sempre avuto troppo tempo per pensare – riducono il cervello in poltiglia.
Chi non ha mai avuto tempo per pensare ha sempre goduto di ottima salute per lavorare senza porsi tanti pensieri: quando il tempo è arrivato, se impiegato nella costante ricerca del fuoco fatuo di una ricchezza inseguita, ostentata, sembpre bramata comunque sia o venisse, ha bruciato i suoi anni migliori senza avere uno sguardo verso luoghi belllissimi che aprono la mente e sentimenti di modestia al loro cospetto.

Pubblicato in andrà tutto bene, Berardenga, Federica, Fotografie 2026, romanticamente | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Monte San Savino, cena della vittoria di Castiglia

“La notte del conte Baldovino” è una rievocazione storica che riposta il paese alla metà del XVI Secolo in una sfida fra i quattro quartieri in onore di Baldovino – feudatario di Monte San Savino – fratello di Papa Giulio III (che da cardinale fu dato come ostaggio all’Imperatore Carlo V nel sacco di Roma e che da Papa fu un discreto persecutore di ebrei, tranne quelli che aveva scelto come medici personali).

Castiglia, Porticciolo Guglielmi, San Giovanni e Jalta i quartieri che si sfidano nel tiro alla fune, in una gara culinaria, nel gioco della palla con il bracciale e nella caccia (una versione di calcio storico fiorentino).
Dal lontano 2012 questa sfida fra i quartieri si ripete e stavolta ha vinto Castiglia che si è aggiudicata la “Targa del Monte” e l’onore di riempire piazza di fronte a Sant’Agostino con fini apparecchiature e pietanze per ben 160 persone.
La serata finisce con la discoteca che con la rievocazione di Baldovino c’entra il giusto… ma i ragazzi si devono pur divertire – solita frase usata a coperta di quanto c’è da fare per rimettere a posto la mattina dopo… -.

Pubblicato in Arte e curtura, Federica, Fotografie 2026, persone | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Vertine, il 17 luglio 1944 vissuto da Ugenio

Eugenio era il primo figlio maschio della famiglia Nuti, a quel tempo aveva tredici anni e aveva trovato rifugio presso una famiglia di Rietine, paese che si trova su una collina di fronte a Vertine.
Avere tredici anni significava già conoscere da tempo la fatica e prevedeva l’essere deportati in qualche campo di lavoro al servizio delle truppe tedesche.
Da Rietine si vede bene Vertine (a quel tempo non c’erano i fitti boschi come ora) e quel pomeiggio infuocato di luglio Eugenio vide bene il paese dove viveva la sua famiglia sotto il bombardamento tedesco.
Venne colto da un malessere profondo e trattenuto e consigliato di non mettersi subito in viaggio per vedere cosa fosse successo..
Arrivò qualche tempo dopo nascosto in un carro di balle e vide il disastro nella parte alta del paese e seppe e vide i feriti (15) e i morti (5) tra cui c’era Valerio, il fidanzato di sua sorella Clara.
Per una piccola comunità quel giorno fu traumatico, segnò la Liberazione,, ma venne pagata a un prezzo altissimo.
La storia è nota: arrivarono le truppe neo – selandesi con dei carri armati all’ingresso, Mariano riuscì a spiegare loro che dentro il paese non c’era nessun tedesco, ma questi erano anocra alla casa del Vallone e vedendo quel movimento di truppe e vedendo gli abitanti che erano nascosti nel rifugio alla chiese e che Don Amos Fallaci invitava a uscire perchè tutto era finito, iniziarono a cannoneggiare. Fu un disastro.
Ottantadue anni dopo gli eventi, questa mattina all’alba e con un grande magone sarà messa la bandiera al Monumento ai Caduti, poi per tutto il giorno ognuno di noi conviverà con un’uggiosa malinconia interiore, un vento ghiacciato che all’interno di uno strazio come la Seconda Guerra Mondiale è niente, ma per un poggetto racchiuso dall’alberese con poche case e poche anime, è sempre una ferita.
Perchè se ancora non si fosse capito la violenza è sempre una pura follia.

Pubblicato in Arte e curtura, Chianti Storico, Federica, Fotografie 2026, La porta di Vertine, persone | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Fabio, il sosia di Elio Zamuto

La chiamata di Vasco nel mezzo della siesta pomeridiana, non lasciava presagire niente di buono.
Quando di notte guarda l’ora sul telefono e scende da letto o gli parte un messaggio o un paio di squilli prontamente spenti, si ha la notizia che il Pipa sta per andare in bagno.
Stavolta è stato diverso: una chiamata a quell’ora del giorno e non della notte lasciava presagire le brutte notizie in arrivo da Forlì.
All’imbrunire degli anni ’70 la RAI trasmetteva vari poliziotteschi e sceneggiati dove brillava un giovane attore siciliano dalla grande abbronzatura, il capello e baffo nerissimi, una imponente presenza scenica e una voce magnetica: Elio Zamuto.
Quando a Vertine arrivava una 127 verde bottiglia e scendeva in piazzetta un giovane ben piantato, dai baffi e capelli nerissimi e di pelle moresca, pareva che fosse arrivato Alberto Argento, il capo della sezione rapine del Commissariato di Roma del poliziottesco “Qui squadra mobile” e se ne aveva un certo timore nonostante nel film avesse un caratte gioviale e scherzoso.
Solo che a sentirlo parlare non aveva per nulla un netto accento siciliano, ma lo stesso accento che avevano certi ruspisti che all’inizio degli anni ’70 erano calati dalla Romagna per fare le prime vigne specializzate.
Fu chiaro che non era l’attore Zamuto pur assomigliandogli parecchio e veniva a trovare la fidanzata Gabbriella che poi avrebbe sposato e portato a Forlì tornando sempre in mille occasioni nel paesello ospiti del fratello Pipa.

La notizzia ratrrista e rabbuia tutto il Popolo di San Bartolomeo a Vertine, da cui arrivano le più sincere condoglianze a tutta la famiglia.

Pubblicato in La porta di Vertine | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Berardenga, il nuovo cimitero di San Felice

Il centralino del comune non riesce più a reggere le chiamate dei previdenti locali o villeggianti – innamorati della bellezza dei luoghi – che intendono prenotare una serie di loculi o sapere se vi sia la possibilità di inserire cappelle private affrescate all’interno del monumentale edificio che si trova sullo stesso piano collinare del millenario paese di San Felice.

Per un eterno riposo il posto è ameno con velature di romanticismo: i vigneti intorno splendidamente tenuti, la presenza del ciuchino Gennaro all’Orto Felice, il canto del gallo e il sole radente del tramonto tiepido nei mesi invernali, sgargiante di rossore – come le viti del Vitarium – nei mesi estivi.
L’imponente struttura di fresca realizzazione (accanto a una voragine di cantiere che sarà presto riempita a dovere) con il suo tetto rosso di tegole non invecchiate, l’intonaco tenue e quei cipressi disposti intorno a meriggiare un lungo riposo, invitano a essere previdenti per tempo.
Ma c’è un equivoco: quel fabbricato di edilizia con pochi varchi di luce e contornata di cipressi che poco ha preso dai filaretti di pietra e dall’armonia che ha intorno, non è un nuovo e capientissimo cimitero, bensì un luogo di recezione, ristorazione, cantina.
C’è l’illusione ottica che sia un grandissimo camposanto… ma non lo è.

Quindi è inutile intasare i telefoni del comune per prenotare un loculo, lì al massimo si potrà prenotare un tagliere di caci e affettati con una degustazione di vini.

Pubblicato in andrà tutto bene, Berardenga, Cartoline dalla Berardenga, Etruscany, Federica, Fotografie 2026, italians, La Porta di..... | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Mai senza una lampada da tavolo a Torre di Pisa

Le mitiche gite di un giorno degli anni ’70 avevano il gusto dell’uscita dalle mura paesane e il carico di una serie di aneddoti da ricordare nelle veglie e fra i ricordi più cari.
Quelle foto di costumi ascellari fatti all’uncinetto o con i ferri da calza, quelle improponibili piagiate di persone nella “500”, quelle ciotole di pastasciutta portate da casa o quelle fettine impanate in trattoria con cocomerata generale.
In quelle foto non c’era un’allegria inventata per la fotocamera, c’era quella vera, spensierata armonia che si alluzzava con un mangia dischi, qualche alzata di sottana o il russare in spiaggia per non spendere quei due soldi in qualche pensioncina appollaiati gli uni sugli alri.
Non c’erano facce tristi e scontente… bastava quel poco che era sempre tanto e prima di ripartire, non poteva mancare il dono per i parenti o per i ragazzi.
Decine di palle di vetro con la neve dentro, qualche cartolina e per chi aveva la fortuna di andare a Pisa, non poteva mancare la mitica torre pendente di plastica con la lucina dentro, da mettere sul comodino.

Pubblicato in andrà tutto bene, Arte e curtura, Etruscany, Federica, Fotografie 2026, persone, romanticamente | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento