L’Aiola dal russo inizia a parlare cinese

Un imprenditore cinese è intervenuto in soccorso della Fattoria dell’Aiola, grande tenuta vitivinicola del Chianti da anni al centro di controversie legate a investimenti russi in Italia. L’azienda, in forte crisi finanziaria e di fatturato, è stata indicata da diverse inchieste come riconducibile all’ex presidente della Federazione russa Dmitrij Medvedev tramite società cipriote e presunti prestanome. La società ha sempre respinto qualsiasi legame diretto con il politico russo.

Le voci che circolavano tra i produttori toscani — da ipotesi come «i cinesi hanno fatto un mega-ordine all’Aiola» a «Medvedev ha trovato i soldi in Cina» — trovano ora riscontro in documenti societari. Dopo anni di scarsa trasparenza contabile, i documenti, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, mostrano sia le difficoltà economiche dell’azienda sia l’apporto finanziario e commerciale proveniente dalla Repubblica Popolare Cinese.

Nei documenti viene citato «l’accordo raggiunto con un distributore del mercato cinese per un corrispettivo di € 1.200.000 nell’arco temporale di due anni (2025 e 2026) con l’erogazione di significativi anticipi finanziari su future forniture». Gli anticipi sarebbero già stati incassati, mentre gli effetti economici veri e propri sono attesi nel 2026, quando sono previste le prime consegne.

Gli articoli continuano su: Fonte:Corriere di SienaCorriera della Sera

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Nespole

Quest’anno raccolta abbondante di nespole, quel frutto dalla buccia di color giallo intenso e dalla pianta che fiorisce d’inverno riempiendo l’aria di un profumo celestiale.
Serve la scala perchè la pianta è enorme: acquose, asprine e con dentro un seme molto particolare.

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Il Museo di Casa Vasari ad Arezzo

“[…] Iniziai col comprare una casa ad Arezzo nel sobborgo di S.Vito, dove si respira l’aria più buona di questa città […]”: con queste parole Vasari descriveva la sua casa, acquistata nel 1541, oggi sede del museo omonimo.
Giorgio Vasari (1511 – 1574), storico dell’arte e artista poliedrico, autore de Le Vite, fonte imprescindibile della storiografia artistica, fu sempre molto legato alla sua città natale, come testimoniano le importanti e numerose opere dislocate su tutto il territorio aretino.
Nonostante vi soggiornasse solo per brevi periodi, il suo pensiero si rivolgeva spesso alla casa aretina, considerata un rifugio dove ritemprarsi al suo ritorno dai numerosi impegni.
Vasari realizzò personalmente le decorazioni delle sale del piano nobile, che testimoniano l’intenzione di avviare un preciso programma iconografico di celebrazione del ruolo dell’artista, utilizzando riferimenti mitologici, biblici e allegorici riproposti sia nei dipinti su tavola che decorano i soffitti a cassettoni, che sulle volte e sulle decorazioni parietali della casa.
Le opere esposte nella quadreria allestita agli inizi degli anni ‘50 del XX secolo provengono in gran parte dalle collezioni delle Gallerie Fiorentine, una rassegna di dipinti cinquecenteschi riferibile in particolare ai “pittori dello studiolo”, ovvero quegli artisti che intorno al 1570 collaborarono insieme a Vasari alla decorazione dello Studiolo di Francesco I de’ Medici in Palazzo Vecchio. Tra questi si annoverano Alessandro Allori, Perin del Vaga, Giovanni Stradano, Santi di Tito ed altri di ambito aretino e fiorentino.
Accanto alla casa si estende il giardino pensile all’italiana, che in origine era più esteso e comprendeva anche gli orti.
All’interno di Casa Vasari, escluso dal percorso museale e non aperto al pubblico, si conserva il prezioso Archivio vasariano che contiene la corrispondenza dell’artista aretino e documenti quali le Ricordanze e lo Zibaldone. Fonte: Musei di Arezzo.

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Vertine con le foto di Lorenzo Prodezza

Alla radente luce del tramonto rigiungono fra i sassi delle vecchie mura quanti nel giorno si erano dispersi fra campi, cantieri e orti, con in più la voracità dei gatti di Vasco che reclamano la cena. più la volpe cittadina in cerca di quache coscio di pollo arrosto e avanzi.
In questa luce crepuscolare arriva in moto un fotografo professionista da Arezzo che ha alle sue spalle mostre e scatti importanti con un acume ottico di rilievo e con il fatto che ha sempre sentito parlare e letto di Vertine, ma senza esserci mai stato.
Le sue foto – a piedi o con il drone – hanno il pregio di far sobbalzare di emozione come una cosa mai vista anche chi da sempre pesticcia queste zolle.
Dopo un breve giro in cui gli è stato spiegato storia, storie e contesto, Lorenzo Prodezza riesce a catturare gli effetti aromatici e armonici che fanno sobbalzare di fresca novità anche gli abitanti che qui poggiano e coltivano tutti i loro sentimenti.

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Buddleja, il fiore che attira le farfalle

Queste infiorescenze a pannocchia – che virano dal bianco all’azzurro o al viola intenso – dal delicato profumo che rimanda vagamente alla Felce Azzurra, sono tra le piante da giardino che maggiormente attirano le farfalle.
Ai primi di giugno quando i fiori esclamano la loro presenza, intorno a essi ci sono delle danze continue, oppure la tenacia che hanno le farfalle nel voler rimanere attaccate alla buddleja chidendo le ali per contrastare il vento forte, il perderci la testa arrivando a farsi toccare tanto sono prese dalla delizia del profumo e dalla delizia di essere lì.

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Il centenario della Fonte della Grotta a Brolio

C’è una vena importante che alimenta la Fonte della Grotta dato che per tutto l’anno il getto dell’acqua mai si arresta anche negli anni più torridi e siccitosi.

Da notare che le fonti sono due – sia pur a breve distanza tra loro – la prima è una piccola vasca incassata nel muro che ha più la caratteristica di un abbeveratorio e reca la data del 1921, l’altra – la più imponente sotto tutti i punti di vista – è un bell’esempio di costruzione a filaretto, con dietro un deposito e uno strabocco per non tenere l’acqua ferma.
Porta la data di costruzione del 1928 e entrambe hanno una targa che riporta la scritta “fonte privata”.

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Lo sbuccia baccelli con il cavatappi a Montepulciano

A latere sinistro della Porta a Prato che introduce al centro storico di Montepulciano si trova un’opera d’arte non comune dato che ha le gambe più lunghe di una giraffa.

I bambini che giungono alla porta di Montepulciano prima sembrano divertiti, poi – dopo aver guardato meglio – scappano terrorizzati alla vista di un rinoceronte unicorno con le gambe da giraffa e con un immenso cavatappi sulla groppa. Non ha la stessa simpatia dell’ippopotamo azzurro della Lines.

Si riflette anche negli incubi notturni dei piccini questo bronzo che gira in infinita processione tra le località turistiche italiane

I pediatri tedeschi non sanno che pesci pigliare, mentre gli aretini hanno già risolto chiamando l’opera “Lo sbuccia baccelli”.

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Particolari di Colle Val d’Elsa

Nella parte alta di Colle bisogna stare solo attenti alla signora Parisina che tira secchiate d’acqua ai passanti, per il resto il passeggiare è un’opera lenta fra particolari e romanticismo di un luogo non aggredito dall’industria pesante del turismo.
Un’arte sopraffina del ferro battuto che si trasforma in protezioni per le finestre o anelli per quadrupedi da trasporto che ai loro tempi non emettevano gas di scarico ma tanto futuro ammendante per l’orto.

La pietra serena modellata a farfalla per far sgorgare le acque reflue è un tocco di classe, così come i vecchi scarponi che diventano vasi per piantine grasse.

Insegne, riccioli nel marmo, cassette postali ancora attive, Madonne e Garibaldi, rose, stelline, panni e cani alla finestra, ottimo caffè e vecchie cartoline, museo civio e diocesano.
Una vista verso la parte bassa che fino all’Ottocento si salva, poi dopo la Seconda Guerra si vede che il gusto di come si costruiva recide con un distacco netto il brutto dal bello.

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La “ribollita toscana” a giugno vale 16 euro

Cosa voglia dire la parola “ribollita toscana” non è dato sapere, se poi si intende una zuppa di pane o una minestra di pane, allora la cosa è semplice perchè si torna indietro ai piatti di quello che c’era per riempire il corpo con quanto era nell’orto.
Un minestrone a lenta cottura con un soffritto di cipolla e poi fagioli, patate, un poca di carota e tanto cavolo nero (meglio se acciaccato dal gelo).
Piatto invernale, ma che nelle città turistiche viene rivergato anche a giugno quando il cavolo nero è già sfiorito e le piante seccate.
Una deliziosa ciotolina di coccio con dentro tre cucchiaiate di zuppa di pane a 16 nel mese di giugno, per le fave che giungono dall’America, forse è quanto di meglio si meritano giunti nel loro parco divertimenti per le vacanz.

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Mario Cappelli, chiarina del Palio di Siena

Se ne è andata una figura storica del Palio e della Banda Musicale cittadina che dalle trifore di Palazzo Pubblico, come da sopra il Carroccio durante il Corteo Storico, o dai tanti concerti della Banda Città del Palio, ha cadenzato con la sua chiarina e la sua imponente simpatia tante note e tanti istanti lieti chi ama Siena in tutti i suoi riti secolari. Fonte: Il Cittadino.

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