Incendio a Torre a Castello

Una colonna di fumo in uno dei luoghi più romantici del senese, la porta d’ingresso a quella meraviglia naturale delle crete.
L’erba secca di un campo poco curato,  sulle rotondità che scivolano verso un lago, e risalendo a un boschetto, con il vento imbizzarrito che trasporta le fiamme a proprio piacimento.

Niente è casuale: il gesto demente di qualche scondierato imbecille a cui forse poco importa il danno, l’ansia, la terra nera che si lasciano dietro le fiamme o gli animali che non ce la fanno a scappare.
Per questa volta, per il pronto intervento dei vigili del fuoco, le fiamme hanno rubato pochi ettari di sterpaglie, ma resta il gesto vigliacco di una ferita inferta a un pezzo di paradiso in terra, che, chi compie questi gesti, per aridità, non può arrivare a capire.

Fonte: Il Cittadino

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La notte di San Lorenzo nella Berardenga

Il fascino della terra in piazza, del seme in grembo a una fertile idea di speranza, il volo cardiaco e la posa arguta di una rondine in mezzo a un fascio di stelle che supervisionano ma non cadono, sfrescando con il miraggio realizzato, una sera in piazza nella Berardenga, ottenendo una tregua dal feroce fanatismo fondamentalista del caldo.

I calici di stelle sono una barriera emotiva, un fuoco di fiamma perpetua, una colorita idea d’amore, il suono di forbici che potano, una scossa di spighe nel vento, l’uva che bolle nei tini, persone che investono il proprio tempo nel quotidiano, nel distogliere lo sguardo dei  figli dal telefono, coinvolgendoli nella dipendenza del profumo del pane con dentro la melodia di due fette di salame.

Il brindisi a un compleanno (650)  di un comune poco papista dove l’idea semplice di terra s’identifica con la sostanza di un vino possente, stitico di compromessi, con un petalo di campagna che pare poesia dipinta che s’arrichisce di grano, salumi da podio olimpico, glicine a pergola, capperi sui muri, pedate a un pallone dei bambini che ancora giocano in piazza con i nonni che brontolano e scrutano.

Parole pompose, che si disfano come neve al sole negli sguardi, nel sudore, nella gioia di fare che si vede dietro ogni gesto fatto per il gusto di farlo,  nei bocci di rose sopra una barca azzurra come le donne della Berardenga.

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La collezione Salini al Palazzo Pubblico di Siena

Guardando i cavalcavia della Siena – Bettolle, il marchio Salini c’è.
La collezione dell’architetto Simonpietro Salini, custodita nel castello di Gallico, nei pressi di Asciano, è esposta gratuitamente nei Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico a Siena.

Oltre cento le opere di pittura, scultura, oreficeria e maiolica risalenti ai tre secoli più alti della storia di Siena – raccolte in circa trent’anni e di attività di ricerca, sono provenienti da importati collezioni private o dal mercato antiquario.

Un’occasione unica per ammirare capolavori unici dei nostri maggiori artisti come Duccio di Buoninsegna, Giovanni Pisano, Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Jacopo della Quercia, Luca di Tommè, Sassetta, Giovanni di Paolo e molti altri.

In attesa di poter gettare le basi del Ponte sullo Stretto.

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Quintali di poponi per i cinghiali del Chianti

Frutta fresca, che rinfresca e disseta, al posto dei classici pane e granturco, alimenti secchi che alimentano la sete dei cighiali, con i corsi d’acqua asciutti, che non permettono alcuna abbeverata al bestiame di allevamento in questa infuocata estate chiantigiana.
Un benefico apporto di sali minerali e acqua per la dieta delle care bestiole prima di gettarsi voracemente sul’uva in maturazione, anch’essa stremata prima dalla gelata e poi da questo caldo siccitoso.
Se questo è un “dialogo costruttivo” dopo che la Regione Toscana ha provveduto in tempi celeri a trovare la norma per permettere la ricostruzione dei “luoghi di ricreazione” fatti abbattere mesi indietro dalla Guardia Forestale, poi confluita nei Carabinieri.

Fonte: Il Cittadino

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L’agosto autunnale del Chianti

Sembra la poesia sull’autunno di Ungaretti e invece le immagini rappresentano lo stato delle cose nel Chianti: una vegetazione bruciata dal sole e dalla siccità, il che rende un paesaggio invernale, come se fosse novembre.

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Pienza, Val d’Orcia: la monumentale Quercia delle Checche perde un altro ramo

“Il quercione”: è così che i locali chiamano affettuosamente il grande gigante buono della Val d’Orcia, una pianta monumentale abituata al frusciare del vento nelle foglie e ad essere troppo spesso al centro della smania di protagonismo delle persone.
Nella notte fra il primo e il due agosto, si è staccata la lunghissima branca che guarda verso Bagno Vignoni, producendo una grande ferita nella pianta e nelle persone, oltre ad impedire il normale traffico sulla provinciale 53, dove il quercione si trova a poca distanza.

La Quercia delle Checche viene dichiarata, nel maggio di quest’anno, bene monumentale  dal Ministero dei Beni Culturali.
Vari sono gli interventi da registrare sulla Quercia negli ultimi tempi: si inizia il primo di luglio con lo spargimento sul terreno di legno cippato per realizzare una pacciamatura che nelle intenzioni serve a mantenere più al fresco alle radici.
Il 18 luglio vengono realizzate (a mano) 110 buche, sul terreno su cui ricade l’ombra della chioma della pianta.

Il 19 luglio viene fatto il primo innaffiamento: un camion con cisterna trasporta i 130 quintali di acqua che vengono dispersi al suolo.

Il 22 luglio viene svolto un nuovo innaffiamento,con una quantità di acqua non definita ma che non si dovrebbe discostare di molto dalla precedente abbeverata.

Il 25 luglio, nella prima mattina, un temporale sferza la Val d’Orcia e un fulmine cade sulla Quercia provocando una profonda cicatrice sul tronco dal lato che guarda il campo aperto e provocando sicuramente pericolose oscillazioni per i rami più lunghi e delicati.
La notte fra il primo e due agosto, è cosa nota, si stacca il grandissimo ramo inferiore nel dolore generale di quanti amano questa nobile pianta di 370 anni.

Da registrare una continua tensione fra il comitato “S.O.S Quercia delle Checche” con il comune di Pienza, tensione che si riassume in breve con un certo immobilismo che viene imputato all’Amministrazione, la quale a sua volta imputa al comitato un eccesso di interventismo di privati su un bene comune.

Il sindaco Fabrizio Fè dichiara che l’Amministrazione presenterà un esposto – denuncia per verificare se vi siano nessi di casualità fra gli ultimi interventi realizzati, con il fulmine che ha colpito la pianta.

Fonte: Il Cittadino

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Un servile quarto di bischero: non fare multe agli stranieri

vigili_urbani foto da catania live university

Per la prima volta il comune di Gaiole in Chianti si trova ad avere in organico tre vigili urbani che non hanno alcun legame o vicissitudini con il botritico andamento dei tempi.
Per la prima volta nessun eccesso di inchini, salamelecchi e passi di danza con il tutù nei confronti di potenti o ritenuti tali che abbenedicono i luoghi.
Ma ecco che, da un vulcanico e taurino intelletto ferruginoso, sortisce l’ennesimo pensiero servile per accondiscendere chi viene e chi porta contante:” evitare di fare le multe agli stranieri che vengono in vacanza e portano soldi”.

Già gli stranieri ben si adeguano al nostro ben scarso senso civico, se poi si devono sentire premiati per venire in un paese, in una località, dove tutto gli è permesso, tutto è consentito (film già visto in anni passati, basti pensare all’edilizia allegra) si corre il rischio di vedere macchine posteggiate all’interno dei bar o al fresco delle chiese, ragazzi amoreggiare nudi sulle spallette del borro oppure orinare di sotto come avviene nelle varie città d’arte o in qualsiasi altra bella realtà italica dove chi viene ha la dispensa data da una serie di quarti di bischero con la bacinella degli spiccioli sempre aperta e con una visione serva e servile come non hanno più neanche le perpetue e i don Abbondio.

Fonte: Il Cittadino

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