Siena Quando Piove: il sottopasso della Lizza

sottopasso_siena foto da GoNews

Uno tra i luoghi culto, dove ingannare il tempo quando a Siena piove, c’è senz’altro il sotto passo della Lizza, che nella parte centrale, ha il clima ideale per ogni stagione.
Qui si possono fare dei celestiali svuotamenti di vescica dopo aver messo solo 50 centesimi nel tornello, si possono fare biglietti per ogni pulman di linea della provincia, ci si rifocilla al distributore automatico di bevande e snecchini, e, attrazione più importante, c’è la cabina per le foto tessera valevoli per passaporti, carte d’identità e licenze di pesca.

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Vertine: il fico più alto del mondo

Pianta tenace il fico che ben si adatta e barbica nei luoghi e nelle posizioni più impensabili perchè i suoi semi, rilasciati dagli uccelli possono trovare terreno fertili anche nei luoghi più impensabili e impervi.
Come nella sommità della torre di Vertine, da cui si vede crescere un bel cespuglio.

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Siena, come era via Simone Martini

Alcune immagini di repertorio per ricordare come era uno dei pochi polmoni verdi di Siena, prima che le ruspe, il ferro e il cemento lo spianassero e venissero fuori dal niente la sede di Sei Toscana e la famosa “casa dei Barbapapà“, finita all’asta recentemente.

E ci sarà grande ressa di offerte per accaparrarsi un edificio di tal pregio.

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Il compleanno di Ennio Morricone

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“T’ho visto dormì su li banchi de la scola. T’ho sentito russà mentre stavi in moviola, ma ste musiche belle, sti magnifichi soni, ma quanno li componi?

Con affetto da Leone a Morricone”. Dedica di Sergio Leone a Ennio Morricone scritta sul retro del 33 giri della colonna sonora originale del film “Giù la testa”.

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Primi scogli per il Chianti inventato

l'aperitivo di Bud

Il 5 ottobre scorso i sindaci della Val di Pesa, della Val d’Elsa, della Berardenga e due del Chianti (Radda e Castellina) hanno unitariamente firmato le modifiche allo statuto redatto nella fatal Pontignano nel marzo del 1997.
Tale statuto prevedeva che ogni decisione presa avesse dovuto essere all’unanimità fra i comuni sottoscrittori.
Quei sette Comuni hanno deciso di escludere Gaiole in Chianti da questo percorso, e arbitrariamente hanno modificato lo statuto che li univa nonostante il voto contrario della stessa Gaiole. Oggi richiedono a Gaiole l’approvazione delle modifiche allo statuto.
Il Consiglio Comunale di Gaiole non ha riconosciuto la validità di questo percorso, e ha votato all’unanimità una delibera che stabilisce di non procedere all’approvazione delle modifiche allo statuto della Conferenza Permanente dei Sindaci del Chianti e richiedere la revoca degli atti dei Comuni coinvolti e l’intervento per competenza della Regione.

“Quello che oggi viene richiesto è un passo indietro – dice il sindaco di Gaiole Michele Pescini –  non rispetta le regole concordate e condivise, è illegittimo. Si tratta di una scelta che giudichiamo priva dei profili normativi che lo statuto impone: cambiare le regole di uno statuto che prevede decisioni all’unanimità, non può che farsi con un’espressione unanime della volontà di tutti gli 8 Comuni aderenti. Qualsiasi altra scelta presa a maggioranza contrasta con lo statuto vigente ed è quindi, a nostro parere, da respingere per manifesta contrarietà alla norma”.
La rottura nasce anche dal fatto che i sette sindaci vogliono far prevalere il concetto di territorio del Chianti, con l’esatto perimetro della zona di produzione del vino Chianti Classico, come piacerebbe al Consorzio.

Senza l’inclusione del Comune di Poggibonsi, che nel Chianti Classico ha la medesima quantità di vigne all’interno della denominazione di Barberino.
Solo che rappresenterebbe il quinto comune del senese in questo groviglio vinario, solo che con la sua popolazione potrebbe spostare l’assetto delle decisioni da prendere da quella che si paventa essere la “capitale del Chianti”, ovvero Greve, con la città grande che dai piani regionali copre le spalle.
In tutto questo disegno ha da perdere solo il Chianti, rapinato di storia e nome, a favore di chi Chianti non è, ma vuole presto diventarlo.
Non stupiscono le velleità della Val di Pesa e della Val d’Elsa, stupisce come a Radda e a Castellina ci sia silenzio totale sull’argomento, con le persone (le sole ad aver titolo a decisioni che modificano l’assetto e il nome di un territorio) sapessero poco o niente di quanto, nei fatti, va succedento. Fonte: Il Cittadino.

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Le strade chiuse della Berardenga

divieto-accesso

Il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle di Castelnuovo Berardenga, segnala da tempo (dicembre 2017) che il libero passaggio e fruizione di molte strade vicinali all’interno del territorio del comune, risultano chiusi da cancelli, sbarre, reti, ecc.

All’Amministrazione erano stati segnalati ben nove casi di ostruzione del passaggio a chiunque abbia la passione di un giro a piedi, in bicicletta, il passaggio da un fondo a un altro senza impedimenti.
L’Amministrazione Comunale, a distanza di sei mesi dalla segnalazione, emana  nove ordinanze per la rimozione di ogni ostacolo alla libera fruibilità e al transito, concedendo ai proprietari 30 giorni per provvedere al ripristino della situazione originaria. Dalla verifica della Polizia Municipale del successivo mese di agosto risulta che ancora n. 8 strade vicinali, su 9  sono chiuse e ne è impedita la circolazione!
Le stesse ordinanze prevedono che se i proprietari non ripristinano la fruizione delle strade, il Comune, possa provvedere d’ufficio alla rimozione degli ostacoli, rimettendo le spese ai proprietari.

Ad oggi (dopo mesi) una sola strada è stata liberata, mentre le altre otto continuano ad essere ostruite senza che il Comune sia intervenuto a ripristinare la situazione.
Nella Berardenga è più facile parcheggiare che camminare.

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Cosimo III de’ Medici: il pretaiolo dell’editto del vino

” Margherite – Louise in un mese l’ha avvicinata tre volte, dopo essersi fatto annunciare in termini sbrigativi da un usciere. Non è interessato ai preliminari, e nemmeno al seguito del sesso, infila, su e giù, esce, rinfodera l’arnese nella braghetta: il confessore gli ha spiegato che ogni segno di affetto è sospetto e degradante agli occhi di Dio, e lui si attiene al principio”. (Luca Scarlini, “L’ultima regina di Firenze” Bompiani 2018).

Il suo regno durò per 53 anni e fu caratterizzato da un decadimento politico ed economico, con forme persecutorie nei confronti degli ebrei e verso chiunque non si prostrasse alla  morale cattolica.

Suo figlio Ferdinando, (erede al trono), morì di sifilide non lasciando eredi, suo fratello Gian Gastone, che prese il posto del padre e del fratello, regnò per 14 anni, cercando di porre rimedio alla bigotteria di chi l’aveva preceduto.
Malinconico, cercava rifugio nel vino e ogni tipo di groviglio amoroso.
Durante il regno di Cosimo III, l’influenza del clero aumentava sempre più:  rinnegò completamente la politica laica dei suoi avi e rafforzò i poteri dei tribunali religiosi e decise di invitare nel Granducato i gesuiti, i quali, in breve, monopolizzarono il sistema educativo. Tutta la vita civica, sembrava una parodia della vita monastica, dove la libertà di azione, di opinioni, di affetti, o era proibita o regolamentata da editti inquisitori.

L’aumento delle tasse andava di pari passo con l’aumento della popolazione carceraria.

«In una galleria come quella dei Medici, fornitrice di personaggi a tutto sbalzo sia per gusto ed intelligenza che per canaglieria e dissipazione, egli fa spicco solo per il suo squallore. Due preoccupazioni lo dominavano fino all’ossessione: le fortune della casata e la salvezza dell’anima. Dell’anima non sappiamo che sorte le toccò, della casata ne fu il liquidatore.» Scrivono Indro Montanelli e Roberto Gervaso.
Passa però alla storia un tanto sbandierato editto, spolverato ogni giorno di gloria: è del 24 settembre 1716, che fissa i confini della regione vinicola del “Chianti”.
Il Procuratore di New Orleans, Jim Garrison, che ebbe a occuparsi dell’assassinio del presidente Kennedy, una volta, in tribunale, per avallare la deposizione di una teste asserì che nonostante fosse una prostituta, non era obbligatorio che fosse anche miope.
Da cosa e perchè nasce il famoso editto del 1716, non è dato sapere, da una persona certo avida e certo bigotta qual’era Cosimo III, niente può essere un caso di lungimiranza, se non di ritorno economico.
L’allargamento del Chianti territorio a Chianti dove si produce l’omonimo vino, viene da qui, chissà se il poco arguto Granduca, non avesse dei possedimenti, o degli interessi o nel vino, o nei terreni fuori dai tre comuni del Chianti: Radda, Gaiole, Castellina.

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