Vertine: la cicogna ha portato Olivia

alessandro, carlotta e olivia

Pasqualino, appena ha saputo di esser diventato nonno, invece che all’anagrafe, è corso alla Coldiretti per iscrivere la nipote al prossimo corso di trattorista e macchine operatrici, che (giustamente) ritiene  le arti e le cose, vengono apprese meglio, quando si è piccini.
Dopo mesi di travaglio, di infelici perdite, di persone care in lotta, nel piccolo villaggio che domina la valle del Borro di Parabuio, finalmente una bella notizia che rallegra gli animi e la fioritura delle piante: è nata Olivia, splendida creatura nata dalla gioia di Alessandro e Carlotta, che oppurtunamente mettono un fermo radioso alla deriva grigia dei tempi, con una rondine puntigliosa che sorveglia e protegge, dall’alto.

Mentre si potano gli ulivi, benvenuta Olivia.

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La porta di Cetamura fiorita di pesco e ciliegio

Scrivere di Cetamura è toccare il cuore primordiale della nostra terra, luogo prescelto dagli antenati, forse dall’età protostorica, certamente da quella etrusca.

Scrive Marco Valenti, nell’ottavo quaderno della Biblioteca Comunale, che nel territorio poi Berardengo, fin dall’età arcaica (VII/VI sec.a.C.) erano presenti vari piccoli insediamenti ma uno solo fu un grande agglomerato ed era posto nelle immediate vicinanze del castello medievale di Cetamura.

Si stima dall’età del bronzo finale (oltre il X sec.a.C.) e comunque dall’VIII sec (a.C.) una importante presenza umana segnalata da numerose abitazioni e attività artigianali legate alla ceramica, ai laterizi e alla lavorazione dei metalli (le attività potrebbero incrociarsi con quelle di epoca romana).Il complesso si distribuiva su un esteso pianoro e su terrazzamenti artificiali degradanti verso ovest e vi era una cortina difensiva realizzata in pietre squadrate e non , murate a secco. E’ nell’età arcaica (vedi sopra) che Cetamura registra un notevole aumento demografico con il probabile emergere di un gruppo familiare aristocratico egemone che dà luogo alla formazione di un potentato rurale. Questo spiegherebbe le evidenze di una residenza palazzo in località Poggio Tondo e la necropoli del Poggione.

Cetamura che è toponimo di origine latina, fu anche “ oppidum” (città fortificata) in età ellenistica ( 323/31 a.C.) per diventare un villaggio fino al I sec. d.C. e risultare invece desertata o marginale per molto tempo e fino al X secolo.

Nel Cartulario della Berardenga la prima attestazione è del 1071 (Civatamuri), poi ritroviamo altre 10 citazioni fino al 1216 “ in curte de Civita mura”, nel 1140 è descritta come “Civitamuro” Castello e corte.Alla fine del XII secolo in Cetamura fu avviata una primitiva organizzazione comunale con la nomina di un Console.

Nel 1320 C. era un comunello curia nel catasto senese, furono censiti un “castrum” e 17 case, e con probabilità Scandelaia rappresentava con la sua torre un punto protettivo e di avvistamento e forse ricompresa nel calcolo degli edifici relativi al Castello.Nel 1340 C. risulta nel Vicariato senese della Berardenga con il toponimo “ Civitamurra”, il Repetti ci racconta dell’esistenza di una chiesa intitolata a S.Maria.Nel 1381 il 10 di Aprile il Consiglio Generale di Siena richiede di fortificare San Gusmè ed unirvi Cetamura che risultava pressochè disabitata.

Nel 1676 faceva parte del comunello di Villa a Sesta e Rosennano, il Gherardini che nel corpo della sua relazione mette Cetamura al pari degli altri due con la qualifica di capoluogo, evita però di citarla nella intestazione, il motivo non è spiegato, forse si trattava di una forma di rispetto verso la grande storia di C. che all’epoca poteva essere solo un ricordo.

Oggi Cetamura è un agriturismo, ricavato sulla struttura ex poderale e mantiene una sua nobiltà nella struttura con pianta ad elle nelle cui mura sono incorporati i resti medievali.

L’emergenza architettonica della porta del Castello con la sua figura ad arco (unita da una moderna opera in cemento armato) le pietre squadrate alla perfezione, è senz’altro scenica ed avvincente a perenne ricordo di una grande storia. Questo monumento, isolato dal contesto attuale crea nel visitatore due sentimenti contrapposti, la caducità delle cose, anche le più grandi e la resilienza di quelle pietre, ostinatamente convinte di rappresentare un passaggio al futuro.

Fonte: Le Nostre Orme – Castel Berardengo

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Il natale di Pasqualino

E’ più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che Pasqualino faccia qualche passo a piedi, che non sia per sedersi a tavola dopo essere sceso dal trattore.
Una lenzuolata di immagini per il suo compleanno, nel momento più bello dell’anno per la campagna vertinese: la vendemmia, con i suoi riti di panieri pieni, tavolate, il sorriso armonico di Gianluca che tutti portiamo sempre, ogni giorno, stampato nel cuore.

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Il compleanno di una mamma superba

Mentre a Vertine nevischia, usando come base le tegole del tetto di una legnaia, ricoperta di lichene giallo, si posano i fiori del presente, pensando delicatamente parole e glicine, melo, narciso e lilla, su cui ricamare auguri di compleanno per una mamma stupenda, come chiunque sognerebbe di avere.

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Piazza del Campo nel 1963

Sulla pagina “C’era una volta Siena“, curata da Gabriele Ruffoli, tante le immagini in bianco e nero di come era la città, scorci romantici, splendidi e lontani di come la gente viveva, i negozi, le case, raccontando per immagini come la città cambiava, come il traino da animale diventa a motore, immagini di cavalli, Contrade, alfieri e bandiere.
Fra le tante, questa immagine di Piazza del Campo del 1963, proveniente appunto da “C’era una volta Siena” è tra le più rappresentative di un’epoca e del susseguente passaggio epocale: la prima città che chiude il centro storico alle macchine, all’epoca del sindaco Fazio Fabbrini.
Allo stato attuale, la piazza più bella fra le belle è sgombra di motori, meno le piazze Jacopo della Quercia, Provenzano, San Francesco, per non parlare della ZTL della Berardenga.

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Su Chiantisette il diserbante della Berardenga

Il sempre ottimo Claudio Coli, sul settimanale Chiantisette, attualmente in edicola, tratta l’annosa questione della gestione dei vigneti mediante diserbante: quell’arancione fra i filari che” ben” si intona con la Bandiera Arancione del Touring Club data al borgo “Per la qualità turistico ambientale”.
Si tratta di una pratica agricola non in consonanza con l’ambiente, superata dal buon senso, dalla meccanica, da una crescente consapevolezza nei consumatori di pretendere agricoltura sana e non invasiva, ma nella Berardenga, la situazione attuale, tutta intorno ai quattro punti di accesso al capoluogo è ben riassunta nelle immaginni dell’articolo e in altri articoli dei giorni scorsi, più la chicca del campo arancione, adiacente all’asilo di Monteaperti.
Il gruppo consiliare di opposizione Potere al Popolo, ha portato una mozione al Consiglio Comunale per disincentivare l’uso di queste sostanze e per comprendere quale sia il ruolo del Biodistretto del Chianti, di cui Castelnuovo fa parte.
Al momento, la discussione, è ovviamente rimandata al prossimo Consiglio Comunale, ma il problema arancione esiste e sarà dura vederlo finire riposto sotto al tappeto.

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Il bianco e il rosa di Vertine

Colori simultanei che fioriscono insieme: quelli del pesco, quelli del ciliegio, quelli gambagialleschi della forziza che da sotto la torre e la chiesa da un mese si sono aperti, come fossero in attesa di un lieto evento o di buone notizie lente a nascere o a venire.
Se ne annusano le fragranze, se ne annotano i colori, ci par di scorger dentro una voce di rondine vigorosa e calimera che ne detta tempi, pollini e fioriture e dona i risultati del suo intenso lavoro di bellezza.

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A Simone Bezzini il Premio Golf Club Berardenga

Motivazione: ” Perchè, da vispo come una spigola su un tornante in salita, nel corso del suo lungo letargo sui banchi, prima della Provincia, poi della Regione, ora dell’Assessorato alla Sanità della Regione, non ha mai perso di vista la risoluzione dei problemi del suo collegio elettorale, e al contempo, ha lavorato, per ridare una spinta alla cultura stil sarago su una battitrice del grano, cercando bandi pubblici europei per l’educazione alla sosta e qualche rotonda.
Il Presidente del Golf Club Berardenga, ha premiato l’Assessore Bezzini, con una riproduzione della Golf nera retrò, modello testa tutto osso, (con alcune liste arancio, del colore del diserbante della Berardenga, )identica al modello del veicolo perennemente in sosta nella ZTL, sotto la Torre dell’Orologio.

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Stigliano

Solare frazione di Sovicille, rimasta nella storia per essere stata devastata nel 1332 dai pisesi, fra le risa dei livornesi che ancora avevano molto a venire, poi devastata dai Brettoni e infine dai fiorentini, con le truppe comandate da Luigi da Capua, possedimento dei conti dell’Ardenghesca.
Essere devastata dai pisani, non è un merito che rimarrà nella storia ai posteri e sono serviti secoli, prima che il luogo si ripigliasse da questa tragedia immane.

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Il primo papavero rinseccolito

Si apre senza convinzione e carisma per evidenti limiti di asciuttore, ma prima di lasciare totale il campo a quelle patetiche margheritine da spetalare per i dubbiosi dell’amore, irrompe, pur con fare strano, con quei quattro petali rossi, ma rinsecchiti, attendendo, con ansia, pioggia e un pochino di vigore.

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