Il corteo storico dei tagliaerba

tagliaerba radda in chianti

Pare la parata del 2 giugno, ma parecchio meno bellicosa e parecchio più incisiva nei confronti di un problema pratico del momento: il taglio dell’erba che avanza da ogni parte.

Una striscia di tagliaerba, alcuni reduci dai combattimenti più atroci con gli stocchi più duri e selvatici, appena riparati e pronti a tornare nel mondo della lotta all’erba alta nei giardini.
I sabati e le domeniche sono pronti a essere riempiti dal rumore degli stessi per i rompicoglioni del fine settimana che non hanno altro da fare, preservando gli altri giorni, all’opinionismo di massa e alla conta dei beni accumulati.
Viene in mente uno splendido film con protagonista Clint Eastwood, “Debito di sangue” dove vive in una barca fissa sul molo che suscita la curiosità della co-protagonista.
Lui le spiega che vive in una barca perchè detesta tagliare l’erba del prato nel fine settimana, ma a guardare questa parata di attrezzi, prima di entrare a Radda, entra in gioco un romanticismo acuto che si riserva agli artisti di un qualsiasi settore, e Massimo, che li cura e ripara, ne è un fine dicitore.

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Garibaldi, il cane cercatore di monete antiche

A un certo punto, bisognerà allestire una mostra dei ritrovamenti che il cane Garibaldi, ha fatto nella zona di Vertine.
Sono quattro le monete, che in vari luoghi, il cane ha annusato e trovato, nel corso di vecchie strade ora poco battute, ma un tempo collegamento importante fra varie località.
L’ultimo ritrovamento è una moneta da 5 centesimi coniata in epoca nazista, da zecca austriaca del 1941, come certifica la lettera B su una faccia.
In quel preciso punto, sotto un cipresso centenario, dove Garibaldi ha dato la grattata, erano accampati quegli schifosi della Brigata Goering, che avevano un rapporto privilegiato con i fiaschi e che avevano come passatempo il prendere a bersaglio il cipresso, tanto che si scorgono ancora delle cicatrici appena percettibili di proiettili penetrati nel tronco.
Sono i militi della stessa Brigata che presero a cannonate Vertine e produssero cinque morti e quidici feriti, il giorno della Liberazione del paese, il 17 luglio del 1944.
Lo stesso cane Garibaldi, che conduce l’affezionato padrone Claudio nell’esplorazione di questi dintorni, fu lo scopritore che portò, lo scorso anno, all’individuazione di un sito archeologico di importanza assoluta, come le incisioni rupestri su lastre compatte di alberese.

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Infiorata di maggio

Quanto negli orti, giardini o spontaneamente cresce e fiorisce per la gioia degli occhi e per quel sentimento cardiologico d’amore per una rondine errante che si rinvigorisce di civetteria per quello che la natura produce, dove si specchia e si guarda, in assoluta, silente, contemplazione.

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Il complesso della Vigna o Tenuta di Sopra

Edificio dal tetto in parte franato: Complesso della Vigna o Tenuta di Sopra come si chiamava ai tempi dei Saracini. Anche qua la devastazione è in corso. Eppure, anche in questo caso parliamo di una cosa importante, sia per le dimensioni che per il valore culturale e storico.

Siamo di fronte all’ingresso Sud di Villa Saracini, 15 mt , non di più, al centro del sistema paese, abitazioni, nuovi servizi, scuole, negozi ecc.. c’è un’area, escludo la piccola parte usata come sede per la filiale MPS, di circa 6500 mq (i numeri sono approssimativi ma molto realistici) di cui quasi 2000 sono di superfici coperte con volumi che superano i 6000 mc, ABBANDONATA da tanti anni e per la quale da decenni in molti avevano richiesto interventi di restauro e riuso, mai ascoltati.

E’ quasi sicuramente il luogo dove nel 1320 si indicava uno dei piccoli villaggi di Strada ( 2 case) e che servì al Consiglio della Campana senese nel 1366 per indicare la località nelle cui prossimità erigere il Castello.

Al catasto di circa 200 anni fa vi erano due edifici, a bordo strada come oggi, con una superfice complessiva di circa 300 mq, a XIX secolo inoltrato le riorganizzazioni aziendali necessarie ai Saracini per la gestione delle grandi proprietà terriere, la destinarono a FATTORIA, definita DI SOPRA, per distinguerla da quella della Madonna, distante poco più di 300 mt in direzione Ovest e chiamata la FATTORIA di SOTTO.

L’incremento delle volumetrie avvenne quindi in questo periodo e fino alla fine del XIX secolo e così la dotazione di strutture e macchinari per la lavorazione delle produzioni agricole. Vi erano abitazioni per gli operai, l’officina, il frantoio, il mulino, la falegnameria e i magazzini. Al Catasto del 1923 tutto questo è documentato, compresi gli edifici attuali (a parte una tettoia) i macchinari erano assolutamente all’avanguardia e valutati come importante testimonianza di centro aziendale autonomo, tanto che con DM 20 Aprile 2016 LA VIGNA è stata sottoposta a tutela e vincolo specifico.

Vincoli e tutele che rischiano di lasciare il tempo che trovano, perché all’interno di questi edifici abbandonati ed in parte anche senza copertura vi sono ancora quei macchinari e quelle testimonianze del lavoro e del tempo, della vita di oltre cento anni fa.

Fonte: Le Nostre Orme Castelberardengo.

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Il lucchetto dell’amore rugginoso

lucchetto amore castiglion della pescaia

Appeso in un magnifico posto di mare, di quelli che ami e ti ritemprano, perchè tu sembri fatta di sole sulla pelle che annerisce e ti alimenti di salsedine.
Le parole escono faticose, più che altro perchè la prima cosa che viene in mente, è provare ad essere alla tua altezza, che nonostante sia parecchio scarsa, è un compito gravoso da assolvere e mantenere.
Poi gela il tuo sguardo, perchè un lampo di luce dietro gli occhiali, può essere una tormenta o un gesto di affetto, di chi, per fortuna, sa interpretarlo. Indelebile creatura.

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Buon compleanno stella marina

andrea roggi l'albero della vita siena per federica

Arrivi spesso quando gli occhi sono chiusi a confortare il riposo, lanciando dei messaggi in bottiglia per noi piccoli naufraghi della tua ironia arguta e del tuo fascino avvolto nella tua seta di bellezza.

Dei lampi improvvisi ma nitidi ed emozionanti in cui ti mostri e dimostri di tenere sempre molto a chi ti pensa e ti vede in ogni manifestazione delicata del creato.
Ovunque sei, il desiderio per tu è il ricevimento a piccole gocce distillate di tanto amore, bottiglie di sangiovese e negramaro, un calice di stelle con i piedini a mollo nell’acqua salata, uno scialle in borsa per i colpi di gelo improvviso al collo e quel tuo sorriso appena sfumato che è una miccia che porta al centro del pensiero, del sentimento e della ragione.
Buon compleanno rondine, donna pungente e puntigliosa nata sotto le stelle del toro

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La valle del Chianti, libro di Renato Stopani

Fra gli inserti della recente mostra “Gaiole in Chianti retrospettiva di un territorio“, organizzata dal gruppo Evorart presso le ex cantine Ricasoli, c’era la gustosa presentazione di un libro uscito già da alcuni anni, ma mai presentato di fronte a un pubblico.

La sala gremita, vari interventi, alcuni lunghi e molto nobili (che a distanza di diversi giorni sono ancora da scorparare e da capire cosa volevano dire) ma ciò che più conta è che il libro di Renato Stopani è di agevole lettura, uno studio accurato e scentifico che fornisce, forse definitivamente la parola fine, su cosa sia il Chianti, da dove deriva il suo nome, quale fosse l’area naturale e omonima (la valle del Massellone e dell’Arbia fino a Pianella) prima di aprirsi al territorio circostante per dare vita a una forma aggregativa militare e politica per oltre cinque secoli.
Gustoso, molto gustoso il passo con il quale il professor Stopani narra delle vicissitudini che portarono a un’apertura della dizione Chianti, aggregata a un paese che Chianti storicamente non poteva essere.

“Stupisce l’assenza di rigore scientifico nello scritto dei due estensori della relazione storica che accompagnò la petizione del comune grevigiano, uno dei quali era uno studioso del calibro del professor Paolo Grossi.

Possiamo solo ipotizzare un eccesso di amore per la propria terra natale, oppure limitarsi a rilevare che “quandoque bonus dormitat Homerus“.

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Fosco del Vivi

mario ascheri e fosco vivi

Una breve appendice all’appena conclusa due giorni di Castelnuovo della storia e dell’arte, che ha avuto il merito, fra i tanti, di aver riportato gli schiamazzi di gioia dei bambini, fra la “Città proibita” della Berardenga, ovvero la Villa Chigi Saracini.
Si deve al tenace affetto che Fosco Vivi nutre per questo territorio stupendo, che studia, percorre, illustra e vive, la pietra focaia che ha prodotto la scintilla che ha acceso la voglia di realizzare questa manifestazione tanto sentita, quando partecipata, sia fra i tavoli dei ristori, sia ai vari convegni e alle visite guidate nel centro storico e nella Villa.
Una libera espressione del sentimento di affetto, realizzata da un gruppo di volontari (con il supporto dell’Amministrazione Comunale) che hanno interessi culturali e d’azione di arte, di terra, di musica, di studio e di cucina, messi al servizio di chi arriva nello spirito di una frase del poeta portoghese Fernando Pessoa: “Se descrivi bene il tuo paese, parlerai al mondo intero”.

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Castelnuovo della storia e dell’arte atto secondo

La seconda giornata inizia con un sole pallido propositivo al bello e con il saluto di Beatrice Brogi della Società Filarmonica e di Annalisa Giovani, assessore alla cultura, prima di salire verso l’auditorium della Villa Chigi Saracini, dove il professor Gabriele Fattorini conduce una lezione sui tesori esposti nel Museo della Compagnia.
Da lì, spostamento alla Pieve di Pacina, dove finisce il culturale e principia il ricreativo, con una distesa di tavoli sotto l’acacia in fiore, il cui profumo si miscela con l’aroma di una sontuosa pappa al pomodoro baccelli e pecorino fresco, prosciutto e porchetta, con il vino prodotto nella vigna del poggio di fronte.
Il giro fra i tavoli delle crostate, precede la lettura di un brano di Emanuele Repetti sulla Pieve letto da Martina Guideri, poi, il professor Mario Ascheri, che di fronte all’ingresso della chiesa, inizia in un racconto di storia millenaria, con i tanti presenti che qui sono nati e cresciuti.
Poche gocce d’acqua improvvisa porta il racconto all’interno della Pieve e permette di sparecchiare in letizia, con Fosco Vivi che si alterna al professor Ascheri nel racconto del luogo.
Il ritorno a Castelnuovo è accolto dalla musica della Banda Giuseppe Verdi della Società Filarmonica, per poi iniziare la visita alla Torre dell’Orologio e all’interno della Villa Chigi Saracini, condotta in vari gruppi interessati e affollati, da Fosco Vivi e Ilaria Sciascia.
Il sole striato di rosso illumina di un rosato di sangiovese la facciata della villa, al cospetto di un ampio cespuglio di rose commosse.
Il destino che si auspica per questo magnifico luogo è quello di avere i cancelli aperti per tante future iniziative, in uno spazio che possa profumare di Bene Pubblico a breve.

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Castelnuovo della storia e dell’arte atto primo

“Se descrivi bene il tuo villaggio parlerai al mondo intero” affermava il noto poeta Fernando Pessoa, e in questa ottica di far conoscere ai visitatori e far apprezzare anche agli stessi residenti, le note artistiche storiche e architettoniche del capoluogo della Berardenga, si è appena conclusa la prima giornata, che già ora si può serenamente affermare sia stata un successo di pubblico e di interesse.
Un centro storico tirato a lustro e ravvivato da una sequenza colorata di fiori, il saluto ai partecipanti da parte di Andrea Borgna, Presidente della Società Filarmonico Drammatica, capofila dell’iniziativa e di Fabrizio Nepi, sindaco di Castelnuovo Berardenga, ha dato il via alla spiegazione delle origini del paese da parte dell’appassionato storico Fosco Vivi, che ha spaziato dalla fondazione del castello nuovo della Repubblica di Siena, con la delibera del 1366, fino all’attuale connotazione, voluta nella prima metà del 1800, dalla famiglia Saracini, con l’abbattimento dei resti del castello e la realizzazione della villa Chigi Saracini che domina e caratterizza il borgo.
Un salto alla Torre dell’Orologio e una visita al rione Castello, prima di scendere verso i locali della Società Filarmonica e spolverare copiosamente i piatti del menù sapientemente preparato.
Da qui, verso la chiesa dei Santi Giusto e Clemente, dove la storica dell’arte Ilaria Sciascia, ha illustrato al folto pubblico, la magnificenza dell’opera del pittore Giovanni di Paolo e le vicissitudini del Polittico, delle varie parti sparse per il mondo e il pellegrinare che l’ha portato a Castelnuovo.
Successivamente, la tanto sognata apertura del cancello della Villa Chigi Saracini, si è avverata, con un centinaio di persone di ogni età che hanno rirespirato l’ossigeno maturato dai grandi lecci, le opere di Tito Sarrocchi e di Vico Consorti, la fioritura delle rose innanzi la Villa, gli strilli e il correre nel parco dei ragazzi che hanno incuriosito e preoccupato lo scoiattolo unico abitante della villa, abituato a vivere da solo questo grande privilegio.

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