Il ciclo di affreschi di Monte Oliveto Maggiore

Gli affreschi nel chiostro di Monte Oliveto Maggiore realizzati dal pittore cortonese Luca Signorelli e dal vercellese Antonio Bazzi, detto “Il Sodoma”, sono di pregevolissima fattura e mostrano le scene di vita di San Benedetto, ma soprattutto mettono in risalto costumi, utensili, forme di vita e accessori della loro epoca che fior di storici dell’arte e appassionati, studiano con vigore.
Giorgio Vasari, che non aveva in grande simpatia il Bazzi, bollò come balordità il gruppo di donne non molto vestite dipinte dal Bazzi in burla ai fraticelli che ne rimanevano parecchio frastornati e scossi da cose che turbavano la serenità di lavorare pregando.
Divertitosi dello scherzo, il Sodoma, provvide a mettere dei veli sulle signore, ma per i frati che per secoli hanno abitato Monte Oliveto, sono sempre stato origine di turbamento spirituale.
Di come poi la pittura sigilli a muro la vita, i miracoli, come la riparazione di un vaso rotto o il far tornare nel manico la punta di una roncola cascata nell’acqua o come Florenzio manda al convento male femmine, un pensiero rimanda alla provvidenziale breccia di Porta Pia quattro secoli dopo.

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La semina del favino da sovescio

Nella ragione di un filare si e uno saltato, a mano, o con l’ausilio dello spandiconcime, il seme nero che sembra un fagiolo cubano, del favino da sovescio è stato lasciato sul terreno in una quantità che varia dagli ottanta chili al quintale ad ettaro e subito dopo interrato, prima che uno strormo di ghiandaie o di cornacchie riempisse la madia per l’inverno.

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Radda in arabo significa respingere

Sono di quelle curiosità sfiziose, ma che lasciano pur sempre il tempo che trovano, datosi che, è ben chiara l’origine del nome del paese di Radda, che proviene dal germanico Rada o Radi, nome proprio di persona, storpiato in Ramda, in una pergamena del 1041, conservata presso l’abbazia di Coltibuono.
E’ pura casualità che in arabo la parola Radda, significa respingere e di certo non trae origine dal paese capitale della Lega del Chianti e tuttora capitale del Chianti non inventato.
E’ arabo provare a spiegare l’origine di questo verbo, mentre è più facile ricordare che le note truppe aragonesi/pontificie, non vennero respinte a Radda, ma come erano usi fare, spianarono il castello, come molte delle località conquistate.
Intanto la vita rurale delle persone legate all’agricoltura, non sono mutate per secoli e gli sconvolgimenti di un mondo sempre più grande e conosciuto, per i dediti alla terra, non erano percepite.
Le due guerre mondiali, hanno smosso il telaio della storia anche per i più piccoli borghi nascosti.
Poi, in questa parte di Toscana, l’abbandono delle campagne e la fine della mezzadria, portarono forze fresche verso i fondovalle con le prime fabbrichette.
Qualche visonario, in quei tempi a Radda, mise su un pulmino e coinciò a portare i primi turisti nel Chianti, fra paesaggi ancora caratterizzati da terrazze, poderi in disuso, incertezza nelle persone se stare o se andare verso un futuro se non migliore, certamente diverso.

Alla Villa, regnava la Trattoria della Miranda, dove circolavano i primi villeggianti di ogni dove che si erano innamorati di pace, persone e paesaggio, tanto da prendere i vecchi poderi, renderli un minimo confortevoli e venrici a passare mesi o vacanze, in un’epoca di vitalità sociale e culturale irripetibili, o almeno invidiabile nei ricordi.

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La vendemmia del 2021

Tutti a pensare a chi non c’era dalla vendemmia precedente, non perchè attratti dal letto, in balìa di una sveglia che non suona, ma per due aspetti legati a una sveglia che è suonata troppo presto e ci ha lasciati troppo presto, orfani di loro.
E’ nel momento di massima gioia della campagna che fra lo scherzo e la battuta si alza sempre un filo di vento carico di malinconia fatta di ricordi, volti, amore e rondine bella.
Si condisce il tutto con una stagione sguaiata dal punto di vista agricolo che prima ha gelato e affogato, poi si nuovo gelato, successivamente arso le radici e l’uva che ora fermenta nei tini e sarà l’impronta un po’ nervosa, un po’ a fusa di gatto dell’annata ’21.

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Lettera a Enrico Letta sulle auto della Berardenga

ztl berardenga 6 ottobre

Dopo uno splendido pomeriggio trascorso alla presentazione del libro di Marco Malvadi “Bolle di sapone” al Teatro Politema di Poggibonsi, il passaggio a Castelnuovo Berardenga, non è dei migliori. Ormai sei il Deputato locale, facente funzione anche nell’Arcidiocesi della Berardenga, dove i tuoi discepoli, spesso e volentieri si dimenticano delle cose pratiche dei problemi spiccioli delle persone, quelli che alimentano o meno quella che si infiocchetta essere la qualità della vita.

C’è una ztl, per modo di dire nel centro storico di Castelnuovo Berardenga, ingresso della monumentale villa Chigi (gestione MPS) e della Torre dell’Orologio, (dove sei anche venuto a passeggio accompagnato dal clero locale) ma per turisti e residenti, accesso, uscita, carico, scarico, passaggio o meno di ambulanze è un problema aleatorio, tanto che la storia va avanti da decenni e i tuoi discepoli lasciano che sia.

Persone chiuse in casa fino al mattino, ambulanze che non entrano, turisti in slalom nella visita alla Torre, tenuta aperta dai meravigliosi volontari della Filarmonica.

I tuoi problemi di ogni giorno, sono cucire i rapporti di una maggiroanza fatta di panni diversi, ormai Siena e la sua Diocesi, ci sta che siano alle porte dei ricordi, ma qui le cose vanno così.

Da segretario del partito più ascoltato e meglio messo nel borgo, ci sta che la vita delle persone, con una tua telefonata per risolvere la questione nel Palazzo Pubblico in via di ristrutturazione e si possa venire a capo di un labirinto senza soluzione, un caro saluto con immagine rappresentativa del borgo in oggetto.

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Sofia che declama Dante alla chiesa di San Giorgio

Il volto candido di zucchero a velo di Sofia, posta a declamare Dante nell’ambito della manifestazione “100 canti per Siena” con la lettura di XXVII canto del purgatorio proprio di fronte alla chiesa di San Giorgio, in via Pantaneto, dove le persone fuggono via di passaggio, attratte dalle sete da bar o di noccioline e prosecco.
E lei, studentessa di lettere al secondo anno, mentre Marcello annaspa per due ore alla macchina delle sigarette, trolley sulle lastre, motorini a razzo, badanti in libera uscita cicaleggiano, gazzillori e auto che transitano, legge le terzine e il passaggio in lingua provenzale, forte della spensierata gioventù che la riempie e la voglia di sapere e di amare che l’assale.

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Trecento cantori di Dante in giro per Siena

Lettura corale della Divina Commedia in 100 punti del centro storico, con ben trecento cantori,che una volta terminato il loro canto, (in tre repliche a orari diversi), si sono ritrovati poi in Piazza del Campo, sotto l’attenta supervisione del regista e drammaturgo Franco Palmieri, per leggere, tutti insieme, il XXXIII canto del paradiso, prima di lasciar posto alle tenebre.
Ha iniziato la manifestazione, la lettura del I canto dell’inferno declamata dal sindaco Luigi De Mossi, mentre l’assessore al turismo Tirelli, sorrggeva un colonnino. Fonte: Il Cittadino.

L’amor che move il sole e l’altre stelle.

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Marco Malvaldi presenta “Bolle di sapone” al Politeama

Nel giorno in cui l’Accademia del Nobel, assegna il premio al fisico italiano Giorgio Parisi, per i suoi studi sui sistemi complessi, un altro scenziato, ma stavolta prestato alla scrittura e alla narrativa, riceve l’incarico dal quotidiano Repubblica, di scrivere un articolo sul professor Parisi e per questo giunge un po’ in ritardo alla presentazione del suo ultimo libro, “Bolle di sapone”, in programma presso il cinema teatro Politeama di Poggibonsi, organizzato dalla meritoria Associazione Cultirale la Scintilla.
Sul palco Dario Ceccherini conduce la chiacchierata con Marco Malvaldi, spaziando ovviamente dal libro con di nuovo protagonisti Massimo “il barrista” e i tremendi nonni che bivaccano a giornata al Bar Lume di Pineta.
Si parla dell’oggi in maniera lieve, si parla di come le persone hanno affrontato la chiusura della pandemia e di come sono cambiate abitudini e lavoro.
Nel lavoro a distanza, dice Marco Malvaldi, che un dipendente è acceso a giornata sul proprio pc o sul proprio telefono, ben oltre l’orario di lavoro, dove il capo controlla o chiama in qualsiasi momento, senza che nessun sindacato, nessuna voce della società o della cultura, dica quanto questo è sbagliato.
Dice anche Malvaldi che quando era precario all’Università, il sindacato diceva che la sua categoria non era fra le categorie difendibili in quanto appunto precario.

Della stessa ironia e simpatia che traspare dalle pagine dei suoi libri è l’autore, che in un linguaggio semplice e ficcante (tipico di chi sa e non ha bisogno degli effetti speciali) mette a nudo questo povero presente nostro.
“Le storie non si inventano, ma si prende la realtà e si armonizza, come quando un elefante ti entra nella stanza e ci devi convivere, chiamandosi pandemia”.
Dietro alla chiusura generale del marzo 2020, anche il bar di Massimo e dei vecchietti, ne risente, la porta chiusa, le persone rintanate, la percezione di trovarsi dentro una Bolla di sapone, un velo sottile fra realtà e fantasia, divise, da un sottile soffio di sapone.

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Gli Eroici un po’ broccioni in Piazza del Campo

Niente che rappresenti la fine di un concerto, una partita di calcio, una normale serata di spritz in una delle piazze più belle del mondo, oppure la fine del tanto sognato Palio di luglio o di agosto, con la conchiglia ricoperta di bottiglie, carte e plastiche, che celeri operai della Sei, cercano di rimettere in ordine alla velocità della luce.
Il primo passaggio dell’Eroica in Piazza del Campo, comporta svariati succhini di frutta lasciati sui colonnini o alla loro base, qualche bottiglia d’acqua dimenticata, i sacchetti dei dolciumi, lasciati sui colonnini, con il massimo dell’eleganza che sono i ricciarelli del ristoro, sbriciolati di fronte alla Torre del Mangia e lì lasciati.

L’Eroica è da sempre qualcosa di diverso, ma per passare un’altra volta da Piazza del Campo, deve far recepire, anche ai pochi broccioni maleducati che dopo il passaggio, solo la traccia del tubolare nella strada bianca, deve rimanere. Fonte: Il Cittadino.

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Berardenga, un castello di palle troppo piccine

Indolenza, finzione, eccesso di comunicazione e veline alla stampa, ricerca e coltivazione del consenso lasciando che tutto sia e favorendo ciò che succede nel capoluogo di provincia accentuandone i difetti per la coltivazione di Kia, Golf, Seicento, Lancia fave e melanzane.
Mettono vincoli, mettono regole, inondano le stampe di comunicati luccicanti, quando non si è buoni da secoli di far capire alla valanga di incivili che macchine, spazzatura, rutti e stronzi non sono tollerati, come avviene negli altri enti civici intorno che stanno più sul pezzo che sull’apparire. Fave.

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