Ecomaratona del Chianti 2017: la partenza dal castello di Brolio

Castello di Brolio ore 9.30, ben 700 atleti prendono il via per l’undicesima edizione dell’Ecomaratona del Chianti in una giornata di un azzurro sole intenso che pare dipinto.
Già in partenza i due battistrada in poche decine di metri staccano nettamente il resto del gruppo, fatto di appassionati veri a cui la polvere, la fatica e il sudore non fanno paura, e lo spettacolo del Chianti e della Berardenga d’autunno sono un bel tonico energetico ricco di autentica bellezza.

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Quando gli schermi non erano ultrapiatti e ci dormivano i gatti

gatta sullo schermo

Lo schermo del computer che ospitava Windows 98, sia d’estate che d’inverno riempiva l’aria di calore e c’era lo spazio accogliente di tepore di uno scaldasonno a due piazze per una coppia di gatti che d’inverno, scendevano dallo schermo poco piatto solo per sentire l’arrivo dei nuovi croccantini nella ciotola o giusto vedere in faccia l’arrivo di qualche ospite per capire se era meglio tornare sullo schermo o buttarsi sulle ginocchia di qualche accogliente bella sposa.

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Il fascino della tamburina della Compagnia dell’Orso di Pistoia

Il fascino fiero di un volto di cerbiatta con una treccina sulla spalla, ma con uno spessore ussaro, per l’energia da fabbro ferraio con la quale martella amabilmente il suo tamburo e il portamento austero e sobrio, femminile e intenso con il quale rappresenta le insegne della Compagnia dell’Orso di Pistoia.

Associazione culturale che si occupa di rievocazioni storiche medievali con musici, sbandieratori, combattimenti e tiro con l’arco: attrazioni che per fiere, feste, matrimoni e comunioni, ultimamente, è un genere che attrae parecchio.

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La delicatezza dei funghi gentili

Bisogna conoscere gli angoli dove bussa il primo sole la mattina e la nicchia dove rimane umido il terreno per poter avere il privilegio di sbarbare dal suolo i preziosi funghi gentili, bianche cappelle che negli anni normali risaltano nel verde dei prati o si confondono con i sassi di alberese nei tratti di bosco o di sodo.
La raffinatezza del sapore di questo fungo non ha eguali fra i frutti autunnali del bosco: con l’olio e l’aglio in un padellino, fritto, con una punta di pomodoro per il condimento della pasta, c’è anche chi lo mangia crudo con un filo di pepe e olio.

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Il panello con l’uva della Rina

Un soffritto di olio, noci e ramerino, poi lasciar freddare e dedicarsi sull’impasto di un mezzo chilo di farina, un poca di acqua, del lievito di birra precedentemente ravvivato in un pochina di acqua calda, un paio di cucchiai di zucchero.
L’impasto in una ciotola starà al coperto da un panno umido per qualche ora, lievitando, poi dentro il soffritto, mescolando.

Pasta nella teglia del forno, l’uva schiccolata e messa fitta, fitta, una mezz’ora di attesa, rilievita, in forno ben caldo per una mezz’ora.

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Il daino divorato

Di un baldanzoso Bambi del Chianti di belle dimensioni, c’è rimasto ben poco: il palco delle corna, un cosciotto ben ripulito, un po’ di pelle e poco altro.

Altro segnale, dopo il cinghiale di qualche mese fa, che in tutto questo marasma di animali mal gestiti e spesso e volentieri alimentati, (come si trattasse di un allevamento intensivo), si è insinuato qualche predatore con la forza e la capacità di aver ragione di capi di notevoli volumi e usarli come spuntino notturno.

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Siena, la tombola dei numeri civici di plastica

E’ dal 1995 che il centro storico di Siena è annoverato fra i siti patrimoni dell’umanità dell’Unesco, per la conservazione quasi intatta delle caratteristiche dell’età medievale, e come tale ogni particolare della sua fisionomia deve essere curato e ben ponderato prima di ogni modifica.
Recentemente, in varie parti del centro storico è stato notato che una gran parte dei vecchi numeri civici di ceramica affinatasi con il tempo, sono stati sostituiti senza che ve ne fosse necessità e bisogno e sostituiti con dei ritagli numerati di plastica.
A volte avvitati sopra il precedente numero civico, spesso, scalzati, creando dei fossetti sui muri dentro il quale è stato infilato il nuovo – vecchio numero civico di materiale plastico.
In una zona poco distante dal Duomo, i numeri civici diventano bianchi con i numeri  in blu, come se il proprietario di casa lo avesse affisso per conto e a gusto proprio.

Non si capisce bene la necessità di questa sostituzione moderna e malleabile, specie quando la numerazione (a occhio ottocentesca), ancora ben rende l’idea, è visibile e ben si armonizza con l’importante contesto che la ospita.

Sarebbe interessante, in merito, il parere della Soprintendenza alle allegorie del paesaggio.

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