La marmelata di popone (melone)

Poco praticata rispetto ad altri frutti, ma di una bontà elevata, (con un popone non stramaturo), quando è gustata fredda sul pane, sulle fette biscottate o in amalgama dentro lo yogurt bianco a colazione.

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La luna di Monteriggioni

Levigate come una pista di  ghiaccio, le lastre di accesso a Monteriggioni, lisciate dal passo delle migliaia di persone che ogni giorno varcano la soglia della città murata di torri.
Ogni sera, passata l’onda turistica, il paese si ritempra e offre un fresco della sera piacevole come una granita ai raggi di luna piena, e con venere, la stella più luminosa che brilla in cielo come una grande rondine piccina.

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Il tonno del Chianti, il latte alla portoghese e il vinsanto di Castellina del ristorante “Fori Porta” di Siena

Siena, di luoghi per riempire il corpo è piena, ma si contano sulle dita della mano i luoghi in cui trovare qualcosa di veramente sfizioso e ben fatto che riesce a suscitare curiosità e appagamento una volta alzati da tavola.
Fra la pasta al sugo di nana, il conigliolo ripieno, il tonno del Chianti con contorno di fagioli e di cipolla e lo stimolo di merende antiche con un latte alla portoghese direttamente dalla ricetta dell’Artusi, (magistralmente interpretato) , si colloca un bicchiere di vinsanto secco, originiario di Castellina in Chianti e la curiosità del pesce che qui viene sapientemente e con garbao, trattato.

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I figuranti del Corteo Storico Fiorentino

Da parte guelfa, i costumi d’epoca per il corteo del calcio storico fiorentino sono di foggia spagnoleggiante, (come le palle di cannone rinvenute nei giorni scorsi ai piedi delle mura di Siena) basti vedere il gonfiore manzoniano dei calzoni all’altezza delle ginocchia e gli elmi che ricalcano in tutto quelli portati dai conquistadores.
Il suono impetuoso e monocorde dei percussionisti accompagna un corteo dove i figuranti passeggiano chiacchierando amichevolmente fra loro.
Bella la rievocazione della Firenze che aveva cacciato i Medici e proclamato la Repubblica, e dell’assedio alla città che nell’estate del 1527 il papa Clemente VII  (Medici) chiese alle truppe spagnole di Carlo V.
La città era stremata, ma non volle darlo a vedere, organizzando una partita di calcio in costume nella piazza Santa Croce, (ben visibile agli assedianti posti nelle colline intorno) con tanto di musici disposti nei palazzi più in vista.
La passione durò fino al 1700, poi si spense e venne riaccesa nel 1930 da un noto demente dell’epoca: Alessandro Pavolini, (gerarca di Firenze poi fucilato a Dongo nel 1945) che in occasione del quattrocentesimo anniversario dell’assedio di Firenze, organizzò una calciata fra i quattro quartieri storici della città.
E’ di domenica invece l’assedio che hanno sostenuto tre arbitri dell’incontro fra bianchi e azzurri dove sono rimasti leggermente feriti durante disordini e violenze nel corso della partita che, per decisione del comune, ha visto la vittoria a tavolino dei bianchi di Santo Spirito. Dario Nardella da Torre del Greco non monda le nespole.

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Siena: il degrado del lago dei cigni ai giardini della Lizza

Chiunque è stato bambino fra Siena e dintorni, vanta sicuramente qualche ricordo o qualche ora passata a guardare i cigni del laghetto dei giardini della Lizza.

Anche adesso, che il mondo pare stravolto, schizza più veloce e l’elettronica ha stravolto i rapporti umani e il modo di comunicare, ci sono tante mamme che, forse memore di essere state portate a loro tempo ai giardini, portano i piccoli a vedere il cigno nero e il cigno bianco al laghetto della Lizza.
Zona centrale di Siena, dove il monumento a Giuseppe Garibaldi è ridotto a birreria con conseguente deposito di bottiglie vuote e dove, poco più avanti, al laghetto dei cigni, regna l’incuria e la sporcizia di foglie di leccio che cascano nell’acqua e in terra e non vengono mai tolte, guano mai spazzato, sedili pieni di terra, di foglie, di quell’incuria e con quell’indolenza che hanno i cittadini nel non prendere posizione, e gli amministratori nel fare finta di niente, badando solo alla “buona” comunicazione.

Con l’amore e la cura del bene pubblico che va a farsi benedire.

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Le ginestre di Vertine

Appena sopra le terrazze della curva del noce, per chi alza lo sguardo passando, nota degli schizzi di giallo disposti a caso o in un ordine illogico che annienta i pensieri deformi.
Il fresco sotto la capiente ombra del noce, l’erba azzerata da sfalci, la troppa quiete di una campagna meno vissuta.

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La papessa Giovanna, di scena all’Archeodromo di Poggibonsi

“La leggenda della Papessa”, spettacolo teatrale che ripercorre la vita di Papa Giovanni VIII, in realtà Giovanna Anglaro, donna che, facendosi passare per un uomo per una sete di conoscenza, letture e libertà, grazie alle sue conoscenze curative delle erbe si ritrova a Roma nell’anno 857 e, per la sua umanità e servizio al prossimo viene acclamata Papa della Chiesa Cattolica.

Mentre guida la processione da San Pietro alla residenza Laterana, improvvisamente il Santo Padre si accascia al suolo. Il papa è una donna colta dalle doglie del parto e poco dopo partorisce. La folla inferocita porta la donna e il bambino fuori dalle mura e li uccide entrambi lapidandoli. In altre versioni la papessa sarebbe morta subito dopo il parto oppure, una volta scoperta, rinchiusa in un convento.
Lo spettacolo scritto da Lucia Socci, non è una ricostruzione storica, o meglio non mira a mettere in fila gli argoomenti e i fatti che portarono Giovanna Anglaro prima a sostituirsi al fratello, (ucciso da un attacco barbaro al proprio villaggio), entrare in convento, subire le vessazioni di un ambiente retrogrado e bigotto.

Ciò che spingeva questa giovane ragazza era la sete di libertà e di conoscenza che innescò con i primi rudimenti della scrittura e della lettura che non erano permessi alle donne.
Un testo secco, asciutto, magistralmente scritto e interpretato,  prodotto da Arca Azzurra Teatro e Fondazione Elsa, nello spazio dell’Archeodromo della Fortezza di Poggio Imperiale a Poggibonsi, in un tramonto luminoso di rondini, odori di tigli, grecale, avena secca e fresco sapore di libertà che imprime una gran voglia di scardinare quel mondo secolare di tonache ombrose.

Lucia Socci (anche autrice e regista) e Dimitri Frosali di Arca Azzurra con Mirko Batoni, Diego Conforti, Giulia Farina, Paola Lazzeri, Riccardo Loli, Sandro Mugnaini, Alessandra Niccolini del Teatro delle Stanze e con la partecipazione degli abitanti del Villaggio carolingio (Teresa Cavallo, Floriano Cavanna, Emma Cavanna, Dario Ceppatelli, Vittorio Fronza, Elia Fronza, Riccardo Guercini, Luca Isabella, Alessandra Nardini, Elisa Petri, Gaetano Salvatore, Federico Salzotti, Elodie Salzotti, Marco Valenti, Guido Valenti, Tommaso Valenti).

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