Nòra Marosi, Nancy de Grummond e le monete di Cetamura

Cetamura, sito etrusco sulle colline del Chianti, nella proprietà di Badia a Coltibuono, nel comune di Gaiole, dove la professoressa Nancy de Grummond, conduce da ben 37 anni, gli scavi archelogici con la Florida State University, portando ogni anno studenti e specializzandi fra le colline coperte di bosco e di storia.
Nel 2015, nel corso degli scavi estivi, viene rinvenuto un piccolo contenitore di terracotta, che dal peso, nonostante le dimensioni, tradiva la presenza di un contenuto importante.
Con il cuore che batte forte dall’emozione per il ritrovamento e per l’apertura del vaso, come si conviene dopo migliaia di anni, ecco la sorpresa: monete d’argento in ottimo stato di conservazione sia pur con una patina verde che denota la presenza di rame.
La professoressa Nòra Marosi, presso i laboratori SACI, provvede al restauro dei reperti, un lavoro lungo sei anni, che riporta all’antico splendore le monete, inventando tecniche nuove e sopraffine per giungere allo scopo.
Nòra Marosi e Nancy de Grummond, assieme, presso la mostra allestita al Santa Maria della Scala di Siena, spiegano come è avvenuto il restauro delle ben 194 monete, forgiate da zecche diverse disposte nel bacino del Mediterraneo e chi ne fosse il proprietario.
Molto probabilmente un legionario romano reduce dalla battaglia di Azio, un reduce dei tempi di Ottaviano e di Marc’Antonio e Cleopatra, riportati in effige sui denari.
Questo reduce potrebbe essere il proprietario della villa rinvenuta nelle fondamenta sul colle di Cetamura, una villa dotata di impianto termale.
Marc’Antonio, ha un profilo che ricorda molto da vicino quello del grande attore teatrale Mario Scaccia, mentre Cleopatra lo somiglia moltissimo, dato che era prassi riprodurre così le signore.
Cleopatra non ne guadagna certo in fascino, continuando a coltivare quell’alone di bellezza che la contraddistingue, ma per fortuna ci ha pensato il cinema, con Liz Taylor a rinvigorire la sua proverbiale bellezza.
La romanizzazione dell’Etruria, avvenne spartendo i luoghi più importanti e belli fra senatori e combattenti, quindi il tutto lascia pensare che questo argento, coniato intorno al 27 A.C. fosse di proprietà di un reduce di tante battaglie condotte per la gloria di Roma.

Questa grande scoperta, a cui è seguito il progetto di restauro realizzato grazie al contributo della Fondazione Friends of Florence, è stata presentata al Complesso Museale di Santa Maria della Scala a Siena con l’inaugurazione della mostra: “Tesoro del Chianti: Monete Romane d’Argento di età Repubblicana da Cetamura del Chianti”.

Visitabile fino al 3 settembre.

Il catalogo delle monete è stato edito dala Casa Editrice Sillabe.
Oltre le già citate Nòra Marosi e Nancy de Grummond, la mostra è stata possibile grazie a: Jacopo Tabolli, Debora Barbagli, Frank Nero, Jacopo Mazzoni, Laurel Taylor, Katri Linnamaa, oltre le Amministrazioni Comunali di Siena e Gaiole in Chianti.

Emanuela Stucchi Prinetti.

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