
Non è l’anniversario della fondazione dell’Olio Dante a Genova da parte della famiglia Costa e neanche quella di un’impresa edile fiorentina, ma il plausibile giorno nel quale nacque il sommo poeta che nel Duecento e nel primo ventennio del Trecento ha perculato in ottava rima i potenti del tempo, trovando loro alloggio – a seconda delle virtù – in scomodi condimini in via del Purgatorio o dell’Inferno.
Non visse una vita semplice: prendere posizione in Italia (anche se allora non c’era) è sempre stata una disgrazia,specie quando le fazioni sono grandi come elettroni e girano intorno a una città neanche tanto grande e importante.
Perculare il Papa – quando esso disponeva di influenze, denari e milizie – non portava bene e anche se il Papa ha dismesso la leva obbligatoria e le croci non svolgono più il ruolo di lancia, balestra o cannone, è sempre meglio non pigliare scherzi con l’omino bianco.
In ogni caso resta il fatto che ha messo su carta pregi, difetti e poche virtù di un paese strano che una signora ha preso il via a chiamarlo “Nazione” come il giornale di Firenze.
Dal volgare all’italiano, poi il passo è breve.