











Sala della Biblioteca di Radda gremitissima per ascoltare le storie di un passato che non è tanto remoto, ma che per la velocità con la quale si sono mosse le cose negli ultimi cent’anni e anora di più negli ultimi cinquanta, lo rende antico alla velocità della luce.
Gianluca Bruno e Vanna Neri coordinano le memorie di Nella Soldani (la moglie del compianto Libero Minucci, l’uomo che parlava alle motoseghe) e di “Binda”, ovvero Giorgio Finocchi, così chiamato per essere un grande appassionato di ciclismo.
Viene fuori il ritratto di un paese ai più giovani sconosciuto, con passi lenti che conducono dal podere, alla frazione e poi al capoluogo come fossero passaggi epocali.
Nella è nata a Selvole alla fine del 1934 (e questo la induce a darsi un anno in meno) insieme ad altri sei fratelli e fra i ricordi più nitidi ha la miseria che era il pane condiviso con tutti gli altri abitanti della frazione che sbarcavano le giornate lavorando per campi aridi e boschi a far legna.
Sorella gemella di Benito, ma sono stati registrati all’anagrafe il 28 una e il 29 l’altro e nel corso dell’andare ha comportato una valanga di gustose noie burocratiche pirandeliane, su cui ci sarebbe da scrivere un libro
E’ testimonianza di quegli anni un libro di Don Romano Macucci, nato a Selvole e poi parroco a Castelnuovo dei Sabbioni… infatti attività di svago e di socialità erano la Messa e le funzioni.
Per chi passa dalla Villa a Radda, non è difficile vedere la Nella seduta davanti alla panchina di casa intenta a ricamare lenzuoli in quell’arte appresa fin da bambina e discorrere in quella specie di circolino che si crea non appena si siede al solicino.
Giorgio Finocchi è nato nel podere Le Scope, luogo ghiacciato nei vetri e piovoso nelle tegole: “Tanto che fra noi e quelli della casa nel bosco, non c’era tanta differenza”.
A dodici anni il traloco alla Villa a Radda, a scuola con i calzoni corti (ricavati da stoffa già usata per altri indumenti) sia d’estate che d’inverno… con certe gambe rosse per il freddo!
Nella cartella di scuola c’erano le trappole per chiappare gli uccelli lungo il percorso pedonale che portava in classe perchè c’era da arrangiarsi anche su come mangiare.
Un pacchettino di matite da sei, mentre chi stava in paese lo aveva da dodici, una colazione con due fette di pane (fatto in casa) con la marmellata (fatta in casa) o con l’olio, mentre un compagno di scuola che veniva dal Mulino di Vistarenni aveva sempre un pezzettino d’aringa.
Il dopo scuola (fin dagli aundici anni) a imparare il mestiere da un falegname che per cinque anni non gli ha dato un centesimo, un lavoro che poi ha portato avanti per quasi settant’anni.
Tanta la vita sociale perduta perchè ora le persone si salutano dal vetro della macchina.
Storie di vita vissuta semplicemente, guardando il mondo scorrere da un piccolo mondo antico dove i cambiamenti arrivavano dopo che le onde lunghe si erano acquietate in impercettibili movimenti.
L’importanza della memoria e delle radici, il non dimenticarsi mai da dove si viene e quanta fatica è costata fare ogni passo in avanti.
Un grazie infinite alla Biblioteca di Radda che oganizza questi incontri con i Senatori del luogo che le cose meno belle – come i barlumi di guerra – le hanno viste viste non per sentito dire.
Qui il video completo della conferenza con Nella e Giorgio (autore di un pregevole libro: “Frammenti di una vita”.