




Per secoli la torre di Vertine è stata un tubo vuoto con una base interna di macchie e pietre franate.
Tutto cambiò nel 1972, quanda un antiquario fiorentino da Grassina – Alberto Bruschi – prese a cuore la questione e con un gusto fuori dal comune restaurò la torre – con delle pietre volutamente chiare per cogliere la differenza tra nuovo e vecchio su in cima – e con delle scale metalliche futuristiche che sia all’esterno, che all’interno costituivano – per arrivare alle finestre o collegare i piani – un tocco di grazia modernista per niente stonata.
Sempre in quel periodo studiò molto la storia di Vertine e riassunse una storia millenaria in un pannello giallo dove narrava le vicissitudini più importanti del castello.
Quelle note storiche elaborate da Alberto Bruschi hanno fatto rifatto la loro comparsa nella piccola porzione di giardino all’ingresso del paese grazie a una targa e a un leggio realizzato con grande bravura dal Fabbrino di Gaiole.
Daranno un po’ di informazioni a chi arriva o forniranno la curiosità per approfondire ulteriormente.
Quello che è certo è che alla posa del pannello storico c’era Candida, la figlia adorata di Alberto Bruschi da Grassina.