Furto di pietre alla torre di Montegrossi

Montegrossi, il castello, era un baluardo fortificato più volte distrutto e più volte ricostruito a tutela e punto di avvistamento privilegiato sul Chianti di proprietà della famiglia Ricasoli Firidolfi.
Venne smanellato dall’esercito di Carlo V intorno al 1530 e da allora il suo scheletro svetta dall’alto dei sui settecento metri sul Chianti.
Tutto intorno è stato eroso da una cava di pietra che lo ha rosicchiato da ambo i lati, cava che è stata chiusa pochi anni or sono e oggetto di piani di recupero fermi e sempre più tiepidi.
In questi giorni un articolo di Andrea Ciappi sul quotidiano la Nazione riporta di attualità il luogo per il volenteroso e indignato interessamento di un cittadino appassionato di archeologia che si è accorto di ulteriori ammanchi di pietre nel rudere.
La strada per arrivare al castello è percorribile meccanicamente fino ad un certo punto oltre il quale ci si deve inerpicare in uno strettissimo sentiero fra le ginestre e su uno strapiombo in cui conviene avere gli occhi bene aperti.
La tecnica della ruberia è quella di far scivolare lungo la scarpata piena di vegetazione le pietre e portar via quelle poche che calano in fondo e che non rimangaono incastrate fra la vegetazione.
Dire che si tratta di un comportamento vigliacco ai danni di un bene storico comune serve solo a spendere qualche inutile stilla di indignazione.
D’altra parte, c’è un detto molto in voga che dice: “La roba che fa comodo non è mai rubata”, lo stesso detto che venne applicato qualche anno indietro nel momento in cui fu riportata alla luce l’antica fonte di Vertine.

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3 risposte a Furto di pietre alla torre di Montegrossi

  1. silvana biasutti ha detto:

    Le pietre: quando non te le tirano (perché dici cose scomode), te le rubano, così stai zitto

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  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Stare zitti è sinonimo di viltà o peggio, di complicità.

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  3. Pingback: La luna di Montegrossi | Andrea Pagliantini

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