Il cimitero nuovo di Castelnuovo Berardenga

Un’Amministrazione Pubblica, di fronte alla necessità di costruire un nuovo edificio scolastico che riesca a essere sicuro ed accogliente per i propri bambini, dovrebbe anche porsi la domanda di cosa fare e come utilizzare l’edificio precedente, invece di lasciarlo vuoto, inutilizzato e in stato di incuria da parecchi anni.
Dal 2019 i bambini delle scuole medie sono ospitati in container a noleggio. Poco prima di piazzare questi moduli, i magnifici pioppi posti sul perimetro del nuovo piazzale scolastico, sono stati oggetto di aggressione a mezzo motosega, quando bastava solo abbassarli del tanto che bastava a renderli sicuri.
Ora queste piante, come del resto quelle dietro al vecchio edificio scolastico vivono una lenta agonia.
I lavori della nuova scuola media ristrutturata, avrebbero dovuto terminare entro il novembre 2020.
Ad oggi, fine 2021, i lavori sono fermi da settembre e ancora non se ne vede la fine se non che: ” Le scuole saranno consegnate nei tempi previsti”.
Ad oggi, sulla stampa cartacea e web, ci si loda e ci si imbroda dicendo che sono stati trovati altri finanziamenti per le opere di “efficentamento energetico”di questo cantiere.
In definitiva, entrando in paese dalla parte della superstrada, saranno due gli edifici degni di non nota da evitare con lo sguardo: la bruttezza delle scuole elementari sulla destra, per fortuna parate dalla casina dell’acqua, sulla sinistra, appena rialzata sulla strada, quello che avrà tutto l’aspetto del nuovo cimitero paesano (in base alle immagini di come sarà l’edificio dato alla stampa) che invece sarà la nuova scuola media “efficentata”.
Si è un po’ chini e proni provincialmente ai nomi illustrissimi di personaggi famosi che soggiornano o hanno preso casa nel territorio, magari, ci fosse fra questi un architetto famoso, magari romano, avrebbe potuto spiegare che il progetto della nuova scuola pare essere identico agli uffici del cimitero di Prima Porta a Roma.

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Mario Spallino e il teatro di Emergency

mario spallino e il teatro di emergency

Una due giorni in terra senese per il Teatro di Emergency e per Mario Spallino, splendido affabbulatore livornese, che inchioda alle sedie gli spettatori reggendo il palco con grande personalità e spessore, con un monologo di un’ora e dieci minuti fatto di lucidi dati, ironia, economia di armi e alla fine di rancore per quanto siamo bischeri, noi spettatori, nel far finta di non vedere ciò che ci accade intorno.
Nella piovosa serata al Teatro Alfieri, fra le auto in perenne divieto di sosta di Castelnuovo Berardenga, per poi spostarsi, il giorno successivo ad Abbadia Isola, vicino Monteriggioni, per lo spettacolo e per l’intitolazione di una piazza a Gino Strada, (la prima in assoluto) alla presenza del sindaco Andrea Frosini, di Marco Valenti, spettacolare assessore alla cultura, dello stesso Mario Spallino, Pietro Protasi e Stefano Dragoni di Emergency.
Segno che, per cambiare le cose a volte basta poco, basta solo crederci.

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Jona, il parrucchiere della rondine e due gemelli

passeggino gemellare, foto da genitori si diventa

I figli di due parrucchieri geniali e fantasiosi, non possono che nascere di lunedi, nel giorno di classica chiusura degli esercizi di categoria.
La cicogna ha portato due bambini: Emilio e Francesco, che se avranno la delicatezza e lo sguardo di cerbiatta come hanno la Madonna della Rondine e Jona, più la fantasia di Giulio, il parrucchiere della Rondine, quei due bimbi, avranno certo un futuro di serenità radiosa.
Intanto Tommaso (il primogenito) in questi giorni si è ripassato varie volte il film di Stanley Kubrick “Full Metal Jacket” nella figura del sergente maggiore. Ci penserà lui a mettere in riga i fratelli.

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Berardenga, un Giovanni di Paolo da restaurare

giovanni di paolo polittico malavolti chiesa santi giusto e clemente berardenga

Il gruppo “Berardenga storia, arte e cultura”, in collaborazione con l’antica e ancor più meritoria Società Filarmonico Drammatica, stanno insieme ravvivando e scrivendo una nuova pagina culturale del borgo, più preso dai tagli del nastro e dai nuovi cantieri (fermi) che dalla cura e manutenzione dell’esistente.
Si è tenuta pochi giorni fa, nei locali della Società, una conversazione introdotta da Fosco Vivi,che ha illustrato gli ultimi fatti in loco, come l’inizio del movimento terra e scasso di una vigna nel Pian Tondo, (luogo nel quale si cela un insediamento etrusco di importanza notevole) seguito dall’intervento di Gianni Resti, che, a quattro mani con Fosco Vivi, stanno per dare alle stampe un libro della memoria (con la speranza del riscatto) con fatti, foto, storie, persone, di un paese quando era vivo.
A seguire, la storica dell’arte Ilaria Sciascia, ha condotto una conversazione sul Polittico dei Malavolti, l’opera grandiosa del pittore senese Giovanni di Paolo, esposta nel transetto di destra della chiesa dei santi Giusto e Clemente del capoluogo.
Affascinante ricostruzione storico – artistica di un dipinto le cui parti della predella, si sono disperse nel mondo in musei prestigiosi come il Walters Art Museum di Baltimora e l’Altemburg in Germania.

L’opera, che presto Don Vezio Elii, (fresco di nomina a Monsignore) doterà di una illuminazione più efficace per cogliere le minuzie dei particolari espressivi del pittore, nel corso di una acuta osservazione con chiesa buia e torcia accesa solo sui particolari (come gli angeli musicanti e sugli strumenti musicali dell’epoca) ha permesso alla dottoressa Sciascia, di verificare che la firma del pittore e la datazione, (poste ai piedi della Vergine), si stanno perdendo.
Di conseguenza, ha prontamente avvertito dello stato delle cose i funzionari della conservazione e restauro della Soprintendenza di Siena.

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Il Mercato nel Campo 2021

Mentre all’interno di Palazzo Piccolomini, sede dell’Archivio di Stato, il professor Maurizio Tuliani e la dottoressa Cinzia Cardinali, direttrice dell’ente, guidavano folti gruppi di visitatori alla scoperta delle origini della Piazza del Campo, con il contratto originale dell’acquisto dei terreni, vari migliorie e usi, nel corso dei secoli, per poi giungere ai due monumentali volumi del Costituto Senese del 1309, nella piazza sottostante il mercato si svolgeva con il consueto brio.
C’è stato a suo tempo uno studio sull’impostazione, i banchi, la posizione del mercato e su un’attenta ricerca dei beni in vendita, che fossero del circondario per quanto riguarda il settore alimentare, che fossero oggetti di artigianato, per quanto riguarda gli articoli da regalo.
Intorno mezzogiorno l’ordinata mole di persone propendeva più che altro per il mangereggio da affetto e da asporto: le pagine culturali di porchetta, caci, finocchiona e mortadella, in piccoli o grandi rinvolti, prendeva la via delle case o dei panini, questi ultimi in una forma particolare.
Secondo le disposizioni comunali, era vietato “ripienare i panini” (da voce di porchettaio chianino) e venivano forniti attrezzi singoli da rimontare a piacimento dentro al pane.
Una giornata serena, spensierata, di quelle che fanno smuovere il contado verso la città esattamente come un tempo, con la differenza che all’epoca i campagnoli venivano a vendere, ora, a comprare.

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Verso il Mercat’Unto della Villa a Sesta

Per una persona con i capelli bianchi, chiudere gli occhi significa fare un giro all’indietro nel tempo e immediatamente riprovare al gusto dei sensi i suoi degli arnesi nelle botteghe artigiane, oppure vedersi bambino di fronte a quella che allora era la scuola o dove stava la bottega in cui dall’ago al filo, alla latta di acciughe, al bicchiere di vino, alle lame rasoio c’era di tutto.
Quelli che erano i ricoveri per gli animali, i fondi dove boliva l’uva, chi stava in quella casa, chi aveva in uso aspettare davanti la porta che arrivasse il banconiere ad aprire il circolo.
Riaprendo gli occhi, il gelo, non si cura neanche stando fra gli elementi del radiatore acceso o un piatto di ostriche che non vale mai quanto il gusto di una caramella di rabarbaro vinta a briscola.

Piccoli borghi, ma qualcuno resiste, innestando su barbatelle di egoismo, delle gemme a piede franco di socialità, armonia e cultura, come la Villa a Sesta.
Nel paese dove il circolo si chiama come il figlio di Harry e Megan (Arci) fioccano le iniziative come le merende resistenti, i campi estivi per cittini, il telaio e i corsi vari dell’Associazione Quinquatrus, le sere al circolo e i ristoranti stellati distanti pochi metri fra loro.
L’ultima invenzione è il mercatino dei sognatori attivi: frutta verdura, olio, vino, pecorini uova fresche e cavoli, pasta vino, formaggi di Amatrice, salsa di pomodoro canditi pomodori freschi da Pachino, birra zafferano.

L’Associazione Dit’Unto ripropone i prodotti di Norcia e Amatrice abbiamo l’onore di ospitare i ragazzi dell’Orto Felice con castagne e vin broule e l’Associazione delle bollicine con zucchero aromatizzato e altri prodotti.

L’ Associazione Quinquatrus propone corsi di cesteria, il Risotto alla Pilota di Villa Garibaldi a Mantova le sfoglie emiliane, con la zuppa imperiale, panino al lampredotto e polenta al cinghiale.

In collaborazione con: Asinello, Bottega del 30, Osteria alla Villa, Il morbidi del corso, Tommaso vatti pizzaiolo di Radicondoli.
Alle 15, nel teatro del circolo,apre la sala da the, con the dal mondo e dolci locali.
Domenica 19 dicembre dalle ore 10 alle ore 20.

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Lei clacsonava

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“A quest’ora il Perozzi finisce il suo lavoro di capo cronista, ed esce dal giornale per andare a casa. Ah, il Perozzi sono io. Son talmente abituato a sentirmi chiamare “Il Perozzi” dai colleghi, e soprattutto dagli amici, che quasi ho dimenticato che mi chiamo anche Giorgio.

No! No!! Attenzione, no, pastène soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati per due anche un pochino antani in prefettura!”

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L’autoconsumo di Castellina in Chianti

C’è un libretto strepitoso dal titolo “La bottega della memoria”, in cui sono raccolti aneddoti e storie di associati alla Confesercenti Siena, che è uno scorcio esclusivo su vita vissuta di paesi e persone.

Stefania, una ragazza alle prime armi, messa dietro il bancone dell’accoglienza agli associati, quindi sul fronte più estremo della prima linea, una mattina si vede arrivare un signore da Castellina che non aveva mai visto.

Teneva in mano un tubetto di fogli sgualciti arrotolati fra loro che ebbe a dire trattarsi di fatture smarrite dell’anno prima.
La giovane Stefania, istruita a far fornte a questo piccolo genere di inconvenienti, informa il signore che è troppo tardi per riuscire a portarle a bilancio, quindi per scaricare i materiali, proprone di portarli nella riga dell’autoconsumo, come fosse per olio, vino, generi alimentari.
Il castellinese sgranò gli occhi come due fari di un vecchio OM e riavutosi dalla sorpresa, ebbe a dire: ” Ma sono sette casse da morto!!!!!”.

“La bottega della memoria” a cura di Patrizia Bogi, illustrazioni di Alessia Baragli FIPAC Siena 2020

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San Gusmè, la cappellina di Belvedere

san gusmè, la cappellina di belvedere

Denominata “Cappellina della Madonna”, è un edificio presente in un cabreo della Tenuta di Arceno già nel 1709, di proprietà della famiglia Del Taja.
Stato dell’edificio ottimo, recentemente restaurata,ma parennemente chiusa, avvolta lateralmente dalle recinzioni che proteggono la vigna dagli appetiti ungulati.

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Vertine nel 1896

vertine nel 1896 foto di odoardo beccari fondo alinari

I Caduti della Prima Guerra Mondiale, i cui nomi sono scritti a perenne ricordo nel monumento del Parco della Rimembranza, sono nati più o meno all’epoca in cui Odoardo Beccari, il famoso botanico e naturalista raddese, scattava questa meraviglia di foto, presumibilmente dalla zona di Lucarelli.
Una posa inconsueta, di spalle, il cui originale è di formato 17,5 X 12 centimetri e venne donato dallo stesso Beccari al Museo di Storia della Fotografia Alinari, che al momento è in attesa di nuova collocazione (nella Villa Fabbricotti) dopo che la Regione Toscana, ha rilevato tutto integro, questo importante archivio di scatti e di storia dei nostri luoghi, della fatica della nostra gente.

A ben guardare si nota la presenza di un edificio rialzato, una torre, sulla destra del cassero: molto probabilmente è l’attuale casa Brogi (Beppe e Mariano) abbassata negli anni ’20 del Novecento, per la presenza di tanti bambini e l’impossibilità di scaldare l’edificio.

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