


























E’ un Neorealismo a colori l’insieme delle opere di Zulimo Scala che sono in esposizione al Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga.
Poderi pieni di gente, semine, raccolte, mani che lavorano il ferro, carbonai, setaiole, paesaggi fermati in ogni stagione, radici, rapporti umani sviluppati, simbiosi con il mondo circostante.
Allo stato attuale pare sia arrivata un’alluvione che ha portato via tutto e ha lasciato i quadri di Zulimo come testimonianza di quello si era.
Il percorso espositivo si articola in nuclei tematici – i luoghi, la cultura materiale e la vita comunitaria, i mestieri, il paesaggio – offrendo uno sguardo ampio e articolato sulla produzione di Scala. Accanto ai dipinti, documenti e materiali d’archivio originali contribuiscono a delineare la figura dell’artista nella sua duplice dimensione: autore riconosciuto e uomo profondamente inserito nel tessuto sociale della comunità, alla quale è rimasto legato fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1993.
Un elemento distintivo della mostra è rappresentato dalle didascalie, arricchite dalle testimonianze dei proprietari delle opere.
” Me li aveva regalati lui, Zulimo, non glieli avevo chiesti i quadri che ho. Io gli riparavo la macchina – per quello che potevo eh – quella con cui andava in giro a prendere ispirazione p er i suoi quadri, e lui era contento.
All’inizio avevo l’officina accanto al suo garage, dove c’è la foresteria. E da lì siamo diventati amici.
Questo credo che me l’abbia fatto perchè per lui la Torre rappresentava qualcosa di importante, ci viveva lì in Castello, d’altra parte poi è il simbolo del paese, l’unica totte che è rimasta.
Chissà se quei bambini che giocano li aveva visti davvero o se li era immaginati.
Era una persona di cuore Zulimo, educato, gentile. Per me aveva simpatia, come io ce l’avevo per lui. E questi quadri sono il ricordo della nostra amicizia”.
Parole di Massimo Civitelli nella didascalia dell’opera che ha prestato alla Mostra.
Da notare che Zulimo era del 1913 e anagraficamente aveva due guerre mondiali nel suo bagaglio culturale e di ricordi.
Nei suoi scritti era la parola “PACE” la parola più usata: amava la natura, le persone, i luoghi della sua vita, ma avendola vista di persona, detestava fortemente la follia della guerra.