Viale Mario Bracci o dei Gratta e Vinci

ospedale le scotte siena

Viale Mario Bracci, la lunga arteria che porta al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, intitolata a un prestigioso senese, che è stato Rettore dell’Università dalla Liberazione al 1955, e ministro nel Primo Governo De Gasperi, come membro del Partito d’Azione.
Una grande figura di intellettuale per uno squallido viale, dove al normale sudicio sul bordo della strada si sommano centinaia e centinaia di grattini grattati, per la gioia delle casse statali e dei sogni a buon mercato lanciati a terra con rabbia, dopo aver sonoramente riperso educazione e rispetto.

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Pian Tondo: la terza comunità gentilizia etrusca

pian tondo sito etrusco di san gusmè

La civiltà Etrusca viene descritta in un periodo che va dal IX° al I° sec. a. C , ma in questo lungo lasso di tempo ci sono state varie fasi ben definite dagli studiosi (villanoviano- orientalizzante-ellenista…).

Si fa coincidere il dominio dei romani sulle terre etrusche con il 396 a.C. ( conquista di Veio) ma l’assimilazione culturale fu molto più lunga, anzi fu interattiva perché gli etruschi ebbero una grande influenza sulla civiltà romana fino alla fusione.Il ns territorio, quello che oltre un millennio dopo diventerà Berardenga, mostra segni profondi e diffusi di questo passaggio millenario, nelle zone di altura e in quelle di bassa quota.

Quando alcuni mesi fa lavorai alla mappa ( qui il link –https://www.google.com/maps/d/u/0/edit… ) storica ed archeologica forse commisi l’errore di dividere in modo netto l’età etrusca e quella romana, difatto le sovrapposizioni sono durate alcuni secoli.

Alcuni archeologi considerano etruschi, quindi conseguenza di quella civiltà, vinta ma non scomparsa, molti siti nostrani del II e III sec. a.C. ai quali ho attribuito –nella mappa- il colore che distingue l’epoca romana( azione forse amministrativamente corretta).

Non è un caso se Mattia Cuccaini della Sapienza di Roma, nel suo volume “ Insediamenti di altura di periodo Etrusco nel Chianti” dove riporta i risultati della sua ricognizione dell’anno 2017, cita un numero elevato di siti, 22 per l’esattezza, quelli da lui verificati nel nostro comune e sono solo una parte dell’intero, ma lo fa inoltrandosi fino al I° sec. a. C.L’antichità o l’età di questi siti archeologici non è sempre la stessa, è dimostrata la frequentazione umana anche in età anteriori a quella etrusca, e’ il caso di Cetamura e Mencia Alta.

Quello che mi interessa mettere in luce in questo scritto riguarda tuttavia l’area principale perché mostra una concentrazione spaziale di siti valutati di grande importanza .

Mi riferisco alla zona assai nota che comprende la Necropoli del Poggione, Pian Tondo, Bosco Le Pici, Cetamura e Villa a Sesta.

Quest’area è di circa 3 kmq, è perimetrabile in circa 7 km e la distanza maggiore non supera i 2,5 km ( Poggione-Bosco Le Pici -1500 metri).

Se per Cetamura, l’inizio del VII sec. a. C. potrebbe rappresentare una prima probabile cessazione di frequentazione, per due tombe della necropoli di Bosco Le Pici, può definirsi l’inizio della utilizzazione, mentre per Poggione e Pian Tondo bisognerà attendere la fine del secolo.

Quasi tutti gli studiosi concordano nel definire questo circondario archeologico di notevole importanza e ricercano, senza poterla definire l’area di influenza dalla quale dipendesse pur riscontrando collegamenti artistici in particolare con Cortona.

Era un insieme di abitazioni sparse di cui Cetamura rappresentava un fortificazione antecedente o un punto di passaggio di notevole importanza per i traffici che dalla valle dell’Arno si dirigevano verso il mare.

Nonostante la decadente propensione ad approfondire, non tutte le attenzioni, che furono forti fra la metà e il terzo quarto del secolo scorso, sono venute meno.Oltre alla considerazione che al Poggione non tutta la necropoli è venuta alla luce, vi è un rinnovato interesse su quello che potrebbe essere il punto nodale di questa storia.

Mi riferisco a Piano Tondo. Per chi non lo conosce, si tratta di un pianoro posto 400 mt a Nord di Campi, sul lato est della strada e a circa trecento metri SE dal Poggione.

Chiamato anche Poggio Tondo dalla collina a forma troncoconica che al suo apice ( quota 641/642mt) forma un Piano quasi circolare di circa un ettaro di superfice.

Ha tutte le caratteristiche per non ritenersi opera della natura e questo hanno pensato gli archeologi che negli ultimi decenni l’hanno analizzata.

Si è ipotizzato che quello fosse il luogo fondante di un palazzo aristocratico, una reggia etrusca e che il Poggione con il suo carro e le spoglie principesche e i suoi importanti reperti, fosse intimamente legato proprio a Piano Tondo.

Tuttavia si è arrivati alla conclusione che il sito fosse irrimediabilmente distrutto, anche se una parte terrazzata ad oriente sembrava destare residuo interesse per future indagini.

Queste conclusioni sono di circa 25 anni fa e attengono al ritrovamento, anche precedente, di numerosi frammenti di laterizio e antefisse a sagoma femminile ( figure di ornamento e/o completamento delle gronde) ma ritengo che fino a poco tempo fa tutto sia rimasto fermo.

Nel 2017 proprio nella ricognizione del già citato Mattia Cuccaini, si da’ valore all’ipotesi palaziale e ai legami con i siti di Poggio Civitate a Murlo o di Acquarossa a Viterbo ma si considera il deposito archeologico sconvolto a conferma della probabile distruzione del Palazzo Reggia.

Nella descrizione degli interventi passati si citano importanti e lunghi saggi con scavo realizzati sul settore ovest che non avrebbero restituito alcunchè, mentre in due scavi di piccole dimensioni ( in totale 11/12 mq) effettuati sul lato sud si sarebbero individuati tutti i frammenti che hanno dato luogo all’interpretazione principale.

Non avendo basi di studio archeologico mi fermo qua, pur sembrandomi ridotte le superfici indagate rispetto all’insieme.

Ma proprio Cuccaini dà sostanza a certe intuizioni precedenti, difatti confrontando le foto di volo degli anni 1954-1978 e 1996 ritiene di aver individuato i terrazzamenti che contengono il pianoro, ma anche una traccia – sul lato est – riferibile ad una struttura che presenta un corridoio di ingresso e un ambiente a pianta rettangolare, da profano, qualcosa di più del nulla che sembrava.

Nel 2019 in un convegno svoltosi a Castellina in Chianti, è Jacopo Tabolli della Soprintendenza Archeologica di Arezzo –Siena e Grosseto, a dire parole importanti su Piano Tondo.

L’argomento del saggio era molto stimolante : “Domande in cerca d’autore su Siena Etrusca” dove partendo dai vari ritrovamenti di Castelvecchio e del Santa .Maria della Scala si ipotizza per quest’ultima la configurazione di “Residenza Gentilizia” del VII sec. a. C.

E’ in questo contesto che Tabolli cita le altre residenze aristocratiche, quella del Palazzo di Murlo e l’altra “ poco citata, ma straordinariamente importante,Terza Residenza, identificata sul Piano Tondo a Castelnuovo Berardenga”.

In sostanza Tabolli dice che a Piano Tondo si sono registrate le stesse matrici decorative delle parti più antiche di Murlo e che occorre reinterpretare il ruolo e forse la dimensione, aggiungo io, delle “Comunità Gentilizie” a controllo delle valli di Orcia, Ombrone, Arbia e Merse che chiudevano il passaggio obbligato per svalicare a nord e nella Val d’Elsa.

Tutto questo faceva assumere a queste comunità una posizione strategica sia nell’età del Bronzo finale (Cetamura ?) che più avanti nella cosidetta età orientalizzante.

A questo pensavo guardando quella zona che da Piano Tondo passa per Cetamura, Le Pici, Villa a Sesta e che presenta una concentrazione di siti etruschi che non possono essere casuali.

Forse si trattava di una Comunità Gentilizia Etrusca, guidata dal “principe” di Piano Tondo e che occupava tutta la pendice ad occidente, fino alle quote più basse e dalla cui sommità, al mattino è possibile, oggi come allora, vedere i pianori dove oggi sorge Siena.

Non si può trascurare il fatto che se questa ipotesi venisse confermata, tutta l’area intorno al Poggio Tondo potrebbe risultare variamente antropizzata anche se con minore valenza archeologica o architettonica rispetto alla sommità.

D’altronde nello stesso piano alle pendici nord di Campi e racchiuso a Ovest dalla strada quasi dismessa e ad est dalla provinciale fu individuato un sito archeologico oggetto di plurifrequentazione dal VI al II sec. a. C.

Mi auguro che queste riflessioni ne possano indurre altre e certamente di maggiore spessore, spero che in tanti si possa apprezzare il valore storico e culturale della nostra terra, anche per quello che ancora si cela nel sottosuolo che può ancora raccontarci tanto.

Le nuove tecnologie possono consegnarci informazioni senza necessariamente risultare invasivi o devastanti.

E’ quello che dobbiamo fare o rischiamo quanto minuziosamente descritto dalla Carta Archeologica a pagina 305 dove i resti (statuette) della stipe votiva di un tempio del I° sec. a. C. furono, in parte ritrovate in una discarica nella vicina boscaglia.

Fonte: Le Nostre orme – Castel Berardengo.

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I fiori del corbezzolo

Elogio del tricolore patrio, nel bianco dei fiori disposti a campana, che fanno impazzire di nettare dell’ultimo sole, quei pochi insetti renitenti al letargo e al calduccio dell’arnia o del favo nascosto.
Il verde delle foglie, lucide pagine da scrivere che paiono lamine taglienti di pensieri, il rosso del frutto che più che un’idea di riscossa, per certo agire, è diventata un’onta color vergogna, ma qui è un frutto asprino e pieno di figli duri e piccini.
L’azzurro del cielo, che non è il tono fuggente e stitico dei Savoia, ma uno spazio senza confini dove chiunque può sognare amaramente che vi sia un universo (dopo) dove si può essere felici.
Beati gli ultimi che entreranno nel regno dei cieli… se i primi, sono stati onesti.

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Riapre l’Ufficio Postale di Monti in Chianti

cassetta poste italiane

Una bella notizia per la popolosa frazione di Monti, nel territorio comunale di Gaiole, che vede riaprire, all’interno di un edificio di proprietà comunale, il proprio Ufficio Postale, per due giorni alla settimana a partire dal 4 dicembre, con i seguenti orari: il martedì, dalle ore 8 e 30 alle 13 e 45 e il sabato, dalle ore 8 e 30 alle 12 e 45.
L’Amministrazione Comunale di Gaiole, forte anche di una petizione sottoscritta dagli abitanti della frazione, si è adoperata in maniera convincente e fattiva con Poste Italiane per la riapertura di un ufficio intorno al quale ci sono diverse attività artigianali, molte aziende agrarie e turistiche, comprese altre frazioni che, per vicinanza, non faranno gravare tutto il peso degli utenti presso l’unico ufficio presente nel capoluogo.
Segno di come, una cittadinanza attiva e propositiva, più un’Amministrazione efficente, riescono a risolvere problemi che agevolano molto il quotidiano delle persone.

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La maledizione di Giosuè Carducci

Alti e schietti, disposti in duplice filar, sono solo a Bolgheri, gli altri sono figli di una poesia noiosa e patetica come un sermone domenicale e figli dell’incultura generata dall’abuso di quattrino che livella e inaridisce a uso e consumo del proprio ego, ciò che la Toscana non era, ciò che il cipresso da sempre rappresentava.
Una linea di confine fra aziende, unendo visivamente piante distanti fra loro per decrittarne su terra le fini e gli inizi, un cipresso a definere un luogo particolare, una cappella, un punto di riferimento per chi arriva da lontano e si deve orientare nel cammino.
Barriere di cipressi fitte come i pomodori sono spesso messe a dimora da americani in cerca di finta vera etruscany e bischeri gli dimorano intorno.

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Francesco Palagi, un vertinese laureato

francesco palagi e monia laurea siena

Se lo merita tutto il bacio affettuso di Monia alle luci della sera di fronte alla Torre del Mangia con la fresca aureolina di alloro e palline rosse di agrifoglio, per aver brillantemente conseguito la laurea in infermieristica alla quasi fine per spiccioli di giorni di un anno per se stesso e la propri famiglia, ricco di asperità e giorni duri e difficili.
Da oggi, non pensare che ti si chiami dottore, ma sempre Francesco, felici tutti, per il tuo grande studio e meritato successo.

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Potare ulivi a novembre

vasco vertine potare ulivi a novembre

Non è ora il momento di toccare qualsiasi pianta, trovandosi alle porte dell’inverno ed esponendo i tagli alle ferite e al rigore del gelo che screpola e distrugge i tessuti.
Alloro, ginepri, siepi, arbusti, avanti tutta, ma forbici e seghetti nei foderi quando si tratta di mettere le mani su un ulivo.
Questo nel dettaglio è un ulivo coreografico accanto casa, che non produce un’uliva neanche per sbaglio e onde evitare di accendere la luce di giorno per l’occlusione delle frasche davanti le finestre e avere un serpaio davanti casa, Vasco, con la foga di un ottantenne energico e mai domo, taglia e getta in terra quanto è in più, per modellare ciò che visivamente divente un ulivo regale.

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Vezio Lusini di San Gusmè

vezio lusini di san gusmè

Stamani il cielo è come se piangesse ininterrottamente lacrime fini e fitte, consapevole di aver portato via un raffinato velluto e broccato al suo paese e a quanti (tanti) lo avevano conosciuto, nella sua bottega di sarto magistrale o come custode della chiesa della Compagnia, spiegando sempre in modo appassionato, la bellezza dell’opera di Pietro Sorri, con la sua Annunciazione o le installazioni del Presepe, dentro o fuori la Compagnia.

Era a San Gusmè negli infausti giorni della Albicocche Rosse e dei Martiri del Palazzaccio.
Un credente, a cui si augura un sereno sguardo benevolo verso chi rimane, certi che, se al prossimo Palio dovesse vincere l’Istrice, torneresti indietro.

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Cartolina fra Domine e San Donato in Perano

Un luogo equamente diviso fra storia e bellezza, quello si annusa passeggiando fra le splendide vigne rigenerate da alcuni anni dall’arrivo di Frescobaldi che ha ridato slancio, bellezza e strisce di verdi leguminose che azotano il terreno.
In questa zona, neanche tanti anni indietro, vennero scavate e rinvenute due tombe a capanna di origine etrusca: una copertura di terracotta a corprire il riposo di una persona ritrovata integra, che aveva tutto l’aspetto, a sentire gli archeologi, di un umile lavoratore dei campi.
Un antenato di tutta questa intensa, emotiva bellezza.

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Berardenga, i selvaggi sul tavolo del Prefetto

chiantisette 19 novembre 2021

Il sempre ottimo Claudio Coli, dalle pagine di Chiantisette in edicola, riaccende la luce su una questione lunga, stagnante, noiosa e insulsa, come la sosta selvaggia nel centro storico e in tutto l’abitato del paese di Castelnuovo, mai tanto presa in considerazione e risolta.
Le persone ligie e normali, utilizzano gli spazi angusti e lo spazio comune per il tempo che necessita per il semplice carico e scarico, mentre una discreta quantità di selvaggi tiene la macchina sotto la porta di casa o con essa impedisce il passaggio di mezzi di soccorso o di persone nella normale vita quotidiana.
Si ha la senzazione che chi ha un comportamento selvaggio venga premiato e faccia sempre i propri comodi (da diversi decenni a questa parte) mentre gli altri sperano di non aver mai bisogno di un mezzo di soccorso o di uscire di casa di fretta prima che il marrano di turno non sia andato via con il proprio mezzo dal mezzo di strada. Negli spazi pedonali, si parcheggia anche meglio.

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