Ezio Berti, scarpaio di Torrita di Siena

ezio berti calzatura torrita

Nella capitale europea del Blues, con anni di ricchi cartelloni dove si sono succeduti i massimi interpreti di questa vena musicale, vede la luce oltre quaranta anni fa un piccolo negozio di scarpe lungo la via che porta a Montepulciano.
Si chiamerebbe “negozio di calzature” in tempi moderni, ma è più rispondente al vero il suono verace di “scarpaio”, un negozio con lo stesso arredamento di allora, caldo, accogliente, in cui il proprietario è anche un punto di riferimento per scambiare due parole e un saluto.
Sovente Ezio porta il nipote in giro per la campagna e gli spiega come era la sua giovinezza, fatta di rapporti fraterni, amicizie, coltivazioni e piante che divenivano punti di riferimento nei racconti e di incontri fra la gente della Chiana.
Molte sono le Leopoldine abbandonate, disperse in campi o incolti o coperti di sola nebbia e di scarsi rapporti umani come i tempi attuali.
Ezio rimane un presidio di cordialità con la sua bottega piena di scarpe e di ottime occasioni per tutte le stagioni, uno di quegli ultimi posti prima di giungere negli abissi dei grandi centri commerciali.

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Il camion del Lasonil

camion del lasonil

Dopo una certa età. gli acciacchi, le congiunture di botte, sforzi, coglionaggini giovanili si imettono in posa e, specie quando si è a letto, inizia il lento indolenzimento, crampi, mal di collo e arti.
E’ per questo che in lungo e in largo, per lo stivale girano senza sosta i camion pieni di Lasonil.

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Calidonio, il cinghiale archeologo del Pian Tondo

Calidonio è il nome del cinghiale etrusco riprodotto nel vaso Francois di Chiusi, rinvenuto nel lontano 1844, e un suo emulo (in tanta carne più che ossa, a giudicare dall’enormità delle fatte che lascia sul terreno), si diletta in frenetici scavi superficiali, in un’area del territorio della Berardenga molto nota e importante, studiata dagli archeologi Matteo Cuccuini (Sapienza di Roma), Jacopo Tabolli (Università di Siena) Alvaro Tracchi, noto storico locale e narrata dal dottor Giovanni Righi Parenti: il Pian Tondo, poco sopra l’abitato di San Gusmè.
E nella parte alta del Pian Tondo, proprio un’istintiva raspata di Calidonio al terreno, riporta alla luce alcuni reperti di laterizio, la cui forma, materiale e tipo di cottura, non lasciano dubbio alcuno sulla importanza di questo sito etrusco.
La parte alta del Piano, suscettibile di pioggie e dilavamento, con le raspate di Calidonio, dimostra almeno una cosa: che non c’è bisogno di grandi scavatori meccanici per riportare alla luce un patrimonio di storia e conoscenza, che quella poca terra superficiale custodisce.

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Il Costituto Senese all’Archivio di Stato

Il Costituto in lingua volgare di Siena rappresenta per l’epoca un notevole atto di democrazia e di trasparenza. Era, infatti, il 1309 quando il Comune di Siena decise di tradurre in lingua volgare l’insieme di norme e leggi che regolavano la vita pubblica, così da renderle comprensibili anche a chi non conosceva il latino, per “le povare persone et altre persone che non sanno grammatica, et li altri, e’ quali vorranno, possano esso vedere et copia inde trarre et avere a loro volontà.

La copia sarebbe stata esposta al pubblico e doveva quindi essere scritta in caratteri grandi e leggibili, e doveva essere fissata ad una catena di ferro che ne impedisse il furto e la manomissione. Un grande segno di civiltà, di giustizia, di garanzie politico-istituzionali. 

Chi governa, si legge nel Costituto del 1309, deve avere a cuore “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”.

Un innovativo senso politico per quella classe dirigente per cui, con occhi moderni, potremmo dire che il bene della collettività dovesse necessariamente passare dalla condivisione e dalla trasparenza e fosse al centro degli obiettivi del governo.

Il Costituto è conservato dall’Archivio di Stato di Siena ed esposto periodicamente nel percorso della mostra documentaria. Fonte: Archivio di Stato di Siena.

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Il daino nemico del pino

daino corna pino corteccia vertine

Quando il prurito delle corna prende, c’è poco da pretendere, occorre grattarsi celermente e con un trattamento dell’intelaiatura a base di corteccia e resina di pino, le corna si mantengono fresche, brillanti e lucide, come una macchina appena asciugata con una pelle di daino.

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Bonifica da calcinacci del bosco di Paiolo

piazzola paiolo

Piazzola del bosco di Paiolo, comodo approdo per coppiette in cerca di intimità, ma anche facile spazio in cui deporre i propri oggetti in esubero per uno smaltimento facile, poco laborioso e indegno modo di eliminare il superfluo, tenuto conto che, nel capoluogo, esiste da anni uno spazio gratuito che accoglie questi piccoli oggetti di edilizia.
L’amarezza di fondo è legata al fatto che sarà breve il tempo nella quale questa piazzola, resterà pulita.

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Pian Tondo secondo Giovanni Righi Parenti

Nel libro “La storia del Chianti” di Giovanni Righi Parenti (farmacista, erborista, scrittore, poeta, storico e cultore del buon vino e del buon cibo) dedica ben due pagine dense di notizie sul Pian Tondo, il colle che sovrasta San Gusmè, luogo di studi e di scavi archeologici, condotti nella primavera del 1977.

Sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica della Toscana, per circa un mese, vennero in loco condotti gli scavi sotto la direzione della dottoressa Anna Talocchini e l’assistenza tecnica di Enzo Mazzeschi.
I primi sondaggi iniziarono nel settore ovest del pianoro e portarono alla luce una lunga canaletta, dove ammassati, vennero rinvenuti resti di terrecotte e ceramiche.
La canaletta aveva direzione nord – sud, profonda 80 centimetri, conteneva i materiali rinvenuti per 45 centimetri.
Il recupero di questo materiale occupò la gran parte del tempo, resti di elementi architettonici, nella parte superiore e vasellame in quella inferiore, ma resta da individuare l’origine di questo canale, che al momento sembra estraneo alla costruzione individuate successivamente.
Ci sono comunque i resti di una costruzione che fanno ipotizzare si tratti di un luogo sacro.
Il materiale architettonico recuperato nella canaletta è composto da embrici e coppi, ma sono presenti frammenti di pannelli decorativi e lastre lavorate con motivi quadrangolari e rotondi, antefisse a volto umano, protome, un pinnacolo, il tutto realizzato con una cottura non uniforme. Per i vasi è presente il bucchero, poculi, tazze e kyliz.

Lo scavo nel settore est del pianoro ha portato a conoscere un sistema di palificazioni molto complesso di cui sono restate le buche, con tracce di legno carbonizzato e pochissime presenze di materiale fittile, frammenti di tegola, frammenti di lastre di rivestimento, piccoli pezzi di ceramica in bucchero, mentre sono presenti pietre di alberese, alcune delle quali, hanno cenni di lavorazione.
Del complesso a doppio colonnato, è stata scavata la parte angolare del fronte est, per una lunghezza di 44 metri e la parte nord per 24.
Dai sondaggi effettuati, parrebbe che il colonnato contorni un vasto cortile centrale, altra canalizzazione con pietre e lastre è situata al centro del presunto cortile.
Nel fianco ovest – sud sono stati rinvenuti alcuni doli in frammenti, sempre dal fianco della collina è venuto fuori un rocchio di colonna in pietra.
Si è notato in tutto lo scavo, una mancanza di metallo ad eccezione di una consumata lamina in bronzo.

Basandosi sui resti architettonici, si presuppone l’insediamento in epoca arcaica, nella metà del VI secolo a.C. e il suo sviluppo entro la fine del V.

Senza ulteriori scavi resta impossibile scoprire le cause dell’abbandono dopo un così breve periodo, ma si può concludere che le costruzioni fossero in gran parte di legno, con tetto e parte delle pareti in laterizio.

Fonti: Relazione preliminare dell’Ispettore E. Mazzeschi alla Soprintendenza in data 3.3.1977 e del 30 agosto 1977.

Pubblicazioni e studi su alcuni vasi arcaici della zona del Chianti della dottoressa Bocci

La Nazione, pagina 7, Cronaca di Siena del 29 novembre 1977

Le origini e miti archeologici, Edizioni Olschki, Firenze, catalogo esposizione di una mostra ai Magazzini del Sale, Palazzo Pubblico Siena
Giovanni Righi Parenti La storia del Chianti, Edizioni Polistampa 2005

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Il Supercazzola day al Giardino Segreto di Camollia

La mattina presto l’insigne luminare professor Sassaroli, si aggira ramingo per via Camollia con un mazzo di calle e un innaffiatoio, piccolo verde, vuoto.
Poco più avanti l’Architetto Melandri ha appena preso di bischero dalla signora dell’ultimo piano del palazzo a faccia della chiesa dei Cavalieri di Malta, mentre le cantava l’atto primo dell’opera dei cinque madrigalisti moderni.
Sotto il piccolo tendone verde di un fruttaiolo caro assaettato, trovava riparo dall’umido della guazza del mattino il conte Mascetti, per la salvaguardia del suo cappottino nuovo, un cashmirino di Zanopetti.
Del Necchi, non è dato sapere, il Perozzi, appena uscito dal giornale, non se la sentiva di rientrare fra quattro mura e si trova attualmente a mettere in atto i cornetti freschi dell’indomani al fornaio.
Poi c’è il Giardino Segreto di Camollia, dove, fra spezzoni dei film, magliette e felpe con le frasi rese immortali dalle pellilcole dei cinque zingari, si è proceduto in un brindisi con calici appoggiati su delle funzionali sotto coppe di peltro, per degustare i vini della Tognazza, l’azienda di casa Tognazzi.

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Il Mercatino di Natale nella Berardenga

Nel genere dei mercatini natalizi, quello di Castelnuovo Berardenga, si distingue da sempre per l’originalità e la qualità dell’opera di ingegno e di artigianato che viene proposto al sempre più affezionato pubblico che interviene.
Nasce da un attento lavoro di intreccio e cura nella selezione e scelta degli espositori, che da sempre propongono articoli unici e originali (curati dalla maestria di Katy Cherubini) a cui si uniscono le note della Banda Musicale Pietro Guideri, che propone musiche a tema, il cavallo e la carrozza, che portano in giro per il paese bambini e gli adulti che la sanno lunga, i fornelli della Società Sportiva, gli Escursionisti della Berardenga che portano in giro chi ha voglia di muovere le gambe, e, menzione d’onore per il personale della Misericordia che colora, incolla, inventa oggetti artistici e propone, per pochi, ma raffinati conoscitori dei graticci realizzati a mano con un magistrale intreccio di vitalba, che sono in pratica delle robuste racchette per giocare a tennis, oltre a essere pratici giacigli da frutta.

Fonte: Il Gazzettino del Chianti

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Luca

luca mugnaini e gilberto simoni eroica 2017

L’allerta per le notizie tremende che giungono a fine giornata non è contemplata fra le varianti delle possibili legnate che improvvise capitano in ossequio a una giornata schifosa di pioggia.

Che il tempo determinato ci è dato, sia gustato in ogni stilla di sudore, amore, passione, rombo di vespa e controllo che le biciclette in partenza all’Eroica siano state costruite in tempi pertinenti.

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