Le Marangole, un podere del Chianti

“Per un podere di montagna, il quale frutti al Padrone in Grano, Vino, Olio, Castagne, Bestiame Vaccino, Pecorino e Porcino, ed abbia bisogno, fra il Bestiame e le Terre lavorative di una famiglia per esempio di 12 o 14 persone in tutto, gli conviene una Casa, che abbia tutti i necessari requisiti ai suddetti capi d’entrata, e cioè a terreno: Le Scale buone, comode e luminose.

Una spaziosa Chiostra o Corte murata attorno. Un Pozzo o Cisterna abbondante di acqua buona e fresca. Un Forno capace di tre staja di pane. Una stanza per il telajo delle Donne, per i Ferri de’ Lavoratoiri,Ceste, Corbelli, Graticci, Pale, Basti, e altri attrezzi de’ Contadini.

Tante stalle, quanti sono i generi de’ Bestiami. Una Tinaja. Un Cigliere, o cella, o Cantina.

Una Caciaja, e stanza per fare il burro. Un Seccatojo per le Castagne, e stanza per Ghiande.

Una Capanna, e Fienile. Una Coperta per i carri, e Tregge. Altra per i Conci. Un Gallinaio.

L’Aja per battere. Nel primo e ultimo piano: Una grande stanza per Cucina e per mangiare tutta la Famiglia, detta ordinariamente la Casa.

Tante camere di due letti per ciascheduna secondo il numero della Famiglia opportuna al Podere. Un Granajo per le raccolte del Contadino. Una stanza per distendere le Olive, la quale si può cavare sopra la Cucina, con un Palco semplice di Tavole.

Un Verone o Loggia, o Terrazzo coperto per le faccende nel tempo di pioggia. Una stanza o a terreno, o sopra per il Padrone a guisa di magazzino. Una Colombaja.”

Renato Stopani: La casa colonica in Toscana, casa editrice Le Lettere 2006

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Zagor corre l’Ecomaratona del Chianti 2019

Lo Spirito con la scure, lascia per qualche giorno la foresta di  Darkwood e si invola fra le vigne del Chianti e della Berardenga d’autunno, percorrendo i canonici 42 chilometri della Maratona.

Una casacca rossa inconfondibile che ha pienamente onorato le soste e i rifornimenti nel modo che al suo piccolo e famelico Cico, sarebbe piaciuto.

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Ecomaratona 2019: partenza da Brolio rifornimento a Podernovi

Il Chianti e la Berardenga si vestono con i loro indumenti migliori, tinti di caldi colori autunnali per accogliere la fiumana di gente suddivisa nei vari percorsi che si snodano fra boschi, vigneti, castelli, case coloniche intatte, altre, definitivamente altra cosa.

Partenza alle 9.30 dal castello di Brolio, duecento metri di discesa bianca con finale di curva a gomito che immette nella strada a mezzaluna circondata di ulivi e si inoltra fra vigne appena vendemmiate e impronte ginniche si sovrappongono a zampe ungulate.
Dopo 17 chilometri  scoscesi e arditi, primo rifornimento a Podernovi, che i primi tre atleti, con le ali ai piedi neanche prendono in considerazione, mentre i successivi, senza velleità di vittoria se non esserci e vivere le meraviglie di questi territorio, prendono con più pace con scambio di battute e rendendo onore al rinfreschino.

Fra il primo atleta e l’ultimo, dopo 17 chilometri è passata un’ora e mezza abbondante: il primo volava, l’ultimo, a torso nudo e con le racchette, beato, sembrava andasse a funghi.

Al traguardo della 42 km, primo fra gli uomini è giunto Massimo Gazzotti, fra le donne è arrivata prima Giovanna Albertini.

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Ecomaratona del Chianti 2019: partenza con i calici per cantine

C’è chi la vita la prende a corsa per non arrivare mai da nessuna parte, e c’è chi la piglia di un passo giusto, il che gli permette di fare, andare, vedere, partire, sognare… un altro are con cadenza toscana, che qui non è il caso di dire.

Poi, per stare all’Ecomaratona, ci sono vari modi di interpretarla e di vedere di quanta bellezza si contorni e si vesta.
Chi ha il fiato per correrla, chi invece la piglia con calma e parte, con il calice al collo, con un passo quieto, accompagnato da chi il territorio lo conosce nei suoi incanti, soprattutto nelle sue cantine e nei suoi punti di ristoro confortanti.

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Ecomaratona del Chianti 2019 in notturna

Poco prima di cena, sono ottanta le fiaccole accese per evidenziare il percorso in notturna attraverso la Villa Chigi Saracini e poi il centro storico di Castelnuovo per un totale di 750 metri da percorrere due volte a passo di corsa.
Un preludio sostanzioso di bellezza architettonica ad altri due giorni che di dipaneranno fra le bellezze naturali della Berardenga autunnale scandita da vigneti che sembrano dipinti e singole piante coperte di colori pastello.

Domenica la partenza della maratona dal Castello di Brolio, sabato i giri per le botti che riposano nelle cantine e passeggiate tranquille in luoghi d’autore visitabili sempre da chiunque in vena di sognare bellezza a occhi aperti. Fonte: Il Cittadino

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Torre a Castello, dove L’Eroica dura tutto l’anno

Ben prima che si scortecci il buio, lasciando spago ai primi sbadigli dei raggi del sole, dal lago di Torre a Castello, si forma un corteo di nebbia montata a velo che si alza e diffonde nebulizzando di umido gobbe, scese, salite, binari di treno, pecore e cani guardiani.

Un lumino che avanza nel buio non è un fuoco fatuo, ma un temerario ciclista che coperto di giornali assapora la fine del buio e l’inizio del giorno macinando tubolari sul breccino.

Viene dalla mitica cima del Monte Sante Marie e saluta felice, aspettando sereno che un trattore con un marchingegno strano svuoti e ripulisca le fossette della strada a sterro.

Intanto la nebbia a velo si sofferma e ammolla, scivola e si dissolve piano dipanandosi alle basi dello scoglio che sostiene la capitale delle Crete: Mucigliani.
Sotto la stalla del cavallo guardone giunge un bullettaio ciclistico che in compagnia di due amici brasiliani si involano beati pedalando verso le Sante Marie.

E’ così ogni volta, è così tutto l’anno, fra l’improvviso rumore dell’alzarsi di uno stormo di piccioni, lo scricchiolare di tubolari nel breccino, è il suono caratteristico di questo piccolo, imponente angolo di mondo.

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Rosato da salasso e bistecca

Sangiovese, canaiolo e un accenno di malvasia, fermentano nel tino, mentre una piccola parte, estorta al tino per salasso, fermenta da sola senza bucce, per le cene in piazza le sere d’estate, qualcosa da mettere in frigo c’è.

Un colorino pallido ma con la giusta acidità che permette di utilizzare questo rosellino per ogni evenienza, intanto, mentre il salasso dal tino, è stato fatto,meglio mettere in moto la bistecchiera, prima che se ne abbia a male.

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Camminare tra funghi e castagne

Il respiro nel bosco umido d’autunno, quello che nasconde sotto le foglie di castagno qualche raro riccio appena schiuso, con poche castagne intorno perchè divorate dai soliti, famelici cinghiali e passi innanzi, mentre le foglie cascano, verso il dirupo o la risalita a seconda delle condizioni del sentiero.
E nei punti, dove più costante è il guazzetto, la nascita di funghi multiformi e colori.

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Il Paviment’Unto a Castelnuovo Berardenga

Mentre alla Villa a Sesta si svolge la prestigiosa rassegna gastronomica del Dit’Unto, che porta migliaia di persone nel piccolo borgo della Berardenga, allietate dal buon cibo e dal paesaggio suadente e armonioso della campagna autunnale, a pochi chilometri, si svolge la solita rassegna di installazioni poco mobili di automobili nel centro storico.

Invogliati dalla bella giornata e dall’affluenza al Dit’Unto, molte persone si muovono e vengono ad ammirare anche la parte più antica del capoluogo.

Qui, sotto la Torre dell’Orologio, sensi unici presi al contrario, installazioni quasi perenni di auto di produzione italiana e tedesca, si muovono tanti turisti che fanno foto a queste installazione d’arte moderna negli scorci più caratteristici.

Le chiazze d’olio da motore riversato sulle lastre nelle piazzole fisse di sosta, sono la risposta del centro maggiore al Dit’Unto: il Paviment’Unto.

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Vendemmia al porcello arrosto

La mattina, l’umidità sulle foglie, le illumina come aureole di vergini al sole, mentre sopra l’uva c’è un effetto leggero di lacrime a aghi di brina puntigliosa.

Provvede il calore a distogliere l’effetto ottico che si invola per aria sotto forma di vapore, le mani nude nel cogliere lavate da una sensazione fresca che ritorna mosto appiccicoso quando il tutto si riasciuga.

Prima carbonica che si sprigiona dai tini di fermentazione, panieri e cassette della raccolta da lavare, il trillare di un pompa nel rimontaggio all’aria del vino a divenire.

In fondo  niente di nuovo al mondo da quando esiste l’uva: cambiano solo gli utensili, i tempi e le persone che ci girano intorno.

Gli indolenzimenti di schiene e braccia si assestano quando a tavola compare un trancio di porcellotto arrosto accompagnato dal vino dell’anno prima.

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