Terra Mater, le opere di Andrea Roggi a Cortona

Solo le montagne e gli alberi non si muovono, ma ciò non vale per gli ulivi, il cui tronco, per opera di un Maestro assoluto di originalità, pensiero e sentimento, si aprono in due corpi complementari per la vita, dalle radici uniche che affondano esistenza e nutrimento nel pianeta e con gli arti che da rami si aprono a braccia di gronde e di ulive, per far capire un pensiero universale, che consiste nell’essere calati nella natura o si è destinati a non essere un infinito oblio.

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Se vuoi un bell’agliaio semina a gennaio

Lo dice anche la tradizione popolare che per avere del buon aglio, si deve seminare ora, nella fase di luna calante di questi giorni.
L’aglio dei negozi e dei supermercati, spesso vedono la penisola al momento dello sbarco e sanno di un sapore strano, oltre ad avere spicchi grandi e inutili.
Questo seme è aglio rosa di Sulmona, che pur messo nella terra arida del Chianti, sarà una base eletta per agliare i salumi, per accompagnare da fresco i caci pecorini, per una strofinata sul pane, per le perle da forno che necessitano sempre della sua presenza.
La cenere sopra la terra smossa e il seme, fa da corazza protettiva alle gelate.

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Berardenga, piange il telefono della Biblioteca

regina elisabetta II chiama la biblioteca berardenga

Anche sua Maestà Britannica la Regina Elisabetta II, desiderosa di apprendere notizie su un libro introvabile dedicato al sito archeologico etrusco del Pian Tondo, ha provato numerose volte a chiamare la Biblioteca Comunale di Castelnuovo Berardenga, non trovando risposta.
Lo stesso accade anche a molte insegnanti della scuola elementare e della scuola media (quella nei container) di chiamare la Biblioteca per avere informazioni sulla presenza di un testo, ma uguale, la medesima non risposta, come per la Regina.
Anche genitori delle frazioni intorno, chiamano per sapere di libri che i loro pargoli necessitano, ma nessuna risposta.
La Regina Elisabetta, nel suo castello di Windsor ha avuto lo stesso problema: un vecchio telefono che non riceveva le chiamate, fatto sostituire da Carlo, con un semplice cordless, da poche sterline, quando è andato a fare la spesa alla Coop di Londra.

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Nano maledetto, non sarai mai eletto

Camera dei Deputati - Elezione del Presidente della Repubblica - 2da votazione

Anche se non sembra, non è una pagina di attualità, ma di storia, ai tempi in cui il non molto lungo senatore aretino Amintore Fanfani sognava di poter accedere da inquilino al Palazzo del Quirinale.

Era il 1971, Quinta Legislatura di epoca repubblicana, si doveva eleggere il sesto Presidente della Repubblica e un estenuante numero di votazioni non portava da nessuna parte.
Il Presidente del Senato Fanfani, come detto, ambiva a salire di ruolo, da seconda a prima carica dello Stato, ma i suoi avversari più temibili erano nascosti fra i pruni e i rovi del suo medesimo partito.
Franchi tiratori, serpi e veleno, portarono all’elezione di Giovanni Leone, ma Fanfani, da Presidente del Senato, non potè fare a meno di leggere e annunciare all’assemblea delle aule parlamentari riunite, un voto si alla fine dei conti nullo, ma di fatto sintesi delle votazioni in corso: “Nano maledetto, non sarai mai eletto”.

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La peste suina africana

cinghiale protetto da peste suina africana

Mancava solo la peste suina africana, malattia virale, letale per suini e cinghiali a rallegrare la bontà del momento, ma di buono c’è che la malattia non è trasmissibile agli esseri umani.
Fra le cause e le fonti di trasmissione, secondo l’EFSA, c’è il contatto con animali infetti di suini allevati all’aperto, come l’ingestione di carni o di prodotti di carni di animali infetti, scarti di cucina, broda a base di rifiuti alimentari e carne di cinghiale selvatico infetta (comprese le frattaglie).
Come se la popolazione spropositata e priva di controllo di questi animali, spinti sempre più verso le città e l’alimentazione presso i cassonetti dei rifiuti della nostra inciviltà, prima o poi, non portasse a temibili conseguenze.

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Il freddo fa le foglie rosse

foglie di gelsomino e vischio gennaio

Il freddo, arrossa le foglie di gelsomino, che sembra abbiano il sangue in pelle per il bruciore.

Al contempo, dalle querce su cui cova da parassita il vischio, cascano piccole bacche gialle, belle a vedersi e fondamentali per la realizzazione della pania, il materiale collante dei tempi antichi.

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Villa Chigi Saracini (Ex) Giardino della Musica

Sia che si arrivi dal Chianti, che dalle crete, il perimetro della Villa Chigi Saracini, abbraccia tutto l’abitato di Castelnuovo Berardenga: due  enormi cancelli in ferro battuto, sorvegliati ai lati da  guardinghe aquile in granito , e un altissimo muro in pietra fanno intravedere l’imponente villa, ma nascondono un tesoro inestimabile, il giardino della musica. Sparsi per i viali delimitati da siepi miste di viburno, bosso o pittosporo, si ergono i busti di musicisti famosi, come Vincenzo Bellini,e Antonio Vivaldi solo per citarne alcuni.

 Il complesso urbanistico è stato disegnato e costruito dall’architetto Agostino Fantastici, celebre anche per il parco di Villa Arceno, nel 1830, ed è animato da collinette, radure e un laghetto e delle fontane, che una volta formano dei curiosi giochi d’acqua. Radure, puntellate da statue oppure da alberi secolari, come cedri, pini e una curiosa varietà di thuja con il tronco che si snoda in cinque rami voluttuosi, che pare quasi danzare.

 Per tante cose ricorda un po’ Boboli :il bosco all’inglese, ricco di cipressi, phillyrea e alloro, i viali bordati da siepi e da enormi lecci secolari, il giardino all’italiana  sia superiore che inferiore, con bordure di buxus  e rose antiche, proprio davanti alla villa. Scendendo la doppia scala del giardino all’italiana, verso il lago, troviamo due nicchie, contenenti statue in cotto a sorvegliare un colonnato: è la “Kaffehaus”, un sala ricca di mobili, vasi e decorazioni.

 Guardando l’ingresso dalla Via Chiantigiana, la prima cosa che ci balza all’occhio è un viadotto a tre arcate che serve a sostenere il tratto di strada, che dalla villa ridiscende verso il cancello, dove nello spiazzo di fronte ad esso, domina la fontana del senese Tito Sarrocchi, composta da pesci, tritoni e putti. La villa, le scuderie, la Cappella Gentilizia, la stanza degli agrumi, dove tuttora è presente la collezione di limoni antichi e di quelli baby, il giardino all’italiana e il parco con il bosco alla maniera inglese, costituiscono il polo della residenza Saracini.

Dalla piccola via a mattoni detta della Berardenga, si accede dal paese e dalla Torre dell’Orologio alla tenuta, mediante un piccolo cancello che immette nel piazzale della residenza Chigiana,  dove ha la sede l’Associazione Nazionale Città del Vino, e la prima cosa che ci balza all’occhio, sono due antiche piante di tasso, poste proprio a sorvegliare il complesso architettonico, dando un senso di austerità , ma allo stesso tempo di protezione.
Un ringraziamento speciale a Federica Coradduzza e Stefania Pianigiani di Città del Vino. (2011) Fonte: Stefania Pianigiani, La finestra di Stefania

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Rapolano: un esempio di incultura ediliza in Toscana

Questo non è un cancello realizzato in ferro, motore e fili elettrici, cemento, tubi di corrugato e finto viale di cipressi decantati da un devastatore di paesaggi quale è il Carducci nei suoi tromboni pensieri messi in opportunistica rima.
Questo non è un cancello, bensì è una metafora di come l’eleganza (del lavoro di cesellatura di secoli a opera di contadini ignoranti) sia caduta in disgrazia e di come l’inutile (nelle vesti di un ingresso con un cancello che si oppone al niente in campo aperto) sia elevato al rango di necessità.
Esempio di come la bruttezza e il futile, stiano riducendo la Toscana a cartolina inutile di se stessa, buona per accogliere il tanto capitale da far spendere a chi non sa capire, a chi non vuol guardare, a chi percepisce il bello in quanto costa o quanto luccica.

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La mimosa fiorita di Santa Maria Nuova

In tempi di gelo misto a sole temperato, la mimosa, imperterrita, conduce a compimento di fioritura di fronte all’ingresso dell’Insigne Collegiata di Santa Maria Nuova a Cortona.
Quando si levava parecchio il vin dai fiaschi, come fosse carburante e benzina energizzante per lavoro, una sera d’agosto del 1550, un gruppo di contadini di rientro dall’opera presso il convento delle Celle, a mezza strada con la Porta Colonia, videro per l’aria una figura di donna contornata da quattro ceri accesi che dondolava per aria e per stelle.
Da lì a breve, la speculazione edilizia dell’epoca, fece erigere questa magnifica chiesa, in ricordo della visione da fiasco, fra i cui architetti, figura la massima espressione della storia degli artisti incisa su carta, da cui, la storia dell’arte: Giorgio Vasari.
Molta della pietra che guarnisce i risvolti esteriori, frana o ne è a rischio, il che comporta, per chi vi passa, più che una visione, un biglietto immediato per uno dei tre insediamenti nei quali la Chiesa confina le anime dei defunti, a seconda delle raccomandazioni e del conto corrente.

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Alba in occhi di rondine

alba su rapolano terme

Alta come un cerino, larga con equilibrio bastevole, occhi cavernosi alla raffinata crema di nocciola, sgranati come due finestre sempre aperte sul mondo, sempre chiuse a momenti, o con gli scuri come palpebre impercettibilmente accostate.

In quel tanto di luce bastevole per il filtraggio di un’immagine riflessa su vetro, libro, nota, pellicola, fragranza, che riaccende il tuo volto nella sua infinita suadenza di rondine gagliardamente puntigliosa e romantica.

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