La cannella rinforzata

Particolari che rasserenano l’animo per cura, bellezza, dolenza per l’eventuale danno e risolutezza pratica ed estetica nel risolverlo.
Una bocca di lupo da cui si emana una cannella, pratica per il riempimento della mezzina, ma troppo llunga per resistere a lungo.
Il genio, l’intuito, l’arguzia, il senso pratico estetico di un semicerchio con anello per rinforzo.

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Parcheggiatori Riuniti della Berardenga

Viene da chiedersi come possano ovviare al problema del traffico e della sosta città come Bombay, Calcutta, Città del Messico, Marrakesch o Manila, se in un paese della provincia senese il cui nome è lungo più del centro abitato (Castelnuovo Berardenga) pare di essere nel posto con il più alto esercizio creativo di parcheggio marrano al mondo (che si protrae da decenni) ma non c’è la forza, nè la seria volontà (capacità) di risolverlo.
Persone bloccate in casa nelle ore serali, bambini che non passano con la cartella per andare a scuola, mamme con passeggini bloccate, ambulanze che non riescono a svolgere la loro mansione perchè molti comodi marrani usano a proprio piacimento le aree più comode per la sosta.

Per i visitatori del piccolo centro alle porte di Siena, i monumenti più famosi da vedere, sono ormai le auto in sosta, alcune delle quali, diventate leggendarie, come la Seicento in piazza Marconi e la Golf del centro storico.
Ad un occhio attento non potrà sottrarsi la visuale di quanto olio da motore ha imbrattato le lastre sotto la Torre dell’Orologio, emblema di come vanno le cose e non si risolvono i problemi, in quello che, dopo Arcore, pare essere il paese più bello del mondo.

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La ragazza con la pistola

polvere di stelle monica vitti e alberto sordi

Assunta Patanè è molto contrariata per la mole di “giornalisti” che si sono presentati con operatori al seguito, sotto all’ingresso di un palazzo a due passi da Piazza del Popolo a Roma.
Pare essere l’abitazione di Monica Vitti, grande attrice ritiratasi dalle scene da qualche anno.
Gli inviati delle televisioni si danno il cambio, da davanti al portone di casa, per quelle “fondamentali” notizie su come l’attrice stava, se doveva essere portata in un’altra casa o struttura, se il compagno era presente o meno e altre amenità del genere, che nei piccoli paesi, basta affacciarsi per un attimo ai colonnini, alle panchine di fronte al comune, alla chiesa o a un qualunque bar centro, sono già tutti più aggirnati della televisione e dei giornali su queste “fondamentali” notizie.
Con tale leggerezza di gente, Assunta Patanè riesce a fatica ad abbassarsi, alla morbosità di queste piccole menti, o si discosta, o reagisce mettendo il colpo in canna con una battuta che li seppellisce: “Ma ndo vai, se la banana non ce l’hai?”.

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Berardenga, pulizia dalla Golf del Principe al Gallo Nero

Sembra che il gallo si sia messo due calzettoni turchesi, invece sono dei gonfi sacchi della spazzatura.

Raccolta e pulizia da rifiuti sul bordo strada che va da due bei monumenti conosciuti e inamovibili: il Gallo Nero, simbolo e marchio del Consorzio Vino Chianti Classico, posizionato sul perimetro di una vigna di Felsina, all’ingresso del capoluogo e la Golf parcheggiata fissa sotto la Torre dell’Orologio, del Principe Otto Von Berardenga.
In mezzo la stitichezza umana manifestata in mille oggetti diversi: la bevanda più bevuta è la Red Bull, le sigarette più fumate, stando ai pacchetti le Winston, le mascherine (tante) sono più quelle chirurgiche che quelle ad altra protezione, mentre lo sport più praticato è il lancio dei gratta e vinci perdenti.
Singolare ritrovamento, poco distante dal Gallo, una latta da mezzo chilo di acciughe, che, ben salate, mantengono la sete del marrano le ha gettate. Fonte: Il Gazzettino del Chianti

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Vasco e la vangatura dell’orto in letizia

Vasco non lo sa, ma per la preparazione della terra dell’orto usa uno strumento già conosciuto ai tempi degli egizi e dei sumeri, che lo avevano rapresentato in alcune raffigurazioni.
Messa a mollo qualche giorno per far allargare il legno, controllata la barra di spinta a piede e visto che la terra è soffice come una crostata, umida, ma non molle, si leva la pesante felpa invernale, che getta sopra un muro a secco (che il sole scalda a giornata) diventando così un pregiato punto di riposo e di osservazione della sua tribù di gatti grassi e giocosi.
Una vangata, una rigirata di terra, una vangata, una rigirata di terra, una pedata al gatto che si struscia ai piedi, un’altra vangata e una rigirata di terra, un’alzata di sguardo verso la porta e la torre, verso chi arriva a trovarlo in questo luogo intenso e potente e poi lo aiuta a cercare il telefono, perso o appoggiato da qualche parte.

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Chiude la Polleria di via Montanini

polleria via montanini siena

Dietro al vetro appannato, una pagina esposta dove si ringrazia la gentile clientela che per tanti anni ha aperto la porta a vetri del negozio, portando a casa delle prelibatezze uniche che necessitavano solo di una breve cottura.
Un piccolo negozio che rimaneva aperto solo al mattino: un porto franco per residenti e persone di passaggio che si procuravano sfiziosità già pronte, da infilare in forno o in padella. Un’altra porta chiusa nella bella addormentata Siena.

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Furto di pietre dal lavatoio della Fonte di Vertine

Un luogo della memoria, di quando non c’erano le lavatrici e l’acqua non arrivava nelle case e ogni giorno per bere, lavarsi, fare il bucato, curare gli orti intorno, era un andare e un venire costante di persone che usufruivano e tenevano pulito un luogo comune e pubblico.
Un manufatto importante per un’intera comunità, creato e tenuto in uso dal lontano 1552, tre anni prima della caduta della Repubblica di Siena.
Dopo trent’anni di abbandono, era stata ripulita e riportato alla luce da un piccolo drappello di volontari che volevano rivederla e per rimettere a lustro un piccolo aspetto di una storia importante.
Poco dopo la pulizia (si è nella primavera del 2009) sparirono delle bellissime pietre d’angolo sopra il deposito, il cui interno a volte e a base di decantazione per l’acqua, è un piccolo capolavolo di edilizia messa al servizio di una comunità.

A quel punto era passata un po’ la voglia di tenere quell’antico manufatto alla luce e gli interventi di manutenzione si erano limitati a tenere pulita la strada e togliere un po’ di erba intorno, quanto bastava per renderla visibile.
Si registra adesso un fresco furto di pietre perpetrato ai danni del lavatoio, dove generazioni di donne hanno lavato i panni di casa, dove gli uomini si mettevano a sedere rientrando dai campi e dagli orti.
Al lato della vasca esterna dello strabocco del deposito, sono state rubate diverse pietre che facevano da cimasa, o da piano di lavaggio dei panni, scalzandole, danneggiando il corpo del muro per scarzarle e rimuoverle, togliendo e spezzando il paracarro di pietra serena, posto all’angolo della vasca a protezione delle ruote dei carri, che non arrecassero danno.
Una nuova ferita, inferta da qualche maligno d’animo, a una testimonianza vivente di quando la vita scorreva diversa e lenta e aveva una maggiore considerazione di cosa significasse prendersi cura e usufruire di un bene prezioso e pubblico.

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Tarabaralla

cortona-pulizia-strada

Espressione usata, di solito con valore avverbiale ma col tono di un’esclamazione, a proposito di cose tra cui si vuol fare poca differenza o cui si vuol dare poca importanza; ha accezioni diverse: su per giù, press’a poco: avrà cinquantotto o sessant’anni, tarabaralla; in un modo o nell’altro, alla meglio o alla peggio: cerchiamo di non lamentarci, t. si tira avanti; pazienza, poco male: se fosse tuo, t., ma la roba degli altri non la devi sciupare. Fonte: Vocabolario Treccani.

In sintesi: cinque giorni per verificare quanto lo scollamento fra palazzi e popolani, sia meno divaricato di quanto si creda o si voglia far credere. Tarabaralla.
Intanto si procede alla pulizia del selciato dalla crema caduta dai bignè dei giornalisti, ognuno dei quali ha studiato trent’anni (coronamento dei sacrifici di padri e madri) per aspettare l’uscita dai bar di Mastella (e affini di quà e di là) fresco di zucchero a velo da pasta, sparso sul volto, a mo’ di cipria, e attendere una sua dichiarazione di indubbia preziosità, da trasmettere in mondovisione.

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La bella addormentata di Siena

tramonto siena autunno 2021

Pareva che fosse la città più felice del mondo, con il Partito più bello e inossidabile del mondo, un procedere oliato, una società del benessere, con una Banca che distribuiva utili alle attività sociali, culturali e di cura del territorio.
Un lungo tappeto rosso verso il sol dell’avvenire civile, economico e religioso pieno di ori come gli sfondi delle famose Madonne di scuola pittorica senese.
La corsa di cavalli più emozionante e storica al mondo al cui cospetto sono arrivati re e regine, attori e banchieri, ministri, pasticceri, papi e Pertini.
Che il 2 luglio del 1980, mentre era a una trifora che dava su Piazza, caricando la pipa e guardandosi intorno, mentre vinceva la Contrada dell’Onda, meditava pensieri eversivi, d’ira, d’ironia e d’amore, come è stata tutta la sua esistenza.
Con quel sole al tramonto che accarezzava i mattoni dei palazzi, di quel rosso romantico non sfumato e sincero; di quel fegatello che avrebbe gustato a cena accompagnato da un rosso, anche questo nobile e veritiero, poi avrebbe acceso il fornello della pipa e meditato, solitario e in ciabatte, su una giornata intensa vinta dai toni della forza del mare e colore del cielo, felice di aver portato i mattoni sul groppone in Francia quando da esule faceva il manovale, felice di aver contribuito a portare i mattoni per creare una Repubblica pagata con il sangue e la galera che non può essere persa da chi la usa per interesse personale o di carriera.

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Miseria e ignobiltà al castello di Brolio

E’ una piazzola ambita, quella che si trova a poca distanza dal castello di Brolio, comoda, con ampio spazio per la sosta, discreta, perchè riposta dalle piante e perchè sono rare le persone di transito, in questa stagione, specie nelle ore serali.
Solitamente questa piazzola e questo cassonetto, ricevono materiale di passaggio, ma anche dalla Berardenga, non sono pochi che riversano qui i loro materiali ingombranti.
Cosa assurda, sapendo che poco distante hanno il magazzino della SEI di Cornia, ma anche il problema che i loro cassonetti sono a scheda, quindi per loro troppo intelligenti, anche se molti, nella zona, non hanno difficoltà a gettare tutto nella carta o nell’organico, per l’apertura più capiente.
Stavolta, qualche pendolare del sudicio, si è superato, lasciando per strada una cucina a gas, sedie da giardino, barattoli da vernice e all’interno tubazione per l’irrigazione a goccia, ruote con cerchioni e il massimo della finezza di una colonna e la vasca di porcellana di un lavandino, in mezzo a chissà che altro. Fonti: Il CittadinoIl Gazzettino del Chianti

La SEI è già stata avvertita di questo scempio e provvederà quanto prima alla rimozione.

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