Altra nebbia a Vertine

Fenomeno atmosferico che prende corpo dalla ex vigna di Gamba Gialla, si gonfia di bile, si innalza per l’aria gonfiata dalle correnti, ma perde efficacia per la bellezza del creato e di nuovo torna ad essere nebbia pura e semplice lontana dalle invidie, che accarezza e bagna di goccioline d’acqua questo spicchio di mondo.

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Gli arti delle querce senza foglie

Si gnudano di idee stanche e di genti inutili che si pensano sublimi correntisti direzionali invece che di filiale, scalpano i sogni e li rendono monete.
Non sono verginali quelli che si reinventano alternativi per riprendere il possesso del barroccio: meritano ghiande, ma tirate con la fionda.

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I ticket non pagati della ASL 7 di Siena

burocrazia foto da l'intraprendente

In questi giorni il centralino della tesoreria della ASL 7 di Siena è reso rovente dai cittadini che si sono visti arrivare gli avvisi di pagamento delle prestazioni sanitarie insolute, effettuate dal 2008.

Fin quando la ricetta del medico non è stata gestita elettronicamente, la ASL non aveva provveduto a fare dei controlli sistematici sui ticket non corrisposti, fidandosi fin troppo delle autocertificazioni degli utenti sul diritto o meno dall’esenzione dei ticket oppure ritenendo che il cittadino prima o poi versasse il dovuto.
Questi controlli hanno battuto a tappeto gli anni a ritroso, senza però considerare prima dell’invio della cartella che per un errore, una dimenticanza, un vizio di forma, molte delle lettere inviate non hanno tenuto conto che il paziente aveva veramente l’esenzione o è deceduto, in sintesi, non sono stati incrociati i dati con le anagrafi e gli uffici tributari.
Un fiume di lettere a cittadini ignari che hanno preso d’assalto il centralino mandando il servizio quasi in corto circuito, quando i furbi delle autocertificazioni, spesso anche dei “dirigenti d’azienda nullatenenti”, si godono impunemente delle prestazioni sanitarie gratuite, togliendo a chi veramente ha bisogno.

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Nebbia nelle Crete Senesi

L’infinito andare, il tempo di coniugazione di un verbo o i celeberrimi versi di Leopardi messi a memoria e dimora sui banchi elementari.
Una nebbia che si impenna e si apre, ridiscende e ammolla fronde, giubbe, erbe e zolle, uno sguardo eloquente e arguto. E il naufragar m’è dolce in questo mare.

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Lo chef Sonasega Susughi

coccinelle nel piatto foto da bellarnice

La difficoltà più grande risiede nel fare bene le cose semplici e portarle sulla tavola quando è l’ora.
Generazioni di persone si sono alimentate mettendo insieme quanto l’orto, il campo, il bosco, il pollaio, l’oliveta, la stalla e qualche filare di viti potevano offrire alla signora che doveva mettere insieme la benzina per il motore dei propri familiari.
Nascono da quello che c’era la bontà di cose fatte con arte, ma anche con la fantasia come la farinata con i bozzoli di pane secco fritti in poco olio, la minestra di patata o di tre ceci passati o le patate a buglione con il seme di finocchio, fino a scivolare nella regina dell’inverno toscano che è la ribollita.
Il bello di tutta una serie di piatti semplici e per questo difficili è che in ogni borgo ogni famiglia ne ha una propria versione ereditata dal mettere insieme quello che c’era e dalle esperienze e da qualche tocco personale nelle generazioni si alternavano.
Poi è arrivato chi ha capito il senso e la bellezza di questa ricchezza e l’ha scritta, messa su carta, divulgata e fatta conoscere, si tratta di personaggi del calibro di Mario Soldati, Luigi Veronelli, Giovanni Righi Parenti, Aldone Fabrizi per la cucina romana e pochi altri, non citando un certo signore di Forlimpopoli.
Il tempo ha decomposto la memoria, l’industria ha decomposto il gusto e sono nati opinionisti che spiegano e scrivono il peso degli ingredienti della ribollita con qualche chef che la fa con i gamberoni affogati nel cavolo nero mentre la spiega su qualsiasi canale televisivo o ne scrive o ne fa seminari o fa bere tè verde havaiano con il rigatino arrotolato o gente che fa la fila giorni, per mangiare una cipolla caramellata invece che cuocerla lentamente sotto alla cenere calda e condirla con sale, pepe, olio bono e un filo d’aceto.
Niente è più difficile delle cose semplici, ma queste non si possono spiegare…. vanno solo sapute fare.

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L’ape arancione che scanza le buche

l'ape che scanza le buche

Un’ape 50, arancione bordata di nero che ricorda tanto la mitica nazionale olandese di calcio anni ’70, con la bandiera sudista da un lato, il conigliolo di Playboy dall’altro e sulla cabina di pilotaggio e un motto sulla spondina del cassone per quanti da dietro la vedono traballare lungo il tragitto: non è per eccesso di vino, ma per scanzo di buche.

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Si spengono le luci

Fra poche ore i bidelli tolgono il catenaccio alle scuole e i dipendenti dei comuni o delle ditte appaltatrici staccano la spina delle luminarie che hanno rallegrato i giorni di festa.
Tutto pare che torni alla normalità, ma nell’appiattimento successivo alle festività sono vivi solo i panettoni e i pandori superstiti, da inzuppare nel latte a colazione, prima di partire per le ampie sfere quotidiane.

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Stefania Pianigiani, una giardiniera del Chianti Storico ai Soliti Ignoti di Rai Uno

Cosa ci fanno insieme una raddese, una castellinese e una gaiolese incontratesi per caso a Milano? Il Chianti Storico! E’ questo uno degli indizi dati da Stefania Pianigiani per far indovinare la propria professione alla concorrente del programma quotidiano di Rai Uno “I soliti ignoti”, nella puntata andata in onda venerdi 5 gennaio sulla rete ammiraglia.

Fra gli otto partecipanti che devono fornire indizi sulla loro professione o sui loro hobby, anche due volti noti: Marino Bartoletti, giornalista sportivo e volto dei tempi di Fazio di “Quelli che il calcio”, ora commentatore del Giro d’Italia e lo scugnizzo ex caschetto d’oro della canzone napoletana, Nino D’Angelo.
Per quanti da casa hanno assistito al programma e conoscono Stefania Pianigiani, non era difficile dire che fa la giardiniera, ma l’arguzia della concorrente con l’indizio “tutte le volte deve ricominciare da capo” è subito riconducibile al fatto che raccoglie foglie nel parco.
In una versione diversa dal programma, quando compie i lavori di giardinaggio o quando è la Maestra di Campo nell’Oliveta di Vertine.

Fonte: Il Cittadino

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Nebbia a Vertine

Prima che caschino le foglie, prima che il freddo e il vento gelido rattrappisca i piccioli e siano trasportate per aria dove il caso vuole finiscano a marcire sotto le gocce umide del pioggia, sotto la fine trama umida di una nebbia avvolgente.

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Il lama dell’Osteria della Passera: il Chianti non è pieno solo di cinghiali

Al piccolo trotto, un lama procede sulla strada provinciale 408 in direzione Siena, all’altezza dell’Osteria della Passera, nel comune di Gaiole in Chianti.
Dietro alcune macchine in colonna per permettere all’animale la sua tranquilla sgroppata finchè, in senso opposto, non arriva un auto che dietro una curva deve penare non poco per scansare il lama che sbuca improvvisamente in mezzo alla strada.
La bestia, cambia direzione e si butta sulla destra, risalendo sul ciglio, dove trova l’ampia fascia pulita della linea elettrica e da li, docile e tranquilla, si mette a guardare divertita le persone che hanno corso il rischio di investirla, perchè di una femmina si tratta a giudicare dalle mammelle gonfie.

Nel Chianti, adesso, non solo i soliti noti cinghiali e daini che allevati a pane e mais per i boschi contribuiscono alla pericolosità delle strade e alla  distruzione delle colture e del paesaggio con il proliferare di reti e recinzioni di ogni tipo.

La sordità dell’Amministrazione Regionale al problema allevamento fauna selvatica, non trova una soluzione da un quindicennio, ma al contrario si vedono amplificati i danni, con gravi conseguenze per l’occupazione in un territorio che vive quasi esclusivamente di turismo e di agricoltura.
Il territorio del comune di Gaiole in Chianti non è nuovo alla presenza fin nei centri abitati di questi docili animali (pericolosi per la viabilità) nelle frazioni di Nusenna, Brolio, Montegrossi, San Vincenti e ora all’Osteria della Passera, questi quadrupedi sputacchieri, vogliono farsi coccolare dalle persone.
Un tempo i lama si potevano vedere solo nel Sud America, oppure nel Parco Naturale di Cavriglia, in provincia di Arezzo, adesso vivono fra le mandrie dei cinghiali del Chianti.

Fonti: WeChianti La Nazione –  Il Cittadino –  Radio Siena TV

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