Gli effetti della gelata primaverile 2017 sulle viti da potare

Viti lanciate nell’esuberanza vegetativa come uno scalatore lanciato sulle rampe della cima Coppi nelle prime pedalate di un’arrampicata che gradualmente porta al risultato ostinato del traguardo da tagliare, magari non vincendo, ma arrivando sicuramente nel gruppetto dei migliori insieme alla Maglia Rosa.

Accadde questo la scorsa primavera, quando le viti, con i rapporti da montagna erano forti di un inverno mite che le aveva gettate con forza verso i tralci, i pampani, l’uva da fiorire che avrebbe dovuta essere un gran vino.
Una foratura improvvisa, il gelo della fine di aprile, ne compromise la forza, le aspettative, il traguardo e a ripresa ripartendo da ferme, dalla corona che in qualche modo avrebbe dovuto rigenerare qualche sparuto razzolo che sarebbe dovuto essere il capo da cui far rinascere la vita.
E ora, con le forbici e il seghetto riflessivi su cosa tagliare, lasciare, amputare, rinnovare per ridar fiato e frutti a queste generose piante con i piedi ben piantati in terra e l’innata voglia di ricominciare, anche con quei minimi gemrogli possibili.

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Siena: i capanni – dehor di San Domenico

Mentre il sindaco di Firenze (il centro storico è Patrimonio dell’Umanità dal dicembre del 1982) Dario Nardella, ha in mente di ridefinire, se non smantellare una serie di capanni – dehor, a Siena, (città il cui centro storico è Patrimonio dell’Umanità dal 1995) non si è mai preso in considerazione il fatto che tutta questa serie di installazioni, utilizzate per la sosta al coperto di clienti di bar, ristoranti o pizzerie, poste nel luoghi di maggior pregio (Piazza del Campo compresa) siano oggetto di una riflessione per l’impatto visivo che hanno in un contesto storico e di pregio.
Ha destato scalpore in città la celere rimozione, (per  motivi di decoro urbano) poco prima di Natale di una luminaria con un paio di orsetti bianchi posti davanti a un noto ristorante in via del Capitano per dare un tocco di vivacità e allegoria per il periodo delle feste, ma non si è mai preso in considerazione l’impatto che i dehor hanno negli scorci unici della città del Palio.
Certo, Siena è una citta turistica e accoglie flotte di persone, che forse sono abituate, o non possono fare a meno di gustarsi un trancio di pizza seduti dentro una struttura di ferro e plasticone trasparente, riscaldate con grandi stufe per permettere ai clienti di stare fuori anche d’inverno e godersi il panorama.
Con il Duomo e il centro storico davanti e la Basilica di San Domenico alle spalle, in via Camporegio, ci sono ben tre locali attaccati l’un l’altro, che pagano sicuramente un caro uso del suolo pubblico al comune di Siena, ma l’effetto visivo che si ha, sia di giorno che di notte su questo meraviglioso angolo di città, stona ed è tanto impattante.

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La seconda finestra più piccola del mondo

vertine la seconda finestra più piccola del mondo

La finestra più piccola del mondo si trova senza alcuna ombra di dubbio in piazza Postierla a Siena, nel palazzo della Soprintendenza, mentre la seconda finestra più ridotta al mondo, si trova nel Chianti, in un borgo fortificato, caratteristico per aver avuto in un passato non tanto remoto, le mura difese da un sistema di sette torri.

Appena si scorge, persino molti degli abitanti o delle persone che ci passano davanti ogni giorno, se ne sono mai accorti.

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San Donato in Perano: la poltrona a scacchi per ammirare il tramonto sul panorama più bello del Chianti

San Donato in Perano, una delle strade più belle del Chianti, a corredo di una fattoria risorta e tenuta come un giardino da quando è stata rilevata dalla famiglia Frescobaldi.
Ai margini della strada, fra vigne e colline che sembrano dipinte, è comparso un effetto speciale, oggetto d’arredo di dubbio gusto, posto vista tramonto su Radda in Chianti.
Punto d’osservazione privilegiato, ferito da uno dei tanti cialtroni che lasciano i propri residuati nel primo punto che capita, accanto a un cipresso, scosciato dall’irruenza di un daino, che riversa un ramo sulla poltrona.
Forse un moto di rabbia verso la demenza oltraggiosa degli esseri umani.

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Corso per assaggiatori di olio

olio al frantoio di vertine

Nel prossimo mese di febbraio Olivicoltori Toscani Associati organizza un nuovo corso per assaggiatori di olio vergine di oliva. Il corso è ufficiale, autorizzato dalla Regione Toscana secondo le norme comunitarie e nazionali e ha l’obiettivo di verificare l’idoneità fisiologica dei partecipanti per l’assaggio degli oli di oliva vergini.

A tutti i partecipanti che avranno superato le selezioni, verrà rilasciato un attestato di idoneità fisiologica che costituisce il primo requisito per l’iscrizione all’elenco nazionale di tecnici ed esperti degli oli di oliva vergini ed extra vergini; agli altri un attestato di partecipazione.

Il corso è diventato ormai un appuntamento annuale, inserito fra le molteplici attività previste nel progetto presentato ai sensi dei Regolamenti UE 611 e 615 del 2014, riferite al settore olivicolo-oleario, con la finalità di migliorare le condizioni della nostra olivicoltura dal punto qualitativo, dell’efficienza produttiva, della sua interrelazione con l’ambiente e per promuovere la conoscenza e la cultura dell’olio extravergine.

La collocazione geografica dei corsi viene definita in base alle segnalazioni d’interesse che ci arrivano, quest’anno il corso si terrà presso il Frantoio di Cerbaia in Via Empolese, 20/A, sede amministrativa della Cooperativa.

Nella locandina, scaricabile al seguente link, si trovano il programma e tutte le altre informazioni:

Locandina Corso Assaggiatori Olio 2018

Per l’iscrizione è necessario inviare la scheda di adesione entro il 9 febbraio 2018

Scheda di iscrizione

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Sovicille, segnaletica “intelligente” sulle strade per combattere la fauna selvatica

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Il sindaco Gugliotti: “Presenza della fauna selvatica sta diventando un’emergenza per quanto riguarda il rischio sia per il vivere in questi territori di campagna, sia per gli incidenti stradali.”

Seguendo l’esempio di alcuni cantoni svizzeri, anch’essi colpiti dallo stesso problema, il Comune di Sovicille ha in progetto di installare un nuovo tipo di segnaletica stradale intelligente per limitare la presenza consistente di ungulati, specialmente cinghiali, sulle carreggiate. Grazie a dei sensori che registrano calore e movimento di selvaggina in un raggio di alcune centinaia di metri i cartelli si illuminano in presenza di animali, abbassando il limite di velocità e con dei suoni cercano di allontanarli, diminuendo considerevolmente il rischio di incidenti.

Intervistato al proposito il sindaco di Sovicille Giuseppe Gugliotti il progetto per limitar i rischi per gli automobilisti e motociclisti rientra nel piano della Legge 10 del 2016 della Regione Toscana per norme straordinarie di contenimento degli ungulati. “La presenza della fauna selvatica sta diventando un’emergenza, sia per quello che riguarda i danni prodotti in agricoltura, che sono notevoli, sia per quanto riguarda il rischio sia per il vivere in questi territori di campagna, sia per il rischio di incidenti stradali.”

Fonte: Radio Siena TV

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Prorogata all’8 aprile la mostra su Ambrogio Lorenzetti

I comunicati stampa del comune di Siena sono lunghi, pesi e prolissi che fanno cascare il latte ai ginocchi e rendono la notizia aggrovigliata come una macchia gazzina.
Il succo di cotanto sforzo che poteva esser servito in poche righe, è lo sforzo del comune medesimo nel riuscire a prorogare la bellissima mostra di Ambrogio Lorenzetti fino all’8 di aprile invece che chiudere i battenti il 21 di gennaio.

Cosa peraltro non facile per le diverse opere giunte in prestito da vari musei, ma che permette di tenere occupato il Santa Maria della Scala con una grande mostra colta da offrire a gite scolastiche e al flusso del turismo primaverile, fin oltre Pasqua, per non far stordire chi visita Siena con una giornata come le nonne all’Upim.

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Sanitari della Berardenga: il water abbandonato al Teatro Alfieri

Accanto a un luogo prestigioso e vivo come il Teatro Alfieri,  dove la mente si ossigena di idee e di riflessioni, uno sconsiderato cialtrone ha deposto a terra, nel parcheggio proprio accanto al Teatro, un oggetto di uso comune di porcellana bianca, che nelle case serve ed è funzionale, ma in questo contesto, diventa un affronto.
In un parcheggio molto frequentato, da notare l’indifferenza di chi vede e fa finta di niente. A breve il water sarà rimosso. Fonte: Il Cittadino

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La cena dei presepisti di Rapolano Terme

La storia inizia alla fine degli anni ’60, quando un gruppo di giovani rapolanesi da vita al Centro Giovanile, luogo di cultura, svago e riflessione che dura alcuni anni per poi finire per i mille rivoli di crescita e lavorativi che prospetta la vita.

Quando i giovani un po’ meno giovani si ricompattano iniziano a fiorire mille idee e modi di portare avanti un discorso di radici ritrovate e di cultura da coltivare.
Nel 1992 nasce l’idea del Presepe e i primi rudimenti di quest’arte che comprende mille rivoli dell’artigianato,dell’elettricità, degli effetti speciali, dell’ingegneristica, della fantasia, vengono innestati da tre famosi presepisti di Roma, contattati dall’allora giornalista Rai e rapolanese doc Claudio Farnetani, all’epoca con microfoni e troupe televisive a scorrazzare in lungo e in largo per le vie della capitale.

I presepisti guidano per i primi due anni i futuri colleghi termali, per poi dir loro di andare con le proprie gambe.
Iniziano guardinghi, ma crescono, si incaponiscono, si evolvono, inventano effetti speciali e scorci del loro magnifico territorio che diventano sfondo per il presepe monumentale che si rinnova ogni anno, svelato nella notte di Natale presso la chiesa di San Bartolomeo.

Da settembre, fino all’ultimo istante in cui si solleva il sipario è tutto un incidere, fare, modellare,  ritoccare un’opera d’arte che è anche un modo per stare insieme e tener vivo un piccolo grande paese pieno di idee e di acqua termale.
Ognuno come può quando può, tutti portatori di acqua al mulino di questa bellezza che si rinnova ogni anno e culmina con una cena fra tutti gli artigiani del vivere.
Con un’avvertenza: il signore degli effetti speciali che con una pentola a pressione, una padella, un copertone, un vaso da fiori, un po’ di calore, una ventola di lavatrice ha messo in atto dei magistrali effetti, sia tenuto nascosto e non se ne sveli il nome.
Con i tempi che corrono, questo tipo di genialità potrebbe esser rapita da emissari della Corea del Nord, per inventare qualche grosso petardo.

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Fabio Zacchei e le foglie leggere del ferro

Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata. Probabilmente è da questa secca e acuta frase di Albert Einstein che Fabio Zacchei trae fonte di ispirazione e giovamento nelle sue opere d’arte forgiate nel ferro.
Si intravede, nelle sue foglie di vite arricciolate dal vento, il compimento dell’autunno, l’istante, il minuto prima del distacco del picciolo dal tralcio, come la resistenza più tenace dell’attaccamento alla vita.
Essere in simbiosi, entrando in punta di piedi, osservando nei particolari le limature del creato, con la saggia modestia dell’uomo sensibile, che a dispetto della mole e della forza del martello sull’incudine, riproduce ciò che la natura crea, l’occhio, gli atri, i ventricoli vedono, e il braccio e la mente compongono.
A Monti in Chianti, il proseguio di una lunga storia di ferro battuto della Berardenga.

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