Siena: i capanni – dehor di San Domenico

Mentre il sindaco di Firenze (il centro storico è Patrimonio dell’Umanità dal dicembre del 1982) Dario Nardella, ha in mente di ridefinire, se non smantellare una serie di capanni – dehor, a Siena, (città il cui centro storico è Patrimonio dell’Umanità dal 1995) non si è mai preso in considerazione il fatto che tutta questa serie di installazioni, utilizzate per la sosta al coperto di clienti di bar, ristoranti o pizzerie, poste nel luoghi di maggior pregio (Piazza del Campo compresa) siano oggetto di una riflessione per l’impatto visivo che hanno in un contesto storico e di pregio.
Ha destato scalpore in città la celere rimozione, (per  motivi di decoro urbano) poco prima di Natale di una luminaria con un paio di orsetti bianchi posti davanti a un noto ristorante in via del Capitano per dare un tocco di vivacità e allegoria per il periodo delle feste, ma non si è mai preso in considerazione l’impatto che i dehor hanno negli scorci unici della città del Palio.
Certo, Siena è una citta turistica e accoglie flotte di persone, che forse sono abituate, o non possono fare a meno di gustarsi un trancio di pizza seduti dentro una struttura di ferro e plasticone trasparente, riscaldate con grandi stufe per permettere ai clienti di stare fuori anche d’inverno e godersi il panorama.
Con il Duomo e il centro storico davanti e la Basilica di San Domenico alle spalle, in via Camporegio, ci sono ben tre locali attaccati l’un l’altro, che pagano sicuramente un caro uso del suolo pubblico al comune di Siena, ma l’effetto visivo che si ha, sia di giorno che di notte su questo meraviglioso angolo di città, stona ed è tanto impattante.

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5 risposte a Siena: i capanni – dehor di San Domenico

  1. Riccardo ha detto:

    Il Comune di Siena preferisce riscuotere che guardare che effetto fanno gli stabbioli nelle varie vie e piazze. E che dire delle MIGLIAIA di auto che posteggiano dentro la ZTL? Vai a vedere Piazza Provenzano di notte…ci saranno 200 macchine posteggiate! ma quellisono tutti SOLDONI che il comune incassa e …al diavolo la bellezza della città! Chi se ne frega!!

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  2. Elisabetta Viti ha detto:

    Alla fine ce l’hanno fatta a metterli….Semplicemente osceni in quel contesto…con quelle specie di anfore portapiante….Son basita…

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    Il comune di Siena, dovrebbe tener conto di avere il privilegio di amministrare e gestire una delle città più belle e delicate del mondo, dovendo “solo” gestire la bellezza che è stata creata da altri nei secoli precedenti e salvaguardarla.
    Però questo vuol dire essere lungimiranti, avere una visione, prendere delle decisioni e dire anche qualche no alle associazioni di categoria e ai privati.
    Quei capanni per la città sono indecenti come le macchine infilate ovunque che tappano vista e monumenti.
    Ho visto qualche sabato mattina fa la piazza Provenzano con la facciata della chiesa coperta dalle macchine in sosta… se ne parlerà qui sul blog, quanto prima.

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  4. rocco ha detto:

    ed a me, che abito sulla cima di un colle, libero a 360°, a 10km dalla città, con 1 ettaro di terreno da coltivare hanno autorizzato al massimo un armadio 1mt x 1mt per il riparo degli attrezzi. Così sono obbligato ad una oscena copertura fatta con il telone per riparare motozappa e trattore, però regolare. Ma sarebbe così difficile fare un regolamento per cui – fatte salve delle linee guida inderogabili a salvaguardia del paesaggio – si valuti il singolo caso con sopralluoghi e valutazioni nel merito? Misteri.

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  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    Rocco, se dovevi riporre una Ferrari invece della zappa e della vanga, del trattore o del rastrello, ero quasi certo che una soluzione usciva 🙂
    Regolamenti ci sono, nebulosi o resi tali apposta per non prendersi responsabilità o non esporsi dal quieto vivere di qualche ufficio, uno dei tanti che hanno competenza in materia e che rendono qualsiasi idea o progetto meglio se rimane come proposito.
    Nessuno però si pone un problema culturale di fronte allo sbarco turistico, come in questo caso: ossia, i turisti vengono attratti per desinare sotto una tettoia di plastica o vengono per vedere le meraviglie di una città unica per storia e bellezza?
    Sarà una questione merceologica di suolo pubblico o una grande questione di assetto urbanistico e culturale?

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