Gli effetti della gelata primaverile 2017 sulle viti da potare

Viti lanciate nell’esuberanza vegetativa come uno scalatore lanciato sulle rampe della cima Coppi nelle prime pedalate di un’arrampicata che gradualmente porta al risultato ostinato del traguardo da tagliare, magari non vincendo, ma arrivando sicuramente nel gruppetto dei migliori insieme alla Maglia Rosa.

Accadde questo la scorsa primavera, quando le viti, con i rapporti da montagna erano forti di un inverno mite che le aveva gettate con forza verso i tralci, i pampani, l’uva da fiorire che avrebbe dovuta essere un gran vino.
Una foratura improvvisa, il gelo della fine di aprile, ne compromise la forza, le aspettative, il traguardo e a ripresa ripartendo da ferme, dalla corona che in qualche modo avrebbe dovuto rigenerare qualche sparuto razzolo che sarebbe dovuto essere il capo da cui far rinascere la vita.
E ora, con le forbici e il seghetto riflessivi su cosa tagliare, lasciare, amputare, rinnovare per ridar fiato e frutti a queste generose piante con i piedi ben piantati in terra e l’innata voglia di ricominciare, anche con quei minimi gemrogli possibili.

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