Dentro il restuaro delle opere di Ambrogio Lorenzetti nella basilica di San Francesco a Siena

Sulle impalcature per vedere nei dettagli la grandezza di un pittore quando aveva poco più di vent’ anni, con un grande talento, una grande visione, nozioni di chimica, anatomia, ricerca del particolare puntiglioso, prospettiva, architettura, tecnica di panni e acconciature degne di una persona,  -parole di Massimo Gavazzi, il restauratore – ben addentro un’epoca più moderna nella quale Ambrogio Lorenzetti ha vissuto.

E pensare che queste opere ora in restauro, sarebbero dovute essere falciate dalla volontà dei frati che volevano soppalcare la sala capitolare per farne un dormitorio e una sala di educazione per i novizi.

Ma all’epoca, siamo nel 1852, la decisione di perdere questa magnificenza destò scalppore in un gruppo nutrito di accademici dell’arte che portò al compromesso di staccare gli affreschi dalle sala capitolare del convento di San Agostino, per essere collocate nella sede attuale:nelle Cappelle ‘Bandini – Piccolomini’ e ‘Piccolomini di Castiglia’ della Basilica di San Francesco.

Altri tempi nei quali illuminate persone si battevano tenacemente per la conservazione della memoria storica e artistica in una Siena oggi pesantemente rimaneggiata e avvolta dal cemento come le campagne circostanti, come il Chianti.
Un restauro che si protrarrà fino al mese di aprile, dai cui studi verrà ricavata una mostra itinerante su Ambrogio Lorenzetti, pittore con una forte componente allegorica e simbolica, maestro indiscusso della sua e della nostra epoca, a cui Massimo Gavazzi mette tutta la sua infinita capacità e passione nello spiegare , nell’avvicinare un pubblico vasto alla bellezza.

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