Il genio ribelle di Ambrogio Lorenzetti

Ancora venti giorni per poter ammirare una delle mostre più importanti dell’anno che si è appena chiuso, dedicata al maestro senese Ambrogio Lorenzetti, fra i più grandi pittori del XIV secolo, ma che non ha avuto la fama e la conoscenza che merita.
Noto per aver realizzato nel Palazzo Pubblico di Siena “l’Allegoria del Buongoverno” e per aver rimodernato considerevolmente le tradizioni iconografiche dell’epoca e per aver dato loro una connotazione e una postura più popolare rispetto ai sacri crismi patetici e pallosi sul modo e la forma di dipingere scene e vita dei santi.
Nella maestà dipinta per la chiesa di Massa Marittima c’è un angelo con uno strano ghigno dispettoso che tiene in mano un giglio, con una postura del braccio che assomiglia più a un colpo di frusta che a una dispersione di candore.
Un’Annunciazione con un Arcangelo Gabriele con il pollice riverso verso l’esterno che a un toscano bene attento ai particolari, da quasi la parvenza che dica in quell’istante a Maria: “M’ha detto di ditti che te tu aspetterai un bambino”.
La prima (modernissima) sporta di paglia della storia, riprodotta in un contesto sacro come negli affreschi dell’ Eremo di Montesiepi, staccati dal loro luogo di origine, presso l’Abbazia di San Galgano e portati a Siena per il restauro.
I monili, gli oggetti di uso comune, gli orecchini, i panneggi sapientemente riprodotti nelle pieghe, nelle ombre, nelle trasparenze, come fossero una foto.
Un bimbo in braccio alla madre che mordicchia un fico con lo sguardo di chi la sa lunga e non si fa pigliare per le mele.
Una Madonna con tre mani: lo scandalo di aver dipinto Maria senza il bimbo in braccio, peccato ricoperto da un pittore bigotto e fedele alla linea, tal Niccolò Di Segna, che al dipinto aggiunse oltre al bambino, anche una mano in più.
Una bellissima donna bionda con le trecce, amore e musa del grande pittore e uomo di mondo Ambrogio Lorenzetti, portato prematuramente via dalla peste nera.
I committenti erano frati, preti, clero più corposo e gaudenti bigotti, però il pittore,  probabilmente spallatosi dal riprodurre in serie le allegre vite dei santi, ci ha messo del proprio, per rendere il suo lavoro molto più leggero e piacevole.

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