La lobby del cinghiale e del camioncino del pane

Ogni anno la conta materiale dei danni provocati all’agricoltura dalla voracità dei cervidi e dei cinghiali assume connotazioni strazianti per le aziende e i piccoli agricoltori.

In Toscana, ma soprattutto in alcune zone del Chianti la situazione danni è drammatica: uva, germogli, olivi, cereali, legumi, cinghiali nei centri abitati e persino nel cortile di un asilo dell’infanzia.
La Provincia ha passato la competenza in materia venatoria alla Regione, ma nessuno si è accorto che è avvenuto un cambio nella realtà amministrativa se non per qualche decina di parole cosparse sulla stampa da parte dell’assessore all’agricoltura Marco Remaschi che vagheggia una nuova normativa che non arriva mai in materia venatoria, quando bastava solo applicare la legge vecchia per non arrivare a questo punto.
A fronte dell’inerzia e dell’inadempienza alla risoluzione di un problema che mette in ginocchio un settore strategico come l’agricoltura, viene da chiedersi cosa mai spinga le autorità competenti a fare finta di niente. O viceversa, a chiedersi quale sia il peso specifico di chi si occupa della caccia al cinghiale.
E’ certo che in un paese dove non ci sono equilibrismi tattici e politici la risoluzione al problema cinghiale si risolveva velocemente con un drastico abbattimento degli animali fino a un numero di capi pertinente con l’ambiente in cui vivono.
Il silenzio della Provincia di Siena prima, (Simone Bezzini per non fare nomi) e della Regione Toscana poi (Enrico Rossi presidente, Marco Remaschi assessore, sempre per non fare nomi) a parte qualche comunicato stampa, convegno ecc. che certificano la volontà di prendere tempo per non arrivare a niente, dimostra che una voce importante dell’economia, del lavoro, dell’occupazione, (come l’agricoltura) conta molto meno delle associazioni combattentistiche che si dedicano al cinghiale.

Indotto economico di un certo livello, fra carne, allevamento cani, cacciatori di fuori che vengono a fare il safari nel Chianti o in altre zone.
Indotto politico che porta una bella quantità di voti affinchè le cose rimangano come sono, i camioncini continuino a portare pane e granturco da spargere nei boschi per allevare il cinghiale, si moltiplichino i chilometri di palificazioni e rete che devastano il paesaggio e ci rendono prigionieri all’interno di questa follia.

Ci sarà un giorno in cui ci chiederemo come si sia arrivati a crocifiggere recintando uno dei paesaggi più belli e invidiati del mondo?

Fonte: Il Cittadino

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3 risposte a La lobby del cinghiale e del camioncino del pane

  1. Midolla ha detto:

    Per forza i cacciatori hanno un bel potere di lobby, altrimenti non si capirebbe perchè in tutti questi anni il problema cinghiali non sia mai stato affrontato e risolto definitivamente….

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  2. Cinzia ha detto:

    Questo è un tono essenziale che va all’essenza del problema che chiunque può verificare di persona, ma attento al PD che sono molto permalosi e vendicativi…..

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  3. carlo ha detto:

    Ricordiamelo quando si arriva alle urne degli effetti della lobby del cinghiale….

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