Il nido di uova turchesi

In mezzo a tanta frasca inascoltata dalle forbici di un anno fra le corride della siccità, del gelo, della pioggia e del sole improvviso, la natura che si ripete, si riproduce e si rinnova, mette il suo nido e lo riempie di inestimabili carezze turchesi pronte a schiudersi, quando il covato di mamma frantuma il guscio per aprirsi a un impareggiabile, sereno, sorriso.

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La leggiadra porchetta e i salumi della Macelleria Pini di Castelnuovo Berardenga

Il giovedi è una giornata speciale, perchè alle prelibatezze da affettatrice, piastra, tegame o brace che il Pini tiene nel bancone, si aggiunge quel cilindro culturale pieno di ramerino, aglio, sale, pepe e forse qualche fogliolina di alloro, che dopo qualche lenta ora di forno, piglia il nome di porchetta.
Dalla Corte Costituzionale, fino all’ultimo opinionista da panchina o colonnino di chiesa, si accende un barlume di speranza, un argomento condiviso, un cartoccio per riempire un panino, un rilassante per la fatica del lavoro dei campi e per le masse che attendono con ansia che il giovedi si apra la saracinesca e il coltello scolpisca la scultura.

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La fioritura dell’orniello

Comunemente chiamati “nocioni”, fornivano frasca fresca per gli animali e per i forni, mentre in Sicilia, l’incisione del tronco da luogo alla manna, sostanza resinosa, dai molteplici usi alimentari e farmaceutici.
Alzando lo sguardo verso le colline coperte di boschi, in questo momento di fiorescenza è facile vedere ampi tratti di bianco, di questa pianta che ben vive fra le quercie.

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La rondine di San Gimignano

Ci sono parti di questo delicatissima città che stanno franando ed il sindaco Bassi, giustamente allarmato ha utilizzato ogni mezzo di comunicazione per mettere in evidenza la fragilità del suolo su cui poggia e ha chiesto l’intervento della regione,ma anche di quanti beneficiano economicamente della sua bellezza: bottegai, ristoratori, attività economiche che si basano sul turismo. Bene ha fatto.
La mattina poco dopo le 9 i primi fans del “Cecchini del gelato” sono a fare la fila, le foto e i gridolini di gioia davanti alla bottega del Dondoli, altri fanno colazione con mezzo litro di birra e una pasta a crema.
Le pioggie di questa primavera sicuramente hanno messo a dura prova la resistenza del terreno, ma anche lo scalpiccio di tre milioni di turisti l’anno, (molti dei quali li solo per una foto fra un cinghiale impagliato, un gelato e una fetta di porchetta)  fanno vibrare fortemente il suolo della città turrita, facendo scivolare verso il basso antichi manufatti.

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Le peonie della Teresa

Dice la Teresa che se piove per i fiori di peonia è finita: i petali s’inzuppano, finiscono a terra e non si può più vedersi il loro chiudersi alla sera e aprirsi la mattina.
La peonia è una pianta che segue il suo corso naturale, a dispetto del clima, anche con il gelo e con la neve inizia a muovere le prime infiorescenze lentamente per farsi trovare pronta fra la metà e la fine di aprile, quando questi carnosi fiori rosa e profumati si fanno fotografare dai tanti turisti che passano a Vertine.

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Il centro benessere intorno la Pieve di Pacina

Chissà l’effetto interiore che produce in chi scopre per caso questo panorama e improvvisamente e per caso se lo trova davanti in un sotto strada che è un sentiero di cipressi e olivi, con uno sfondo di rari casolari e colline coperte di erba.

Pare qualcosa di un disegno superiore tanta nè è la bellezza, la bilanciata ondulazione delle cose in equilibrio perfetto fra loro, quell’esser tanto per chi ha la sensibilità di capire.

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Il cipresso di Sant’Antimo

il cipresso e l'abbazia di sant'antimo

Dipende dai punti di vista e dagli anni in cui si frequenta la zona. C’è chi si misura con l’altare della chiesa, chi con il frigo, chi con la soglia della porta.
All’Abbazia di Sant’Antimo dipende dai punti di vista di come si guarda il cipresso che è accanto al campanile, lentamente la staticità del posto delle campane sarà superata dal verde della poesia carducciana che da Bolgheri in poi ha impestato la Toscana come fosse una caricatura di se stessa per le turbe americane.
Un solo cipresso all’Abbazia, che lentamente piglia la rincorsa per superare la mole del campanile, che visto dal basso, è già abbondantemente superato.

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Olena di Barberino Val d’Elsa

Ci sono angoli nascosti di Toscana che conservano pressochè intatto il fascino di come erano i piccoli paesi dove non sono arrivati geometri o architetti dell’arredo, tecnici delle piscine, piantatori di cipressi, esperti della climatizzazione ed esperti della panzanella con il tonno da offrire ai turisti.
Olena di Barberino Val d’Elsa conserva il fascino di un ciliegio i cui rami fanno cogliere i frutti dalle finestre di casa, dove sotto ci sta un deposito di case di api, una vecchia panda 4×4, ideale per muoversi fra i boschi, un vecchio carro di legno senza ruote appoggiato a un palazzo con davanti tanti naturali fioricini gialli dalle porte di legno verde mai rileccato, l’erba che non ha mai visto decespugliatore e i sotto tetti pieni di cacate di rondine.
In una casa si sente un movimento di piatti, c’è un signore con il grembiule da massaia che si prepara la desina, si affaccia, sente i commenti così benevoli su questo luogo non fintato e si espone quel tanto che basta per dire: ” Se lo rimettono a posto, ci fanno il posteggio, il campo da tennis e le piscine, io icchè ci sto a fare qui, tanto vale pigliare e stare a Firenze.
Olena, 15 abitanti, un tempo oltre 200 legati alla vita nei campi, da tener nascosto a quanti lo vogliono, per così dire, civilizzare, dandolo in pasto al turismo e ai cinghiali pieni di quattrini che spianano tutto e mettono idromassaggi.

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Vertine, margherite, tagliatelle, peonie e salsicce

Un prato di margherite fiorite fra gli ulivi, ventiquattro uova per fare le tagliatelle, una splendida giornata di sole intenso, le frasche e la legna di leccio, varie salsicce, le peonie in fiore, gli eccellenti vini di Caparsa, Monteraponi e Gianluca, caci di vari tipi e la voglia di stare stesi nel fresco dell’erba a godersi istanti di ombra, di pace, di quiete.

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Marcello Bonechi prende Chianti per fiaschi

repubblica articolo di massimo vanni sul chianti storico

Ha destato piuttosto clamore la decisione del Consiglio Comunale di Gaiole in Chianti di richiedere alla Regione Toscana un referendum sulla dizione “Gaiole in Chianti Storico” per sopperire alla poca chiarezza c’è del termine “Chianti” e al suo utilizzo in ogni dove.
La mancata fusione dei tre comuni del Chianti (Radda, Gaiole, Castellina) inevitabilmente porta acqua al mulino di chi vuol far diventare “Chianti” quel territorio che corrisponde con il disciplinare del Chianti Classico, (allargato federalmente nel 1932 ai confini attuali) che comprende tutti e tre i comuni storici più altri della Val di Pesa, della Val d’Elsa, più la Berardenga.
In un articolo su Repubblica Firenze del 24 aprile, il sindaco di Castellina, Marcello Bonechi, (sentito dal giornalista Massimo Vanni) da segno di aver poco chiaro il contesto storico e geografico affermando che:” Non capisco cosa voglia dire “Chianti Storico”. Per il Chianti è il distretto rurale degli otto comuni senesi e fiorentini. Che non corrisponde al brand commerciale Chianti, che è ben più ampio. Questo dovrebbe essere il Chianti Classico. Ma come può un tedesco o un americano capirci qualcosa? Quanti Chianti alla fine dei conti esisteranno?”.
E’ molto chiaro il concetto espresso dal primo cittadino di Castellina. Ossia che il vino ha il sopravvento sulla storia e che le altre denominazioni legate al Chianti delle colline delle varie zone della Toscana sono le sole che generano confusione sull’identificazione naturale del territorio chiantigiano.
Cosa può capirci un tedesco e un americano se anche chi amministra un comune posto storicamente e geograficamente nel vero e unico territorio chiantigiano, dimostra di aver poca dimestichezza con la realtà delle cose, è un bel dilemma.

Ciò che il Consorzio del Vino vuol fare, è ben chiaro: dare la patente di Chianti solo al territorio dove si produce il vino marcato con il Gallo Nero, mentre la popolazione dei nuovi comuni da aggregare a questa strana entità per storia e vita quotidiana hanno spazi e orizzonti ben diversi. Servirebbe solo l’osservanza della storia per evitare confusioni generate solitamente a fini commerciali.

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