Chiamateci Gaiole in Chianti Storico

consiglio comunale gaiole in chianti 20 aprile 2018

Un articolo oggi del bravo Claudio Coli su Chianti Sette informa che per venerdi 20 aprile alle 21 è convocata una seduta del Consiglio Comunale di Gaiole in Chianti, dove, fra i vari argomenti all’ordine del giorno c’è la proposta di richiedere al Consiglio Regionale della Toscana, di  avviare una procedura per avere un suppletivo al suffisso Chianti per ben specificare – a noi che lo abitiamo e al mondo aggrovigliato in una matassa che non ne capisce più nulla –  per punzonare i rivetti sulla realtà delle cose.
Storicamente, dopo la seduta del Gran Consiglio del 25 luglio del 1943 (dove i sodali del pelatone si fecero in quatttro per estrometterlo da tutte le cariche accumulate negli anni)  questo Gran Consiglio Comunale del 20 aprile del 2018, getta le basi e scompiglia i giochi del Gran Consorzio e rimarrà nella storia più alta di chi vuol bene alla propria terra senza trarne giovamento alcuno se non quello di non cedere alle pressioni del marketing e della revisione di ben cinque secoli a fini commerciali.
I francesi insegnano, nel mondo del vino e non solo, quanto è importante affermare le proprie radici e la loro difesa, il pregio e il valore di quanto si fa sulla propria terra, non per un fanatismo becero, ma per un sano riconoscimento della fatica e della realtà delle cose. Ai sindaci di Castellina e Radda si impone una vigorosa riflessione per non veder confinati i loro territori e le loro eccellenze nei sottoscala di chi, da lontano, tira le leve.

Fonte: Il Cittadino

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6 risposte a Chiamateci Gaiole in Chianti Storico

  1. raddese ha detto:

    Anche a Radda sarebbe il caso che l’amministrazione, ma più che altro la popolazione si rendesse conto che non ci saranno più occasioni per poter affermare dove si sta…. se si finisce per far diventare Chianti tutta la Toscana dove si produce vino si possono dire chiantigiani anche pisani, pistoiesi e…..

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  2. Lallo ha detto:

    Mi fa l’idea che aggiungere “storico” rende più plausibile che ci siano più Chianti in giro rispetto all’unico e originale!!!

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  3. filippocintolesi ha detto:

    Sono d’accordo: temo sia rischioso chiamamarsi “in Chianti storico”. Sembra un invito a servirsi liberamente del “Chianti” senz’altro aggettivo. Di Chianti ce n’e’ uno e uno soltanto: quello che per cinque secoli ha avuto una storia amministrativa e sociale unitaria nel quadro della lega del Chianti.

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  4. Pippo ha detto:

    In parte potete anche aver ragione, ma è evidente che purtroppo il Chianti oggi non é più i TRE storici comuni. Il comune di Gaiole e molti cittadini hanno cercato e stanno facendo di tutto per frenare questo allargamento ad 8 comuni che di Chianti hanno solo alcuni ettari di vigneto in alcuni casi…. visto il dilagare di questo nome ( vedete a breve Barberino e Tavarnelle che vorrebbero il suffisso In Chianti) quando metà Toscana sarà Chianti Gaiole saprà distinguersi….

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  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    A proposito di Chianti (Classico), Giuseppe Liberatore, ex direttore del consorzio del vino è stato appena nominato nella deputazione della Fondazione Monte dei Paschi. A riconoscimento delle sue grandi capacità di manager e di relazioni.
    Per il resto mi trovo d’accordo con ognuna delle opinioni sopra riportate: ossia che il Chianti sia uno e che non ci siano aggettivazioni ulteriori da aggiungere, ma è anche vero che alla luce attuale delle cose ci sono appetiti estremi per potersi vantare di questa dizione accanto al nome del proprio paese (che ha qualche vigna) e che il Consorzio del Vino remi proprio in questa direzione, sia pur frenando per non far saltare il tavolo delle trattative, con Radda, che si è inferocita non poco, che la fusione dei due comune di Barberino e Tavarnelle producano il nuovo comune “Barberino e Tavarnelle in Chianti”.
    Si corre il rischio che questa storia passi solo per una “mattana” nata e cresciuta a Gaiole e che da li non ci siano sbocchi verso l’esterno più prossimo e storico: Radda e Castellina intese come popolazione prima che come Amministrazione.
    Siamo a un bivio: il nome che rappresenta la storia di tre paesi depressi dal punto di vista economico e che hanno subìto un esodo biblico di polazione dalla quale non si sono mai più rialzate, è lì, a disposizione commerciale del marketing di chiunque, o può continuare a rimaner tale nel rappresentare la popolazione che nel Chianti vive, opera e continua a sognare.

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  6. Pingback: Marcello Bonechi prende Chianti per fiaschi | Andrea Pagliantini

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