Abbazia di San Galgano: un’altra cartolina errata di Luciano Mugnaini che scambia Vertine con Montevertine

Rastrelliera delle cartoline al bar di fronte al viale d’ingresso dell’Abbazia di San Galgano: un’ampia scelta fra le stampe di Luciano Mugnaini, dove brilla, fra le tante, l’immagine di Vertine appena si entra dalla porta del paese.

Foto pesantemente ritoccata per dare un effetto luce del tramonto all’arco delle rose, dove il sole la sera non arriva neanche per sbaglio.
In  fondo a sinistra si celebra il solito e clamoroso errore del titolo che recita: “Toscana – Montevertine”.
Se con la prima cartolina errata (segnalata all’editore senza avere risposta) di Vertine, preso per un podere famoso nel mondo per produrre dei vini di grandissimo pregio,  si poteva credere a un refuso  generato da un nome similare, con la seconda si ha proprio l’impressione di una scarsa conoscenza del territorio chiantigiano.

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Le squadre dei cinghialai puliscono i boschi

Una giornata ecologica, dedicata alla pulizia dei boschi, organizzata e gestita dalle squadre di caccia al cinghiale di Gaiole in Chianti, in collaborazione con il Comune. L’iniziativa, aperta a tutti i cittadini di buona volontà e con una sensibilità ambientale, si terrà per la prima volta domenica 13 maggio, con ritrovo dei partecipanti alle ore 8 in piazza Ricasoli e rientro a Gaiole alle 12 e 30.
Una lodevole iniziativa che fa onore agli appassionati di caccia al cinghiale, che meglio di chiunque altro conoscono le asperità e la bellezza dei boschi, colpiti, troppo spesso dall’inciviltà e dalla maleducazione di chi vi abbandona i propri rifiuti e di chi, dal finestrino della macchina li getta o lascia le buste di plastica forellate che avvolgono il pane, per disprezzo verso i luoghi in cui passa o vive.

Per chi volesse partecipare come volontario è sufficiente presentarsi domenica 13 maggio, alle ore 8 in piazza Ricasoli, muniti di guanti, cappellino, abbigliamento comodo e scarpe da trekking o da ginnastica. I sacchi per la raccolta dei rifiuti saranno forniti in loco. Il rientro è previsto per le ore 12 e 30.
Subito dopo si terrà il pranzo al Circolo della Società Filarmonica, solo su prenotazione telefonando al 3899475814.
Costo del pranzo 15 euro, di cui 5 andranno in beneficenza ad uno degli Enti che opera nella comunità di Gaiole in Chianti. Fonte: Il Cittadino.

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Il compleanno del limone di Amalfi

Puntigliosa come sei, andresti alla ricerca dell’errore insito in ogni parole che vado a dire, o meglio a scriverti, e cercheresti nel profumo di ogni singolo limone quell’essenza di nido materno che rincuora e protegge oppure opprime quando cerca con stile di far passare per buone persino le medicine.
Ci sei tu in ogni istante, in quel mezzo secolo di vita feconda contraddistinta dalle frustate di un giudizio o dal sorriso appena abbozzato che sottintende un’infinita gioia per sentirti protetta nella giostra di un sottile abbraccio, obbrobrio di rondine bellissima.

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Marusca Galardi, conto corrente floreale

Il babbo ha la migliore spuma alla spina del mondo nel Bar Centrale di Rapolano, realizzata dalla spumificio Papini di San Quirico d’Orcia, ed era uso a scorribande ciclistiche con il Pipa di Vertine per le strade del senese e si diletta nel recitare con il gruppo del Bruscello di Castelnuovo Berardenga.
Marusca, da cinque anni presso la filiale locale della Cassa di Risparmio di Firenze è soggetta, un po’ come i Carabinieri, al trasferimento dopo un certo periodo e oggi è l’ultimo giorno di lavoro presso la filiale di Gaiole in Chianti prima di accedere alla sede senese presso piazza Gramsci.

Mancherà per la sua delicatezza e umanità tanto distante dall’esercizio quotidiano del soldo e delle avidità finanziarie dei tempi, gestrice amorevole delle fatiche delle famiglie.

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I pini della tramvia di Firenze

La tramvia, croce e delizia dei fiorentini, ma che serve ad alleggerire il traffico di macchine che ogni giorno ingolfa la città.
Alle amministrazioni eredi della giunta Nardella, in dono viene lasciato in un futuro non tanto prossimo, ma neanche tanto lontano, la formulazione della delibera di spesa per il taglio dei pini, quelle simpatiche piante che dentro i centri abitati, non sarebbe proprio il caso di mettere per la loro effettiva pericolosità di ribaltamento improvviso.
Tali piante sono state appena piantate nei dintorni della stazione.

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Vertine: la cartolina sbagliata di Luciano Mugnaini

vertine cartolina sbagliata di luciano mugnaini

Il disegno dei coniugi Lugosch, (quelli per intendersi della Porta dei Bischeri) è stato raggiunto pur fuori tempo massimo: il sogno di far passare Vertine per Montevertine e certificare così la bontà del loro vino prodotto dal grande Maestro del Sangiovese, Giulio Gambelli, pur senza che lui lo sapesse per intero, si realizza.

Il fotografo Luciano Mugnaini – con la cui società riempie le botteghe di calendari e di pinocchi di varie misure i luoghi della transumanza turistica – padella voracemente con una foto di nuvole ritoccate, Vertine, con la famosa località vinaria di Montevertine.
Cartolina  in vendita presso l’edicola di Radda in Chianti, segnalato l’errore alla società che la stampa e produce, ma non è giunta alcuna risposta, per la gioia di chi aveva il sogno americano di produrre vino affiancato da una massa di bischeri come consulenti.

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Chi non è del Chianti (e della Berardenga)

Bettino_Ricasoli

Il palco di un teatro (Alfieri di Castelnuovo Berardenga), un bravo musicista (Marzio Matteoli) una profonda voce narrante (Matteo Marsan) la presentazione curata da un antropologo dell’Università di Siena (Pietro Meloni), un argomento molto attuale: il Chianti, la sua storia attraverso le persone.
Lo spettacolo inizia con la puntualizzazione del luogo in oggetto: “Il Chianti Senese” posto alquanto immaginario come Macondo, Vigata, La Fonte della Giovinezza, Mompracem o la famosa Lilliput.
Il termine “Chianti Senese” è un non luogo che dà origine a non pochi equivoci perchè lascia intender credere che vi siano più e vari Chianti fra i poggi di Toscana, quando è chiaro e storicamente certo che il Chianti è uno.

Tre i capitoli di questa storia affascinante e ben narrata e musicata: la mezzadria, la vita grama di sussistenza che per secoli ha retto le sorti dei grandi proprietari terrieri e la miseria legata al lavoro di persone, la cui opera nei campi costava meno di quello di un carcerato.
Simbolo del Chianti, simbolo di questo sistema feudale, il barone, signore di Brolio, Bettino Ricasoli, inventore si della “Formula del Chianti sublime“, ma anche padrone duro, odiato tanto da entrare nella leggenda per le sue apparizioni e dispetti anche da dopo morto. In mezzo a questo le due guerre mondiali pagate a caro prezzo dalla gente di campagna.
Poi il boom economico, la feroce voglia di cambiare, migliorare vita, accedere allo svago e all’agio di avere qualche ora per se stessi, che danno vita alla fuga dalle campagne, all’orizzonte di un posto sotto un tetto e un lavoro retribuito. Uno spolamento dal quale il Chianti non si è mai più rialzato.

I poderi, le ville, le fattorie, le stalle in malora abbandonate cercando un affrancamento da una vita grama, oggetto della curiosità e del rifugio di un’avanguardia di gente colta che sceglie il Chianti come oasi di rifugio, di ispirazione, di ruspantezza nei rapporti ancora cordiali fra le persone. Inglesi soprattutto, fini degustatori di un territorio terrazzato, con agricoltura ancora promiscua, cesellato nel corso dei secoli.

Arriva forza lavoro dalla Sardegna (Berardenga) e dall’aretino (Chianti) per sopperire allo svuotamento di manodopera.

Si disfanno i campi, si abbattono i muri delle terrazze, si apre alla coltivazione intensiva, monoculturale della vite e del vino.

Si perde un patrimonio paesaggistico unico e si fanno vigneti enormi, in forte pendenza, dove la prima pioggia lava e trasporta in basso.

Il miraggio del vino e delle vacche grasse, del grasso stava sotto e dietro ogni mattone, di paesi, di case coloniche private di anima e rese meta di turismo per alcuni mesi l’anno e poi luoghi fantasma quando non arrivano villeggianti.
Chianti e Berardenga: Radda, Gaiole, Castellina e Castelnuovo, poco oltre i sedicimila abitanti (10.000 dei quali solo nella Berardenga) e un’impressionante lista di nazionalità diverse che riempiono le vigne, i ponti dei muratori, le abitazioni di badanti, le pulizie nei vari luoghi recettivi.

La storia di una ragazza peruviana che desidera fortemente l’Italia è tenerissima: parte da Lima per l’Honduras dove ha dei parenti, ottiene dall’Ambasciata Italiana un visto turistico, arriva a Roma, poi a Firenze, dove la Caritas le trova un lavoretto: dare una mano ad una famiglia dove c’è una persona con difficoltà. Ma a Radda, posto a un’ora di pulman da Firenze, fra i poggi del Chianti.
La ragazza viene, non conosce nessuno, inizia a lavorare con un visto turistico e le viene consigliato di non farsi vedere molto in giro, ma lei vuole lavorare a testa alta.
Con il passaporto va dai Carabinieri raddesi e dice che lei è qui per lavorare e vuole farlo alla luce del sole. Il militare dal cuore grande fa una copia del passaporto e le dice che qui c’è sempre spazio per le persone oneste.
La peruviana assiste un anziano che muore, poi un altro, passa il tempo libero fra una panchina e l’altra, non conoscendo nessuno, poi quando muore anche il secondo assistito teme di non avere altre occupazioni, ma un parente del defunto si dichiara apertamente e si fidanza. Si sposa, lavora alla casa di riposo, parla, vive, ha fatto amicizia con tutti.

Sono tanti questi nuovi abitanti arrivati nel Chianti e nella Berardenga, ma non hanno il livello culturale dei primi viaggiatori inglesi, non hanno la grana dei vari speculatori arrivati dagli anni ’90, non hanno spesso la voglia di integrarsi o di entrare in sintonia con le regole di questo paese anche perchè noi indigeni spesso non siamo e non diamo un grande esempio.

E’ vero il messaggio lanciato da Matteo Marsan, Marzio Matteoli e da Pietro Meloni: il Chianti, è sempre stato e sarà forgiato dalla gente che ci vive.

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Catena e lucchetto alla pieve di Spaltenna

Una triste notizia: la Pieve di Santa Maria a Spaltenna, la cui proprietà (il castello di Meleto) ha da pochi giorni serrato la porta d’ingresso al luogo di culto per:”In attesa di ispezioni e perizie che rassicurino sulla stabilità dell’immobile, a garanzia nostra e delle persone che frequentano la chiesa, si chiude l’edificio sospendendo fin da ora ogni cerimonia programmata”.

Spaltenna, sede di un antico e importante monastero è ricordato in  una bolla del Pontefice Anastasio IV del 1153 al vescovo di Fiesole.
Luogo di venerazione di un pregevole crocifisso intorno al quale ruota una leggenda e una serie di cerimonie religiose che cadono in questo periodo, con la calata nel Chianti del vescovo di Fiesole e con l’adunata dei Legati e delle Dame della “Lega del Chianti” quella simpatica associazione folcloristica di nostalgici della vita contadina.

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Un pranzo speciale

L’apparenza inganna e chi si vuole fermare solo alla superficie delle cose, non coglie attimi, sfumature, punti di vista, che, come dice il  poeta Gibran: ” Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno”.

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Gli oleandri bruciati dal gelo

Il gelo invernale ha picchiato sodo, con le temperature scese ben a – 17, mentre fino a qualche giorno prima c’erano addirittura le ginestre con qualche punta gialla.
Gli oleandri hanno patito non poco, finendo straziati e divorati dal freddo, con le conseguenze ben visibili sulle foglie, seccate e bruciate.
Nessun problema per la pianta dato che le radici non vengono toccate dai cataclismi del ghiaccio, per cui basta potare l’oleandro a dieci centimetri dal suolo, per veder spuntare in poco tempo le prime foglioline che riprodurranno in poco tempo il cespuglio originale.

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