Il Chianti Unico

Un territorio neanche tanto grande, ruvido, aspro e che, stando ai proverbi, “chi viene nel Chianti o trova un sasso o trova un bischero”.
Cinque secoli di amministrazione politica e  militare comune, dove da tempo immemore si erano accorti che ci venivano bene sia vino che l’olio e l’acqua andava attinta per gli usi domestici, ai borri o alle fonti con le mezzine di rame.
Tutto fermo ed intatto mentre si erigevano castelli a scopo difensivo e successivamente quei gioielli di case coloniche che definivano l’unità poderale, una famiglia che lavorava i campi e faceva a mezzadria dei raccolti con la proprietà dei fondi.
Fermo per secoli, finchè l’industrializzazione, il fiorire delle fabbriche nei fondovalle mise in moto un esodo biblico dalle campagne che subirono uno spopolamento dal quale il Chianti, non si è mai più ripreso.

Chianti, questo nome legato indissolubilmente alla produzione di quel formidabile vino beverino messo a punto nella famosa “formula” dal barone Bettino Ricasoli nel castello di Brolio, mentre avanza tempo si industriava anche a unire l’Italia.
Chianti: la terza parola italiana più conosciuta al mondo dopo” pizza” e “ciao” e questo lo rende un marchio pregiato, da offrire ai palati di chi degusta vino, da vigne piantate quasi in ogni angolo della Toscana e più volte rivendicato e spesso respinto in istanze che storiograficamente vengono smontate.
Con un eccesso di puntualizzazioni che ci fioriscono intorno in epoca moderna che non fanno che aumentare la confusione nella traduzione su carta dell’argomento.

“Chianti senese”, “Chianti fiorentino”, poi “Chianti Storico”, poi “Chianti delle colline di ogni parte dove si produce vino”, una coperta che si allunga a seconda delle esigenze del marchio da affiggere.
Ma forse la storia aiuta e rende le cose più semplici: Chianti, quell’insieme di genti e di storie che stanno dentro al perimetro di Radda, Gaiole, Castellina.

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4 risposte a Il Chianti Unico

  1. Filippo Cintolesi ha detto:

    Giusto: di Chianti ce n’è uno.
    In alternativa potremmo parlare di due Chianti secondo due sole possibili contrapposizioni. Una è quella che udii proporre al cardinale arcivescovo di Fiesole in risposta provocatoria a chi parlava di “un Chianti senese e uno fiorentino”: “Semmai potremmo parlare con molta più sostanza storica di un Chianti aretino e di uno fiesolano”, disse riferendosi a confini di diocesi, affondanti le origini forse nei millenni, passando da quelli dei municipia romani per arrivare alle lucumonie etrusche. L’altra invece, ben più recente e purtroppo più cocente, la tracciò con chiarezza venti anni fa Maestro Enzo Centri: c’è un Chianti vero e c’è un Chianti inventato, questo purtroppo molto più affermato mediaticamente.

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  2. Pingback: Il Chianti vero e quello inventato - Il Cittadino Online

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  4. Pingback: Chi non è del Chianti (e della Berardenga) | Andrea Pagliantini

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