Viaggio nell’Italia che cambia, un documentario in bianco e nero della Rai sul Chianti del 1963

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Agli inizi degli anni ’60, quasi tutte le fattorie del Chianti erano disabitate: i mezzadri avevano abbandonato la terra e i poderi per un impiego nelle industrie manifatturiere, uno spopolamento dal quale il Chianti non si è mai più rialzato.
Un prezioso documentario dell’epoca è fornito da una trasmissione della Rai, “Viaggio nell’Italia che cambia”, curato da Ugo Zatterin, noto moderatore delle tribune politiche televisive e direttore del Tg2.
Del miglioramento delle condizioni di vita in vaste aree del paese, nel Chianti ne arrivava solo l’eco, le parole del sindaco di Castellina, Gino Tatini, (membro della prima ora del Comitato di Liberazione Nazionale e contadino lui stesso), sono schiette e prive di fronzoli come sono spesso da chi viene dalla terra.
I giovani vogliono andarsene da case malsane, prive di gabinetti, acqua corrente e spesso anche di luce elettrica, attratti da un lavoro al coperto nelle industrie, meglio remunerato e con la possibilità di alloggiare in case comode e confortevoli.
Il vino che nel Chianti (Radda, Gaiole, Castellina) da sempre era ed è uno dei principali sostentamenti, nei tre comuni storici (sempre parole del sindaco Tatini) con lo spopolamento, la mancanza della forza lavoro, si è ridotto esattamente della metà dai centomila ettolitri prodotti fino a pochi anni prima.
I prezzi del vino, nonostante la buona qualità del prodotto, non erano altissimi, le fattorie trovavano delle grosse difficoltà a trovare manodopera specializzata per la cura delle piante e l’uso delle macchine: la fine della mezzadria comportò anche il passaggio dal lavoro mezzadrile al lavoro salariato e a radicali cambiamenti nella conduzione e nelle spese di gestione.
Il Chianti era vuoto, brullo, aspro accidentato, con quei bellissimi casolari lasciati privi di manutenzione, con quei paesaggi terrazzati frutto di secoli di bonifica dalle asperità dei declivi, dei veri e propri furti alle fortivpendenze del terreno.
Già agli albori degli anni ’60 iniziarono ad arrivare i primi cittadini stranieri che vedevano in quei casolari in disuso l’occasione di crearsi un aosi di pace e di rilassatezza, i primi svizzeri, tedeschi e austriaci che presero possesso di quei gioielli architettonici, risanarono e portarono quei minimi di servizi alle abitazioni per renderli vivibili.

Una visione del documentario è consigliata a quei personaggi che non perdono mai occasione di lodare la bellezza e la genuinità della vita contadina: perchè non l’hanno provata, perchè non sanno di cosa parlano. Qui il documentario dall’archivio Rai.

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