Le case coloniche del Chianti

Esempio di architettura d’uso e necessità, ma non per questo senza perdere il gusto estetico applicato alla funzionalità.
Non erano proprietari dell’immobile e dei terreni i contadini che le abitavano e che coltivavano i poderi con un contratto a mezzadria con il proprietario.
Per secoli, abitati da consistenti gruppi familiari, che erano braccia per il lavoro e per il loro sostentamento.
Poche le comodità, duro l’agire come raccontava uno splendido documentario Rai curato da Ugo Zatterin, girato per le campagne di Castellina nel 1963, nel pieno momento della fuga dalle campagne e della fine della mezzadria.

Il Chianti era vuoto, brullo, aspro accidentato, con quei bellissimi casolari lasciati privi di manutenzione, con quei paesaggi terrazzati frutto di secoli di bonifica dalle asperità dei declivi, dei veri e propri furti alle forti pendenze del terreno.
Furono rilevati dai primi pionieri del turismo alla ricerca di luoghi tranquilli e essenziali, persone in cerca di quiete che portarono qualche comodità di vita in queste case isolate.
Allo stato attuale, molte di esse hanno subito, (specie  negli ultimi vent’anni) delle vere e proprie mutazioni, trasformate non tanto in residenze estive ma in luoghi di dove si concentra un lusso estremo.

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