I cento anni di Leonardo Sciascia

leonardo sciascia foto da l'espresso repubblica

Fosse nato in un paese dove il linguaggio fosse chiaro e scandito, lontano dalle sfumature, è probabile che avrebbe condotto una vita da maestro di scuola interessato alla letteratura, ma venendo a nascere nel paese in cui le indicazioni di fondo erano “sopire, stemperare, al massimo prendere tempo e non prendere posizione” e avendo un forte impulso di letture illuministe, a contatto con la realtà politica e sociale del suo tempo, prende forma e forza il suo impegno e il suo narrare come i fiumi non hanno mai un percorso coerente e troppo spesso si disperdono in mille rivoli che non conducono a niente.
Un raffinato pessimista, che vede svanire il senso di giustizia fra mille interessi o sottefugi, scrittore di non eroi malinconici e perdenti, che ci hanno messo del loro nell’affrancarsi dallo stato granelloso delle cose. Ma almeno ci hanno provato e anche per le vie traverse con cui il puro deve salvarsi dallo scaltro, in qualche modo, lascia una speranza.

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La pieve dei santi Vito e Modesto a Pienza

A poco meno di un chilometro in ripida pendenza dalle botteghe dei caci e barretti del centro di Pienza, che in senso opposto diventano di ampia salita che scoraggia il passeggio del turismo a greggi, ha per questo il pregio della quiete e di olivi secolari che ne hanno il senso vivo della memoria.

In questa umile, splendida costruzione in stile romanico, sono stati battezzati due papi, il mitico Pio II, creatore della città di Pienza e Francesco Todeschini Piccolomini, nipote di Enea Silvio Piccolomini (Pio II), nato sarteanese, Papa per soli 26 giorni, per la cronaca ucciso da un’ulcera a una gamba, per i maligni a causa di un veleno fatto somministrare da Pandolfo Petrucci, Il Magnifico, nel cui palazzo di residenza ora si sfornano ricciarelli da campionato del mondo al forno di Lorenzo.

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Lo scoiattolo della Villa Chigi Saracini

Lo scoiattolo che vive nella Villa Chigi Saracini, si trova a essere roditore in uno spazio infinito con un parco pieno di piante, tonnellate di ghianda di leccio, un laghetto dove bagnarsi, rami o stanze dove ripararsi, statue dei grandi musicisti dalle quali ciondolarsi, e due cancelli posti ai punti cardinali opposti dai quale vede le persone passare indifferenti.
Soffre di solitudine, alle prime luci del giorno spesso percorre i rami di leccio che sporgono dai muri della villa e si addentra per le vie del paese piene di macchine in sosta allo stato brado e cestini che strabordano poco vuotati dove dentro non trova niente di utile.
Qualche noce la rimedia nei campi intorno, la ricovera come scorta per i mesi invernali, con la paura della neve per il freddo, ma anche perchè non vuole lasciare nel bianco tracce della sua presenza.
Vive in solitudine in uno spazio chiuso al mondo, spesso si chiede se è padrone unico di un grande spazio o se è il custode della sua prigione.

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La Befana porta la monnezza nucleare in Val d’Orcia

Quella signora della notte a cavallo della scopa, trasporta nel suo sacco un carico delicato da maneggiare con estrema cautela: al posto dell’energeticamente vetusto carbone, infila nelle calze dei cittadini della Val d’Orcia, un carico di monnezza nucleare.
La notizia che la Sogin S.P.A (società pubblica operante nella dismissione degli impianti e dello stoccaggio delle scorie atomiche) nello studio delle aree predisposte ad accogliere la presenza del materiale radiattivo, individua un’area molto vasta nel territorio della Val d’Orcia (Patrimonio Unesco dell’Umanità) disposta fra i comuni di Pienza e di Trequanda, da adibire, con i dovuti accorgimenti e costruzioni, a ricovero di monnezza nucleare.
Le amministrazioni locali, come i cittadini rimangono storditi dalla notizia “improvvisa e inattesa” come dichiarano in un documento congiunto diffuso alla stampa, i sindaci della Val d’Orcia e della vicina Valdichiana.
Il Presidente della Provincia, nonchè sindaco di Montalcino, Silvio Franceschelli, che in questi giorni di pioggia continua è stato spesso proprio sulle strade che conducono in quei luoghi a causa dei numerosi eventi franosi, che le hanno interessate, rimane perplesso.
Già le strade che conducono a quei territori presi in considerazione dalla Sogin presentano da anni delle criticità per il normale traffico veicolare.
Il sogno di quei territori unici per bellezza e fama, sembra essere una manutenzione viaria consona più che le opportunità economiche generate dall’ipotetico progetto di generare un centro di stoccaggio di scorie nucleari.

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Francesco e Simone pedalano insieme

francesco e simone sestano 2020

Le asprezze della vita riservano ostacoli continui che i puri di animo e i solidi di principi, hanno modo di ricomporre nelle toppe, ripartendo poi, più forte.
Lasciarsi alle spalle strade pedalando quanto serve per buttare pensieri poco fecondi e poi farsi sempre stupire dietro quello curva o alla fine della salita per qualcosa di bello, unico, semplice, primaverile o autunnale nel colore, raro, come l’amicizia.

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Per Visit Chianti e Visit Tuscany a Radda il castello del Trebbio

Visit Chianti“, il portale ufficiale dell’ Ambito Turistico Chianti, che dovrebbe promuovere e far conoscere in forma accattivante e dettagliata il territorio che raccoglie i comuni del Chianti (Radda e Castellina) della valle del torrente Pesa (San Casciano, Tavarnelle, Greve) della Val d’Elsa (Barberino, recentemente fuso con Tavarnelle) e della Berardenga, manda, a proposito di Radda, al portale “Visit Tuscany” (Sito ufficiale della destinazione Toscana) per apprendere informazioni non confortanti.
Set del film “Matrimoni e altri disastri” film diretto da Nina di Majo con Margherita Buy, Luciana Littizzetto, Fabio Volo e Francesca Inaudi, sono i giardini e gli interni dell’Abbazia di Badia a Coltibuono, (notoriamente comune di Gaiole)  come ben descrive Alice Ravera su Living, magazine del Corriere della Sera, mentre altre scene sono state girate in una villa fiorentina e qualcosa a Colle Bereto.
Sempre sulle informazioni relative a Radda, sarà dura per gli ipotetici turisti riuscire a trovare la presenza del “Castello del Trebbio” e anche al funzionale e preparato Ufficio Turistico locale, sarà difficile trovare indicazioni per una villa medicea che si trova nel lontano Mugello, insieme a località come “Castelvecchio” (forse Castelvecchi) o “Paterno” forse San Fedele a Paterno.
Che fra Chianti vero e Chianti inventato sia sorta nel corso degli anni  una gran confusione di un fantomatico territorio che si sviluppa elasticamente all’interno della Toscana, ormai è acclarato.
Ciò che sconforta è che le informazioni fornite da un atteso Ambito Turistico che si è addirittura dotato di un sito statico, per invogliare visitatori a venire nel Chianti alla ricerca di una Villa Medicea posta nel Mugello, lasciano il tempo che trovano, a meno che, le brillanti idee della Regione, (dove brilla di luce propria Simone Bezzini assessore alla sanità) non abbiano in mente di mettere le ruote alla villa del Trebbio e spostarla fin quasi al Policlinico della Villa a Radda. Sarebbe un successo.

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Risatina di sole e di vischio

vischio giallo

Risatina di sole è l’intermezzo fra uno scroscio e l’altro di qualche lisca di luce e di cielo che si riapre, lasciando intendere a chi è in mezzo a una vigna, che è il momento più adatto per muovere le gambe o bagnarsi a fondo prima di raggiungere un riparo.
Risatina di vischio è quell’incontro fortuito con le bacche mature scosse dal vento, cadute sul terreno, disposte ai piedi della quercia che le ospita, unico sole nel grigio invernale.

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La creazione senza Michelangelo

meleto vista vertine la creazione di michelangelo

Di fantasia ne serve per affacciarsi dal castello di Meleto nello spazio libero lasciato da due cedri che a volte con i rami quasi si toccano e vedere nella meraviglia di Chianti che c’è, fra l’abbandono della chiesa e del borgo di San Piero e Vertine che domina dall’alto, che lassù fra cipressi e querce,  guarda sobrio e imponente negli occhi quelle quasi due dita di cedro che non si toccano, suggerendo un’idea di creazione.

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Per Andare in Culo al Prossimo: Icilio Federico Joni

icilio federico joni

Autentici falsi d’autore, legati a prefette copie della pittura senese del ‘300 e del ‘400 che a un accurato esame sembrano identici, con la differenza che sono stati fatti a cinquecento anni di distanza da maestri non da meno di Duccio, Sano di Pietro, i Lorenzetti, il grande Simone Martini.
Il più acuto imitatore di quadri antichi ha una storia che inizia subito in salita, lasciato in fasce dalla madre alla ruota dei gettatelli del Santa Maria della Scala.
Da ragazzo prese a frequentare la bottega di doratore di Angelo Franci, che, notando le sue doti, consigliò al ragazzo Joni di frequentale l’Istituto d’Arte.
Nacquero i ” Riproduttori di quadri antichi”, che nella Siena degli anni ’30 del novecento ebbero un notevole impulso grazie alla richiesta crescente di bischeri americani con tanti quattrini da spendere.
Lo stesso Joni, Gino Nelli, Igino Gottardi, Umberto Giunti e Bruno Marzi (uno dei più prolifici realizzatori di Drappelloni del Palio) diedero vita, sotto l’impulso dell’antiquario Giuseppe Mazzoni a questo commercio di verosimili somiglianze.
La pubblicazione di un libro di memorie dello stesso Joni, (nel 1932) gettò nel panico collezionisti e mercanti, iniziando a dubitare di qualunque cosa fosse uscita da Siena.
Molte delle copie però risultarono essere delle autentiche opere d’arte, alcune anche più belle delle originali e il professore Gianni Mazzoni, docente di Storia dell’arte moderna nell’università di Siena e nipote dell’antiquario Giuseppe, ha studiato, pubblicato (Il suo volume Quadri Antichi del Novecento del 2001 è purtroppo introvabile) e addirittura allestito una mostra con quasi cento opere di “Falsi d’autore” nel 2004, presso il Santa Maria della Scala, quando ancora la cultura non aveva lasciato il posto alla cucina.
Particolarità dello Joni, era quella di firmare i quadri con una sigla: “Paicap”, ovvero “Per andare in culo al Prossimo”, ironicamente per l’americano bischereggiante, ironicamente verso se stesso e un po’ di amarezze della vita, non è dato sapere.

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Atlante storico poderale della Berardenga

atlante storico geografico berardengaPrende luce un’encomiabile e agile opera di arricchimento culturale e di conoscenza di un territorio fra i più vasti e variegati dal punto di vista storico e paesaggistico, della provincia di Siena: la Berardenga.
Un atlante digitale dei poderi e dei comunelli alla fine del 1600, al tempo in cui regnava in Toscana il Granduca Cosimo III de’ Medici (governante non molto illuminato e fanatico religioso) che pensò bene, per risollevare le disastrate casse statali, di colpire ogni rendita prodotta, includendo successivamente anche i mezzadri.
Ne consegue la necessità di censire tutti i poderi esistenti e permette oggi di avere traccia di nomi, toponimi, edifici esistenti o che fanno trapelare indicazioni della loro esistenza.
A dire il vero agli asseveratori del tempo sfuggirono dall’elenco alcuni poderi, censiti poi nel 1703, sempre sotto il regno del bigotto e penultimo granduca mediceo.
Quelle che per secoli sono state belle e funzionali case contadine create per essere auto sufficenti negli spazi di trasformazione, allevamento, conservazione,  di quanto prodotto dalla famiglia nei terreni in gestione e hanno contraddistinto il  paesaggio e la vita per generazioni di persone, sono alla base della trasformazione in residenze a uso privato o turistico di quanti amano trascorrere attimi di pace immersi nella bellezza paesaggistica.

A Fosco Vivi, appassionato studioso e storico del territorio, (a cui si deve la recente realizzazione del volume “La Berardenga e il suo castello nuovo” in collaborazione con eminenti studiosi del calibro di Mario Ascheri, Renato Stopani, Felicia Rotundo, Roberto Farinelli, Gabriele Fattorini, Pierluigi Licciardello, Paolo Cammarosano) il merito di aver realizzato su Google Maps un Atlante Storico Geografico degli antichi poderi, con la loro dislocazione, la foto dell’edificio e alcuni cenni storici a corredo, con la possibilità di aggiungere riferimenti ad archeologia, arte, sistemi viari antichi in qualunque momento.
La pagina, di agile consultazione, è uno strumento prezioso per conoscere e approfondire la Berardenga in ogni sua sfumatura. Qui il link.

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