Cosimo III de’ Medici: il pretaiolo dell’editto del vino

” Margherite – Louise in un mese l’ha avvicinata tre volte, dopo essersi fatto annunciare in termini sbrigativi da un usciere. Non è interessato ai preliminari, e nemmeno al seguito del sesso, infila, su e giù, esce, rinfodera l’arnese nella braghetta: il confessore gli ha spiegato che ogni segno di affetto è sospetto e degradante agli occhi di Dio, e lui si attiene al principio”. (Luca Scarlini, “L’ultima regina di Firenze” Bompiani 2018).

Il suo regno durò per 53 anni e fu caratterizzato da un decadimento politico ed economico, con forme persecutorie nei confronti degli ebrei e verso chiunque non si prostrasse alla  morale cattolica.

Suo figlio Ferdinando, (erede al trono), morì di sifilide non lasciando eredi, suo fratello Gian Gastone, che prese il posto del padre e del fratello, regnò per 14 anni, cercando di porre rimedio alla bigotteria di chi l’aveva preceduto.
Malinconico, cercava rifugio nel vino e ogni tipo di groviglio amoroso.
Durante il regno di Cosimo III, l’influenza del clero aumentava sempre più:  rinnegò completamente la politica laica dei suoi avi e rafforzò i poteri dei tribunali religiosi e decise di invitare nel Granducato i gesuiti, i quali, in breve, monopolizzarono il sistema educativo. Tutta la vita civica, sembrava una parodia della vita monastica, dove la libertà di azione, di opinioni, di affetti, o era proibita o regolamentata da editti inquisitori.

L’aumento delle tasse andava di pari passo con l’aumento della popolazione carceraria.

«In una galleria come quella dei Medici, fornitrice di personaggi a tutto sbalzo sia per gusto ed intelligenza che per canaglieria e dissipazione, egli fa spicco solo per il suo squallore. Due preoccupazioni lo dominavano fino all’ossessione: le fortune della casata e la salvezza dell’anima. Dell’anima non sappiamo che sorte le toccò, della casata ne fu il liquidatore.» Scrivono Indro Montanelli e Roberto Gervaso.
Passa però alla storia un tanto sbandierato editto, spolverato ogni giorno di gloria: è del 24 settembre 1716, che fissa i confini della regione vinicola del “Chianti”.
Il Procuratore di New Orleans, Jim Garrison, che ebbe a occuparsi dell’assassinio del presidente Kennedy, una volta, in tribunale, per avallare la deposizione di una teste asserì che nonostante fosse una prostituta, non era obbligatorio che fosse anche miope.
Da cosa e perchè nasce il famoso editto del 1716, non è dato sapere, da una persona certo avida e certo bigotta qual’era Cosimo III, niente può essere un caso di lungimiranza, se non di ritorno economico.
L’allargamento del Chianti territorio a Chianti dove si produce l’omonimo vino, viene da qui, chissà se il poco arguto Granduca, non avesse dei possedimenti, o degli interessi o nel vino, o nei terreni fuori dai tre comuni del Chianti: Radda, Gaiole, Castellina.

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