Per Andare in Culo al Prossimo: Icilio Federico Joni

icilio federico joni

Autentici falsi d’autore, legati a prefette copie della pittura senese del ‘300 e del ‘400 che a un accurato esame sembrano identici, con la differenza che sono stati fatti a cinquecento anni di distanza da maestri non da meno di Duccio, Sano di Pietro, i Lorenzetti, il grande Simone Martini.
Il più acuto imitatore di quadri antichi ha una storia che inizia subito in salita, lasciato in fasce dalla madre alla ruota dei gettatelli del Santa Maria della Scala.
Da ragazzo prese a frequentare la bottega di doratore di Angelo Franci, che, notando le sue doti, consigliò al ragazzo Joni di frequentale l’Istituto d’Arte.
Nacquero i ” Riproduttori di quadri antichi”, che nella Siena degli anni ’30 del novecento ebbero un notevole impulso grazie alla richiesta crescente di bischeri americani con tanti quattrini da spendere.
Lo stesso Joni, Gino Nelli, Igino Gottardi, Umberto Giunti e Bruno Marzi (uno dei più prolifici realizzatori di Drappelloni del Palio) diedero vita, sotto l’impulso dell’antiquario Giuseppe Mazzoni a questo commercio di verosimili somiglianze.
La pubblicazione di un libro di memorie dello stesso Joni, (nel 1932) gettò nel panico collezionisti e mercanti, iniziando a dubitare di qualunque cosa fosse uscita da Siena.
Molte delle copie però risultarono essere delle autentiche opere d’arte, alcune anche più belle delle originali e il professore Gianni Mazzoni, docente di Storia dell’arte moderna nell’università di Siena e nipote dell’antiquario Giuseppe, ha studiato, pubblicato (Il suo volume Quadri Antichi del Novecento del 2001 è purtroppo introvabile) e addirittura allestito una mostra con quasi cento opere di “Falsi d’autore” nel 2004, presso il Santa Maria della Scala, quando ancora la cultura non aveva lasciato il posto alla cucina.
Particolarità dello Joni, era quella di firmare i quadri con una sigla: “Paicap”, ovvero “Per andare in culo al Prossimo”, ironicamente per l’americano bischereggiante, ironicamente verso se stesso e un po’ di amarezze della vita, non è dato sapere.

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