Buongiorno Principessa!

la vita è bella

La Democrazia è noiosa, comporta partecipazione, manifestare il proprio parere, affinare un senso critico propositivo, coltivare interessi positivi, avere a cuore il bene comune.
Più facile delegare, anche nel proprio piccolo spazio quotidiano, dove un’alzata di spalle e un non dire, perchè sconveniente, attenersi a ricevere come fosse una concessione papale per baciata di mano ciò che dovrebbe essere naturale.
Scuole ridotte al rango di badantato per ragazzi, ospedali ridotti ad aziende, luce, acqua, gas, servizi in genere, di fatto della comunità, spacchettati e gestiti da privati.
Iniezione di cinque minuti di rabbia da manifestare ovunque si voglia e nei modi e nella forma che ogni singolo ritiene più conveniente.
Pedine della più grande dittatura, per durata e estensione territoriale che la storia umana abbia mai conosciuto: quella del consumo, quella della finanza.
Un giorno di tanti anni fa bambini e ragazzi, insegnanti, professori, militari, ristoratori, bottegai, sarti, impiegati, diventarono persone invisibili, ombre lentamente da perseguire dopo anni di propaganda rabbiosa.
Pochi se ne curarono, la vita scorreva come fosse una cosa normale non rivedere un amico, una persona cara, il proprio collega, ma così si era voluto che fosse.
Le cure a base di rabbia e indolenza, finiscono per degradare le coscienze, idee,  le azioni su cui si possono avere dei sussulti di semplice umanità.

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Berardenga: allergia alle strisce di sosta

A rotazione, ovunque ci sia una zona rimozione, un divieto di sosta, una ztl, la Golf, ormai divenuta la bandiera della Berardenga nel mondo, è sicura di esserci.
La malattia è nota, si tratta di un’ incurabile allergia da striscia bianca che delimita l’area della sosta consentita con una diagnosi definitiva di voler fare sempre il proprio comodo.
Di fatto un elemento caratterizzante della Berardenga, caro ai ragazzi che la sera vanno in cerca e scommettono su dove possa essere parcheggiata  la Golf in divieto di sosta, per le vie e le piazze del capoluogo.

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Il vespasiano soppresso di San Marcellino

orinatoio san marcellino chianti

Viene in mente la scena dell’ineffabile Marchese del Grillo, quando fa murare l’ingresso di una bottega e fa mettere davanti al nuovo muro, un vespasiano, facendosi trovare all’opera all’ arrivo del padrone, dove nasce una gustosa scenetta.

“Quando si scherza bisogna esse’ seri” dice l’ineffabile marchese ai suoi complici di scherzi e malefatte ai danni del prossimo.

All’angolo di un muro giusto di fronte alla Pieve di San Marcellino, resiste l’antico servizio igienico da anni in disuso, ma perfettamente conservato.
Segno che, se fosse posizionato ora di fronte un qualunque edificio farebbe insorgere genti coi telefoni, mentre all’epoca, anche di fronte a una chiesa, le esigenze del corpo avevano più importanza e urgenza della cura dell’anima.

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Il cedro centenario di Felsina

Cartolina dei primi del novecento, inviata con ogni probabilità dal conte Piero Busatti, come era di moda all’epoca fra nobili e possidenti per far vedere chi ce l’aveva più lungo.

Da notare, alla sinistra,  in corrispondenza con il primo edificio, un esile cedro, che con la sua superficie alare, mette in ombra solo una piccola porzione della costruzione.
Attualmente, a distanza di oltre un secolo da quello scatto, la pianta, la con la sua mole in continua espansione, sopravanza nettamente il mattone, offrendo riparo, refrigerio e una pregiata accoglienza a chi varca, per vino o passeggio, il cancello di questo tranquillo posto magico assecondato dal sangiovese.

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Berardenga: su Chiantisette il concordato villa Chigi Saracini

Sul settimanale Chiantisette attualmente in edicola, il sempre vigile Claudio Coli scrive un breve articolo di rimembranza sulla vicenda Villa Chigi Saracini e di conseguenza sulla Sansedoni Immobiliare, (della galassia MPS), che detiene nel suo carniere il possesso di costruzione, monumenti e giardino, il tutto lasciato fra incuria e  licheni sui marmi.

A questo punto si tratta di stabilire con i creditori se rifinanziare attraverso una società inglese, Golden Arrow, le rinsecchite casse societarie e poi stare alla sorte di come finirà la storia e l’esito della storica magione.
Di parlare di futuro pubblico, per un rilancio e uno sviluppo sociale e culturale del borgo la ospita, è puro sogno da alchimisti.
Provare a visionare carte e prospettive, non pregiudica nessuna decisione, ma c’è il fatto che da anni, nel paese delle auto in sosta dove non devono, si è smesso di sognare più forte del russare di notte.

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Frigoverre turchese d’arte contemporanea

Una matura scultrice d’arte contemporanea che trae ispirazione da oggetti di uso comune e li trasforma, anteponendo l’inconsueto alla banalità dell’ordine naturale delle cose, che per incanto e distrazione diventano oggetti unici e irripetibili, che stanno generando un nuovo e promettente filone artistico: la Distrat – Art.

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Il 29 maggio 1176 Brolio diventa fiorentino

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Tristi sorti susseguenti alla battaglia di Legnano, con la sconfitta di Federico II Barbarossa con la fazione ghibellina che dovette venire a patti con la parte guelfa.
Ghibellina per eccellezza inn Toscana era Siena e nel giorno 11 dicembre del medesimo anno, si tenna una riunione fra consoli senesi e fiorentini nella pieve di San Marcellino, per dirimere una questione territoriale a favore di Firenze.
Fu ordinato a Ranieri di Brolio di sciogliere ogni vincolo di fedeltà con la Repubblica di Siena, come furono prosciolti gli abitanti di Lucignano, Tornano, Campi e di Monteluco a Lecchi: inizia così il dominio fiorentino – papista sulle menti delle genti del Chianti.

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Giuseppe Saragat e il corazziere del Quirinale

Giuseppe-Saragat

Su invito del Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Mao Tze Tung, all’aereoporto di Pechino arrivò il Presidente italiano Saragat, accolto con tutti gli onori.
Colloqui ai massimi livelli con i dirigenti cinesi, consuete frasi di rito, d’amore e d’amicizia, poi, la richiesta della delegazione italiana di poter visitare la Grande Muraglia.
Il Presidente Mao in persona si offre di accompagnare l’illustre piemontese, con cortesia non convenzionale per un ospite straniero.
Sulle mura, improvvisamente, il Presidente Mao, chiede a una guardia rossa di vedetta di tagliarsi un braccio, e questi, immediatamente esegue l’ordine.
Saragat rimane colpito e stordito da tale gesto di obbedienza, rimugina per tutti i giorni successivi l’accaduto, fino al suo rientro in Italia.
Nei giardini del Quirinale, all’alba, da tipico insonne, mentre passeggia, ripensa alla scena, che lo ha segnato nettamente e impressionato.

Vede un corazziere di guardia all’ingresso del palazzo e perentoriamente ordina  lui di tagliarsi un braccio.
Il corazziere lo guarda da sotto l’elmetto di crine e di getto risponde:” Oh Beppe, ma che sei belle e briaco di prima mattina?

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Il restauro del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti

Una delle prime espressioni dell’arte civile dopo vagonate di annunciazioni, aureole, adorazioni, e via via, che erano la maggior parte delle commesse ricevevano gli artisti per potersi esprimere.
Certo è che all’epoca della realizzazione, l’opera doveva ispirare al consiglio dei governanti la lungimiranza e il valore dell’amministrare la cosa pubblica a beneficio della collettività, con la chiarezza delle leggi raccolte nel Costituto del 1309 e tradotte in volgare per essere chiare e comprensibili a chiunque. Facile l’ironia con l’attualità.
Di fatto c’è che il Rotary Club di Montaperti, in collaborazione con altre filiali sorelle di altre zone, si fa promotore, con il Comune di Siena del restauro di quest’opera prestigiosa, con una  ripulitura della superficie dipinta, avvalendosi delle più moderne tecnologie, per meglio comprendere i dettagli del lavoro del pittore e per ridarne l’antico splendore.
Conduce il cantiere un maestro del restauro come Massimo Gavazzi, che ha già condotto il cantiere nella chiesa di San Francesco, (sempre sulle opere di Ambrogio Lorenzetti) con la collaborazione dell’archeologa Nadia Montevecchi e l’architetto Andrea Sbardellati.
Riuscire a poter assistere, salendo per qualche minuto sui ponteggi del cantiere a un faccia a faccia ravvicinato a questa altissima espressione del bene comune, con le pacate, chiare e ben pertinenti osservazioni di Massimo Gavazzi sui dettagli del dipinto e delle operazioni svolte, può rappresentare un arricchimento personale positivo di educazione civica e arte.

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La casa del bostrico della vite

Il bostrico è una malattia occulta della vite, un simpatico vermetto che crea gallerie nel legno, che indebolisce e rende cagionevole al mal dell’esca e al colpo di sole.

Sverna nelle gallerie delle parti morte della vite, poi a primavera esce per deporre le uova nel legno deperito o nella vegetazione morta.

Vivendo all’interno del legno non si possono colpire con trattamenti, ma per combatterli serve l’arguzia: basta lasciare sul terreno dei mazzi di tralci di vite secchi per favorirvi la deposizione delle uova e poi fra maggio e giugno è necessario rimuovere questi mazzi e bruciarli per debellare la presenza di questo insetto nel vigneto.

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