I sempre più ruderi della chiesa di Badia a Rofeno

Non sappiamo esattamente l’anno di fondazione, ma è certo che esisteva già nell’anno di nostro signore 1031, quando un documento ci ricorda che sia la chiesa che il monastero furono costruiti contemporaneamente da una nobile famiglia, forse imparentata addirittura con i Carolingi o come dicono alcuni con i Cacciaconti di Asciano. La pergamena fu redatta nel quinto anno dell’Impero di Corrado II il Salico e ci racconta che alcuni membri direttamente discendenti dalla famiglia fondatrice (Raginerio, Gerardo, Bernardo e Ildibrandino) donarono con questo atto, in onore della Vergine e dei Santi Cristofano e Clemente, tutti i beni che la loro famiglia aveva assegnato alla detta Chiesa. L’atto fu rogato proprio nella chiesa adiacente al Monastero.

Nel 1060, da un’altra pergamena, si evince che Rofeno fosse una struttura fortificata. Secondo questo testo infatti, tale prete Winizo, si fece confermare l’eredità di alcuni beni che gli aveva lasciato la famiglia Maizi proprio presso il castello detto di Rofeno.

Nel marzo 1138 troviamo addirittura la Bolla Papale di Innocenzo II, diretta ad Alberto, Abate del Monastero di S. Maria e Cristoforo (stavolta detto di Rofena), con la quale prese sotto la sua protezione sia l’abbazia che i suoi beni posti nella corte di Montebernardi, di Montemartini (con la sua chiesa), la chiesa di S. Martino, quella di S. Andrea, la Corte di Melanino, la chiesa di S. Biagio di Ilceno, di S. Maria, di Montecamerino, di S. Andrea a Monteagutaro (Montacuto Joseppi, oggi Montacuto).

Nel 1157 ancora una Bolla Papale, stavolta di Adriano IV, che ricalcava quella del suo predecessore.

Del 1160 è un’altra pergamena ci ricorda che il Monastero era detto ancora di Santa Maria e Cristoforo di Rofeno e che, grazie al lascito di tali Orlando, Bernardo e Guazzolino del defunto Benzitto, i frati entrarono in possesso di alcuni poderi e castelletti non lontano da questa località (Cipollona, Monteberardi, Montemartini e Vescona).

Numerosi documenti relativi a questa abbazia negli anni 1185, 1217,1228, 1230, 1232, 1234, 1236, 1237, 1244, 1247 ci danno un’idea di quanto importante fosse Rofeno.  

Nel 1375 questo monastero passò sotto l’ordine di Monteoliveto Maggiore e vi rimase fino al 1780, dopo di che, una volta trasformato in Pieve, gli olivetani ne mantennero il patronato, ma la cura delle anime fu data alla chiesa di S. Giovanni in Vescona.

Il periodo di maggiore sviluppo per l’abbazia sembra comunque essere stato quello della seconda metà del 1300. A quei tempi la Badia di Rofeno poteva contare su ben 35 poderi (unità poderali), di cui almeno 25 con fabbricato. Ricordiamo tra questi Castelrenieri, Rigoli di Sotto, Rigoli di Sopra, Santo, Cipollona, Sarchianello.

La chiesa ha tipologie architettoniche riconducibili o molto simili a quelle cistercensi, mentre il Monastero fu vistosamente rimaneggiato nel 700. Dietro l’altare Maggiore era esposta una famosissima Pala di Ambrogio Lorenzetti (detta Trittico di San Michele Arcangelo) che fortunatamente è stata recentemente restaurata (non era più esposta a Rofeno ancor prima del crollo) ed ora si può vedere in tutto il suo splendore nel Museo d’Arte Sacra di Asciano.

Fonte: Augusto Codogno, Noi Frammenti di Siena

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I panni sporchi si lavano in famiglia

” I panni sporchi si lavano in famiglia” ebbe a dire un giovane Giulio Andreotti, quando era Sottosegretario del Governo De Gasperi con delega allo spettacolo, relativamente a un film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini (Umberto D.) dove venivano messi in risalto problemi, per non dire la fame e miseria del nostro paese nel primo dopo guerra.

Non stava bene mettere in giro per il mondo quell’Italia con le pezze al culo, come era.

Le ultime letture, nell’ordine sono state: “Questa nostra Italia”, di Corrado Augias, “Regina” una biografia di Maria Josè di Savoia scritta da Arrigo Petacco, “D’improvviso riapparve il Pallone Rosso” di Giuseppe Semboloni.

Stando al pensiero corrente nel paese più felice del mondo, (che inonda di comunicati stampa le redazioni dei giornali narrando tutto il bello che vien fatto, dal cambio di una lampadina a un orto riaperto dai rovi o una perdita dell’acqua tappata) chi non vive, chi non è nato, chi è di fuori, non può occuparsi o parlare del borgo più magico del mondo.
Secondo questa corrente di pensiero, Corrado Augias, essendo romano, non potrebbe parlare di Firenze, Venezia , Fonterutoli o Milano, stesso dicasi per Arrigo Petacco, che essendo stato originario di La Spezia e non essendo stato monarchico, non avrebbe dovuto scrivere di una Regina. L’unico, secondo questa strampalata logica è il poeta della terra e della vita Giuseppe Semboloni, che nato, vissuto, cresciuto a Geggiano, scrive di dove vive.

“In ottemperanza alle vigenti norme….” è il cappello di ogni serie di comunicato alla stampa, del comune più bello del mondo.

Il mandare a dire cose da conto terzisti in stile ammonimento, raccomandazione, consiglio, intimazione, si ritrova in romanzi di un grande narratore siciliano, abituato alla realtà dei fatti, ma anche lui, non incastrato nel borgo più bello del mondo.

Se Norma Parks, erede di importati dall’Africa (in ottemperanza alle vigenti norme….) non si fosse seduta al posto a non lei riservato, il presidente Obama, non sarebbe andato alla Casa Bianca e la ora vice presidente Kamala Harris, avrebbe altro da fare.

Se qualcuno manifesta un pensiero (in ottemperanza alle vigenti norme…) non è per lotta politica, (che potrebbe trattarsi essere semplice opposizione a cui non si è abituati), che nel senso unico degli anni passati, lo sfondo delle macerie della Città ne sono l’emblema e il posto più bello del mondo la succursale.
Se uno esce dal proprio comune, (in ottemperanza alle vigenti norme…) se ha qualcosa da buttare per la strada, una bottiglia, una carta, un materasso, può farlo, dato che non è terra lo riguarda, nè decoro lo colpisce.
Ferdinando Anichini era un maestro elementare, cultore della campagna, storico del Chianti, narratore, commediografo.
Ai suoi ragazzi ha insegnato di voler bene alla campagna, il senso civico, la fatica con la quale si ottengono le cose, l’indignazione per le oscenità (in ottemperanza alle vigenti norme…).
Peppino Impasato, insignificante ragazzo siciliano, se faceva cento passi si ritrovava davanti la casa di Tano Seduto, il pericoloso boss che tutti temevano e che ironicamente prendeva in giro su carta e attraverso una radio.
“La mafia è una montagna di merda” affermava splendidamente, ma la lercia “sottocultura” e sottomissione che ne deriva (in ottemperanza alle vigneti norme…) si è purtroppo intromessa e lastricata nelle menti nelle maniere più deformi

Non avere la pretesa di cambiare il mondo, ma avere un occhio di riguardo per il luogo in cui si vive o a cui si vuole bene, sarebbe la base portante di un futuro migliore.
Affermare che il resto del mondo è brutto e sporco e fare finta di niente in casa propria è da persone senza spina dorsale e il non voler ammettere la realtà.
Lucianino Perozzi è il figlio permaloso e privo di senso dell’umorismo del giornalista Giorgio,il quale afferma che: “Quando penso alla carne della mia carne, divento subito vegetariano”.
Di Lucianini Perozzi, ne è pieno il mondo (in ottemperanza alle vigenti norme….) permalosi, pieni di se, non inclini al dialogo, ma ottusi fino al midollo e chiusi a riccio ai suggerimenti altrui, pronti a negare perfino l’evidenza.
Angelo Vassallo era il sindaco di Pollica, un pescatore con la schiena dritta che le cose le vedeva, le diceva e le faceva (in ottemperanza alle vigenti norme…) non aveva protettori, non era e non poteva essere un pupo azionato da un qualsiasi Conte Zio.
La bellezza dei nostri luoghi, la curiosità storica di approfondire, la voglia e la ricerca di esserci come parentesi cercando di non sporcare e lasciare nel miglior modo di come si è trovato.
La salubrità dell’ambiente e dei prodotti vi nascono. I pesci scomparsi dai torrenti.

La ventilata irruzione di guardie per il controllo, in stile Coppi e Dama Bianca, per verificare con mano, il tepore presente nel letto o sul lenzuolo.

Fazio Fabbrini è stato il sindaco che in Europa, ha istituto la prima ZTL (in ottemperanza alle vigneti norme….) era il sindaco di Siena, pare essere stato dimenticato anche nel paese più bello del mondo.
Una distesa infinita di campi e vigneti arancioni, non del colore naturale e normale dell’erba, (in ottemepranza alle vigenti norme….) di cui è meglio non parlarne, meglio non porre il problema, la parola d’ordine è sempre ignorare, andare addosso al dito e non all’orizzonte.

Certo è che essere permalosi e non dotati di senso dell’umorismo alla Lucianino, non aiuta.
Certo è che essere eletti significa anche ascoltare, servirebbe una visione, un’idea, non quella di soffocare tutto, non quella di anestetizzare i sogni e le prospettive o mandare a dire conto terzi che è più conveniente abbozzare (in ottemperanza alle vigenti norme).
Chiusi a riccio, permalosi che non ridono mai, pronti a mitragliare il mondo di comunicati stampa autocelebrativi e autoreferenziali.
A tali culi di piombo e di paglia, si risponde con un sorriso e con l’invito a parlare sotto un ulivo o sotto una torre senza orologio (in ottemperanza alle vigenti norme) davanti a un sano bicchiere di vino. Felice di essere italiano, felice di non esserlo come voi.

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Scioscianna in una carezza di Josè Saramago

melanie-laurent scioscianna

Arezzo è anche una città, calma e luminosa, adagiata sul pendio di una collina, con il Duomo in cima. Arezzo è rimasta uno dei miei più saldi amori italiani. (José Saramago)

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I Tesori del Chianti in mostra al Santa Maria della Scala

Antonella Leoncini, attenta giornalista culturale della Nazione, narra, sul giornale di giovedi 8 marzo, di una splendida mostra che ha per tema la storia e la scoperta nel famoso sito etrusco di Cetamura del Chianti di alcune centinaia di monete di epoca lontana, fra cui alcune in cui sono raffigurati Marc’Antonio e Cleopatra.
Gli scavi, iniziati negli anni settanta dalla professoressa Nancy de Grummond, hanno sempre dato buoni frutti e grandi scoperte, mostre, pubblicazioni, visite ai luoghi dello scavo e idee su ciò che era la vita nei poggi del Chianti in quel periodo.
La mostra delle 194 monete, parte dal 29 maggio fino al 2 settembre e risulta essere fra le più importanti e imperdibili.

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Vertine: la cicogna ha portato Olivia

alessandro, carlotta e olivia

Pasqualino, appena ha saputo di esser diventato nonno, invece che all’anagrafe, è corso alla Coldiretti per iscrivere la nipote al prossimo corso di trattorista e macchine operatrici, che (giustamente) ritiene  le arti e le cose, vengono apprese meglio, quando si è piccini.
Dopo mesi di travaglio, di infelici perdite, di persone care in lotta, nel piccolo villaggio che domina la valle del Borro di Parabuio, finalmente una bella notizia che rallegra gli animi e la fioritura delle piante: è nata Olivia, splendida creatura nata dalla gioia di Alessandro e Carlotta, che oppurtunamente mettono un fermo radioso alla deriva grigia dei tempi, con una rondine puntigliosa che sorveglia e protegge, dall’alto.

Mentre si potano gli ulivi, benvenuta Olivia.

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La porta di Cetamura fiorita di pesco e ciliegio

Scrivere di Cetamura è toccare il cuore primordiale della nostra terra, luogo prescelto dagli antenati, forse dall’età protostorica, certamente da quella etrusca.

Scrive Marco Valenti, nell’ottavo quaderno della Biblioteca Comunale, che nel territorio poi Berardengo, fin dall’età arcaica (VII/VI sec.a.C.) erano presenti vari piccoli insediamenti ma uno solo fu un grande agglomerato ed era posto nelle immediate vicinanze del castello medievale di Cetamura.

Si stima dall’età del bronzo finale (oltre il X sec.a.C.) e comunque dall’VIII sec (a.C.) una importante presenza umana segnalata da numerose abitazioni e attività artigianali legate alla ceramica, ai laterizi e alla lavorazione dei metalli (le attività potrebbero incrociarsi con quelle di epoca romana).Il complesso si distribuiva su un esteso pianoro e su terrazzamenti artificiali degradanti verso ovest e vi era una cortina difensiva realizzata in pietre squadrate e non , murate a secco. E’ nell’età arcaica (vedi sopra) che Cetamura registra un notevole aumento demografico con il probabile emergere di un gruppo familiare aristocratico egemone che dà luogo alla formazione di un potentato rurale. Questo spiegherebbe le evidenze di una residenza palazzo in località Poggio Tondo e la necropoli del Poggione.

Cetamura che è toponimo di origine latina, fu anche “ oppidum” (città fortificata) in età ellenistica ( 323/31 a.C.) per diventare un villaggio fino al I sec. d.C. e risultare invece desertata o marginale per molto tempo e fino al X secolo.

Nel Cartulario della Berardenga la prima attestazione è del 1071 (Civatamuri), poi ritroviamo altre 10 citazioni fino al 1216 “ in curte de Civita mura”, nel 1140 è descritta come “Civitamuro” Castello e corte.Alla fine del XII secolo in Cetamura fu avviata una primitiva organizzazione comunale con la nomina di un Console.

Nel 1320 C. era un comunello curia nel catasto senese, furono censiti un “castrum” e 17 case, e con probabilità Scandelaia rappresentava con la sua torre un punto protettivo e di avvistamento e forse ricompresa nel calcolo degli edifici relativi al Castello.Nel 1340 C. risulta nel Vicariato senese della Berardenga con il toponimo “ Civitamurra”, il Repetti ci racconta dell’esistenza di una chiesa intitolata a S.Maria.Nel 1381 il 10 di Aprile il Consiglio Generale di Siena richiede di fortificare San Gusmè ed unirvi Cetamura che risultava pressochè disabitata.

Nel 1676 faceva parte del comunello di Villa a Sesta e Rosennano, il Gherardini che nel corpo della sua relazione mette Cetamura al pari degli altri due con la qualifica di capoluogo, evita però di citarla nella intestazione, il motivo non è spiegato, forse si trattava di una forma di rispetto verso la grande storia di C. che all’epoca poteva essere solo un ricordo.

Oggi Cetamura è un agriturismo, ricavato sulla struttura ex poderale e mantiene una sua nobiltà nella struttura con pianta ad elle nelle cui mura sono incorporati i resti medievali.

L’emergenza architettonica della porta del Castello con la sua figura ad arco (unita da una moderna opera in cemento armato) le pietre squadrate alla perfezione, è senz’altro scenica ed avvincente a perenne ricordo di una grande storia. Questo monumento, isolato dal contesto attuale crea nel visitatore due sentimenti contrapposti, la caducità delle cose, anche le più grandi e la resilienza di quelle pietre, ostinatamente convinte di rappresentare un passaggio al futuro.

Fonte: Le Nostre Orme – Castel Berardengo

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Il natale di Pasqualino

E’ più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che Pasqualino faccia qualche passo a piedi, che non sia per sedersi a tavola dopo essere sceso dal trattore.
Una lenzuolata di immagini per il suo compleanno, nel momento più bello dell’anno per la campagna vertinese: la vendemmia, con i suoi riti di panieri pieni, tavolate, il sorriso armonico di Gianluca che tutti portiamo sempre, ogni giorno, stampato nel cuore.

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Il compleanno di una mamma superba

Mentre a Vertine nevischia, usando come base le tegole del tetto di una legnaia, ricoperta di lichene giallo, si posano i fiori del presente, pensando delicatamente parole e glicine, melo, narciso e lilla, su cui ricamare auguri di compleanno per una mamma stupenda, come chiunque sognerebbe di avere.

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Piazza del Campo nel 1963

Sulla pagina “C’era una volta Siena“, curata da Gabriele Ruffoli, tante le immagini in bianco e nero di come era la città, scorci romantici, splendidi e lontani di come la gente viveva, i negozi, le case, raccontando per immagini come la città cambiava, come il traino da animale diventa a motore, immagini di cavalli, Contrade, alfieri e bandiere.
Fra le tante, questa immagine di Piazza del Campo del 1963, proveniente appunto da “C’era una volta Siena” è tra le più rappresentative di un’epoca e del susseguente passaggio epocale: la prima città che chiude il centro storico alle macchine, all’epoca del sindaco Fazio Fabbrini.
Allo stato attuale, la piazza più bella fra le belle è sgombra di motori, meno le piazze Jacopo della Quercia, Provenzano, San Francesco, per non parlare della ZTL della Berardenga.

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Su Chiantisette il diserbante della Berardenga

Il sempre ottimo Claudio Coli, sul settimanale Chiantisette, attualmente in edicola, tratta l’annosa questione della gestione dei vigneti mediante diserbante: quell’arancione fra i filari che” ben” si intona con la Bandiera Arancione del Touring Club data al borgo “Per la qualità turistico ambientale”.
Si tratta di una pratica agricola non in consonanza con l’ambiente, superata dal buon senso, dalla meccanica, da una crescente consapevolezza nei consumatori di pretendere agricoltura sana e non invasiva, ma nella Berardenga, la situazione attuale, tutta intorno ai quattro punti di accesso al capoluogo è ben riassunta nelle immaginni dell’articolo e in altri articoli dei giorni scorsi, più la chicca del campo arancione, adiacente all’asilo di Monteaperti.
Il gruppo consiliare di opposizione Potere al Popolo, ha portato una mozione al Consiglio Comunale per disincentivare l’uso di queste sostanze e per comprendere quale sia il ruolo del Biodistretto del Chianti, di cui Castelnuovo fa parte.
Al momento, la discussione, è ovviamente rimandata al prossimo Consiglio Comunale, ma il problema arancione esiste e sarà dura vederlo finire riposto sotto al tappeto.

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