La porta di Cetamura fiorita di pesco e ciliegio

Scrivere di Cetamura è toccare il cuore primordiale della nostra terra, luogo prescelto dagli antenati, forse dall’età protostorica, certamente da quella etrusca.

Scrive Marco Valenti, nell’ottavo quaderno della Biblioteca Comunale, che nel territorio poi Berardengo, fin dall’età arcaica (VII/VI sec.a.C.) erano presenti vari piccoli insediamenti ma uno solo fu un grande agglomerato ed era posto nelle immediate vicinanze del castello medievale di Cetamura.

Si stima dall’età del bronzo finale (oltre il X sec.a.C.) e comunque dall’VIII sec (a.C.) una importante presenza umana segnalata da numerose abitazioni e attività artigianali legate alla ceramica, ai laterizi e alla lavorazione dei metalli (le attività potrebbero incrociarsi con quelle di epoca romana).Il complesso si distribuiva su un esteso pianoro e su terrazzamenti artificiali degradanti verso ovest e vi era una cortina difensiva realizzata in pietre squadrate e non , murate a secco. E’ nell’età arcaica (vedi sopra) che Cetamura registra un notevole aumento demografico con il probabile emergere di un gruppo familiare aristocratico egemone che dà luogo alla formazione di un potentato rurale. Questo spiegherebbe le evidenze di una residenza palazzo in località Poggio Tondo e la necropoli del Poggione.

Cetamura che è toponimo di origine latina, fu anche “ oppidum” (città fortificata) in età ellenistica ( 323/31 a.C.) per diventare un villaggio fino al I sec. d.C. e risultare invece desertata o marginale per molto tempo e fino al X secolo.

Nel Cartulario della Berardenga la prima attestazione è del 1071 (Civatamuri), poi ritroviamo altre 10 citazioni fino al 1216 “ in curte de Civita mura”, nel 1140 è descritta come “Civitamuro” Castello e corte.Alla fine del XII secolo in Cetamura fu avviata una primitiva organizzazione comunale con la nomina di un Console.

Nel 1320 C. era un comunello curia nel catasto senese, furono censiti un “castrum” e 17 case, e con probabilità Scandelaia rappresentava con la sua torre un punto protettivo e di avvistamento e forse ricompresa nel calcolo degli edifici relativi al Castello.Nel 1340 C. risulta nel Vicariato senese della Berardenga con il toponimo “ Civitamurra”, il Repetti ci racconta dell’esistenza di una chiesa intitolata a S.Maria.Nel 1381 il 10 di Aprile il Consiglio Generale di Siena richiede di fortificare San Gusmè ed unirvi Cetamura che risultava pressochè disabitata.

Nel 1676 faceva parte del comunello di Villa a Sesta e Rosennano, il Gherardini che nel corpo della sua relazione mette Cetamura al pari degli altri due con la qualifica di capoluogo, evita però di citarla nella intestazione, il motivo non è spiegato, forse si trattava di una forma di rispetto verso la grande storia di C. che all’epoca poteva essere solo un ricordo.

Oggi Cetamura è un agriturismo, ricavato sulla struttura ex poderale e mantiene una sua nobiltà nella struttura con pianta ad elle nelle cui mura sono incorporati i resti medievali.

L’emergenza architettonica della porta del Castello con la sua figura ad arco (unita da una moderna opera in cemento armato) le pietre squadrate alla perfezione, è senz’altro scenica ed avvincente a perenne ricordo di una grande storia. Questo monumento, isolato dal contesto attuale crea nel visitatore due sentimenti contrapposti, la caducità delle cose, anche le più grandi e la resilienza di quelle pietre, ostinatamente convinte di rappresentare un passaggio al futuro.

Fonte: Le Nostre Orme – Castel Berardengo

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