I tulipani di Ama del Chianti

Fu una giovane giardiniera alle prime armi, colei che mise a dimora decine e decine di bulbi di tulipano, che ogni anno riesplodono dal suolo e accolgono i visitatori di questo magnifico borgo del Chianti, divenuto sinonimo di uno dei vini più grandi e prestigiosi.
Paese di arte moderna all’aperto e all’esterno, grande paesaggio e buon vino, due chiese, San Lorenzo e San Venanzio, l’oratorio dei Pianigiani, nella poco distante Casanuova.

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Potare gli ulivi

Di sega, forbici e scala sono muniti i potatori resistenti, i più moderni, si dotano invece di belle e pratiche forbici elettriche, ma il disegno, la sagoma, l’estetica non cambiano la bellezza di un ulivo sapientemente potato, semmai si attenuano dei fastidiosi dolori muscolari alle braccia.
Molte le olivete che sembrano appena passate da una squadra di Lanzichenecchi: amputati, scapati, lasciati con tre fogline in rami sporgenti due metri.
Il professor Alfredo Roventini, per questo, geme, piange, si dispera ogni giorno, dalla sua nuvola, guardando da sopra il paesaggio terrestre.

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La fioritura del melo a spalliera di Rapolano Terme

La sensazione di celestiale pace e benessere interiore avvolge i sentimenti di un cammino in corso d’opera, coperto di ferite e di amori, rondini e passioni.
Il lento fiorire nel gelo improvviso di un rosa che diventa bianco e si farà mela, è il labirinto fra l’essere e l’avere nel tepore di un sorriso, di un momento quieto, condiviso con il vento che si intrufola, il verde in terra, il colore del cielo, la forza dell’avere qui, tutto quello che serve.

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L’Orto dimenticato di San Felice

Alle tavolate, non sono mai mancati commensali importanti a fare passerella insieme a giornali e televisioni per illustrare il progetto dell’orto sociale in virtù promozionale.
Alti prelati, dirigenti, amministratori locali: prodighi di esserci per essere accanto a un nobile progetto di agricoltura biologica, condotto da ragazzi con difficoltà, aiutati da nonni rubati ai colonnini e ai bar, per rifornire le cucine del ristorante stellato del borgo.
Partito nel 2012, il progetto dell’Orto Felice, ha contribuito enormemente nella crescita e nella fiducia in se stessi, di ragazzi che hanno avuto meno fortuna nella vita, riempiendo di carica solare e positiva le loro giornate.
Da mesi l’Orto è silente, solo per buona volontà, la terra è stata lavorata, ma un rinsecchito filare di fave (non umane) rimane l’unica nota di coltivazione.
Spente le telecamere, riposti piatti e tovaglioli, chiusi i taccuini i beneficiari dell’Orto, nonni e ragazzi, sono a casa, i loro nomi, rimangono appesi ognuno nell’angolo riservato alla custodia dei propri attrezzi di lavoro, fermi, inermi.

Gennaro, il simpatico ciuchino che sorveglia le caprette e accoglieva le persone, ha uno sguardo triste e malinconico dovuto alla solitudine, non si rianima neanche quando riceve in dono un’accurata selezione delle più buone erbe di campo, vuoto il pollaio.
Ufficialmente, a sentire chi c’è, il tutto è chiuso per la pandemia, mentre il fatto è che non si ascoltano le normali esigenze delle persone, mentre da troppo lontano si dettano i testi.
Silenzio di tomba in un territorio, dove le politiche sociali sono spesso brevi comparsate sui giornali attraverso comunicati. Fonte: Il Cittadino

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Istanza per Gaiole in Chianti Storico

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Occorre riattizzare le braci della memoria, altrimenti, nel particolare periodo stiamo vivendo, si fa celeri a derubricare la questione fuori momento e fuori contesto.
Era il 2018 quando naufragò l’idea di unificare i comuni del Chianti (Radda, Gaiole, Castellina) in un’unica entità amministrativa, che ricalcasse i confini storici e geografici di ciò che il Chianti realmente è stato.
Immediatamente, per marcare la connotazione storica da un idronimo o toponimo che è finito per straboccare a corredo di quasi ogni dove e angolo della Toscana, iniziò una raccolta firme per portare all’ordine del giorno della Regione un’istanza che comprendesse la definizione di “Gaiole in Chianti Storico”.
I tempi burocratici, le vicissitudini quotidiane, la speranza di veder naufragare alle elezioni la serie di amministratori che immediatamente sposarono la causa, hanno portato a valutare in questi giorni l’istanza.
Riuscire a far capire a un inglese, un milanese, un tedesco, un russo o un australiano cosa sia e dove sia il Chianti diventa affar serio, perchè ognuno di loro o non sa niente, se non che sia un vino italiano, o ognuno ha una Macondo particolare sparsa per la Toscana, convintamente data e servita per territorio Chianti.
Già all’inizio degli anni ’60, con la fondazione della Cooperativa vinicola denominata “Chianti Geografico” con gli stemmi araldici dei comuni come marchio, sembrava una rivendicazione o un’ultima trincea a ciò che si era già sfilacciato.
Di fatto, per tornare alla questione, sull’istanza di “Gaiole in Chianti Storico”, sarà chiamata a pronunciarsi la popolazione del comune attraverso un referendum consultivo e quando le persone vengono chiamate a pronunciarsi ed esprimere il proprio parere, è sempre un gran esercizio di democrazia. Fonte: Il Cittadino.

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Le viti a candelabro di Argiano

Lo spazio fra filare e filare, pare il massicciato di un’antica strada romana, con la differenza che la pietra è stondata e ondulata come una pietra di mare, a qualche tornante dalla bassa marea dell’abitato di PIanella.
Uno splendido esempio di vigna ad alberello, lucernina, come dicevano una volta in Toscana, con la variante di essere disposta come un candelabro che si appoggia in una pratica e bella spalliera, nella quale contenere i tralci verdi della crescita.
Vigne splendide, armoniche, piene di vita e di insetti, prive dell’auslio del fattore arancione.

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La colza delle vigne che guardano Siena

La stringente bellezza di queste immagini, con viti a perdita d’occhio tinteggiate dal giallo della colza e dal bianco appena sbocciato dei fiori del favino da sovescio.

Pievasciata, vigneti di Vallepicciola, nella Berardenga al cui interno è tutto un rigogliare di intensi profumi, di vita, di api a bottinare, di radici che fissano l’azoto nel terreno per poi dare più forza e vigoria naturale alle piante.

Il giallo è il colore che più si addice alla natura, sicuramente più estetico dell’arancio.

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Un nido di tenerissime uova bianche

Dentro il crocicchio di un ulivo carico di frasca da tagliare, si scorge un batuffolo di rami, con i bordi coperti di piume a proteggere e scaldare quelle tenere, piccola uova bianche, che sono il futuro prossimo della vita e dell’andare.

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Il finocchio selvatico a forma di cipresso

Cose incredibili che produce la natura e che l’occhio vispo, allenato a cogliere le sfumature di questa umile, ma arguta bellezza che sgorga dai campi, nota e annota, divertendosi di come anche il finocchio selvatico si sia fatto corrompere dalla poesia del Carducci che ha finito per etruscanyzzare e banalizzare il paesaggio toscano, ebbro di troppi cipressi inutili.

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Gli Struzzi Metropolitani che non vedono il diserbante

Gli “Struzzi metropolitani“, opera dell’artista cinese Yu Zhaoyang, posizionata da diversi anni lungo la strada comunale di Catignano, fra Pievasciata e il bivio di Geggiano, ritrae un uomo e una donna, alti quasi sei metri, con la faccia immersa nei cipressi, a significare il distacco e l’estraniarsi dalla stoltezza dei tempi moderni.

In questi giorni affondano sempre più il volto fra i rami dei cipressi, per non vedere, ma soprattutto per proteggere le lucenti scarpe nere, le calze e le vesti dall’arancio in terra, a binario, che si para frontemente.

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