A Simone Bezzini il Premio Ombra della Sera

L’Ombra della Sera è una statuetta votiva di origine etrusca, di forma allungata, rinvenuta a Volterra e qui conservata, nel Museo Guarnacci.

Motivazione del prestigioso premio insignito a Simone Bezzini, mietitore di attestati di stima e di consensi, nonchè Assessore Regionale alla Sanità forte della valanga di preferenze ottenute all’ultima consultazione elettorale: “Con l’ombra della sera, anche i nani sembrano giganti”.

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Siena: stop alle auto intorno al Duomo

Un emendamento del gruppo consiliare “Per Siena“, si propone di regolamentare l’uso della piazza Jacopo della Quercia come parcheggio per auto prospicente al Duomo.
Questura, Prefettura e Provincia occupano la piazza con le auto di servizio, al netto dei posti riservati a chi ha avuto meno fortuna dalla vita.
Ne consegue che uno dei monumenti più belli e unici al mondo come il Duomo, risulti essere come sotto assedio dai motori, rompendo visuale e armonia artistica dei marmi innalzati.
Forse un primo passo per giungere al completo svuotamento della piazza/garage per pochi fortunati eletti, sicuramente passi più lieti per mamme e carrozzine.

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Berardenga: la decadenza di Villa Pagliaia

Il Granduca Ferdinando III d’Asburgo Lorena, quando veniva a Siena, era solito soggiornare nella dolce e armonica campagna che tanto lo allietava e rasserenava, standoci come un pisello nel suo baccello, per dirla con Ollio, ospite della famiglia Bianchi Bandinelli.
Il “Mangia” (l’automa che batteva le ore nella campana della Torre di Palazzo Pubblico a Siena) nel 1780, venne tolto e riposto per anni in un magazzino comunale.
Notato nel 1824 dal Governatore Giulio Ranuccio Bianchi Bandinelli, l’automa venne trasferito nella sua Villa di Pagliaia per ornare il lago.

Quasi un secolo dopo, il pronipote Ranuccio, emerito studioso, venuto a conoscenza del fatto, volle recuperare la statua dal lago ormai asciugato, ritrovandola in un fosso, priva delle braccia, che donò al Comune di Siena è tuttora visibile all’interno del Cortile del Podestà.
La prima bottiglia di vino etichettato dell’azienda omonima, è datata 1895.

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Fare i cipollotti in casa

Per una vecchia regola dell’arte contadina, anche una cipolla tallita non si butta, ma si tira a elevarla in qualcosa di più utile, nobile, commestibile.
O rimessa in terra nell’orto, o in poca acqua dentro un vaso a una ciotola, alla luce, (ottimo il davanzale di una finestra) lentamente sviluppa quei talli avvilenti per tanti, ma che in breve tempo diventano ottimi cipollotti pronti all’uso.

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I ruderi del castello di Cerreto

Cerreto Ciampoli o Cerretaccio, in quella parte destra del torrente Arbia, che all’epoca era il confine di Stato fra due Repubbliche in perenne lite e contrasto fra loro: la viola Firenze e la Balzana Siena.
Sono ruderi, torri abbattute, mura divelte dalla prima metà del secolo XVI, dai senesi stessi che prima persero, poi ricostruirono, poi distrussero definitivamente il castello, perchè dava rifugio a saccheggiatori e fuoriusciti.
Si presenta avvolto dai lecci, su un poggio, una macchia sempre verde, che permette di essere facilmente individuato da chi passa nella strada che costeggia il torrente Arbia.
A proposito di ruderi, poco lontano, c’è la Pieve di San Giovanni Battista a Pievasciata.

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Vasco e Olivia, la più giovane, il più giovane di Vertine

Al momento Olivia, non è molto partecipe alla vita sociale del borgo: mangia, dorme e riempie tanti pannolini fra un ruttino e l’altro.
Vasco invece mangia, beve, dorme, vanga l’orto, non fa ruttini, ma mangia prugne per un bel problema opposto.
I due più giovani del paesello, rallegrati dalla bella notizia che Daniela, dopo un mese di lotta e tenace resistenza è tornata, riparata e protetta, dentro le possenti mura affettive di Vertine.

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La Resistenza della Villa a Sesta

Sotto la cenere, covano braci che non aspettano che l’occasione di rendere un po’ di speranza e di tepore a tutta quella socialità sopita e distanziata di questi mesi difficili, per alcuni duri o durissimi, conditi da filamenti di tristezza.
Il giorno della Libertà ritrovata, non poteva passare indenne nel borgo della Berardenga, mai domo e animato come lo sono tutte le comunità di persone che si riconoscono e ritrovano in un luogo, a volte anche lontano, ma caro.
Una camminata nei luoghi di una tenera storia lontana e di un film: la storia dei tre fratelli Anati, ebrei, che dalla Firenze del 1943, fuggono per non essere deportati e trovano rifugio nei pressi della Villa, (aiutati dal Partigiano Vasco Corti e da Archimede Secciani) dove ritornano, nel 2017, a tanti anni di distanza e dove la storia viene posta in una pellicola dal titolo “Shalom Italia“, della regista Tamar Tal Anati.
E in tutto questo mestiere di riflessione e di ricordo, la gioia di riaccendere le braci per la realizzazione di un prelibato pranzo da asporto di pici, sugo al cinghiale, tegamina e caci, il tutto avvolto in splendide pezzole come facevano i contadini andando per campi.
La gioia di rimetter mano ai fornelli, a un barlume distanziato di socialità e condivisione, una splendida giornata di sole che accarezza i papaveri mai domi della Villa a Sesta.

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Quando l’ingiustizia diventa legge

“Quando l’ingiustizia diventa legge, resistere è un dovere”. Parole di Bertolt Brecht.
Frase adatta in ogni epoca e circostanza, di fronte a soprusi, ingiustizie, paraculate di certe partecipate, seggiolifici, aiuti agli amici degli amici, clientelismi e altre amenità a cui le persone, un po’ per noia, un po’ per piacere, un po’ per professione, si sono accucciate, lasciando aperte al sole piaghe profonde lamentate, ma volute.

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La gente che mi piace, Mario Benedetti nelle Crete

Mi piace la gente che vibra,
che non devi continuamente sollecitare
e alla quale non c’è bisogno di dire cosa fare
perché sa quello che bisogna fare
e lo fa in meno tempo di quanto sperato.

Mi piace la gente che sa misurare
le conseguenze delle proprie azioni,
la gente che non lascia le soluzioni al caso.

Mi piace la gente giusta e rigorosa,
sia con gli altri che con se stessa,
purché non perda di vista che siamo umani
e che possiamo sbagliare.

Mi piace la gente che pensa
che il lavoro in equipe, fra amici,
è più produttivo dei caotici sforzi individuali.

Mi piace la gente che conosce
l’importanza dell’allegria.

Mi piace la gente sincera e franca,
capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli.

Mi piace la gente di buon senso,
quella che non manda giù tutto,
quella che non si vergogna di riconoscere
che non sa qualcosa o si è sbagliata.

Mi piace la gente che, nell’accettare i suoi errori,
si sforza genuinamente di non ripeterli.

Mi piace la gente capace di criticarmi
costruttivamente e a viso aperto:
questi li chiamo “i miei amici”.

Mi piace la gente fedele e caparbia,
che non si scoraggia quando si tratta
di perseguire traguardi e idee.

Mi piace la gente che lavora per dei risultati.

Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa,
giacché per il solo fatto di averla al mio fianco
mi considero ben ricompensato.

Mario Benedetti

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I cavalli felici di San Piero in Barca

Con la pioggia, l’erba riprende il suo vigore e la dolcezza ondulatoria di questa meravigliosa parte di Berardenga si rianima di luce intensa.
Il netto stacco fra verde e azzurro cielo, interrotto dal propagandarsi di qualche nuvolone di panna montata che si defila o ritorno, spinto da Eolo, è l’amio spazio di vita di cavalli che in un posto così, sono perennemente felici.

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