Federica nelle parole di Giuseppe Semboloni

giuseppe semboloni, poesia nella vigna

Esigente sempre, ed è questo che ti fa essere così amata e mai banale.
Al cospetto delle meraviglie naturali si schiudono, c’è tanto di tu, in tenerezza, sguardo, fiera bellezza ansiosa e fissata con la tenuta dei capelli.
“Nella vita non contano i passi che fai, ma le impronte che lasci”, ha scritto su un sasso che porta alla sua vigna di Geggiano, Giuseppe Semboloni, artista di campagna e di sentimenti comprensibili come un soffio improvviso agli animi predisposti.
Le tue impronte sono nitide, la tua presenza intatta: in tutto quando di bello c’è dato di vedere, la tua essenza, è la prima nota profumata che risalta.

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Il beato Pier Pettinaio da Campi

Narra la leggenda che Pietro (Pier) una volta rimasto vedovo, avrebbe venduto la vigna e la casa e si fosse trasferito nella zona di Ovile, nella città di Siena.
Si era già da tempo discostato dalla vita pubblica e dalla turbolenza delle vicende sociali e politiche della sua epoca, ma si era già fatto una fama di persona leale, generosa e soprattutto onesta nella vita di commerciante di pettini per lana, sempre venduti al giusto prezzo per la loro effettiva qualità.
Nacque nella villa di Campi, (probabilmente in un contesto architettonico molto diverso dal borgo a uso e residenza agricola che ha allo stato attuale) intorno alla fine del 1100, anche se le cronache della morte, nel 1289, ne farebbero una persona vissuta ben 109 anni, in un epoca non poco complicata per la longevità delle persone.
Prese moglie giovanissimo, ma considerando la sterilità della sposa, non se ne fece un cruccio, scegliendo di vivere in castità e indossando un abito penitenziale.
Dante lo rese immortale citandolo nella sua opera e poi ci pensò il papa Pio VII nel 1802 a dargli quel tocco di Beato per metterlo in un comodo divano del Paradiso.

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Montefollonico, il paese del vinsanto

Borgo murato di deliziosa fattura, dove sono stati ritrovati utensili risalenti all’epoca dell’uomo di Neanderthal, nella zona del Parco Tondo, poco fuori l’abitato.

Un po’ in disparte rispetto al flusso di greggi turistiche e dagli appetiti immobiliari, è rimasto pressochè intatto nelle sue vesti attuali.
Il Giardino di Villa Marselli è una delle più importanti attrattive (aperti un paio di volte l’anno) inoltre, si sono inventati una splendida iniziativa, legata alla tradizione di offrire un bicchiere di Vinsanto all’ospite di passaggio: la disputa fra i migliori Vinsanto fatti in casa.
Piccole produzioni artigianali, fatte per sfizio e per piacere, di chi produce per se stesso o per gli amici lo vengono a trovare, ma che non deve commercializzarlo.

Chiunque può partecipare, inviando una bottiglia da 0,750 all’organizzazione.

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Il giardiniere di piazza Santo Spirito

Il curatore del giardino di Piazza Santo Spirito è un signore dolce che cura il proprio spazio in maniera amorevole e delicata.
Spesso si siede nella panchina davanti casa in contemplazione del proprio arredo floreale poi ne decide la nuova disposizione e assetto in base alle fioriture e alle assonanze di colori.
Dice che una volta, non c’era balcone o davanti casa che non avesse un tocco di colore e di fiori, che davano un senso di cura al proprio angolo di mondo.

Fra le tante persone che passano da Porta Pispini, indaffarate di fretta e di pensieri, alcune si fermano, molti fotografano distrattamente, pochi fanno due chiacchiere con il signore seduto sulla panchina, non sapendo quanta cordialità e sentimento di affetto si perdono.

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Merenda alla Villa a Sesta

merenda villa a sesta

C’è il modo di vedere il tramonto tramortiti dalla bontà delle cose assaggiate e dall’accoglienza semplice e giocosa che dedicano a chi giunge, tutti gli abitanti della Villa.
Domenica 30 maggio, presso i giardini del paese, a celebrazione e ingiunzione di farsi viva alla scalsa e scarsa primavera di tepore, il locale circolo Arci, tira fuori dai cassetti e dalle madie le splendide tovaglie a quadri bianchi e rossi e apparecchia per la merenda all’aperto.
C’è tanto di Amatriciana, caci e salumi vari, brillano i coglioni di mulo provenienti da Norcia, che in ambito locale più ampio, non figurano fra gli insaccati più comuni.

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Le viti nuove del Salvino

Chi pianta una vigna, ha come l’emozione di un padre o una madre che tremano insieme in sala parto, in attesa del nuovo esserino che all’inizio rallegrerà di gioia per la sua presenza, che poi, crescendo, metterà in mostra tutte le doti di monellaggine di tempi e intemperie.
Questo clima piovigginoso e fresco, è perfetto per chi ha appena messo a dimora quelle viti in sostituzione del mondo precedente fatto di persone, di dono di marze dai propri terreni per l’innesto nel campo.
Nel frattempo, le persone si sono un po’ inaridite (meno a Vertine che nel resto del mondo) mentre la Burocrazia Agricola, ha raggiunto vette sublimi di linguaggi incomprensibili a chi sta sul pezzo e con i piedi per terra.
La messa di pali e recinzioni per proteggere le piantine, è la prima cosa da fare per chiunque tenti di fare agricoltura nel Chianti e in Toscana.
C’è anche da dire che, chi pianta una vigna e incrocia una situazione climatica come questa, deve darsi alle lotterie e a fare incetta di gratta e vinci al pari di nonni sotto influsso di facili ed effimeri sogni di gloria.

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Il Chianti entra nel Dipartimento dell’Ombrone 24 maggio 1808

napoleone bonaparte

Il Granducato di Toscana, poi divenuto Regno d’Etruria sotto i francesi, venne inglobato nel Primo Impero Francese sotto Napoleone Bonaparte, il 24 maggio 1808.
In tale occasione venne istituito il Dipartimento dell’Ombrone, con capoluogo Siena, che includeva al suo interno quelle località e quelle terre che avevano corsi d’acqua affluenti del fiume omonimo.
Quindi Borro di Parabuio, delle Piana, Massellone e Arbia finirono sotto Siena, per via dell’Ombrone insieme a tutto il Chianti Storico: Radda, Gaiole, Castellina, per secoli sotto il dominio fiorentino.

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La zona gialla delle ginestre di Brolio

Sarà una zona gialla per la durata di almeno altri venti giorni quella che copre per intero una collina poco prima di arrivare al castello di Brolio.
A ricordo di una corposa primavera, conviene fare un’abbuffata di questa semplice meraviglia che offre la natura, che a differenza dei super mitici cipressini di San Quirico, queste immagini hanno la data di scadenza in un mese.

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La Casaccia Socini Guelfi di San Gusmè

I Del Taja, poi i Piccolomini Clementini, con un cabreo della Tenuta di Arceno, poi Pietro Gabbrielli di Bonaventura all’inizio del 1800 e nel 1880, venne acquistato da Guelfo Guelfi che ricostruì ex novo la villa e riedificò colonica e magazzini.
Talmente dominante sull’abitato di San Gusmè che, narrano le leggende, il Luigi Socini Guelfi, fece aprire nel borgo sottostante una nuova porta adiacente alla chiesa, per agevolare il passo delle persone, ma soprattutto per mettere ben in evidenza in quell’arco il proprio possesso tutto inamidato candidamente di bianco.

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Il tempio della barriques di Felsina

Ossigenazione per osmosi dal breve strato di legno, in ambiente sicuro e mani esperte, come i grandi vini di Felsina, contenuti in questi monumenti risoluti di passione imbevuta di vino, in pile di legno cariche di bellezza.

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