Francesco Verzuri nuovo presidente della Racchetta

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L’annata 1988 fu eccellente per il vino, ogni tassello si incastrò perfettamente per avere alla vendemmia la miglior uva possibile e le bottiglie che ne derivarono sono ancora fra le più fragranti e ricche di profumi.
Anche l’aria dell’epoca era di più ampio respiro con una visione di relazioni e di sogni più a portata di mano dell’attuale epoca di slancio egoistico aggressivo.
La classe dell’88 probabilmente risente dell’essere generata da quel clima più gioioso e i nati in quell’anno sono pregevoli quanto quel vino.
Francesco Verzuri prende il posto dopo ben 15 anni di impegno per l’ambiente e per l’altrui di Filippo Pieralli, che rimane nel ruolo di consigliere insieme a Fausto Landi, Giacomo Degli Innocenti, Moreno Landi, Claudio Alcidi, Stefano Carloni, Francesco Grandi, Andrea Ragni, Cufta Dienan.
La Racchetta ricopre un ruolo fondamentale per il pronto intervento degli incendi boschivi, la Protezione Civile, il ruolo di coordinamento del traffico durante L’Eroica e ha rivestito e riveste un sano punto di aggregazione per i giovani che utilizzano il loro tempo libero per arricchirsi dal punto di vista civico e morale.

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Neve bellezza e posteggiatori della Berardenga

Una notte di neve riesce, con il suo manto bianco, a rendere un luogo già così bello di suo a farlo diventare un posto da fiaba.
Alcuni volenterosi si erano premuniti, il giorno prima, di pale e di sale per pulire e realizzare passaggi sicuri mossi “solo” da affetto per il luogo dove vivono, senso civico e rispetto altrui.
In breve tempo la neve viene spostata sul centro delle stradine e gli spazi liberati vengono abbondantemente innaffiati di sale per impedire la formazione del ghiaccio.
Quando arriva l’operatore del Comune con il mezzo meccanico è ben felice di vedere che ci sono all’opera delle persone che agevolano così il suo lavoro e può dedicarsi alla cura di altre situazioni più critiche.
C’è chi ringrazia, c’è chi saluta i volenterosi e c’è chi passa senza dir niente, va verso la sua macchina (parcheggiata fissa nella ZTL), la ripulisce dalla neve, parte e poi ritorna più volte, lasciando di nuovo l’auto nel mezzo mentre c’è chi si adopera a pulire per tutti: anche per chi non lo merita.

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La neve sui tetti di Siena

E’ neve,  o meglio ancora una spruzzata di zucchero a velo cosparso sul panforte che fa sembrare i tetti di Siena un museo medievale di raffinata fattura.

E la terrazza al barrino di San Prospero, da sempre si presta come set fotografico o luogo fatato per un romantico bacio.

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Narciso Valentini si ricandida a sindaco di Siena

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Ricevuta direttamente dalla suocera di Renzi e da Gian Gastone (il gallo signore del Chianti) l’investitura ufficiale a padre della Patria, Narciso Bruno Valentini, famoso per essere l’amministratore locale più loquace della penisola, si offre per la ricandidatura a sindaco di Siena anche a costo di mettersi di traverso al grande partitone galattico.
Beghe interne e personali al gruppo politico, che poco rappresentano esigenze e bisogni quotidiani, pareva fossero un paletto alla sua ricandidatura, invece sono una spinta a gettarsi di nuovo nella mischia per non perdere il profilo migliore di fronte a taccuini, luci e telecamere nell’esercizio della sua funzione.
Ha radunato tutti i suoi supporters per una serata in un ristorante a Fontegiusta e i volti, e lo spessore di chi c’era, lascia intendere che di crostini neri avanzati per i contendenti ne rimangono ben pochi.

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Il femore rotto e senza sale della Berardenga

scivolata sul ghiaccio, foto da lecce news

Giornata campale per neve e ghiaccio quella appena passata, alla luce dei fatti, c’è da chiedersi come facciano a vivere in Trentino!
Il rione Castello di Castelnuovo Berardenga, ha come vie di accesso una ripida e scivolosa scalinata di travertino e un altrettanto ripida e breve salita che consente di posteggiare comodamente le auto nella famosa ZTL fantasma.
Un signore, la mattina della nevicata esce di casa per andare a una visita prenotata da tempo e nella rampa piena di neve e ghiaccio, sia pur con tutte le attenzioni del caso, scivola rovinosamente in terra.
Ci sono alcune persone che lo soccorrono in attesa dell’ambulanza (che notoriamente, per questi casi viene da Rapolano), il signore dopo più di mezz’ora viene caricato sul mezzo di soccorso e portato all’ospedale di Siena.
Ovvio che dopo poco, (arrivata nei giusti luoghi la notizia) con una celerità mai vista e fuori dal normale, degli addetti riempiono le stradine, la piazza, le discese e le scale del tanto sospirato sale.
Il signore è stato appena operato e le cose sono andate per il meglio, anche se avrà bisogno di un lungo periodo di riposo e di convalescenza.
Al suo risveglio dall’operazione, ha manifestato tutta la sua amarezza e mortificazione, non perchè non era stato sparso il sale per tempo, non perchè era stato sparso subito dopo la sua caduta, non perchè dovrà stare per mesi immobile a letto, ma per la consapevolezza che il Castello, (zona originale, da cui sorse la Berardenga) non è assolutamente preso in considerazione dall’Amministrazione locale, come fosse figlio di un Dio minore.

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Montalcino: le vigne non recintate del Brunello

Per chi viene dal Chianti è incredibile vedere che la maggior parte dei vigneti, (tranne sporadici casi e nella zona di Camigliano) , sono senza barriere, recinzioni, cancelli, bunker, strutture protettive, per non far entrare gli ungulati a brucare foglie e uva.
Il prezzo camerale dell’Uva da Brunello è sui 450 euro, il prezzo del vino sfuso a hl si aggira sui mille euro, un ettaro di vigna si vende dal mezzo milione in su.
Con questi numeri la presenza del cinghiale e dei relativi danni come avviene nel Chianti, produrrebbe un danno dalle cifre inenarrabili e porterebbe certo a pronte contromisure per risolvere il problema.
E’ vero che nella parte nord del comune di Montalcino ci sono pochi boschi dove possono rifugiarsi gli animali ,mentre nella parte opposta più boschiva qualche problema c’è, ma è anche vero che parlando con vari produttori di Brunello di quanto succede nel Chianti non ci credono, non reputano possibile che i loro colleghi abbiano le vigne azzerate da daini e cinghiali come la piaga biblica delle cavallette, senza che nessuno dica o faccia niente.
A Montalcino ci sono sicuramente meno boschi, ma anche meno allevatori di cinghiali e la considerazione delle istituzioni preposte (prima Provincia, ora Regione) è un tantinellino più elevata per quel territorio di sassi e bischeri che è il Chianti.

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Sorella neve della quiete

Invece di rintanarci per il gelo e per il vento, si necessita di uscir fuori e pigliare aria, aver riguardo di vedere le persone e le piante come stanno, pestare la neve, veder volti, portare legna e coprire i contatori dell’acqua, lasciare impronte nel bianco prima che si sciolga.
Camminare nel vento sega le parti del viso non coperto e fa sognare il camino ben acceso, l’incrocio con una bellezza mora che ha la brezza dell’antilope che corre verso il caldo.
Poi c’è Vasco con il maglione aperto sul davanti che dice che poi tanto freddo non è… a volte è stato peggio.

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I fiori di neve

Il frastuono della quercia nel camino, mentre fuori il candore aumenta a vista d’occhio con un domani tutto da camminare acciaccando la neve con gli stivali e non con le scarpe a punta dei tecnici o parolai del vino.
C’è da passare la nottata di gelo, con gli ulivi a rischio finchè non passa questa bussata di siberiade fra le colline non più abituate a fare i conti con le intemperie del freddo.

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Il giardino di Tita

Dice un signore beatamente assorto e seduto in una panchina del giardino che se non ci fosse stato Tita, quest’area di pace dentro Montalcino sarebbe un ricovero di sterpi e di abbandono come è stato per anni.

E invece è uno degli angoli più esaustivi dello stato d’animo di una persona dotata di un’ampia dolcezza, che dedica il suo tempo al ricordo e alla cura di  uno spazio dove regnano le mimose in fiore anzitempo e dove vive felice una colonia di pesciolini rossi, di nani da giardino, di sognatori mai domi che amano il luogo in cui vivono.

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Siena in una lama di luce

siena lama di luce

Nel grigio ombroso di una mattina carica di nuvole cupe, si infila intrepida e goliardica una spinta limpida di speranza, sotto forma di luce che scalda e illumina per un barlume i tetti e le case di una città che ha smarrito la voglia di sognare,  convinta, nell’isolamento, che qui tutto andasse a buon fine, una zona franca dai destini del mondo e da come gira, con pregi e i tanti difetti che ognuno ha e si coltiva.

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