E tu lenta ginestra

Ulimi barlumi di giallo appiccicato addosso alle ginestre, prima che il gran sole supremo abbrustolisca tutto e dia il passo al secco esagitato dell’estate, quando le sere erano passate all’aperto, davanti casa, al suono delle cicale, al lume delle lucciole.

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Felsina e il viale dell’immondezza

Felsina è uno dei nomi più belli e altisonanti del mondo del vino, che chiunque appassionato del bere bene e della cura del paesaggio, conserva gelosamente fra le bevute e fra le etichette più care.
Consente a chiunque la libera fruizione di una passeggiata e una panchina rivolta verso le cantine settecentesche, la chiesetta, gli edifici, avvolti di glicini e ortensie, attraverso un viale di cipressi e ulivi che in ogni stagione riscalda pensieri e sentimenti.
Tale cura, tale accoglienza, tale apertura al mondo, viene ripagata con il viale coperto di bottiglie, lattine, fogli di caramelle e, per stare al passo con i tempi, mascherine gettate in ogni dove, segno che alcuni marrani, non comprendono cosa sia il rispetto in un tratto libero e di simile bellezza.

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Barca di metà ‘900 nel ricordo di Margherita Fontani

Sulla pagina “Le nostre orme – Castel Berardengo”, curata dallo storico Fosco Vivi, (noto anche per aver dato alle stampe il prezioso volume “La Berardenga e il suo castello nuovo”  (in collaborazione con il professor Mario Ascheri, Roberto Farinelli, Gabriele Fattorini, Pierluigi Licciardello, Paolo Cammarosano) si parla di vita vissuta, di quando il borgo e la chiesa di Barca, (da anni in stato avanzato di abbandono e decadenza) erano abitati e vissuti.
Da notare, all’ingresso del villaggio, una lapide, quasi illeggibile con i nomi dei dieci caduti della Prima Guerra Mondiale, che rischiano di finire definitivamente nell’oblio.

“Negli anni 40-50 alla Gazzara viveva una numerosa famiglia di contadini e un uomo di questa famiglia, sodo( cioe’ scapolo )stava sempre nei campi con i maiali e faceva la calza per tutta la famiglia.Barca aveva la bottega con Sali e tabacchi e si trovava nel piazzaletto sotto la chiesa. Nelle case coloniche sopra la rupe abitavano due grandi famiglie e in cima alla scala esterna c’era la scuola con la maestra Annina Fabbri Salvadori. C’erano due turni: dalle 8 alle 10,30 la seconda e la terza classe e dalle10,30 alle 13 entravano i bambini della prima.Il prete era don Virgilio di Castelnuovo con la perpetua Beppina che ci faceva la dottrina. Davanti alla chiesa abitava Osanna, una compagna di scuola mia e il suo babbo faceva il sacrestano. Nel fabbricato in basso viveva la famiglia Aldinucci che gestiva la bottega e il padre faceva il fabbro.Un inquilino oltre che operaio agricolo faceva il barbiere e un altro faceva il calzolaio. A Barca non mancava niente! Una quarantina di ragazzi andavano a scuola e alla dottrina a Barca .Era un posto vivo e ci divertivamo da matti, liberi e indipendenti. Ora vedere quell’abbandono mette tristezza e nostalgia”.

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Il ponte di Ravacciano, come un’opera di Christo

Christo Yavachev, artista naturalizzato statunitense, di origine bulgara, scomparso alla fine di maggio di quest’anno, famoso per aver portato avanti con la moglie e compagna di una vita, (nati lo stesso giorno dello stesso anno) Jeanne-Claude Denat de Guillebon, un progetto artistico che prende il nome di Land Art.
Non tele, sculture, quadri e pennelli, ma spazi sconfinati e installazioni su larga scala, famoso per “impacchettare” palazzi, creare passerelle sul lago d’Iseo, con un percorso a piedi di oltre 5 chilometri, che vide arrivare oltre un milione di visitatori, o 250 metri delle mura Aureliane di Roma, a Porta Pinciana ecc. ecc.

Avrebbe dovuto impacchettare, nel mese di settembre, l’Arco di Trionfo a Parigi, ma la sua opera continua e sarà portata a compimento.
Per chi giunge a Siena, c’è il ponte di Ravacciano, che pare impacchettato come un’opera di Christo, ma parlando con qualche persona ci vive intorno, si comprende che non si tratta di un’installazione artistica, ma di lavori in corso che si protraggono da tempo.

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La scrittrice di cartoline

stefania pianigiani 2020

Il giorno di giugno in cui nacque, nel reparto cittini del Santa Maria della Scala in piazza Duomo a Siena, una zia un po’ sciabordita, chiuse le mani di un piccolo cinquenne nello sportello della macchina e strillava che si desse una mossa per andare a vedere la cugina appena nata. La zia, chiaramente, era nata in Buca e ne pativa tutte le conseguenze.
Poi passa il tempo e la si rivede anni dopo, seduta sul murello di una vigna in una sera di rara luce rondinosa e una sua cara amica bionda, nel vederla in foto esclama che sembra un’attrice, e infatti ricorda una Julia alle prime armi, molto intensamente.
Con la differenza che mentre il tempo scorre, come il titolo della famosa colonna sonora del film Casablanca, si affina in bellezza, scrivendo cartoline, girando con un mazzo di francobolli in tasca e la penna a portata di mano, che rendono aspetto e anima sempre freschi, vigorosi e vivaci.

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Gaiole installa cestini appositi per guanti e mascherine

Nel comune, che a inizio emergenza ha fornito fin da subito (a domicilio), una mascherina per i residenti, nel capoluogo e nelle frazioni si stanno posizionando speciali cestini per accogliere materiale alquanto delicato come guanti e mascherine.
Belli, ben visibili e riconoscibili, nei punti strategici, di maggior passaggio, per venire incontro alle persone di questa nuova necessità e smaltimento e per non fornire alibi a quanti, incivilmente, gettano per terra le loro protezioni. Fonte: Il Cittadino

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Il gatto che ha paura delle rondini

gatto e rondine pacina

Un gattone rosso e pettone, in stile Isidoro, che passa le giornate sul tetto della propria abitazione, nella parte dove sono i nidi di rondine, impegnate a rastrellare, sorvolando in cielo, l’alimentazione per i propri piccini.
Impettito, massiccio e maschione, ma che si ritrae non appena la rondine puntigliosa si fa intorno e lo stordisce con il suo grido di gioia.

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Agricoltori di Radda arrabbiati con il sindaco

paolo cianferoni caparsa

I viticoltori raddesi sono rimasti poco contenti (usiamo un eufemismo) di come il sindaco di Radda in Chianti, Pierpaolo Mugnaini, sta affrontando l’emergenza dal punto di vista delle attività economiche.

In particolare in seguito alla lunga lettera aperta pubblicata dal sindaco, nel quale moltissimi agricoltori hanno rimarcato l’assoluta assenza (nella lettera e nel confronto precedente alla sua stesura) dell’agricoltura.

Ne abbiamo parlato con una figura ormai “iconica” nel mondo agricolo di Radda in Chianti (e non solo), Paolo Cianferoni.

“Premettendo che questa è la mia opinione personale e che non parlo a nome di tutti – esordisce Cianferoni – posso comunque dire che almeno la maggior parte degli agricoltori raddesi si è risentita. Piange il cuore a non vedersi presi minimamente in considerazione in una fase complicata e difficile come questa. Davvero, anche solo una piccola nota a fine comunicato tipo “affronteremo in un secondo momento i temi legati all’agricoltura”. Invece niente, nemmeno due parole di conforto”.

“È un periodo terribile per tutti – precisa Cianferoni – io stesso in questi giorni abbandono il mio punto vendita in via Roma che avevo da trent’anni”.

Non è la mera polemica che cerca Paolo, anzi il suo tono di voce indica tranquillità ma decisa fermezza: “Immagino che siano stati fatti degli incontri con gli operatori del territorio che avranno esposto le loro impressioni e problematiche. A quanto pare però nessuno si è ricordato che la maggior parte di queste attività esiste perché esiste il lavoro degli agricoltori!”.

“Non è un mistero – riprende Cianferoni – Radda si bassa sull’agricoltura. Ripeto, c’è dispiacere nel non vedersi considerati, soprattutto per uno che come me è politicamente vicino all’attuale giunta. Tra l’altro mi si faccia aggiungere che è piuttosto imbarazzante rendersi conto che a Radda ancora non c’è un assessorato preposto all’agricoltura”.

Insomma, è evidente che l’uscita del sindaco non è stata accolta bene. Ma per quanto riguarda la sostanza del comunicato in sé?

“Sono molti i punti che vengono toccati – risponde Cianferoni – e come dicevamo principalmente legati alla sfera del turismo e della ricezione ma anche al futuro del paese stesso. Credo, ormai da anni e ben prima del virus, che il turismo che caratterizza queste zone e Radda in particolare non sia poi così sano e neppure sostenibile. Un turismo mordi e fuggi, dove la permanenza media si è ormai ridotta a due-tre notti per poi andare altrove”.

“Si tratta – evidenzia – di anni di non pianificazione turistica e mancanza di equilibrio. E tutto questo non è scollegato dal problema dello spopolamento. Giusto cercare di riportare giovani coppie, ma parliamoci chiaro: come fa una coppia di operai (che siano agricoli o meno, è indifferente) a permettersi gli affitti o i costi di Radda? Per non parlare di comprarsi casa”.

Ma non sembra andare in quella direzione la riflessione del sindaco? “Sì, si parla del problema. Ma ciò che sfugge è che oltre a tutto ciò che abbiamo appena detto è la mancanza di servizi la vera tragedia. Ci vogliono servizi per sperare che giovani coppie possano stabilirsi qui e soprattutto mettere su famiglia qui. Io per esempio l’ho fatto ma era un’epoca spartana e la considererei una follia oggi, un’azione eroica”.

“Se si smette di ragionare con l’occhio del turista – conclude Cianferoni – ci si accorge che vivere a Radda non è affatto così comodo. Bello sì, ma faticoso, difficile e costoso. E senza figli, non c’è futuro. Potremo ancora definire Radda un paese quando non ci saranno più bambini da iscrivere a scuola?”.

I temi che tocca Paolo sono importanti e nient’affatto banali e toccano una serie di questioni sulle quali il Comune e i cittadini tutti dovranno necessariamente ragionare.

Pare dunque che il Coronavirus, qui come altrove, abbia portato al pettine nodi che prima o poi si sarebbe in ogni caso dovuto cercare districare. Che si riesca a farlo è l’augurio per Radda in Chianti. Fonte: Il Gazzettino del Chianti

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Un campo solare diverso, alla Villa a Sesta

Nel borgo dei cuochi stellati, del circolo Arci, della Seicento, (monumento fisso in piazza Marconi, nel capoluogo) e di quella meraviglia del Dit’Unto, che la seconda domenica di ottobre porta a mangiar con le mani, qualche migliaio di persone, idee e  progetti sono  sempre all’ordine del giorno.
Stavolta si tratta di un campo estivo per bambini dai 6 ai 10 anni, che si svolgerà dal 29 giugno al 31 luglio, dal lunedi al venerdi dalle ore 8.30 alle 16.30, per un massimo di 14 bambini, seguiti da personale qualificato, stando a contatto con la campagna, le persone, gli animali, imparando a vivere accanto, in comunità.
Dopo mesi trascorsi in casa per le note vicende, appesi a uno schermo per la didattica a distanza, ecco l’occasione giusta per giocare, aguzzare la fantasia, disperdendo l’ansia di mesi che rimarranno indelebili nella storia di ognuno.
Il costo è di 135 € a settimana, ma con le agevolazioni governative e comunali, c’è modo di ammortizzare – non poco – la spesa.
Per maggiori informazioni: Paola: 340 8974173 Chiara: 353 4054619

Fonte: Il Gazzettino del Chianti

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“Clangor” il Chianti in un video musicale di DJ Iaia

Piccole donne crescono e vedono con occhi sentimentalmente preposti, la bellezza delicata e da preservare, dei luoghi natii.
Un suono di cornamusa accompagna la visione del paesaggio chiantigiano, dove parole e fonzoli non servono, al cospetto di bellezza e lavoro umano sedimentato da secoli.

Si parte dalla “Rana Beona”, scultura del compianto Plinio Tammaro, (da un’idea di Ferdinando Anichini) collocata a San Sano e a volo di rondine su paesaggi arditi, vigne e castelli, o sul piano di camminamento, dove la parsimonia ermetica del Chianti, è al pari per tutti.
Il video è stato girato e montato da Eleonora e Gaia Cavaciocchi, le riprese dall’alto sono di Andrea e Fabio Rossi, musica di DJ Iaia.

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