Ambulanza e primitivi della Berardenga

ambulanza e macchine della berardenga

Rinnovato il letargo di altri cinque anni in Consiglio Regionale per Simone Bezzini, e addirittura averlo delegato al rango di assessore alla sanità, rasserena gli animi e ha il pregio benificio di aver assegnato il giusto scranno all’assessore alle supposte, nel solco chiaro e tracciato da decenni che nessun problema esiste e se si para, deve finire al riparo della luce, sotto al tappeto.

Arriva un’ambulanza con un paziente dimesso con le oltre dovute protezioni dovute dell’infausto momento.
Le solite manovre assurde, il solito spazio angusto che manca, le solite bestemmie dagli operatori assistenziali perchè non si passa, perchè i primitivi della Berardenga vengono premiati da un comune che, nel solco del Bezzini, piglia il giorno per la notte.

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Amici Miei, film in uscita il 24 ottobre 1975

amici miei film uscita 1975

Nelle sale italiane, quel 24 ottobre, uscì il Perozzi dopo una notte passata al giornale, con la malinconia che a volte piglia e non si sa come arginare.
Lo scherzo, lo sberleffo, l’arte di non pigliarsi mai troppo sul serio come deterrente al fine logoramento di veli con l’orlo imbastito di tristezza.
“Strage di mondane brutalmente assassinate da bande di finocchi armati” era il titolo della Nazione quella mattina, “Te domani tu scioperi, è scritto qui” riferito allo spazzino intento nel turno di notte, “Levata la licenza ai barristi che si scaccolano”, o “Birillo a quest’ora lo trovo di certo a pisciare”.
La storia era di Pietro Germi, ma fu portata a buon fine da un altro grande come Mario Monicelli, poi ci sono quei cinque rincoglioniti di mezza età, che con il loro fare scanzonato fanno scoppiare dal ridere, fra mogli, amanti, figli, commissioni edilizie, enciclopedie da vendere, schedine del Totocalcio da bollare nel Bar Trattoria Necchi, fra sformati, pregiate e uniche sottocoppe di peltro, corse alla stazione.
Si, proprio come se fosse antani, postardati anche per due, come se fosse vicesindaco.

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Nel tramonto delle vigne di Brolio

Si fa sera e l’esser qui non è banale per struggere i pensieri nella culla dell’ultimo sole, gonfiandosi gli occhi in quelle che erano terrazze e adesso sono vigne specialistiche nel far star bene chi le guarda, usufruendo di un bonus coriandoli cardiologici.

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Le Suore del Verbo Incarnato in slalom fra le auto del Duomo

Gita turistica di un gregge di sorelle della Congregazione del Verbo Incarnato (riconoscibili dall’abito blu e grigio) in visita alla splendida città del Palio, ricca di bellezze artistiche e architettoniche a cielo aperto e perdita d’occhio.
In Piazza Duomo, composte e distanziate ascoltano le spiegazioni della suora guida, con lo sguardo perso fra le guglie e il marmo.
Poi, militarmente inquadrate, battono il passo e si dirigono verso “il parcheggio Duomo” ovvero piazza Jacopo della Quercia costantemente coperta di macchine come non è bello e si conviene a luogo di tale impatto scenico e storico.

Qui si infiltrano fra le macchine, alcune tentando di mantenere l’ordine di inquadramento, altre, in contemplazione visiva del Duomo e dei palazzi circostanti, nelle sue parti più alte, sbattono nelle auto in sosta. Ginocchiate e culate lievi, gli antifurti, non iniziano a suonare.

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Il romanticismo dei vigneti di Felsina

Ci son quelle nuvole bianche che si insinuano in mezzo all’azzurro del cielo e tendono a mettere in luce quella definizione aurea di foglie ancora non caduche di sangiovese a tratti di erba e poderi intatti che fanno arrossire le viti delle testate per esser l’inizio di un verso e di un cammino dentro se stessi e dentro queste righe  perfette dipinte fra forbici, pali, fil di ferro e trattore, con l’uva che bolle serenamente nei tini.

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Virus schiantato dal ridere, Bezzini assessore alla sanità

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Molti elettori hanno già preso Simone Bezzini come medico curante, mentre, esempio per il mondo intero, il Granducato di Toscana fu il primo Stato ad abolire la pena di morte, con l’emanazione del nuovo Codice penale, il 30 novembre 1786, coniato dal giurista Pompeo Neri e firmato dal Granduca Pietro Leopoldo.

Vanto assoluto di civiltà e progresso, che adesso fa il paio con la notizia che sta facendo il giro del mondo, stravolgendo gli studi delle facoltà di medicina e i laboratori di ricerca dopo che, il virus così duramente combattuto e studiato, in Toscana si è debellato da solo dopo una fragorosa risata, per aver appreso che il nuovo Assessore Regionale alla Sanità è il mai domo tagliatore di nastri, opinionista a apericene, comunioni, cresime e liberazioni, Simone Bezzini, nuovo medico della mutua.

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Le zinnie d’amore della Villa Bianchi Bandinelli di Geggiano

Un’appendice all’interno di una storia grande fatta di intrecci, personaggi, idee e papi, che hanno contraddistinto l’evolversi della nobile famiglia Bianchi Bandinelli, proprietaria della Villa di Geggiano.
La storia d’amore di Ranuccio, uomo poliedrico dalla vita come un romanzo, scandito dagli studi artistici e archeologici e dalla politica e di sua moglie Maria, di un anno più giovane, madre delle loro figlie Marte e Sandra, appassionata di un fiore bellissimo che ogni anno si rinnova nell’orto della villa.
In suo onore i semi delle zinnie vengono raccolti, conservati e riseminati, eredità delle piante che Ranuccio donò alla moglie e che i nipoti ogni anno fanno risplendere in onore e ricordo della nonna Maria, in segno della passione intensa che cova in questa bellezza.

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Il degrado di Villa a Sesta, un articolo di Chiantisette

Un articolo del sempre attento e ottimo Claudio Coli, che su Chiantisette attualmente in edicola, riporta in auge il problema del disagio che provano i cittadini di Villa a Sesta, con il gruppo di “Potere al Popolo”, che in Consiglio Comunale porta una mozione a sollevare l’attenzione del magnifico borgo che una volta l’anno, in occasione del Dìt’Unto, (il festival del mangiare con le mani), è meta di migliaia di persone, mentre durante l’anno le cose sono un po’ diverse e la coperta è corta.
Già nel febbraio 2019, le infiltrazioni d’acqua nella chiesa di Santa Maria (che custodisce una preziosa Madonna lignea di Jacopo della Quercia) furono segnalate al Vescovo di Arezzo, che per mezzo dell’Ufficio Tecnico della Curia, prontamente rispose che: “I lavori di sistemazione sarebbero iniziati a breve”.

Scherzo da prete che al momento niente è stato portato a compimento e niente lascia pensare che il problema venga risolto.
Da parte laica invece: ” I cittadini e gli esercenti di Villa a Sesta, segnalano ormai da anni all’Amministrazione Comunale una condizione di degrado diffusa nel borgo e la presenza di edifici pericolanti e di arredi urbani in deterioramento (pavimentazione, poi illuminazione, cartellonistica…” si legge nella mozione di Potere al Popolo.

“Qua serve tutto” è l’opinione di cittadini e operatori economici che tengono vivo il borgo.
Una situazione  che fa il paio con il vicino borgo di San Gusmè.

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Il taglio della quercia solitaria e femminile

Eran due quercie che parevano una, sul bordo della strada, ma a nessuno davano noia, se non fare e donare ombra, rifornire d’ossigeno e di qualche ghianda.
Al posto del loro legno e della loro chioma, rimane in terra la catena della motosega come arma del taglio e quel poco bello panno di plastica verde a cercare intimità fra la segatura.

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Berardenga: la Soprintendenza tutela la Golf nera

E’ di fatto tra i manufatti di lamiera verniciata alla tedesca più riconoscibili e inerenti al centro storico della Berardenga, armonizzata al contesto civile e architettonico, di poco successiva alla forma urbanistica attuale, dopo lo smantellamento del Castello Vecchio da parte della famiglia Chigi per l’edificazione della famosa Villa Erbario omonima.
La Soprintendenza di Siena, dopo verifiche nel Catalogo Architettonico e sopralluoghi con rotella e strumenti topografici atti a verificare l’età di immatricolazione e studio del tipo di malte usate per la cementificazione delle ruote alle lastre, definisce che la Golf sia bene di natura storica e architettonica da tutelare per le generazioni future, affinchè non sia di dimenticanza il letargo dei tempi pubblici, con derivanti premi ai marrani.
Il dibattito ferve per creare all’interno dell’auto un’altra versione del Museo del Paesaggio.

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