I colori di Federica

colori nello studio del pittore

Cuor gentile che non si accontenta, per cui la somma dei sette colori dell’iride non è sufficente per rappresentare la tua essenza.
Essendo una creatura complessa, bisogna intingere il pennello in ogni sfumatura per giungere a una sintesi rappresentativa del tuo essere.
Il blu della sensibilità e della meditazione, il rosso della passione e del temperamento forte, il giallo della leggerezza e del cambiamento, il lilla della fantasia e dell’intuizione, il verde dell’equilibrio e della resistenza, l’arancio della tranquillità interiore, il bianco della purezza e delle pagine da scivere,il nero dei giorni di pioggia emotiva, il grigio di chi non accetta compromessi, il melanzana di certi foulard, il fucsia di chi ti è più grande in altezza, l’ottanio della tua raffinatezza ed eleganza, il notte dell’essere puntigliosa, il nocciola degli occhi e dell’ironia, il crema del gusto e del sorriso velato.
Il pistacchio del gelato, il rubino del negroamaro.

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L’ulivo con il rossetto

Un baffo rosso al piede, come un tratto di penna su un foglio, che non certifica un errore come nei compiti di scuola, ma evidenzia come la terra imbevuta di pioggia, ridona vita anche ai semi più rinsecchiti, sbocciandoli di luce, passione, idee, anche fossero papaveri.

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Il sovescio turchese delle vigne di Brolio

Amorevole turchese derivante dal fiorire della falesia, tocco di giallo della colza, tocco bianco di veccia, filari di sangiovese di Brolio fra la Grotta e il castello, sgargianti di azoto, che al tramonto sembrano diventare un luna park per api impazzite che non vogliono andare a dormire.
Il “Sempre caro mi fu quest’ermo colle” qui non avrebbe ragione di essere, perchè l’orizzonte è vasto e non occlude quell’infinito orizzonte di mondo di polline in viaggio verso la mole Amiatina.

Il sovescio, un modo efficace e romantico per ridare energia al terrreno, alle viti, alla qualità del vino, al soffio biondo portato alle narici da un ottimista tepore turchese: ” Così tra questa immensità, s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

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Le opere del Maestro Massimo Tosi sulla Berardenga

Un genio dell’ingegno e dell’arte, si aggirava elegantemente all’interno della villa Chigi Saracini di Castelnuovo Berardenga, nell’ultimo appuntamento della Storia e dell’Arte, per presentare al pubblico le opere commissionate dal Comune ed esposte da qualche giorno nelle postazioni permanenti, in alcune piazze del paese.
Il Maestro Massimo Tosi ha ricostruito artisticamente e storicamente, quello che era il castello della Berardenga nella metà del XV Secolo, con un’opera vista dall’alto di come era disposto all’epoca questo importante baluardo della Repubblica di Siena, nel massimo del suo splendore.
Al contempo, ha realizzato una carta storico – artistica di quello che era il territorio circostante (sempre nel XV secolo) con i castelli, le pievi, i paesi, i poderi già esistenti, o che all’epoca avevano un’altra funzione economica o sociale.
Le tavole, realizzate con la tecnica della china e della colorazione con l’acquarello, sono dei capolavori, mentre delle riproduzioni grafiche delle opere, sono state apposte nei luoghi più caratteristici del paese (Torre dell’Orologio – Piazza Citernesi – Piazza Marconi) a disposizioni della popolazione e di quanti arrivano nel paese delle Bullette.
Una collaborazione proficua quella fra il Maestro Tosi e l’Amministrazione Comunale, che intende andare alle radici della propria storia con la caratterizzazione delle località del proprio territorio, studiate e riprodotte poi, in opere uniche. Fonte: Il Cittadino

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A Mario Ascheri il Premio “Berardenga d’oro”

mario ascheri, annalisa giovani, fosco vivi

Alla dottoressa Elisabetta Mangani, archeologa (che ha diretto gli scavi nel sito etrusco del Poggione e del Pian Tondo negli anni ’80) e al professor Mario Ascheri, docente di Storia del diritto medievale e moderno, presso le Università di Siena e Roma Tre, il riconoscimento del “Berardenga d’oro” per la dedizione, l’amore e lo studio del territorio castelnovino, riconosciuti durante la due giorni della “Storia e dell’Arte”.
Al professor Ascheri, un’avvertenza salutistica (relativa al suo intercalare d’istinto) di fronte a qualche “sovranista” della Berardenga sulla Villa Chigi Saracini, sulla Badia a Monastero, sulle visite del Papa nei secoli, sul luogo del martirio di Sant’Ansano (vicino al negozio degli elettrodomestici) sui vini, granturchi e grani che vi nascono, sul fuso orario della Torre dell’Orologio e sul fatto che: “Anche a Sovicille, non sono da meno” gettato lì e là ogni tanto.
Il fatto che, al ricevimento del premio, il bacio, la calororosità dell’abbraccio, non comporta il farsi incartare con un delicato e appropriato fiocco di lavanda, elicrisio e alloro, l’Assessore alla Cultura (non di Sovicille) Annalisa Giovani, ma veder premiata l’ironia, la capacità di avvolgere e coinvolgere, chi da vicino o da lontano, giunge, sosta, vuol capire, un territorio splendido, che il professor Ascheri sa dire e descrivere con il piglio umoristico di chi non è di Sovicille, ma stringe al passaggio a livello come un frontaliero di Ventimiglia, quel riconoscimento in carta aurea che merita, per il sapere che dona.

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Pecorino, fave e porchetta nel prato della Badia a Monastero

Il quarto atto della Storia e dell’Arte 2023, sospende per due ore il culturale, per passare al ricreativo, con l’ombra fresca dei cedri in mezzo al prato, che fanno da ombrellone al pranzo organizzato dai volontari dall’Associazione Filarmonica di Castelnuovo.
Per molti, la prima panzanella della stagione, sublime accostamento di ingrdienti semplici, senza nessuno che ne abbia il predomio.
Vassoiate di pecorino fresco e baccelli e primo giro di rosso del luogo, pausa di riflessione, sguardo alla Badia, parole e domande di approfondimento sul luogo, poi cala il silenzio, piatto di coccio, con vasta porzione di fagioli e porchetta. In questo istante, potrebbe finire il mondo, ma con il sorriso.
Pausa di riflessione, sgranchimento di gambe, giro delle sedie alla ricerca dell’ombra sublime al sole che gira, giro di vinsanto e cantucci.
Fine del ricreativo, si torna al culturale, si accatastano tavoli e panche, il prossimo appuntamento alla Villa Chigi Saracini, del capoluogo.

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Badia a Monastero, luogo d’origine della Berardenga

Castelnuovo della Storia e dell’Arte, secondo giorno atto terzo, luogo importante dal quale hanno origine sia il nome che la storia della Berardenga.

Nella chiesa gremita di persone di San Salvatore a Fontebuona, per una volta nessuna celebrazione liturgica, ma porta aperta, per la narrazione di un racconto che è base di partenza per l’oggi.
Un inserto a fascicoli (come le encicolpedie di una volta che si acquistavano in edicola) ma che ha il pregio di essere subito rilegato nella strenna immaginaria di una giornata importante.
Fosco Vivi, appassionato storico del territorio, scrive la presentazione, il professor Antonio Vannini, il primo capitolo delle origini, Martina Guideri, legge da par suo un passo del libro “La famiglia dei Berardenghi” di Paolo Cammarrosano, il professor Mario Ascheri parla dalle origini, ai giorni nostri.

A seguire è stato possibile visitare la cripta, dove, a gruppi di dieci persone per volta, si è arrivati alla scesa di un centinaio di persone.
Qui ne parla il Repetti, poco prima di sedersi nel prato, all’ombra dei cedri, per il pranzo.

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La tavolata alla Luna Etrusca di Campi

Castelnuovo della Storia e dell’Arte 2023, primo giorno, atto secondo: dal culturale si passa al ricreativo in un luogo carico di storia passata, ma anche di un bel progetto futuro.
Campi, promontorio a picco su una romantica visione di mondo che lascia incantati.
Castello diventato villaggio agricolo, luogo amato e vissuto, posto di feste estive curate e gestite dalle capaci massaie di San Gusmè.

Da quelle ultime feste rivive la festa della distesa dei tavoli, le persone che mangiano vista mondo sottostante, il sogno diventato realtà di Mirko Franzoi e Gabriella Merucci, di vivere in un luogo appartato, creando una piccola fattoria con animali, orto, dove piccoli gruppi possono gustare la loro cucina, i loro prodotti e vedere quanta dedizione serve per essere all’altezza della terra e dei suoi frutti.

Una gioiosa tavolata sotto il sole carezzevole di maggio, ricotta e zafferano, farro, cinghiale in umido in ottima forma, gli intingoli di un tempo sulle uova sode, il vino dei filari che si perdono all’orizzonte di questa terra splendida che ha bisogno di: “di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane,che ama gli alberi e riconosce il vento”, per dirla con le parole di Franco Arminio. Fonti:Il CittadinoIl Gazzettino del Chianti.

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Il convegno sugli Etruschi del Pian Tondo

Castelnuovo della Storia e dell’Arte 2023: il primo appuntamento è il convegno relativo alla scoperta di una fornace etrusca nella zona di scavo di una vigna, nel Pian Tondo, poco sopra San Gusmè, zona dove la presenza degli illustri antenati è conosciuta da sempre.
Degli angeli del fango (con la mota fino oltre i ginocchi) nella terra fresca appena smossa dai lavori di scasso per la vigna, la mattina di Santo Stefano del ’21 e sotto una pioggia degna delle sacre scritture, notarono una presenza massiccia di laterizi e buccheri in una determinata area del campo.
Da lì vennero fermati i lavori, avviate delle ricerche archeologiche condotte dalla Soprintendenza di Siena, vennero scavate cinque trincee e controllato ogni manciata di terra, infine, vennero ritrovati i resti di una fornace etrusca che era funzionale alla reggia del principe che abitava nel Pian Tondo.
Fin dagi anni ’80, questa zona era stata oggetto di scavi condotti dalla dottoressa Elisabetta Mangani e supportati dai volontari locali che portarono alla scoperta dell’importante necropoli del Poggione.
La scoperta della fornace sul Pian Tondo ha ridato vitalità e attenzione a certe parti del territorio che il tempo aveva offuscato.
La tomba del Poggione era quasi completamente ricoperta dalla vegetazione, è stata ripulita, recintata, dotata di copertura e resa fruibile.
La zona del Pian Tondo è stata dotata di panchine, pannello informativo, segnaletica stradale e consegnato a quanti vogliono spaziare con gli occhi e con la mente.
IL Gruppo Archeologico AC-TRASA, la scintilla, la collaborazione fra l’Amministrazione Comunale di Castelnuovo, la Soprintendenza di Siena, la proprietà dei terreni – Franzinelli – Socini – e il loro conduttore – Arceno – ha permesso di consegnare a turisti e appassionati una delle zone più affascinanti del territorio a turisti, appassionati e soprattutto cittadinanza locale, bisognosa di apprendere le proprie origini e le prorpie bellezze.

Nel corso del convegno è stato consegnato dal sindaco Fabrizio Nepi il “Berardenga d’Oro” alla studiosa, avvolgente e coinvolgente dottoressa Elisabetta Mangani per le sue importanti scoperte archeologiche e per il suo amore per Castelnuovo.

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Marco Lodola dona Brenno a Siena

marco lodola pegaso siena

Marco Lodola è un artista conosciuto e apprezzato, la cui ricerca si basa sul Nuovo Futurismo, nell’esaltazione della nuova modernità.
Ha collaborato alle scenografie del Teatro Ariston di San Remo (per via del notorio Festival della messa a nudo della crudità italiana) ha realizzato copertine per cantanti di pregio, con marchi affermati della industri italica, e ovviamente non ha mancato collaborazioni nel campo della moda.
Per il Palio del 16 agosto 2023, è lui l’artista incaricato della realizzazione del “Cencio” che andrà alla Contrada vincitrice della Carriera.
Dona Brenno a Siena, l’installazione luminosa pop, che da mesi si trova accanto alla Fonte Gaia, in Piazza del Campo e Comune e Soprintendenza dovranno trovargli una sistemazione consona.
In viale Sardegna, di fronte alla casa dei Barbapapà, pare il posto più giusto.

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