La Lega del Chianti all’incoronazione di Re Carlo III

lega del chianti

Sarà la delegazione italiana la rappresentativa più folta, all’incoronazione, sabato 6 maggio nella splendida cornice dell’Abbazia di Westminster – e al conseguente rinfresco – di Re Carlo III e della sua doce metà Camilla.
Al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e al cantante Andrea Bocelli, c’è da aggiungere la folta presenza di tutti e Legati e Dame della Lega del Chianti.
Un volo charter è appena partito dall’aereoporto di Pisa, direzione aereoporto di Heathrow, dove due pulman del Royal Navy, prenderanno in consegna e porteranno direttamente all’Abbazia le persone e il loro pregevole bagaglio.

Il bagagliaio dell’aereo è stato stipato di pancali, contenenti le Rabone color vinaccia e oro, una damigiana di vinsanto appena smurato da due caratelli (che rimarranno vuoti fino alla prossima vendemmia) dieci casse da uva piena di ribollita, una porchetta di Monte San Savino sotto vuoto (da riscaldare in un apposito forno a legna) orci pieni di pecorino delle Crete Senesi, intere madie piene di finocchiona e salsicce di cinta senese, due gabbie da bottiglie piene di baccelli, due bidoni zeppi di pasta per crostini neri e tanti cartoni di pregiato vino del territorio.
Due cesti dono per il Re e la consorte, con due ampolle di acqua del Massellone, due rosari ricavati dalla pietra alberese derivanti dallo scasso di una vigna, due mazzi da 25 barbatelle di sangiovese e due scrigni di brecciolino di Strada Bianca del Chianti e due maglie vintage dell’Eroica, due dischi di Pupo “Firenze Santa Maria Novella e due dischi di Narciso Parigi “O Fiorentina!!!”.
Il Ciambellano di corte addetto al cerimoniale è già stato avvertito: la delegazione dal Chianti arriverà un paio di ore prima dell’incoronazione con mannelli di legno d’ulivo e tronchi di quercia per accendere il forno, in modo da scaldare la porchetta per tutti gli invitati.
Le fave, nei vassoi, in modo che ognuno sgrana le sue, il pane fresco e i panini all’olio, sono a carico dell’organizzazione, e il Ciambellano non si permetta di far confusione con i figuranti del corteo storico del Calcio in Costume.

Le uove sode, dieci minuti nell’acqua a bollore. Il Presidente della Regione, in sua rappresentanza, manderà l’Assessore alla Sanità Simone Bezzini, che porterà in dono una copia della Divina Commedia stampata in inglese e due colmatori (di vetro) da botte.

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Il fiore della nespola

fiore della nespola

La fioritura di un frutto autunnale, un po’ dimenticato, che è una bontà e anche un toccasana per la salute, essendo carico di sali minerali, potassio, fosforo, calcio, carboidrati.
Una pianta rustica e anche bella, che non necessita di grandi cure, i cui frutti, dolci e agrini, allo stesso tempo, regolano le funzioni dell’intestino, aiuta i reni, lubrificano il fegato.
Una volta presente intorno le case contadine, ora è raro trovarla.

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Potare ulivi in letizia

Attualmente la forma di allevamento più comune per l’ulivo nel Chianti, è l’abbandono, mentre le grandi o medie aziende vinicole, ci passano sopra con la ruspe e li sostituiscono con le viti, forti anche delle normative regionali dettate – più che da una visione d’insieme – da precisi calcoli massimalistici, da chi nella vita politica, è più moderato delle campane del prete.
L’industria olearia che ha il monopolio di un prodotto senza pregi nè difetti da cui ricava profitti enormi, un prodotto di qualità nel quale si è sempre poco creduto, privilegiando il vino e non capendo che l’olio è cultura, salute, paesaggio e armonia della campagna, esaltazione della cucina.

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Il sovescio cardiologico delle vigne di Brolio

Il sovescio è un’antica tecnica agricola che serve a mantenere la fertilità del suolo attraverso la semina, la crescita e poi l’interramento di svariate specie vegetali, quali le leguminose o le foraggiere, che hanno la caratteristica di fissare l’azoto atmosferico al terreno.
Una concimatura natuale le cui origini si perdono nella notte dei tempi, quando il solo concime possibile e disponibile era il letame e non esistevano ancora i concimi industriali.
All’indubbio beneficio per il suolo del sovescio, bisogna aggiungere l’apporto di benessere interiore che riservano certe vigne del Chianti quando si illuminano di un miscuglio di sulla, veccia e facelia, che sono una gioia per le api e una carezza armonica e contemplativa intinta nel bello e nei germogli del sangiovese che iniziano la loro crescita.

Fonte: Il Cittadino

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Rompere le scatole

cassonetto della carta

Qualcuno riceve un pacco, oppure si ferma un corriere o un’attività commerciale e qualunque cassonetto della carta, viene riempito con soli tre scatoloni e in breve il cassonetto strabocca e tutto intorno viene cosparso di scatole e buste che non sono un bel vedere.
Eppure basterebbe poco: aprire i cartoni o anche più semplicemente acciaccarli salendoci sopra, un piccolo gesto, anche divertente, per donare un minimo di decoro.

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La parete di lilla viola della Villa a Sesta

Sergio e Francesca, sono giustamente orgogliosi della fioritura raggiunta dal lilla viola di cui si prendono cura nella lunga scarpata accanto alla strada, con qualche apparizione di giaggiolo.
Il profumo intenso e piacevole, percorre l’aria e rasserena, una parete ricoperta di viola, come non si era mai visto, grazie al clima fresco e umido che permette ai cespugli di dissetarsi, come non era successo negli ultimi anni.
Tante le persone che si fermano, soprattutto forestieri in villeggiatura, alcune signore non vorrebbero più distaccarsi dal quel colore/profumo, tutti fotografano, ma nessuno si permette di recidere un fiore.
Anche questo, è degno di nota. Fonte: Il CittadinoIl Gazzettino del Chianti.

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Il vento che accarezza l’erba di Torre a Castello

Torre a Castello in piena primavera, è un luogo ristoratore per le fatiche del corpo e della mente, con il suo esser solo pieno paesaggio pieno di sfumature che una nuvola improvvisa o una lama di luce, hanno il pregio di modificare in un istante.
La fioritura della sulla e il vigoroso crescere del grano nel fresco del terreno umido, con la violenza del vento di mare che oscilla un frusciare di mare di future spighe.
Il gracidare delle rane nei laghetti, il belare portato da Eolo delle pecore dopo una giornate pasciuta di erbe, il loro latte pronto per la produzione del marzolino, il vento, che qui non è fastidioso, ma parte irrequieta di un quadro cardiologico.

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Il soffione del tarassaco

soffione tarassaco

Uno dei passatampi privilegiati di quando si era bambini andando a zonzo per campi era stare in giro per ore e poi sedersi nell’erba con il culo che si imbeveva lentamente di umido dal suolo e fare incetta di soffioni e cucculi.
I primi erano il soffio, la candelina da smorzare chiudendo gli occhi esprimendo un desiderio, i secondi erano da mettere da parte per il loro profumo fatto di palline blu o per colorare le uova da benedire.
Uno dei desideri infantili espressi, era lo stare a Vertine, non manca giorno che si avveri.

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Chianti Classico Matteoli etichetta Grotta della Rana

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San Sano è un bel posto dove vivere, perchè passeggiandoci di giorno, come di notte, si percepisce il senso di comunità, quel calore umano fatto di rapporti e di cura.
I vasi dei fiori perfetti davanti le porte e sui davanzali, i panni stesi, il parcheggio con le macchine disposte a lisca di pesce e nessuna fuori gli spazi predisposti, il suono dei piatti tolti dai tavoli, dopo una serata piena di persone alla Grotta della Rana.
Un paese piccino, una contea della Diocesi di Fiesole accerchiata da quelle di Arezzo e di Siena che sono poco distanti, un campanile a vela, un castello distrutto dai senesi dell’Aiola, fra le tante legnate scambiate con i fiorentini.

Un paese dell’arte pittorica, dell’arte della cucina con la vecchia bottega retta da generazioni dalla famiglia Pianigiani che regge una cucina tradizionale sublime, una piccola azienda vinicola, nata da alcuni anni, Matteoli, che proprone un sangiovese con una punta di merlot, che è una seta in supporto ai piatti di cacciagione ungulata e agli stracotti al Chianti.
Due passi nel silenzio della notte a guardare le stelle, l’acqua che pisciola alla fontana della Rana di Plinio Tammano, il vento diaccino che smuove le punte delle piante e pizzica le gote come faceva il Maestro Anichini, quando dopo tanti anni rivedeva i propri alunni.
C’è tepore nel profumo di legna bruciata che esce dai camini, domani si rialza il sole e la cucina della Grotta riaccende i fornelli, il Matteoli rimette in moto il trattore per stirpare le vigne.

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Vertine, Festa della Liberazione e leccio al Milite Ignoto

L’esercizio della memoria è un dovere, altrimenti il presente e il futuro diventano labirinti in cui è inestricabile trovare una via retta e pulita.
Una giornata di sole pallido con il massimo espansivo della fioritura dei lilla, delle peonie, dei meli, dei giaggioli dei glicini e di qualche sporadico papavero, piegati da un vento freddo autunnale, ma che non ha scoraggiato i molti presenti alla celebrazione della Festa della Liberazione e alla dedica al Milite Ignoto, di quel leccio piantato insieme agli altri 17, (alla fine degli anni ’20) in ricordo ai caduti della Prima Guerra Mondiale, ma che non aveva mai voluto crescere, perchè non aveva la piastrina del defunto, messo a dimora, per una squisita questione di simmetria fra le piante.

Una pianta senza nome, l’idea venuta lo scorso anno al Maresciallo De Luca, comandante della locale stazione dei Carabinieri, di intitolare quel leccio al Milite Ignoto, un umile fantaccino sconosciuto che perse la propria vita nella follia collettiva della Grande Guerra e che riposa nell’Altare della Patria.

Maria Bergamas, a nome delle tante madri che persero un figlio, l’onere di quella scelta.
La celebrazione ai caduti tenuta da don Hector Largo, la commemorazione del sindaco di Gaiole, Michele Pescini in un clima di commozione generale, scandito dalle note della Banda Musicale Fortunato Vannetti.
Come diceva Sandro Pertini: “Questa è una Repubblica pagata con il sangue e la galera”, con lo studio, il lavoro, la schiena dritta, le mani pulite, la memoria, bisogna provare di esserne degni e di esserne all’altezza, altrimenti la superficialità, condita di avidità e ignoranza, renderanno le azioni e le parole, prive di ogni significato.
Fonte il CittadinoIl Gazzettino del Chianti

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