Sandro Pertini, il vecchio sovversivo

sandro pertini

Antonio Ghirelli che nei primi due anni del mandato presidenziale di Sandro Pertini, è stato l’addetto stampa del Quirinale, nei suoi scritti di memorie, soprannominava amorevolmente il suo capo come il “Vecchio sovversivo” pimpante e carico di energie.
Sandro Pertini aveva la scorza dura e un animo formidabile che non adduceva passi indietro di fronte al suo credo e alla sua coscienza.

Ha fatto la Prima Guerra Mondiale da pacifista, mentre molti degli interventisti, sostavano nelle più tranquille retrovie o non sono proprio risultati nei ruolini delle furerie.

Come se quattordici anni nelle carceri della dittatura, potessero scalfire il suo animo e il suo pensiero di giustizia sociale e di libertà.

Il suo settennato è stato sicuramente quello più duro, contraddistinto dalle offensive della mafia, degli scandali e della corruzione, delle incrostazioni democristiane che facevano marcire ogni cosa, il delitto Moro, Vermicino, il terremoto in Campania, la P2, la vittoria ai Mondiali che l’ha reso gioioso.
Burrascoso, iracondo, sottile, irruento, dolce, sensibile, giusto libero e pulito.

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Lo sciame delle api in Piazza del Campo

sciame api in piazza del campo foto di federica olla

La regina più matura, abbandona l’alveare con al seguito la sua corte di operaie e si mette subito in cerca di una nuova sistemazione dove procreare e iniziare a immagazzinare il lavoro di bottinatura sui fiori.
In questo caso, deve trattarsi di una regina di alto lignaggio, se nella cerca della nuova sistemazione, non si accontenta di un banale tronco di ulivo o il cassone di un avvolgibile, ma punta dritta verso il bianco del marmo della Fonte Gaia in Piazza del Campo, dove acqua e bellezza non mancano.
La foto è di Federica Olla, presidente del Centro Guide Siena.

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La vite legata con il salice

vite legata con il salice

Il salice (salcio, comunemente detto in Toscana) era una delle tante piante che ricorrevano intorno alle case coloniche in virtù non dei propri frutti, ma per i propri tralci, che grazie alla loro elasticità, erano utilizzati comunemente come legaccio multiuso in campagna e in principal modo per legare le viti.
Di salci, intorno alle ex case coloniche, ne sono rimasti pochi, per non dire punti, sostituiti dai filari di cipressi che fanno tanto Etruscany, che hanno anche preso il posto dei mori/gelsi o dei frutti.
Un legaccio naturale che evitava i chilogrammi di plastica verde (tubicino) attuali, utilizzati per legare le viti, che si mescolano e si spandono nel terreno negli anni e nei secoli, prima che questo derivato del petrolio si decomponga.
Nel frattempo altri tipi di legature temporanee sono state inventate: il filo di carta con il capello di metallo che una volta cascato in terra, si decompone con la prima umidità, ne è un esempio.
Ma la maestria dell’operatore e il fascino della vite legate con il salcio, è pura poesia.

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Forattini, occhio nero a Paolo VI

forattini, occhio nero a Paolo VI

Sulla porta di un rigattiere di Arezzo, campeggia una vignetta di Forattini, tradotta in manifesto, dei tempi riconducibili al referendum sul divorzio del 1974.
L’allora difensore dell’indissolubilità della famiglia, della sua morale e del suo valore, il montiniano Paolo VI, non ne esce bene, perchè a seguito dei risultati referendari, si busca un occhio nero da una rosa nel pugno radicale. Un primo smacco verso un’Italia meno bigotta.

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Grondaia contorta

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Un arco dell’anno mille, che poggia su un piedritto di pietra serena, che per forza di cose, la calata di gronda non può aggirare, l’artigiano si aguzza, ingegna e non ferisce la pietra a colpi di martello, come potrebbe avvenire in questa barbara epoca.

Allo stato attuale, dopo martellata, trionferebbe un bel tubo di plastica arancione, dritto come un fuso, invece l’artigiano arguto si inventa traettorie di curve e semicurve, tagliando, saldando e dando un senso di rispetto e di speranza nel presevare l’ingeno architettonico del passato.

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Giallo alla Villa a Sesta

Al tramonto, anche solo per sentirne il profumo con un paradisiaco ronzare di api intente a bottinare anche l’ultima stilla di polline, prima che le tenebre avvolgano tutto e condìcedano alla pace della notte il riposo e la scesa di un leggero velo di guazza.

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I cento anni di “Sicuro morì ai Ponticini”

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Cade oggi il centenario di un modo di dire “Sicuro morì ai Ponticini” dovuto alla barbara fine di Luigi Brogi, detto “Sicuro”, nato a Castagnoli, al civico 19 (ora 13) nel comune di Gaiole, il 25 aprile del 1866 e deceduto il 18 aprile del 1923 (all’età di anni 57) presso il Ponte della Sughera, poco dopo San Giovanni a Cerreto, aggredito, percosso, derubato (e accoltellato) del misero guadagno di carrettiere, da due banditi che vennero arrestati a Montevarchi, qualche giorno dopo.
Presso l’anagrafe del comune di Gaiole, si trova la data certa della sua nascita, ma non era residente nel comune poco dopo e al momento della sua uccisione.

Non vi è traccia della sua presenza di Luigi Brogi come residente nel comune di Castelnuovo, stando all’ ufficio anagrafe del paese.
Maggiori informazioni si potrebbero trovare andando a frugare presso l’Archivio di Stato di Siena, dove sono custoditi i vecchi rapporti di Carabinieri e Questura.

Fonti: Il CittadinoIl Gazzettino del Chianti

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Il nido di pettirosso nell’ulivo

nido nell'ulivo

Un amorevole lavoro d’intreccio, sta alla perfezione con la quale il pettirosso si costruisce il nido.
Fra l’inizio del corteggiamento alla fine di febbraio, alla deposizione delle uova, i tempi sono stretti, c’è da costruire celermente la protezione ai piccini.
E mentre la femmina si occupa di tenere calde le uova, il maschio, provvede al suo sostentamento, dando lei un terzo del cibo che riesce a mettere insieme.

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Siena, Piazza del Duomo invasa dalle auto in sosta

siena parcheggio piazza jacopo della quercia

Da poco più di un mese la dottoressa Maria Forte, ha lasciato il posto di Prefetto di Siena alla collega Matilde Pirrera, proveniente dalla sede di Enna, che si troverà a gestire le elezioni per il Comune e di lì a poco, le varie vicissitudini del Palio, partendo dall’estrazione delle Contrade per il 2 luglio.
Per il nuovo Prefetto, arrivato da una realtà completamente diversa, in una città secolarizzata di grandi tradizioni e riti, un compito delicato e un inizio di ascolto e comprensione della realtà locale, anche se ha già lasciato intendere di non voler gestire un “Palazzo delle cere”, ma di voler aprire alla cittadinanza le sale della Prefettura “Al servizio del Territorio”.
Un problema di ordine pratico e di rispetto per la maestosità della Piazza del Duomo, si potrebbe notare ogni qual volta, la dottoressa Pirrera, varca l’ingresso del Palazzo della Prefettura: Piazza Jacopo della Quercia adibita a sosta permanente per le esigenze di Provincia e Prefettura, con gli sciami di turisti che a onor del vero, passano nel mezzo alle auto senza far caso a questa incongrua presenza in uno dei posti più belli di Siena e quindi del mondo.
Macchine in sosta davanti al Museo dell’Opera del Duomo, sotto al facciatone, fin quasi all’ingresso del Palazzo del Governo, a poca distanza dalle scale del Duomo, sono una nota stonata nella bellezza del complesso storico e architettonico che c’è intorno. Fonte: Il Cittadino

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False chiamate per conto dell’Enel

operai enel

Chiamano con numeri di cellulari un po’ a tutte le ore e a volte prendono alla sprovvista, avendo altro a cui pensare o essendo concentrati su altre cose.
Una voce suadente di signora avverte di chiamare per conto di una società della Regione Toscana, incaricata di far sapere agli utenti che con il contatore attuale installato e la provenienza del rifornimento elettrico dalla Campania o dalla Basilicata, comporterà costi in bolletta aumentati a dismisura.
Questo avvertimento, secondo la signora, sarebbe scritto nella parte alta della bolletta, e che lei è lì per ovviare a questa problematica.
A quel punto, la suadente voce chiede di farle avere i dati personali (pur avendo chiaro il numero di cellulare con l’appartamento in questione).
A quel punto conviene tagliare corto e dire che non si fanno contratti per telefono e meno che meno si danno dati sensibili.
C’è il rischio che la telefonata sia registrata e venga scomposta per arrivare al raggiungimento di un fine: strappare un contratto, di non si sa bene cosa, con la propria voce che ammette di aver detto si….
Enel ovviamente non sa niente e i suoi operatori chiamano truffa queste telefonate, i Carabinieri, sono ocnsapevole dell’esistenza di questo fenomeno e raccomandano di chiudere immediatamente con le chiamate di questo tipo e non dare alcun dato all’operatore.

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