I semifreddi, il gelato, i cheesecake della gelateria Pit Stop al Bacio e il vermouth di Istine

Prima della gelateria c’era un’officina meccanica che riparava i motori delle macchine mal messe, da qualche anno c’è una gelateria che ripara l’umore di quanti hanno il gusto per qualcosa di buono fatto con cura.
La parola “gelateria artigianale”, qui non è un vezzo appeso all’insegna sulla porta, ma la realtà con la quale vengono scelti gli ingredienti e trasformati in gelato senza l’ausilio dei preparati che ai gelatai facilitano la vita.
Matteo è tanto rigoroso nel suo lavoro, quanto battutista sopraffino, Francesca, con quello splendido accento dello Jonio è mamma amorosa e geometra di semifreddi e cheesecake da gioielleria.
Matteo e Francesca non sanno che la qualità del loro esser loro, si amplifica quando la dolcezza della Berardenga si incontra con con la spezia rosata di Radda, quel vermouth di Istine inventato da Angela Fronti, che in matrimonio con i gelati e gli altri loro prodotti, sono una di quelle cose che riconciliano con la vita.

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Se tutto è Unesco niente è Unesco, se tutto è Chianti niente è Chianti

A proposito dei due Chianti, ovvero quello vero e quello inventato, vengono in mente le recenti parole di Roberto Barzanti (ex sindaco di Siena, ex parlamentare europeo, ex assessore regionale e attualmente presidente della Libreria e dell’Accademia degli Intronati) che ai microfoni di “Controradio” afferma che la volontà (del Consorzio del Chianti Classico) di unificare il territorio di produzione (di suddetto vino), dandogli il potere immediato di esser tutto Chianti per concorrere a diventare “Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco”, rischia di svilire l’importanza di tale vanto.
“Se tutto è Unesco, niente è Unesco” dice Barzanti e a un territorio così mal concepito dal punto di vista storico e geografico viene d’impatto da aggiungere un’altra considerazione: “Se tutto è Chianti, niente è Chianti”.
Un territorio disomogeneo che parte da Ponte a Bozzone e finisce quasi alle porte di Firenze, a Strada (non nel Chianti) dove dentro ci sono i luoghi dell’abbandono delle campagne dalla mezzadria (Radda, Gaiole Castellina) verso quei luoghi che venivano definiti come forestieri (Barberino, Tavarnelle ecc.) da Gino Tatini, (sindaco di Castellina nel 1963) che davanti alle telecamere della RAI, snoccialava i tristi numeri di quanti se ne erano andati dal paese.
Luoghi di castelli, vigne, boschi, più o meno immutati, (anche se patinati dagli anni ’80) il Chianti, luoghi mescolati ai capannoni del boom economico che hanno cambiato di netto la fisionomia della Val d’Elsa e della Val di Pesa dal punto di vista abitativo e dal punto di vista demografico.
La commissione dell’Unesco, per valutare i territori, di fronte alla zona industriale di Tavarnelle, Sambuca, Barberino, Poggibonsi, troverà di fronte a se una lunga linea di tessuto verde a parare i capanni prefabbricati realizzati analmente nel corso degli anni.
Forse il punto non è questo, non conta l’Unesco, conta il commercio del termine Chianti, l’ampliarlo, il renderlo marcheting di tutto quello che, con il Chianti, non c’entra niente.
Fonte: Il Cittadino

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Il pastore tedesco Joseph Ratzinger nella casa di Santa Caterina

papa Benedetto XVI foto da il cittadino on line

La notizia è giunta in città tramite i canali informali della comunità senese a Roma e dalla soffiata di un alto rappresentante della Curia al CittadinoOnline pare essere confermata: il Papa Emerito Jopseph Ratzinger, ormai ultranovantenne, avrebbe deciso di passare il tempo che lo separa dal rientro presso la Casa del Padre a Siena.

I motivi di una scelta tanto ardita sarebbero da cercarsi nel profondo legame fra l’ex Pontefice e la figura mistica di Santa Caterina, dottore della Chiesa. In più occasioni, nei propri libri ma non solo, il Papa – che ha rinunciato, unico nell’era moderna, al soglio di Pietro – ha ricordato l’impegno della Santa Senese nel fare tornare la sede del Papato a Siena dopo la “Cattività Avignonese”.

Non solto, Ratzinger avrebbe chiaramente espresso il desiderio di andare a vivere presso la Casa Museo di Santa Caterina, in pieno centro storico nel territorio della Contrada dell’Oca. La notizia in realtà era già nota alle autorità cittadine già da qualche settimana. Pare addirittura che fosse contenuta all’interno di una postilla alla famosa lettera del Papa tedesco a favore del suo successore del marzo scorso. Missiva che, censurata proprio in questo aspetto, avrebbero portato alle dimissioni di Monsignor Dario Edoardo Viganò, il prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede.

Prefettura, Comune, Curia e Contrada dell’ Oca avrebbero già tenuto, nella massima discrezione, alcune riunioni per valutare le sfide che un ospite di questo calibro comporta. La cornice di sicurezza prima di tutto che potrebbe passare attraverso un accordo fra lo Stato Italiano e quello Svizzero. Non potendo impegnare le Guardie Svizzere fuori dal Vaticano la Svizzera potrebbe distaccare, con uno status giuridico simile a quelle delle ambiasciate, un picchetto militare presso la Casa Museo. In occasione delle cerimonie ufficiali, già dalle prossime feste di Santa Caterina, queste vestirebbero in modo simile ai loro omologhi romani, comprese le alabarde.

Da capire come contemperare alla richiesta del Papa emerito di mantenere inalterata la propria privacy con il manifesto desiderio di vivere la città sia nei suoi percorsi di spiritualità che laicità e cultura. L’aiutante particolare del Papa tedesco, l’arcivescovo Georg Gänswein, avrebbe messo in campo la passione comune per il Palio di Siena, cosa nota fra i cittadini teutonici. Al punto che entrambi gli alti prelati vorrebbero battezzarzi in una contrada (forse la stessa OCA? – ndr) e di partecipare alle tradizionali cene.

Proprio questi preparativi hanno reso impraticaticabile il desiderio di Ratzinger di prendere possesso delle sue “stanze senesi” già dalla giornata di Pasquetta. Sarà pertanto la Casa di Riposo Campansi, gestita da una controllata della amministrazione comunale, ad accogliere Ratzinger nella prima parte della sua permanenza senese. Location temporanea che ha già il gradimento dello staff vaticano, data anche la propria collocazione sull’antico percorso della Via Francigena, che riceverebbe nell’occasione anche una benedizione speciale da parte del Papa Emerito.

Fonte: Il Cittadino

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Primavera senza fiori

Foto di repertorio, perchè quest’anno tutto c’è tranne che i fiori, la voglia di uscire, il sole primaverile, le rondini allegre, le merende nei prati e i baccelli nell’orto.
Un panneggio laico di morbide imprecazioni verso il lardo dei cardinali.

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La cicca e l’amore ai tempi della maleducazione

La neve su una panchina, una romantico viatico per dichiarare, con parole incise nel candore, i propri sentimenti a chi si ha accanto.
E questo avviene: ” Si a me vita” tracciato con un dito nel bianco, con a sigillo di questo amore, una cicca spenta nella neve. La firma di un maleducato.

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Le bizzine di Castellina in Chianti

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Cose grosse per il sindaco Bonechi di Castellina (sperando non si arrabbi per il suffisso) in Chianti, che borbotta come una pentola di fagioli a bollore per i fortori che ha in lui procurato senza citrosodina la presentazione degli scavi di Casa Rosa al Taglio da parte del benemerito Gruppo Archeologico Salingolpe, presso il Castello di Meleto, durante la manifestazione del “Festival delle scoperte” patrocinato dai tre comuni del Chianti, più Castelnuovo Berardenga e Cavriglia.
Il sindaco Bonechi voleva per Castellina l’anteprima, e non è bastata una damigiana della suddetta citrosodina a far digerire questa bizzina, nonostante sia consapevole del fatto che la presentazione del Gruppo Archeologico è stata fatta nel comune suolo del Chianti, unito da una storia di cinquecento anni, e non nei valdelsani e valpesani comuni di Barberino o di Tavarnelle, che hanno un’altra storia e un’altra geografia.
In ogni caso ci sarà una presentazione ufficiale del lavoro svolto anche a Castellina.

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L’erba di plastica del Franci Wine Bar di Montalcino

In definitiva, l’erba di plastica ha i suoi vantaggi: si ferma con la punzonatrice, non ha la necessità di essere innaffiata, non ha bisogno di sfalci, non deve essere concimata e allo scalpicciamento non si deteriora.
Quando piove funziona da grattino per pulirsi le scarpe dalla mota. Si stinge solo al sole e perde brillantezza, diventando di un verdolino opaco, ma a quel punto si cambia il prato e se ne stendono dei rotoli nuovi. Davanti alla fortezza di Montalcino, un tocco raffinato.

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Il quercione franato della Colonna del Grillo

Un gigante di legno franato, oppure la sensazione di un enorme cetaceo spiaggiato che ferito, non riesce a riprendere il mare con le pinne come radici, che asfissiate, si ossidano all’aria, schiaffeggiate dal vento nei rami, che deformano asfalto e urlano tutto il dolore di questo amore secolare di legno che a bordo strada è solo un problema in più per i grigi operatori dell’ Ufficio Complicazioni.

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Siena quando piove: l’ex Upim

Upim-interno

Dal 2011 ha cambiato denominazione, ma nel cuore dei senesi rimane sempre l’Upim come punto d’incontro, di svago, di serene giornate quando piove come in questi giorni, a cui è legato anche un famoso fatto storico del 1979.

Un altro importante luogo del tempo libero cittadino: non più luogo di camiciole per nonne, ma di nonne, mamme e adolescenti alla ricerca del pezzo migliore per il quotidiano andare.
Arricchito dai migliori tagli della moda a mandorla, profumi e cremine, ombrelli di ogni colore e foggia, camicie, completi da montepaschino, oggettistica per la cucina, ciantelle e accappatoi, vasi e tegami e un intero reparto di abbigliamento per infanti, l’ex Upim rimane, per locali e turisti, uno dei migliori centri culturali della città dove andare quando fuori piove.

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Overdose da cuochi: la copia del Dit’Unto a Vertine

Closeup of a concentrated male chef garnishing food in the kitchen

Di grandi chef a Vertine ci sono già la Teresa e la Mirella, a cui d’estate si aggiunge la Daniela, e tutte loro insieme possono dare serie ripetizioni di cucina a questi nuovi profeti di verità che si prendono troppo sul serio.
Cavalcando l’onda d’urto del Dit’Unto della Villa a Sesta, ( che ha il pregio di essere nato in comunione fra persone e ristoranti del piccolo borgo della Berardenga) che porta, alla metà di ottobre, migliaia di persone in questa manifestazione culinaria di strada che è partita in sordina, ma che sta riscuotendo il successo che merita per il lavoro costante vi è dietro tutto l’anno pur svolgendosi in un solo giorno, nasce una cariante con l’intento di utilizzare un paese gioiello del Chianti (Vertine) come set della manifestazione.
I soliti chef stellati che come il circo si spostano da un luogo all’altro della penisola e delle reti televisive unificate donando verità e verbo agli ignoranti, sarebbero di scena fra le viuzze del paese nel mese di giugno, più o meno quando si svolgeranno tante sagre paesane decisamente di respiro popolare, come la sagra del maccherone a Battifolle.

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