Il Passo a Vittoria di Beethoven

A Siena è più conosciuto come il “berennè – nannà” quel suono rullato sul tamburo che accompagna la gioia e la festa della Contrada che vince il Palio.
Nel resto del mondo è una composizione orchestrale scritta da Ludwig Van Beethoven, (all’epoca sordo come un panchetto), scritta nel 1813 per festeggiare la vittoria sulle truppe di Napoleone da parte delle potenze alleate, guidate dal famoso generale inglese Wellington, nella battaglia di Vitoria.

Molti, nella città del Palio ritengono di averlo inventato, in realtà è solo stato importato.

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Il compleanno di Vasco

La mattina, le prime parole riguardano se durante la notte si è liberato dal fardello dei pranzi e delle cene e se si, danza sulle punte e dalla gioia bagna l’orto anche mentre piove.

Per fortuna, quando era bambino, quelle carogne della brigata Goering avevano una pessima mira, quando Vasco portava di nascosto qualcosa da mangiare ai meritori renitenti di Salò rintanati nella zona di Parabuio e correva come un daino più forte che poteva incurante degli ostacoli, dei pruni, dei sassi e dei dirupi.
E oltre a occuparsi dell’orto, degli olivi, di una strada che per manutenzione prende meno tempo della Salerno – Reggio Calabria, colleziona targhe e affetta salami e spalle, premi per i campioni del gioco delle bocce.

Da qualche anno ha smesso con la bicicletta, con la quale ha girato ogni via del Chianti e della Berardenga per poi allargarsi ai poggi più scoscesi e i percorsi più belli della nostra bella penisola.

Ortolano, viticoltore, stradino, muratore, conoscitore di olivi, maestro delle bocce e delle battute più ironiche, conservatore di pomodori e trasportatore di zucche: questo e molto altro il Pipa, una delle anime genuine di Vertine.

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Vertine: la messa della domenica delle palme

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La Sala Stampa Vaticana comunica ai gentili utenti che domenica 25 marzo alle ore 9.30, presso la chiesa del Popolo di San Bartolomeo a Vertine, verrà celebrata la messa delle palme con la rituale benedizione dell’olivo (gelo permettendo, sennò saranno usate le frasche di leccio del parco).
Don Hector assicura, al primo che arriva, l’onore di suonare le campane della chiesa.

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Il Chianti Unico

Un territorio neanche tanto grande, ruvido, aspro e che, stando ai proverbi, “chi viene nel Chianti o trova un sasso o trova un bischero”.
Cinque secoli di amministrazione politica e  militare comune, dove da tempo immemore si erano accorti che ci venivano bene sia vino che l’olio e l’acqua andava attinta per gli usi domestici, ai borri o alle fonti con le mezzine di rame.
Tutto fermo ed intatto mentre si erigevano castelli a scopo difensivo e successivamente quei gioielli di case coloniche che definivano l’unità poderale, una famiglia che lavorava i campi e faceva a mezzadria dei raccolti con la proprietà dei fondi.
Fermo per secoli, finchè l’industrializzazione, il fiorire delle fabbriche nei fondovalle mise in moto un esodo biblico dalle campagne che subirono uno spopolamento dal quale il Chianti, non si è mai più ripreso.

Chianti, questo nome legato indissolubilmente alla produzione di quel formidabile vino beverino messo a punto nella famosa “formula” dal barone Bettino Ricasoli nel castello di Brolio, mentre avanza tempo si industriava anche a unire l’Italia.
Chianti: la terza parola italiana più conosciuta al mondo dopo” pizza” e “ciao” e questo lo rende un marchio pregiato, da offrire ai palati di chi degusta vino, da vigne piantate quasi in ogni angolo della Toscana e più volte rivendicato e spesso respinto in istanze che storiograficamente vengono smontate.
Con un eccesso di puntualizzazioni che ci fioriscono intorno in epoca moderna che non fanno che aumentare la confusione nella traduzione su carta dell’argomento.

“Chianti senese”, “Chianti fiorentino”, poi “Chianti Storico”, poi “Chianti delle colline di ogni parte dove si produce vino”, una coperta che si allunga a seconda delle esigenze del marchio da affiggere.
Ma forse la storia aiuta e rende le cose più semplici: Chianti, quell’insieme di genti e di storie che stanno dentro al perimetro di Radda, Gaiole, Castellina.

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Giancarlo De Cataldo: “Il combattente, come si diventa Sandro Pertini”

omaggio - sandro pertini

Tre giovani magistrati chiedono di essere ricevuti dal Presidente della Camera per conferire con lui, il Presidente, a quel tempo Sandro Pertini, si chiede cosa possano mai volere, ma se hanno chiesto un colloquio con la terza carica dello Stato deve trattarsi di qualcosa di importante.
I tre vengono fatti entrare a Montecitorio da un ingresso laterale, accompagnati da una persona di fiducia del Presidente.
Arrivano nel suo ufficio, hanno di fronte una minuta figura con i capelli bianchi che fa loro cenno di star zitti e di seguirlo.
Per i corridoi del palazzone arrivano fino alla lavanderia, dove c’è un frastuono infernale, entrano in una stanzetta, Pertini si siede, accavalla le gambe, carica la pipa e l’accende:” Ora possiamo parlare. Il palazzo è pieno di microspie, qui si è al sicuro”.

I tre giovani magistrati hanno in mano carte e copie di assegni, dicono che i petrolieri italiani, d’intesa con le multinazionali, versano da anni tangenti ai partiti di governo.
In cambio ottengono leggi favorevoli e poi il 5% dei proventi ricavati grazie a queste leggi, torna ai partiti stessi.
Non sanno come reagirà Pertini, Partigiano,carcerato per motivi politici, non per ruberie.
Pertini ascolta, riflette, fuma, pare perplesso, i giudici hanno in mano le carte che provano quanto affermano.
Pertini piange, due lacrime gli solcano il viso, sbotta: “Ma possibile che nessuno si sia accorto di niente? Dov’erano le forze di opposizione?
Questa democrazia l’abbiamo conquistata con il sangue e la galera. Non possiamo correre il rischio di perdere la libertà per colpa di chi la usa per rubare”.
I Pretori chiedono che cosa devono fare e all’indignazione, Pertini fa seguire l’incitamento:” La forza della democrazia siete anche voi. Andate avanti, andate avanti. Senza riguardi per nessuno. Io sarò sempre al vostro fianco”.
La lettura del libro termina qui, a poche pagine dall ‘inizio, la commozione scorre sulle guancie di chi scrive e incontenibile non si frena.

La recenzione è molto parziale, ma chi ha cuore capisce.
Giancarlo De Cataldo “Il combattente, come si diventa Sandro Pertini” Best Bur 2014

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Moto Morini, il Corsarino del 1967

Motore quattro tempi dal caratteristico rumore, bassi consumi, alte prestazioni e oggetto del desiderio di tanti appassionati e collezionisti.
Il cambio a pedale a volte slitta, ma basta avere la perizia del regolare una semplice vite per trovare il modo giusto per cambiare.
Questo esemplare è del 1967, di quando l’Italia aveva la voglia di fare e di sognare.

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Barberino (Val d’Elsa) si porta avanti con il Chianti

cartello chianti barberino val d'elsa

Notizia recente che la fusione fra i comuni di Barberino (Val d’Elsa) e Tavarnelle (Val di Pesa) porterebbe alla nuova denominazione “Barberino e Tavarnelle in Chianti” e con la dura presa di posizione che “Il Chianti è intoccabile” da parte dell’Amministrazione Comunale di Radda tesa a non rendere utilizzabile il suffisso “Chianti” a chi non ne ha titolo (nonostante abbia fino ad oggi avallato ogni proposta uscita dal Consorzio Vino Chianti Classico che andrebbe necessariamente nella direzione opposta) a Barberino si incontrano cartelli stradali alquanto confusionari.

La scritta “Area del Chianti (comune di Barberino Val d’Elsa)” posta a corona di una carta geografica indicante le località del territorio, lascia intendere a chi passa di trovarsi nel Chianti, mentre geograficamente è in Val d’Elsa.
Da tempo sono scomparsi i vecchi cartelli che indicavano la zona di produzione del vino Chianti Classico con l’effige del Gallo Nero, attualmente si cerca di far passare la dottrina che ovunque ci sia una vigna della suddetta denominazione è Chianti: niente di più sbagliato, perchè di questo passo, a tale suffisso c’è da vedergli varcare l’appennino.

Fonte: Il Cittadino

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Il girasole turchese

Venere che nasce dalla spuma salino acquatica di Cipro, Turchese, simile nella bellezza, che nasce dalle brume vaporose delle acque sulfuree della Balena Bianca di Bagni San Filippo, con ai piedi delle bagnarole azzurre che storici dell’arte intravedono essere le prime ciantelle con cui i pellegrini, in epoca remota, scorrazzavano per la via Francigena verso Roma, con un calzolaio rinomato e alla moda che metteva sul fascino il timbro a cera lacca di Abbadia.

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Il crepitare del fuoco di ginestre

 

Un fuoco che rischiara la notte e sfrigola di ginestre lamentuose che scoppiano e buttano per aria scintille incandescenti che a terra sono già cenere.
Istanti di pulizia dei campi prima delle potature alle piante da vino e da olio in attesa che si plachi l’infestante quotidiano acquazzone che impedisce più o meno di far cose.

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I tarli del Coro della Cappella di Palazzo Pubblico a Siena

“La particolarità della Cappella di Palazzo Pubblico risiede più che altro nella conservazione dell’ arredo originale che continua a conferirle un aspetto autenticamente gotico, soprattutto grazie al bellissimo Coro ligneo, scolpito e intarsiato finemente da Domenico di Niccolò, tra il 1415 e il 1428, che rappresenta, in ciascuno dei 21 sedili, i vari articoli del Credo”.
Questo brano, tratto dal sito del Comune di Siena parla di “conservazione dell’arredo originale” senza però tener conto delle reali condizioni di un paio di sedili del suddetto Coro, che, a sentire il personale lì intorno, pare sia tempo perso far presente all’assessore competente in materia (Francesca Vannozzi) il loro stato di incuria finemente perforata dal lavoro indisturbato dei tarli. Fonte: Il Cittadino.

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