Castelnuovo della storia e dell’arte atto primo

“Se descrivi bene il tuo villaggio parlerai al mondo intero” affermava il noto poeta Fernando Pessoa, e in questa ottica di far conoscere ai visitatori e far apprezzare anche agli stessi residenti, le note artistiche storiche e architettoniche del capoluogo della Berardenga, si è appena conclusa la prima giornata, che già ora si può serenamente affermare sia stata un successo di pubblico e di interesse.
Un centro storico tirato a lustro e ravvivato da una sequenza colorata di fiori, il saluto ai partecipanti da parte di Andrea Borgna, Presidente della Società Filarmonico Drammatica, capofila dell’iniziativa e di Fabrizio Nepi, sindaco di Castelnuovo Berardenga, ha dato il via alla spiegazione delle origini del paese da parte dell’appassionato storico Fosco Vivi, che ha spaziato dalla fondazione del castello nuovo della Repubblica di Siena, con la delibera del 1366, fino all’attuale connotazione, voluta nella prima metà del 1800, dalla famiglia Saracini, con l’abbattimento dei resti del castello e la realizzazione della villa Chigi Saracini che domina e caratterizza il borgo.
Un salto alla Torre dell’Orologio e una visita al rione Castello, prima di scendere verso i locali della Società Filarmonica e spolverare copiosamente i piatti del menù sapientemente preparato.
Da qui, verso la chiesa dei Santi Giusto e Clemente, dove la storica dell’arte Ilaria Sciascia, ha illustrato al folto pubblico, la magnificenza dell’opera del pittore Giovanni di Paolo e le vicissitudini del Polittico, delle varie parti sparse per il mondo e il pellegrinare che l’ha portato a Castelnuovo.
Successivamente, la tanto sognata apertura del cancello della Villa Chigi Saracini, si è avverata, con un centinaio di persone di ogni età che hanno rirespirato l’ossigeno maturato dai grandi lecci, le opere di Tito Sarrocchi e di Vico Consorti, la fioritura delle rose innanzi la Villa, gli strilli e il correre nel parco dei ragazzi che hanno incuriosito e preoccupato lo scoiattolo unico abitante della villa, abituato a vivere da solo questo grande privilegio.

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La barca turchese

la barca turchese

Per chi è un amante di Castiglione della Pescaia, la barca turchese, ormeggiata nel canale di fronte all’albergo a due passi dal centro, rappresenta un’istituzione cara da ricercare subito con lo sguardo e con il pensiero, conteggiando le volte, negli anni, si è vista.

Se Clint Eastwood, nel film “Debito di sangue” vive in una barca perchè detesta tagliare il prato, in questo guscio di tenerezza turchese, si corre il rischio di tagliare la fune e lasciarsi portare.

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Infiorata di Felsina

Uno spazio aperto dove è possibile tuffarsi con il corpo e con la mente verso il concepimento di una essenza di cura e armonia, estraniandosi impetuosamente dalle vicissitudini superflue che solo il contatto con la natura, depenna e porta al rango di aereoplanini di carta.

Come un fiore di giaggiolo, esponente avanguardista per guardare alto stando bassi.

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L’ulivo di 3500 anni a Magliano in Toscana

La delusione cocente è che questa nobile pianta è stata dovuta recintare per proteggerla dai visitatori che ne portavano via un pezzo come cimelio della loro ignoranza.
Quando questa pianta è stata messa a dimora, la chiesa della Santissima Annunziata che le sta accanto, è stata costruita ben duemila anni dopo.
In tempo di passaggio del fronte nella Seconda Guerra Mondiale, il freddo e la carenza di legna, fecero si che la pianta venisse amputata negli arti per scaldarsi e sopravvivere.
E il grande ulivo, generosamente, offrì il suo calore, rinnovandosi e cacciando alcuni talli dal piede per continuare a svettare nel cielo, producendo ulive, guardando la picolezza umana dall’alto verso il basso del suo essere fra le piante più antiche del mondo.

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I papaveri della pieve di San Vittore

Sono di un rosso scarlatto potente, coccinella e indomito i papaveri che costeggiano lo stradello che porta alla Pieve di San Vittore, poco fuori dell’abitato di Rapolano.
Un colore molto più intenso dei comuni fiori spontanei dei campi, come delicate pennellate cherry,nella piena e grassa campagna inzuppata e fresca di pioggia.
Pace interiore e del paesaggio, con i papaveri che qui non sono fiori, ma lacrime dolenti come ferite perenni di maggio.

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Il compleanno del lucchetto alla Pieve di Spaltenna

Compie quattro anni il lucchetto che serra ai fedeli e ai visitatori una delle pievi più importanti e antiche del Chianti, dove era in uso celebrare le cresime e le veglie della frastornata, allegorica e pantagruelica Lega del Chianti, alla presenza del vescovo di Fiesole (il penultimo dei quali, Luciano Giovannetti, per la storia, privatizzò la chiesa del popolo di Vertine).

Il cartello lì appeso dal 2018 recita: “In attesa di ispezioni e perizie che rassicurino sulla stabilità dell’immobile, a garanzia nostra e delle persone che frequentano la chiesa, si chiude l’edificio sospendendo fin da ora ogni cerimonia programmata”.

A distanza di quattro anni, l’incolumità dell’edificio può darsi che sia stata verificata, ma ciò che è certo, senza alcuna ombra di dubbio, è l’insensibilità che mostra la proprietà del Castello di Meleto, non nuovo a veder franare edifici di pregio, quali la chiesa di San Piero in Avenano, per non parlare di tutti quegli edifici rurali del Molinlungo, bombardati da incuria e inerzia. Fonte: Il Cittadino.

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I tortelli al sugo in bianco del Salvino

filippo e tortelli del salvino

A Vertine, hanno il ruolo di feste comandate, impresse in rossissimo nel calendario, le ricorrenze del 25 aprile, del Primo maggio, della Domenica delle Palme e del Patrono San Bartolomeo il 24 agosto.
Le benedizione della frasca d’ulivo nella chiesa del Popolo, sentita quanto la festa della Liberazione, quella del Lavoro o quella del Patrono con la necessità di rivedersi tutti quanti a tavola in piazza.
Successiva alla comunione fisica o spirituale della frasca, delle onoranze ai nostri caduti, del sudore nei campi, di una camminata nelle meraviglie del Borro di Parabuio, c’era la consuetudine della brace da salsiccia o del tortello maremmano agli spinaci con il sugo diviso in terzieri (come l’Antica Lega del Chianti non inventato) studiato e messo in pratica al Salvino.
Con una bottiglia del sangiovese o canaiolo di Gianluca, con una scorpacciata dell’allegria di Frizzina, con un volo di rondine sui ventricoli, andando avanti.

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La spada nella roccia e la sega nella scala

sega nella scala vertine frantoio

Viene alla mente l’Eremo di Montesiepi, dove Galgano Guidotti, prima di divenire il Santo della chiesa senza coperchio, trafisse la roccia con la sua spada di cavaliere in segno di un cambio di vita nella pace e nella preghiera.
Davanti al frantoio di Vertine, la scena è meno romantica e romanzesca di Montesiepi e la sua spada, ma non meno nobile e critica nel ridare la luce alla lama di un seghetto, che Pasqualino ha piantato nella scala, dopo aver potato un ulivo, prima di andare a desina.

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Santa Maria in Pantano a Massa Martana

Lungo la Flaminia consolare, una delle chiese più antiche dell’Umbira, che sbuca all’improvviso, dopo aver preso il rettilineo, che conduce in salita a Massa Martana.
A lato della chiesa c’è un bar con una pila di boeri da vincere e succhiare, pensando ai bei tempi,
Ma, al netto degli amarcord dei circoli fumosi di un tempo, dovendo passare dall’Umbria ternana e avendo in mente di vedere qualcosa di bello, di diverso, di romanico non dilaniato, qui vale la sosta.

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ZTL: a Castelnuovo spunta la panchina azzurra di protesta

La scorsa settimana, nel ristretto e caratterisitico centro storico di Castelnuovo Berardenga, regolato da una ZTL fantasma, l’intervento tempestivo di più ambulanze è stato ostacolato (di notte, come di giorno) dalla costante presenza di macchine in divieto costante di sosta, che impediscono sia la manovra che l’operatività dei mezzi di soccorso.
Sdegno e rabbia di molti parenti, si sono arenati sugli scogli della totale indifferenza al problema che da decenni martirizza e caratterizza il centro storico della Berardenga.
Ma alcuni cittadini, in segno vigoroso di amore verso il proprio paese e di protesta verso un problema che non vede mai la fine, rispondono con azioni di cura e decoro degli arredi e degli spazi pubblici, togliendo le erbacce, piantando fiori, pulendo le piazze e ridando vita a panchine arrugginite indifferenti che una volta scartavetrate, sono state colorate di azzurro, in segno di protesta per i disagi che crea alle molte persone ligie, l’inosservanza e il non controllo da parte delle autorità, della ZTL più fantasma che c’è.

Fonte: Il Gazzettino del ChiantiIl Cittadino.

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